martedì 19 agosto 2025

Vasyl Stus e Myroslava Zvarychevska: il risveglio dell'anima e della lingua ucraina, di Carlo Sarno

 

Vasyl Stus e Myroslava Zvarychevska: il risveglio dell'anima e della lingua ucraina

di Carlo Sarno



             


INTRODUZIONE

La relazione tra Vasyl Stus (1938–1985) e Myroslava Zvarychevska (1936–2015), è radicata nella loro comune militanza nel movimento dissidente ucraino degli anni '60, noto come i Shistdesyatnyky (i "Sessantini").

Legami di Attivismo e Repressione
Il loro rapporto era di profonda solidarietà intellettuale e politica all'interno della resistenza alla russificazione sovietica.

L'Ondata di Arresti del 1965: Entrambi furono colpiti dalla prima grande ondata di repressione contro l'intellighenzia ucraina. Il 4 settembre 1965, durante la celebre protesta al cinema Ukraina di Kiev contro gli arresti, Vasyl Stus si alzò in piedi per denunciare la tirannia. Myroslava Zvarychevska era stata arrestata pochi giorni prima, il 24 agosto 1965, proprio in quella prima ondata che Stus stava contestando pubblicamente.

Condivisione del Destino di Prigionia: Myroslava fu condannata a otto mesi di prigione per la diffusione di materiale samizdat (pubblicazioni clandestine). Stus, sebbene inizialmente espulso dal dottorato per la sua protesta, sarebbe diventato uno dei prigionieri politici più iconici, morendo in un lager nel 1985.

Circoli Culturali e Vertep: Nel gennaio 1972, entrambi parteciparono a una storica rappresentazione del Vertep (teatro natalizio tradizionale) a Leopoli, utilizzata come forma di resistenza culturale. Pochi giorni dopo, Stus fu arrestato nell'operazione "Carolers".

Myroslava Zvarychevska Moroz
Myroslava è ricordata non solo come dissidente, ma come una figura centrale della cultura ucraina a Leopoli:
Insegnante e Critica: Era definita un'"insegnante divina" e una brillante mente analitica, molto stimata da figure come Borys Antonenko-Davydovych.
Samizdat: Svolse un ruolo chiave nella distribuzione di letteratura proibita, attività che le costò la libertà durante gli anni '60.

In sintesi, la loro relazione è quella di compagni di lotta. Stus divenne il simbolo del sacrificio estremo del movimento, mentre Zvarychevska rappresentò la resilienza della pedagogia e della diffusione culturale clandestina che alimentava tale movimento.



IL RISVEGLIO DELL'ANIMA UCRAINA

Entrambi hanno operato per il "risveglio dell'anima ucraina" attraverso un lavoro di scavo culturale e resistenza esistenziale, agendo su due fronti complementari:

1. Vasyl Stus: L'Archeologia Ontologica e Spirituale
Per Stus, l'archeologia dell'anima non era solo metaforica, ma un processo di auto-scavo in condizioni di estrema privazione.
Identità come Destino: Attraverso la sua poesia, Stus ha esplorato le profondità dell'essere ucraino non solo come appartenenza etnica, ma come scelta morale. Il suo lavoro era volto a ritrovare la "purezza dello spirito" sepolta sotto decenni di propaganda sovietica.
Resistenza Esistenziale: La sua prigionia nel Gulag è stata il luogo di una "archeologia del dolore", dove il recupero della lingua e della dignità umana è diventato lo strumento per il risveglio nazionale. Egli vedeva il "Cielo Blu" come la speranza per una Ucraina libera, un'immagine eterea contrapposta alla grigia realtà dell'automa sovietico.

