martedì 27 ottobre 2026

Sant'apostolo Giuda Taddeo, patrono dei casi disperati, di Yaryna Moroz Sarno


Sant'apostolo Giuda Taddeo,
patrono dei casi disperati

a cura di Yaryna Moroz Sarno

Il mosaico del XII secolo dalla chiesa del monastero 
di San Michele dalle Cupole d'Oro a Kyiv, distrutta nel 1937 dai sovietici  


  L'Apostolo San Giuda Taddeo (aram. יהודה תדיאוס‎ ("dal largo petto; magnanimo", gr. Ιούδας Θαδδαῖος, lat. Judas Thaddeus) è uno dei dodici apostoli, considerato il fondatore della chiesa d'Edessa e il suo primo vescovo, come anche il fondatore della Chiesa Armena (Catholicos). Secondo gli autori siriaci, Giuda Taddeo aveva la sua missione apostolica ad Edessa di Osroene. 
    Alcuni codici, anziché θαδδαῖος (significante), l'ha nominano Lebbeo (Λεββαῖος "coraggioso"). Il nome di Giuda vediamo nel Vangelo di Matteo (Mt 13, 55): "Giuda, fratello del Signore", così anche nel Vangelo di Marco (Mc 6, 3). Negli Atti degli Apostoli leggiamo: Giuda, figlio di Giacomo (At 1,13: "Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo"). Negli Atti degli Apostoli (At 15, 22) si menzionava anche "Giuda, detto Barabba". Il Vangelo di Giovanni (Gv 14, 22) nel racconto sull'Ultima Cena lo chiama Giuda, non l'Iscariot. L'apostolo è menzionato nel Vangelo di Luca (Lc 6, 16) come "Giuda di Giacomo" (Ἰούδας ᾿Ιακώβου). L'autore della Lettera di Giuda si presenta "Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo".  Il santo apostolo Giuda aveva anche altri nomi: l'evangelista Matteo lo chiama "Levi, detto Taddeo" (Mt 10, 3), il sant'evangelista Marco lo chiama anche Taddeo (Mc 3, 19). 
   San Giuda Taddeo apparteneva alla discendenza del re Davide e Salomone. Secondo la tradizione, nacque a Cana di Galilea, in Palestina, nella famiglia di Cleofa, figlio di Alfeo (Cleofa) che era il fratello di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, e di Maria Cleofa, cugina della Santissima Madre di Dio; perciò Giuda Taddeo era cugino di Gesù, sia da parte di padre che da parte di madre. Alfeo (Cleofa) era uno dei discepoli a cui Gesù apparve nel cammino di Emmaus il giorno della risurrezione. Maria di Cleofa era una delle pie donne che avevano seguito Gesù fin dalla Galilea e che rimasero ai piedi della croce, nel Calvario, insieme alla Beata Vergine Maria. 
   Secondo una tradizione, San Giuda Taddeo aveva quattro fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Maria Salomea. Uno di essi, Giacomo, fu uno dei dodici apostoli e divenne il primo vescovo di Gerusalemme. Nel Medioevo San Taddeo identificavano come il fratello dell'apostolo Giacomo di Alfeo o Giacomo il Minore, figlio della cugina della Beata Vergine Maria.
   Secondo gli Atti armeni di Bartolomeo, che risalgono al V - VI secolo, con Taddeo che già predicava in Armenia si incontrò apostolo Bartolomeo. La Chiesa Armena si considera erede della cattedra di Taddeo. Gli apostoli Giuda Taddeo e Bartolomeo nel testo armeno del XIII secolo sono stati chiamati "i nostri primi illuminatori". La Chiesa Apostolica Armena considera Giuda Taddeo suo apostolo e lo onora come santo patrono del popolo armeno.
 Nelle "Ordinanze Apostoliche" (gr. Ἀποστολικαὶ Διαταγαί; Διαταγαί τῶν ἁγίων Ἀποστόλων) Giuda è chiamato fratello del Signore, terzo vescovo di Gerusalemme (Const. Ap., VII, 46). Negli "Atti apocrifi di San Paolo" del II secolo si riflette la tradizione sull'apostolo Giuda che guidava la comunità cristiana di Gerusalemme: "... sono entrato nella grande Chiesa con il beato Giuda [a capo], fratello del Signore, che per primo mi ha insegnato il buon amore della [nostra] fede" (W. Schneemelcher, ed., New Testamento Apocrypha, Louisville 1992, vol. 2, 264). Nella Chiesa ortodossa siriaca lo considerano il secondo fondatore dopo l'apostolo Tommaso.
  Lo storico ecclesiastico bizantino Niceforo Callisto nel secondo libro della sua Storia scrisse dettagliatamente: "San Giuda, non Iscariota, ma un altro, al quale furono adottati due nomi: Taddeo e Leuveo, figlio di Giuseppe, fratello di Giacomo, che fu gettato giù dal tetto del tempio, originariamente predicò il vangelo in Giudea e Galilea, in Samaria e Idumea, e anche nelle città arabe, nei paesi siriani e mesopotamici, poi giunse a Edessa, città di Abgar, dove un altro Taddeo, apostolo dei settanta, aveva precedentemente predicò il nome di Cristo, e qui completò tutto ciò che non fu compiuto da quel Taddeo".
  Secondo varie fonti, San Giuda Taddeo predicò la parola evangelica prima in Giudea, Galilea, Samaria e Idumea, poi nei paesi dell'Arabia, nella Siria e nella Mesopotamia, giunse nella città di Edessa, ed infine in Persia e da lì scrisse in greco la sua epistola conciliare, nelle brevi parole. 