2. Myroslava Zvarychevska: L'Archeologia della Parola e della Memoria
Se Stus era il filosofo del sacrificio, Zvarychevska era la custode e la seminatrice della conoscenza proibita.
Samizdat e Pedagogia: Il suo lavoro consisteva nel riportare alla luce testi messi all'indice, agendo come un'archeologa della letteratura ucraina censurata. Diffondendo materiale clandestino, "scavava" canali di comunicazione che permettevano alla cultura ucraina di non morire soffocata dalla russificazione.
Resistenza Culturale a Leopoli: Partecipando a riti come il Vertep, ha lavorato per risvegliare le radici storiche e religiose del popolo, vedendo nella cultura un atto di resistenza quotidiana e non solo un esercizio intellettuale.

Un Risveglio Comune
Entrambi appartenevano alla generazione dei Shistdesyatnyky (i "Sessantini"), che rifiutò l'idea dell'uomo sovietico "senza memoria o storia". Mentre Stus ha dato al movimento una profondità metafisica e tragica, Zvarychevska ha garantito la continuità della memoria attraverso l'educazione e la distribuzione della parola proibita.



IL "RISVEGLIO" DELL'UCRAINA NEGLI ANNI 60' e 70'

Il "risveglio" dell'Ucraina negli anni '60 e '70 non fu l'opera di singoli isolati, ma di una rete fittissima di intellettuali che operavano a Leopoli, trasformandola in una vera roccaforte della resistenza.
Oltre a Vasyl Stus e Myroslava Zvarychevska, i principali esponenti di questo circolo includevano:

1. Ihor e Iryna Kalynets (I "Custodi della Parola")
Coppia simbolo della resistenza culturale di Leopoli.
Ihor Kalynets era uno dei poeti più raffinati della sua generazione. La sua opera era un continuo richiamo alle radici pre-sovietiche dell'Ucraina, mescolando modernismo e folklore.
Iryna Kalynets, amica stretta di Myroslava Zvarychevska, fu una leader del movimento studentesco e poetessa. Insieme a Myroslava, lavorò per proteggere la lingua ucraina nelle scuole e nelle università, vedendo nella lingua il primo strato dell'archeologia dell'anima nazionale.

2. Viacheslav Chornovil (Il Giornalista della Verità)
Figura cardine del movimento dissidente, Chornovil fu l'anima politica del gruppo.
Fu lui a documentare sistematicamente le violazioni dei diritti umani e gli arresti del 1965 (quelli che coinvolsero Zvarychevska) nel celebre libro The Chornovil Papers.
Il suo lavoro era una forma di "archeologia della giustizia": riportare alla luce i crimini sepolti dal regime per risvegliare la coscienza civica del popolo ucraino.

3. Ivan Hel (L'Organizzatore del Samizdat)
Fu uno dei principali motori della stampa clandestina a Leopoli.
Collaborò strettamente con il circolo di Zvarychevska per la duplicazione e distribuzione di testi proibiti.
Egli credeva che il risveglio ucraino dovesse passare per la fede e la cultura religiosa; infatti, fu uno dei massimi sostenitori della Chiesa greco-cattolica ucraina, allora in clandestinità.

Il Vertep del 1972: L'ultimo atto collettivo
Questo gruppo organizzò la storica celebrazione del Vertep (il presepe vivente tradizionale) a Leopoli nel gennaio 1972. Tra i partecipanti c'erano Stus, gli sposi Kalynets e altri intellettuali.
L'iniziativa: Usare una tradizione religiosa rurale per inviare un messaggio politico urbano di identità nazionale.
Il risultato: Pochi giorni dopo, il KGB scatenò l'Operazione "Block", portando all'arresto di quasi tutti i partecipanti, inclusi Stus e Iryna Kalynets.

Questi dissidenti lavoravano come un unico organismo: chi scriveva (Stus, Kalynets), chi documentava (Chornovil) e chi istruiva e diffondeva (Zvarychevska). Insieme, hanno impedito che la memoria storica ucraina venisse "cementificata" dall'ideologia sovietica.