  San Giuda Taddeo, secondo la tradizione ecclesiastica, è ritenuto l'autore della lettera canonica che porta il suo nome. Tutto indica che questa lettera fu indirizzata agli ebrei cristiani della Palestina, poco dopo la distruzione della città di Gerusalemme, quando la maggior parte degli Apostoli erano già morti. Il breve scritto di San Giuda Taddeo è un severo avvertimento contro i falsi maestri, ed un invito a mantenere la purezza della fede. Nella Lettera di "Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo" si contengono le verità profonde della fede: sulla l'impostazione dogmatica sulla Santissima Trinità, sull'incarnazione del Signore Gesù Cristo, sulla differenza tra angeli buoni e cattivi, sul futuro Giudizio Universale. L'apostolo esortava i credenti a proteggersi dall'impurità carnale, ad essere corretti nelle loro posizioni, nella preghiera, nella fede e nell'amore, a volgere coloro che si sono smarriti sulla via della salvezza, a proteggersi dagli insegnamenti degli eretici. L'apostolo Giuda insegnava che non è sufficiente la sola fede in Cristo, ma sono necessarie anche le buone azioni. Il breve scritto di San Giuda Taddeo è un severo avvertimento contro i falsi maestri, ed un invito a mantenere la purezza della fede.
   Secondo Eusebio di Cesarea, scrittore e Padre della Chiesa vissuto nella prima metà del IV secolo, Taddeo fu il protagonista della leggenda d'Abgar. Nel suo Libro I della Storia si narra che Abgar, re di Edessa all’epoca di Cristo, era malato. Saputo dell’esistenza di Gesù di Nazareth, che operava miracoli, gli mandò una lettera per chiedergli di recarsi alla corte di Edessa. Gesù non andò, ma a Edessa si recò Taddeo con la lettera di risposta scritta da Gesù. Eusebio riferisce che alla lettera di risposta di Gesù era aggiunta una narrazione in lingua siriaca, dove si affermava che Taddeo era uno dei 70 discepoli e venne inviato da Giuda detto anche Tomaso. Il re fu testimone di una grande visione apparsa sul volto di Taddeo e gli si prosternò davanti. L’apostolo impose le mani su Abgar e lo guarì. Il re credette in Gesù e ordinò a tutti gli abitanti della città di radunarsi per ascoltare la predicazione di Taddeo. Il fatto che Eusebio scriva del rapporto fra Gesù e il re di Edessa nel IV secolo significa che esisteva una narrazione molto più antica. Il suo nucleo era la conversione storica di Abgar IX (179-214) al cristianesimo, mentre la tradizione lo rappresenta contemporaneo di Cristo e suo corrispondente epistolare.       
  Germano I, patriarca di Costantinopoli (715-730) affermava esistenza nella città di Edessa l'immagine non fatta da mano umana portata dall'apostolo Taddeo al toparca malato, che lo guari. Il patriarca Tarasio scrisse in un documento secreto sull'arrivo di Giuda Taddeo a Edessa e la venerazione degli abitanti della "fisionomia del Signore non fatta da mano umano". Giorgio Sincello, segretario del patriarca di Costantinopoli Tarasio nella Selezione di cronografia descrive l' arrivo  dell' apostolo Taddeo nella città di Edessa nell' anno 36 d. C. e la guarigione del re Abgar attraverso il Volto del Signore l' acheropita (non fatto da mano umana) che si venera ancora. Secondo la testimonianza di Giorgio il Monaco dall'VIII secolo "C'è nella città l'immagine di Cristo non fatta da  mano d'uomo, che opera stupefacenti meraviglie. Il Signore stesso, dopo aver impresso in un soudarion l'aspetto della sua forma, mandò l'immagine che conservava la fisionomia della sua forma umana per l'intermediario Taddeo apostolo ad Abgar, toparca della città degli Edesseni, ed egli guari la sua malattia". Per questo Giuda Taddeo è stato chiamato anche apostolo del Sindone perché proprio lui portò l'immagine del Salvatore al re ad Eddesa. 
  Il Mandylion (in gr. μανδύλιον, mandýlion, in ar. ﻣﻨﺪﻳﻞ, mandīl) o immagine di Edessa era menzionata per la prima volta nel VI secolo. La raffigurazione del volto di Cristo è descritta in alcuni testi come un dipinto e in altri come come un’impronta miracolosa su un panno. È verosimile ritenere che questo misterioso panno fosse la Sindone conservata oggi a Torino, ripiegata in modo da mostrare solo il volto. Nel X secolo venne poi trasportata a Costantinopoli. Dopo il saccheggio della capitale bizantina ad opera dei crociati franco-veneziani del 1204, le sue tracce si perdono, in Occidente, a Roma o a Parigi. Il Mandylion (dall'arabo: velo, fazzoletto) che fu ritrovato nel 544 murato in una nicchia sopra una porta della città di Edessa (oggi Urfa, nella Turchia centro meridionale). Era una tela riproducente il volto di Cristo. Abgar V, che regnò ad Edessa dal 13 al 50 d.C., la ebbe da Giuda Taddeo unitamente ad una lettera del Messia, al quale il re si era rivolto affinché lo guarisse dalla lebbra e dalla gotta. Il Mandylion fu nascosto sotto il regno del suo figlio, persecutore dei cristiani e si ritrovò nel 544 (o nel 525) in una nicchia. L'imperatore Giustiniano fece costruire a Edessa un reliquario e una cattedrale per conservare Mandylion. Nel 944 la reliquia fu traslata a Costantinopoli durante regno dell'imperatore Costantino VII (dal 912 al 959) e esposta nella basilica di Santa Maria di Blacherne. 
   La Narratio de Imagine Edessena, attribuita a Costantino VII Porfirogenito, riporta alla tradizione più diffusa sull’origine dell’immagine di Edessa: lo scambio di lettere fra Abgar e Gesù, il tentativo fallito di un pittore di dipingere sula tela il Signore, l’immagine miracolosa sul panno con il quale Cristo si asciuga il viso appena lavato. Nella sua risposta, Gesù gli promette che dopo essere tornato al Padre gli invierà uno dei suoi discepoli, chiamato Taddeo, che lo curerà dalla sua malattia e gli darà la vita eterna e la pace. Nella Narratio si racconta anche  altra versione, secondo la quale l’immagine si imprime quando Gesù si asciuga il volto dopo aver sudato sangue nel Getsemani. Gesù dà il panno a Tommaso e gli dice di inviarlo ad Abgar, dopo la sua ascensione al cielo, tramite Taddeo. Nel testo si spiega sulla visione dal re Abgar: Taddeo: pose l’immagine sulla sua stessa fronte ed entrò così da Abgar. Il re lo vide entrare da lontano e gli sembrò di vedere una luce che si sprigionava dal suo volto, troppo luminosa per guardarla, emessa dall’immagine che lo copriva.
  Eusebio nella sua "Storia Ecclesiastica" dichiarava che prima del suo incontro con Gesù, Giuda Taddeo fosse era sposato e che egli fu lo sposo delle nozze di Cana, nelle quali il suo futuro maestro compì il primo miracolo trasformando l'acqua in vino.  Eusebio di Cesarea, riferendosi ad Egesippo (metà del II secolo), racconta dei nipoti di Giuda, chiamati "secondo la carne il fratello del Signore", che confessarono la loro fede in Cristo davanti all'imperatore Domiziano (81-96) (Euseb, Hist. eccl. III 19-20, 32). Ne consegue dalla storia che in quel momento Giuda non era più in vita. Domiziano iniziò la persecuzione negli ultimi mesi del suo regno, di conseguenza, il fratello del Signore morì prima del 96. Riportando sui matrimoni dei figli di Giuseppe Promessi Sposi Giosia (Giusto) e Simone, l'apocrifo "Storia di Giuseppe il Carpentiere" (tra il IV e il VII secolo) per qualche ragione tace sul matrimonio di Giuda (Écrits apocryphes chrétiens. 2005, vol. 2, 39). 
  Tramite le testimonianze di due discendenti del santo, Zoker e Giacomo, interrogati a Roma in presenza dell'imperatore Domiziano, essi dichiararono di essere contadini così come lo era il loro nonno e continuarono affermando che il podere fruttava all'incirca mille denari, subito finiti a causa delle ingenti imposte. Due lettere pubblicate da Eusebio di Cesarea come parte del Minuti Edessena (Storia ecclesiastica 1. 13), sono presumibilmente state scoperte negli archivi di Edessa. Essi pretendono di essere uno scambio di corrispondenza tra Gesù Cristo e il re Abgar V chiamato Uchama (il "nero" secondo Tacito), che regnò a Osrhoene dal 4 a. C. al 7 d. C. e dal 13 al 50 d. C. La prima lettera portata da un artista, Anania, chiede a Cristo di venire a Osrhoene e curare il re. Nella sua risposta Cristo si scusa, ma promette di inviare l'apostolo Taddeo (il discepolo Tommaso il Giovane, o Addai) dopo la sua ascensione. 
    Una versione della leggenda negli Atti di Taddeo (gr. Πραξεὶ̀ς τοῦ Θαδδαίου) e il siriaco Dottrina Addaei o la leggenda di Taddeo vuole che Cristo guarisca Abgar prima di inviare Taddeo che converte il re. Nella "Dottrina di Addai" risalente all'anno 400 circa si narra anche che Taddeo-Addai donò ad Abgar l'immagine di Cristo nel Mandylion (detto anche "immagine di Edessa": un telo su cui era impresso il volto del Salvatore). Nella sua attività missionaria, Taddeo di Edessa predicò in Mesopotamia accompagnato da due discepoli: Aggai (o Haggai) e Mari.
     San Girolamo (+420 ca) attribuì il battesimo di Abgar all'apostolo Taddeo "La storia della Chiesa riporta una tradizione secondo cui l'apostolo Taddeo fu mandato a Edessa da Abgar, re di Osroene; è chiamato dall'evangelista Luca Giuda di Giacobbe, e in un altro luogo - da Levi"(Hieron., In Matth. I 10. 4, PL 26, col. 61). Il sermone di Taddeo a Edessa è datato da Eusebio di Cesarea con il 340, e negli "Insegnamenti dell'Apostolo Addai" - 343 di epoca seleucide (rispettivamente 29 e 31).  