LA RETE DEL SAMVYDAV

La rete del Samizdat (in ucraino Samvydav) a Leopoli era un sistema sofisticato di produzione e distribuzione clandestina che poggiava su legami di fiducia assoluta e tecniche ingegnose per eludere il controllo del KGB.
Ecco come operava concretamente:

1. La Produzione: "Macchine da scrivere e carta carbone"
Non esistendo fotocopiatrici libere (ogni macchina era registrata e monitorata), la riproduzione era un lavoro artigianale estenuante:
La tecnica delle 4-5 copie: Si usava una macchina da scrivere con diversi fogli di carta velina intervallati da carta carbone. L'ultima copia era spesso quasi illeggibile, ma preziosa.
Luoghi sicuri: La battitura avveniva in appartamenti privati o scantinati, spesso coperta dal rumore di radio o conversazioni per non insospettire i vicini.
Il ruolo di Myroslava Zvarychevska: Figure come lei erano fondamentali non solo per la battitura, ma per la correzione bozze e la selezione dei testi, garantendo che circolassero solo opere di alto valore intellettuale.

2. La Distribuzione: "La catena umana"
Il Samizdat non veniva venduto, ma prestato secondo la regola: "Leggi e passa oltre".
Cellule isolate: La rete era strutturata in piccoli gruppi. Un lettore conosceva solitamente solo chi gli aveva dato il testo e a chi doveva consegnarlo, limitando i danni in caso di arresto.
I "Corrieri": Gli intellettuali di Leopoli approfittavano di viaggi di lavoro o incontri informali per trasportare i manoscritti. Ivan Hel fu uno dei più attivi nel tessere questi collegamenti tra Leopoli e Kiev.

3. I Contenuti: "L'archeologia vietata"
A Leopoli, il Samizdat aveva caratteristiche uniche rispetto a quello di Mosca:
Recupero Storico: Si pubblicavano opere di autori ucraini fucilati o messi all'indice negli anni '30 (il cosiddetto "Rinascimento fucilato").
Cronaca delle repressioni: Il celebre "Ukrainskyi Visnyk" (Il Messaggero Ucraino), fondato da Viacheslav Chornovil, documentava sistematicamente i processi e le condizioni dei prigionieri politici.
Letteratura e Fede: Circolavano molte poesie (come quelle di Vasyl Stus) e testi legati alla Chiesa Greco-Cattolica clandestina.

4. Il Rischio e la Sorveglianza
Il possesso di una singola copia poteva costare anni di lager per "agitazione e propaganda antisovietica". Il KGB analizzava persino i difetti dei caratteri delle macchine da scrivere per risalire all'origine del documento.

Questa rete trasformò Leopoli in un "laboratorio di libertà" dove, nonostante il terrore, la parola scritta continuava a scavare sotto le fondamenta del regime.

Ti piacerebbe conoscere i titoli specifici delle opere di Vasyl Stus che circolavano maggiormente in questa rete clandestina?



I TESTI DI VASYL STUS

Le opere di Vasyl Stus che circolavano nel Samizdat non erano solo testi letterari; per i dissidenti di Leopoli rappresentavano un vero e proprio "manuale di resistenza spirituale". Poiché Stus non poteva pubblicare ufficialmente nulla (tranne una brevissima raccolta d'esordio), tutta la sua eredità è passata attraverso la rete clandestina.
Ecco i titoli e le opere fondamentali che circolavano di mano in mano:

1. Zymovi dereva (Alberi d’inverno)
Questa è forse la raccolta più iconica legata al Samizdat.
La storia: Dopo che la pubblicazione ufficiale fu bloccata dalle autorità nel 1965, il manoscritto iniziò a circolare clandestinamente.
L'impatto: Fu poi portato fuori dall'URSS e pubblicato in Belgio nel 1970. Il ritorno di queste copie stampate all'estero, introdotte di nascosto, creò un ponte tra la diaspora e i dissidenti in patria. Conteneva poesie che riflettevano il senso di isolamento ma anche la determinazione morale dell'uomo ucraino.

2. Veselyi tsvyntar (Cimitero allegro)
Un'opera dal titolo provocatorio e grottesco, scritta tra il 1967 e il 1970.
Il contenuto: Rappresenta una critica feroce e kafkiana alla realtà sovietica, vista come un mondo di morti viventi o di "automi" che hanno perso l'anima.
La diffusione: Data la sua natura fortemente satirica e politica, era una delle più pericolose da possedere. Leggerla significava dichiarare apertamente la propria estraneità al sistema.