 
L'icona dal monastero di Santa Caterina a Sinai, X secolo (940 ca)
Dittico: San Taddeo di Edessa consegna il Mandylion al re Abgar V,
i santi Paolo di Tebe, Antonio, Basilio, Efraim.


Giuda Taddeo con il mandylion davanti al re Abgar, il sacro lino su cui volto di Cristo, 
frammento dell'icona del X secolo.

Mandylion con scene della storia dell'apostolo Taddeo e  Abgar in klemas, 
icona ucraina, XV-XVI secolo, Lukiv-Venezia (adesso Slovacchia), 
Galleria Nazionale Slovena, Bratislava.


Salvatore non fatto da mani d'uomo, inizi del XVI secolo, dalla chiesa di San Demetrio, villaggio di Zhogatyn, Museo Nazionale intitolato ad Andrej Sheptytskij, Leopoli.


Salvatore non fatto da mani d'uomo. Seconda metà del XVI secolo, dalla città di Dolyna. Museo Nazionale di Leopoli intitolato ad A. Sheptytsky.




 
   Secondo la tradizione, giunti nella città di Suanir (nella Colchide), San Giuda Taddeo e San Simone furono arrestati e loro fu ordinato di sacrificare nel Tempio del Sole al sole e alla luna, ma essi risposero che il sole e la luna erano solamente creature del Dio che essi annunziavano; allora i sacerdoti e il popolo si precipitarono sui due Apostoli; i due furono uccisi lapidati, linciati e colpiti con una mazza. In particolare, dopo essere stato trafitto da lance e mazze, Giuda Taddeo sarebbe stato finito con un colpo d'ascia sulla testa. 
  Secondo un altro racconto leggendario, loro si rifiutarono di rinnegare Gesù Cristo e di prestare culto alla dea Diana. Fu in quell'occasione che San Giuda disse al popolo: "Affinché veniate a conoscenza che questi idoli che voi adorate sono falsi, da essi usciranno i demoni che li romperanno". In quello stesso istante due demoni ripugnanti distrussero tutto il tempio e sparirono. Indignato, il popolo, incitato dai sacerdoti pagani, si scagliò contro gli apostoli furiosamente. San Giuda Taddeo fu trucidato da sacerdoti pagani in maniera crudele, violenta e disumana.
   Secondo un'altra leggenda, San Taddeo finì la sua vita impiccato a un albero e poi colpito con frecce. Dopo il trasferimento della tomba di San Taddeo, fu costruito il monastero armeno in onore di questo apostolo, situato vicino alla città di Maka (Iran). Un'antica tradizione armena lo rappresenta come martire morto nell'anno 50, nella regione armena dell'Artsakh; le altre fonti affermano invece che morì di morte naturale ad Edessa o a Beirut il 3 settembre del 44.
   Giuda predicò Vangelo in molti paesi dell'Asia. Insieme all'apostolo Sila fu inviato ad Antiochia per aiutare Paolo e Barnaba. Negli Atti degli Apostoli troviamo: "Giuda e Sila, essendo essi stessi profeti con un lungo discorso esortavano i loro fratelli e li fortificavano" (At 15, 32-33). Come si presume, San Giuda Taddeo iniziò a predicare in Galilea, partendo dopo per Samaria e poi verso la Siria, l’Armenia e la Mesopotamia (Iran), Persia. Partecipò al primo Concilio di Gerusalemme, che avvenne nel 50, intraprendendo dopo la predicazione in Persia e fu martirizzato, secondo la tradizione, in Armenia, sul monte Ararat, dove fu crocifisso e trafitto da una freccia intorno all'anno 80 dopo la nascita di Cristo. Gli armeni considerano San Guida primo Catholicos di tutti armeni e onorano soprattutto la sua memoria chiamandolo il loro apostolo. 
   Nel Menologio di Basilio II (Roma, BAV, Vat. gr. 1613) della fine del X  sotto il 19 giugno è raccolta una breve Vita di San Giuda, il fratello del Signore, identificato con l'autore dell'Epistola, Giuda di Giacomo e Taddeo.
    La Legenda aurea racconta cha Giuda Taddeo è stato invitato da Tommaso presso re di Edessa Abgar, che scrisse a Gesù inviando anche un pittore che doveva ritrarlo. Ma pittore non riusciva dipingere Signore e così Gesù stesso prese un panno sul quale rimase impronta del Suo volto. 
   Le reliquie del sant'apostolo si conservano al centro dell'abside dell'altare laterale sinistro in onore di San Giuseppe nella basilica di San Pietro a Roma, nonché nelle cattedrali delle città di Reims, Tolosa, ecc., ad anche nella cattedrale greco-cattolica di San Giorgio a Leopoli.   
   Grande devoto dell'apostolo fu l’imperatore Carlo Magno, che aveva un permesso speciale dal papa di portare le sue spoglie a Tolosa, in Francia, nella chiesa di San Saturnino. San Bernardo di Chiaravalle portava sempre con sé una reliquia di San Giuda, viaggiando e voleva essere sepolto con essa sul cuore. Santa Geltrude lo onorava ogni giorno con particolari preghiere e ne diffondeva la devozione.  
  Il culto dell'apostolo Giuda Taddeo come intercessore potente nelle situazioni disperate, sorse nel Medioevo in Europa a seguito di una delle visioni di Santa Brigida di Svezia. 
  Tra le rappresentazioni più antiche sono gli affreschi nelle catacombe, i rilievi dei sarcofaghi dei secoli III-IV, dove San Giuda Taddeo sta tra i dodici apostoli (affreschi delle catacombe di Domitilla a Roma, fine del III - metà del IV secolo; nelle catacombe di via Anapo, prima metà del IV sec.; un sarcofago dalla chiesa di Sant'Ambrogio a Milano, fine del IV secolo), i mosaici della chiesa di San Lorenzo a Milano del IV secolo; dell'oratorio della Cappella Arcivescovile (494-519), nella basilica di San Vitale, mosaico del Battistero degli Ariani a Ravenna (520 ca) a Ravenna, il dipinto della cappella del monastero di Sant'Apollonio di Tebaide a Bauite, Egitto. L'immagine di San Guida Taddeo era sui mosaici nella cattedrale di San Michele dalle Cupole d'Oro a Kyiv (XII secolo). 
    Nell'affresco del monastero di Matejche (1355 ca) sono raffigurati i primi vescovi di Gerusalemme. Con i rotoli nella mano con un'iscrizione in greco: “῾Ο συγγενὴς τοῦ κ(υρίο)υ” dal primo vescovo Gerusalemme Giacomo ai i suoi successori Simeone e Giuda. La scena del martirio di San Giuda è rappresentata negli affreschi della chiesa di Santa Maria di Anglona in Basilicata della fine del XII - inizio del XIII secolo, nella navata laterale meridionale tra le scene degli atti degli apostoli.