3. Palimpsesty (Palinsesti)
Questa è considerata la vetta della sua produzione, scritta in gran parte durante la prigionia e i periodi di confino.
Il significato del titolo: Il "palinsesto" è una pergamena in cui il testo originale è stato cancellato per scriverne uno nuovo, ma il vecchio testo resta visibile sotto la superficie.
Il legame con l'archeologia dell'anima: Stus intendeva dire che l'identità ucraina era il testo antico, "cancellato" dalla cultura sovietica, che lui stava tentando di riportare alla luce attraverso la sua poesia.

4. Lettere e Appelli (Il Samizdat d'attualità)
Oltre alla poesia, circolavano moltissimi suoi testi in prosa:
Lettere dal Lager: Le sue lettere alla moglie e al figlio erano piene di riflessioni filosofiche, consigli di lettura e meditazioni sulla dignità. Spesso venivano trascritte e diffuse come esempi di come restare "umani" nel Gulag.
Lettera aperta a Ivan Dzyuba: Un testo fondamentale in cui Stus criticava la ritrattazione forzata di un altro intellettuale, ribadendo che il poeta non può scendere a patti con la menzogna.

Nota: "L'opera perduta" (Ptakh dushi)
Esisteva un'ultima raccolta, "L'uccello dell'anima" (Ptakh dushi), contenente circa 300 poesie scritte negli ultimi anni di vita nel lager di Perm-36. Il manoscritto fu confiscato dal KGB e non è mai stato ritrovato. La ricerca di questo "sacro graal" della letteratura ucraina continua ancora oggi e fa parte del mito di Stus come poeta martire.



ZVARYCHEVSKA E LA DIVULGAZIONE DELLA POETICA DI STUS

Il contributo di Myroslava Zvarychevska alla diffusione dell'opera di Vasyl Stus è un esempio perfetto di come la resistenza potesse passare attraverso la pedagogia del coraggio. Lei non era solo una "distributrice" di testi, ma una mediatrice culturale che aiutava le persone a comprendere la profondità dei messaggi di Stus.
Ecco come operava concretamente:

1. La "Lezione" come Atto di Resistenza
Zvarychevska era un'insegnante di lingua e letteratura ucraina. In un'epoca in cui i programmi scolastici erano rigidamente controllati per esaltare il realismo socialista, lei introduceva i suoi studenti e i suoi colleghi a una visione diversa:
Letture extra-curriculari: Organizzava circoli di lettura informali in cui, tra i classici ammessi, inseriva sottilmente i temi della "nuova poesia" di Stus.
Decodifica dei testi: La poesia di Stus è complessa, filosofica e ricca di metafore. Myroslava aiutava i giovani a "leggere tra le righe", spiegando come il concetto di libertà interiore di Stus fosse la risposta alla sottomissione politica.

2. Il Samizdat come Strumento Didattico
Per Myroslava, il Samvydav (Samizdat) non era solo un mucchio di fogli illegali, ma una biblioteca alternativa.
Trascrizione manuale: Passava ore a battere a macchina o a trascrivere a mano le poesie di Stus (come quelle di Zymovi dereva). Questo lavoro era fondamentale perché la carta carbone si consumava e servivano sempre nuove copie "fresche" per la circolazione.
La rete delle "donne del Samizdat": Insieme ad altre figure come Iryna Kalynets o Nadia Svitlychna, Myroslava formava una rete di supporto logistico. Mentre Stus era spesso in prigione o sotto sorveglianza stretta, erano donne come lei a garantire che la sua voce non venisse spenta, portando i manoscritti da una città all'altra (spesso nascosti tra i vestiti o in borse della spesa).