Mosaico della basilica di San Vitale a Ravenna, VI secolo  
   
Mosaico bizantino del VI secolo

Il bassorilievo, 1231, l'abbazia di Sauve-Majeure, Gironda, Francia.

La miniatura greco-giorgiana del XV secolo

San Giuda Taddeo abbatte gli idoli. Il mosaico della cattedrale di San Marco a Venezia, XI secolo 

Il mosaico del XII secolo dalla chiesa del monastero di San Michele dalle Cupole d'Oro a Kyiv



Nuovo Testamento. Chernihiv. 1748. Incisione di Mykhailo Cherniavsky

L'Apostolo, Pochaiv 1759.

"Apostolo" Pochaiv 1783. Il libro ripete quasi integralmente l'edizione del 1759.

L'icona di San Giuda e San Giacomo, gli anni '1760, dall'iconostasi della chiesa distrutta  dell'Ascensione, villaggio di Berezna,  regione di Chernihiv 


Il Sant'Apostolo Simeone detto lo Zelota (il Cananeo), di Yaryna Moroz Sarno

  

Il Santo Apostolo Simone detto lo Zelota 

(il Cananeo)

di Yaryna Moroz Sarno 


Il mosaico della cattedrale di Santa Sofia a Kyiv


Troparion, voce 3:
 
Santo apostolo Simone, 
prega il Dio misericordioso  
di concedere il perdono dei peccati alle nostre anime.

Kontakion, Voce 2:
 
Сon la lode tutti plaudiamo a Simone che parla da Dio, 
 che ha deposto chiaramente la saggezza della dottrina nelle anime dei devoti,  
perché la gloria del trono ora sta e si rallegra con i disincarnati, 
 pregando incessantemente per tutti noi.



 Il Sant'Apostolo Simeone (ebr. שִׁמְעוֹן Shiemone, che significa "Dio ha esaudito"), chiamato il fratello del Signore nella carne (ma nel senso ampio del termine, non nel senso letterale della parola), era in realtà un parente di Gesù Cristo, fosse cugino di Gesù Cristo (Mt 13, 56; Mc 6, 3). 
  San Simone è un apostolo meno conosciuto, se anche è stato menzionato tra i Dodici apostoli nel Vangelo secondo Matteo (Mt 10, 4), Marco (Mc 3, 18), Luca (Lc 6, 15) e negli Atti degli Apostoli (At 1, 13). I vari autori identificavano l'apostolo Simone cugino di Gesù, figlio di Clopa e vescovo di Gerusalemme tra il 61-62 e il 107. 
  Per distinguerlo da Simone (Pietro) nei Vangeli di Marco e Matteo è stato chiamato Cananeo ((αναναῖος, Kananaîos, in aram. Qan'ana, o in alcuni manoscritti Κανανίτης, Kananítes, Cananìta, dalla città d’origine Cana di Galilea), nel Vangelo di Luca e negli Atti degli apostoli - lo Zelota. Anche nel testo che è stato attribuito ad Ippolita di Roma si menzione Simone di Cleopa, soprannominato come lo Zelota. Il soprannome lo Zelota (gr. ζηλωτής, Σίμων ο Ζηλωτής) significa "zelante, geloso", cioè una persona pia che con zelo ardente segue la legge, o che poteva  indicare alla sua appartenenza agli Zeloti, che conservavano con rigore le tradizioni ebraiche e proteggevano la libertà contro il dominio romano anche con le armi. 
   Simone si identifica con l’omonimo cugino di Gesù, più noto come Simone fratello dell’apostolo Giacomo il Minore, e, secondo la tradizione, che ci riferisce Egesippo  (II secolo), lo  succede come vescovo di Gerusalemme (62-107). Subì il martirio nel 107 durante regno di Traiano (53-117) a Pella, dove si rifugiò con la sua comunità, per sfuggire alla seconda guerra giudaica.


    
Il mosaico della cupola del Battistero a Ravenna, V secolo  


Il mosaico della chiesa di San Vitale a Ravenna, VI secolo 

  Nella tradizione bizantina lo identificavano con Natanaele di Cana e con capo della mensa alle nozze di Cana. Secondo la tradizione orientale e la testimonianza unanime degli storici della chiesa Eusebio, il vescovo di Cesarea Palestina, e Giorgio Cedrin e Niceforo, figlio di Callisto, San Simeone (m. 107 ca) era il figlio di Cleopa, il fratello di San Giuseppe, lo Sposo della Santissima Vergine e Maria, una delle donne mirofore; ed il fratello di San Giacomo il Minore, il primo vescovo di Gerusalemme, e Giuda Taddeo. I bizantini lo identificavano con l'evento delle nozze di Cana di Galilea. Infatti, il primo miracolo del Signore: la trasformazione dell'acqua in vino durante le nozze è stato compiuto nella casa di Simone (Gv 2, 1-11). Per questo l'Apostolo Simone Zelota è stato considerato il patrono degli sposi cristiani. Anche durante la celebrazione del Sacramento del matrimonio si legge il brano sulle nozze a Cana di Galilea. Colpito dal miracolo, Simone credette con tutto il cuore e con tutta l'anima nel Signore Gesù Cristo lo seguì, lasciando tutto.