3. La preparazione al "Vertep" del 1972
Come accennato, Myroslava fu una delle menti dietro l'organizzazione del teatro natalizio a Leopoli.
In quell'occasione, la diffusione delle opere di Stus avveniva in modo orale. Durante le prove e gli incontri per il Vertep, i versi di Stus venivano recitati e imparati a memoria.
La memoria come archivio: Insegnare a memoria le poesie di Stus era la tecnica di conservazione più sicura: il KGB poteva bruciare la carta, ma non poteva cancellare i versi dalla mente delle persone.

4. Il rischio personale: il processo del 1966
Il suo impegno le costò caro. Nel 1965 fu arrestata proprio per la diffusione di letteratura "antisovietica" (tra cui testi che preparavano il terreno alla ricezione delle opere di Stus).
Durante gli interrogatori, mantenne una dignità ferma, rifiutandosi di tradire i compagni.
Anche dopo la scarcerazione, sebbene le fosse proibito insegnare ufficialmente in molti contesti, continuò la sua opera di "insegnante d'ombra", diventando un punto di riferimento morale a Leopoli.
"Lei non insegnava solo la letteratura, insegnava a essere Ucraini." — Questo è il modo in cui i suoi contemporanei descrivevano il suo lavoro.

In sintesi, se Stus era il fuoco della rivoluzione culturale, Zvarychevska era l'ossigeno che permetteva a quel fuoco di non spegnersi, portandolo nelle case e nelle menti delle persone comuni.


Dopo il crollo dell'Unione Sovietica nel 1991, Myroslava Zvarychevska Moroz visse una sorta di "seconda vita" pubblica, passando dal silenzio forzato del regime a una posizione di autorità morale e culturale nell'Ucraina indipendente.
Ecco come dedicò gli anni della maturità a onorare la memoria di Vasyl Stus e a completare quel "risveglio" per cui aveva lottato:

1. La "Riabilitazione" della Parola
Mentre durante l'era sovietica Myroslava doveva nascondere i testi di Stus, negli anni '90 divenne una delle principali fonti per la ricostruzione accurata della sua eredità.
Testimonianza storica: Collaborò attivamente con storici e biografi per documentare il periodo dei Shistdesyatnyky. La sua memoria fu fondamentale per ricostruire i contesti in cui le poesie di Stus erano state scritte e diffuse.
Recupero dei testi: Aiutò a rintracciare vecchie copie di samizdat che erano sopravvissute alle perquisizioni del KGB, permettendo la pubblicazione delle prime edizioni integrali e corrette delle opere del poeta.

2. Il ritorno all'Insegnamento "alla luce del sole"
Dopo anni di ostracismo, Myroslava poté finalmente tornare a insegnare senza il timore di arresti.
Divenne una figura centrale nel sistema educativo di Leopoli, lavorando presso l'Istituto per la formazione degli insegnanti.
Qui, si assicurò che Vasyl Stus non venisse studiato solo come un "martire politico", ma come un gigante della letteratura europea. Si impegnò affinché gli insegnanti ucraini avessero gli strumenti critici per spiegare la complessa poetica di Stus alle nuove generazioni, liberandola dalle semplificazioni post-sovietiche.

3. L'impegno con l'Unione delle Donne Ucraine
Myroslava divenne una delle leader dell'Unione delle Donne Ucraine (Soyuz Ukrainok) a Leopoli.
Attraverso questa organizzazione, promosse numerosi eventi, conferenze e serate letterarie dedicate a Stus e agli altri dissidenti.
Il suo obiettivo era far sì che il sacrificio della sua generazione diventasse il fondamento della nuova identità civica dell'Ucraina moderna.



CONCLUSIONE


Myroslava Zvarychevska Moroz è scomparsa nel 2015, facendo in tempo a vedere un'Ucraina che, pur tra mille difficoltà e una nuova guerra, aveva ormai interiorizzato i valori di dignità e libertà che lei e Stus avevano "risvegliato" decenni prima.
La coerenza tra il sacrificio poetico di Stus e la resilienza pedagogica della Zvarychevska rimane una delle pagine più nobili della libertà spirituale e della resistenza europea del XX secolo.









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