Il mosaico nel monastero Ossios Loukas, Grecia, 1030-1040 

Il mosaico della chiesa di San Marco, Venezia, XII secolo    

Mosaico della basilica di San Paolo fuori le Mura, Roma 

   Presumibilmente, che dopo l'Ascensione del Salvatore e Discesa dello Spirito Santo, predicò il Vangelo in Giudea, secondo alte versioni anche in Egitto, Libia, Cirene, Numidia e Mauritania. Secondo altra leggenda, predicò sulle isole britanniche, anche in Babilonia e Persia, dove insieme al fratello Giuda Taddeo subì martirio nella città persiana di Suanir, o Sumir (pertanto, nell'arte è spesso raffigurato con una sega, lo strumento della sua passione). Esistono altre opzioni per i luoghi della sua predicazione e morte (Egitto, Libano, Iberia caucasica, Edessa). Probabile, che negli anni '50 l'apostolo visitò l'Abchazia, dove si stabilì nel luogo appartato di Psyrtskhe, vivendo in un'angusta grotta, dove, secondo la leggenda, entrò attraverso uno stretto foro nella volta. Le leggende dell'Abchazia dicono che Simone il Cananeo divenne noto tra i abitanti del luogo come un operatore di miracoli che guariva le varie malattie con il tocco delle sue mani, calmare il dolore e aiutare coloro che soffrivano pregando. Simone il Cananeo fu il primo a battezzare gli antenati degli abkhazi. Ma il cristianesimo si stava appena affermando in questa parte del Ponto Euxine, e durante il regno del re georgiano Aderkiy, sulle rive del fiume, i pagani romani afferrarono Simone il Cananeo e, secondo alcune fonti, lo segarono con una sega (in questo luogo, sulle pietre appaiono ancora macchie del suo sangue) e secondo altri furono crocifissi su una croce. Secondo una tradizione orientale, nel IX secolo affermata dal monaco Epifane, tomba di Simone è situata a Nicopsia, nel Caucaso occidentale [Nikopsis; greco Νίκοψις; carico. ნიკოფსია], antica città di origine bizantina sulla riva del nord-est del Mar Nero, attualmente centro dell'arcidiocesi di Zichia della Chiesa del patriarcato di Costantinopoli, tradizionalmente era considerata il luogo di sepoltura dell'apostolo Simone il Cananeo, alla cui tomba si recavano i pellegrini nel Medioevo. Secondo la pia leggenda, corpo dell'apostolo fu ritrovato dai cristiani e sepolto non lontano dalla sua grotta, nella città di Nikopsia. Là esisteva anche una chiesa a lui dedicata, fondata nel VII secolo dai Greci. Nel IX secolo, i governanti cristiani dell'Abchazia decisero di costruire un tempio a lui dedicato sulle reliquie del santo apostolo. La cattedrale fu eretta in un tempo relativamente breve, ma ben presto fu completamente distrutta dai conquistatori musulmani. Meno di un secolo dopo, nel X secolo, il tempio fu completamente restaurato sulle antiche fondamenta e decorato all'interno con affreschi. Nel XIX secolo, sul luogo del martirio del santo apostolo, fu costruito il Monastero Nuovo Athos di Simone il Cananeo. Si dice che anche è stata conservata anche la grotta in cui il santo apostolo abitava. Altre tradizioni nominano per il martirio le vicine regioni dell’Armenia e dell’Iberia caucasica. 
  Secondo altre leggende, Simone fu vescovo della prima comunità cristiana di Gerusalemme e fu giustiziato (mediante crocifissione) durante la persecuzione dei cristiani sotto l'imperatore Traiano nel 107. Secondo l'antica tradizione ecclesiastica, governò la chiesa di Gerusalemme per più di 40 anni pacificamente il suo gregge fino al martirio durante il regno dell'imperatore Traiano (98-117). Il governatore romano Attico fu informato che Simeone era della stirpe del re Davide professava la fede cristiana. Da storico Egesippo (II secolo) viene descritto il suo martirio, poi citato da Eusebio di Cesarea (Storia ecclesiastica, III, 32, 3. 6): "Alcuni di questi eretici accusarono Simeone, figlio di Cleofa, di essere discendente di Davide e cristiano; egli subì così il martirio, all’età di centoventi anni, sotto Traiano Cesare e il consolare Attico. […] il figlio dello zio del Signore, il suddetto Simeone figlio di Cleofa, fu denunciato dagli eretici e giudicato anch’egli per lo stesso motivo, sotto il consolare Attico. Torturato per molti giorni, testimoniò la sua fede in modo tale, che tutti, compreso il consolare, si stupirono di come un uomo di centoventi anni potesse resistere tanto; e fu condannato alla crocifissione". "Accusarono Simeone, figlio di Cleofa, di essere discendente di Davide e cristiano: egli subì così il martirio, all’età di 120 anni, sotto Traiano Cesare e il console Attico", scrisse Eusebio. 
  I pagani presero San Simeone, che aveva già 120 anni, volendo costringerlo a rinunciare alla sua fede cristiana, usavano prima le minacce, e poi le torture. Dopo lunghi tormenti lo crocifissero. Simeone nonostante la sua vecchiaia, sopportò le sofferenze e rimase fedele. Il suo coraggio, la pazienza e fermezza stupirono anche gli stessi aguzzini.
  

La crocefissione di San Simeone, la miniatura del menologio di Basilio II, X secolo, 
(Vat. Graec. 1613, fol. 36)

  Sull'apostolo Simeone racconta uno dei primi scrittori cristiani Egesippo (II secolo) e lo storico Eusebio di Cesarea, chiamandolo secondo vescovo di Gerusalemme dopo Giacomo di Alfeo. Quando tra il 62 e il 63, il suo fratello Giacomo, il vescovo di Gerusalemme, fu lapidato a morte, al suo posto, Simeone, scelto dai cristiani di Gerusalemme, divenne vescovo. Come scrisse Eusebio, "Dopo il martirio di Giacomo e la caduta di Gerusalemme che subito seguì, narra la tradizione che gli apostoli e i discepoli del Signore che erano ancora in vita [...] si unirono ai parenti del Signore (la maggior parte dei quali era ancora in vita a quel tempo) e tennero consiglio tutti insieme per decidere chi giudicare degno di succedere a Giacomo. All’unanimità tutti designarono vescovo Simeone, figlio di Cleofa che è menzionato nel Vangelo" (Storia ecclesiastica, III, 11).
     Sul martirio di Simeone, basandosi sul racconto di Egesippo, Eusebio scrisse: “In mezzo alla profonda pace di cui godeva la Chiesa, essi (i parenti di Gesù Cristo) vivono fino al tempo di Traiano (97-117), quando il già citato Simeone, figlio di Cleopa, zio del Signore, fu calunniato dagli eretici. Alcuni di questi eretici accusarono Simeone di essere discendente di Davide e cristiano; egli fu processato davanti ad Attico; torturato per molti giorni professò la fede in Cristo in modo così risoluto che sia il console che tutti i presenti furono si stupirono estremamente dalla coraggiosa pazienza dell'anziano di 120 anni e alla fine ordinarono che fosse inchiodato alla croce" (Storia ecclesiaste, III, 32, 3. 6). Secondo un'altra leggenda, il sant'Apostolo Simone subì il suo martirio sulla costa del Mar Nero del Caucaso (presumibilmente in Abkhazia) nella seconda metà del I secolo. Secondo un'altra versione, è stato ucciso in Persia dove Simone sia stato decapitato con una spada o segato vivo con una sega. San Basilio il Magno (IV secolo) scriveva che San Simone morì pacificamente a Edessa. Secondo un'altra ipotesi, predicò fosse in Egitto e poi si unì all'apostolo San Giuda (Taddeo) in Persia, dove, secondo gli atti apocrifi di Simone e Giuda, fu martirizzato essendo tagliato a metà con una sega, che divenne uno dei suoi principali simboli iconografici (insieme a un libro). San Basilio il Magno (IV sec.) scriveva che San Simone morì pacificamente a Edessa. 
  Nella Leggenda Aurea egli è associato all’apostolo Giuda Taddeo, con il quale  predicò in Egitto e Mesopotamia e subì insieme il martirio. Nel martirologio romano sono menzionati il 28 ottobre : “In Persia il natale dei beati Apostoli Simone Cananeo e Taddeo detto anche Giuda. Di essi Simone predicò il Vangelo nell’Egitto, Taddeo nella Mesopotamia, poi, entrati insieme nella Persia, avendovi convertito a Cristo una innumerevole moltitudine di quel popolo, compirono il martirio”. 
    Le reliquie dei Santi apostoli Simeone e Giuda Taddeo sono venerate nella basilica di San Pietro a Vaticano, precedentemente erano collocate nell'altare a loro dedicato dell'antica basilica di San Pietro, trasformata da Paolo III nella cappella. Il capo dell'apostolo Simeone adesso si conserva a Pienza nel Museo del Duomo. 


L'icona dall'iconostasi del XVI secolo, Volyn' 

L'icona ucraina della chiesa ucraina di Santa Paraskeva a Kvitoń, Polonia.

Apostoli Simone e Filippo, inizio XVII secolo, collezione privata

Rallegrandoti nel mondo, Simeone di Gerusalemme, 
amato dal Signore Cristo,  avendo conservato la tua anima pulita,  
sopportando la passione corporea forte pazientemente, 
 per essere crocefisso alla fine sulla croce 
Tu, assomigliando al vero Pastore, 
 lasciando il mondo, sopportavi le ulcere feroci, 
 prega per le nostre anime.


Yov Kondzelevyc, il frammento dell'iconostasi di Skyt Maniavsky (1698-1705)


Data di prima pubblicazione 22/05/21

lunedì 26 ottobre 2026

NESTORE il Cronista (ca 1056- ca 1114), di Yaryna Moroz Sarno

      27 ottobre 
       La festa della letteratura e della lingua ucraina 

La memoria di NESTORE Cronista  
 di Yaryna Moroz Sarno 


Nestore che scrive la cronaca di scultore M. M. Antokolsky, 1889.

 

"Tutta la saggezza non confermata in scrittura 
sarà ignorata e dimenticata" 
                                                                                        Nestore Cronista




  Nestore cronista, 
 il patrono di tutti coloro che insegnano e studiano, 
nonché degli storici, studiosi e giornalisti
 

    Nestore Cronista (circa 1056 - circa 1114, Kyiv) fu il fondatore dell'antica storiografia ucraina, primo storico della Rus'-Ucraina, scrittore, agiografo ucraino, monaco del monastero delle Grotte a Kyiv (Kyiv-Pechersk) che scrisse "La storia degli anni passati". L'autore della vita dei santi principi Borys e Glib, della Vita di San Teodosio Pechersky, l'abate del monastero delle Grotte a Kyiv. Il suo lavoro fortemente influenzò la letteratura agiografica ucraina e degli slavi orientali. 
   Nestore nacque non prima del 1056 probabilmente a Kyiv. Nell'anno 1073, all'età di diciassette anni giunse al monastero delle Grotte a Kyiv (di Kyiv-Pechersk). Fu novizio del monastero di Teodosio, prese la tonsura dall'igumeno Stefano, successore di Teodosio, che lo condusse anche al diaconato. 
   La sua istruzione primaria probabilmente conseguì presso la scuola di Santa Sofia a Kyiv, che fu fondata dal Principe Yaroslav il Saggio. Lavorò nello scriptorium di Yaroslav e fu direttamente impregnato alla conservazione della Biblioteca di Yaroslav il Saggio, il più grande patrimonio della Rus'-Ucraina di allora. Nestore aveva una mente acuta e buona memoria, leggeva molto, la sua lettura non era solo religiosa, ma anche filosofica, storica. 
   Nestore aveva conoscenza della storia, della letteratura, del greco e della teologia ed era considerato l'uomo più colto di Rus di Kyiv della fine dell'XI - l'inizio del XII secolo. Oltre alle sue conoscenze teologiche, aveva un'eccezionale abilità nella storia e nella letteratura ed era fluente in greco.
     La sua prima opera fu la vita dei Santi Borys e Glib. Grazie a Nestore, i nomi di questi giovani principi non furono dimenticati. Dopo scrisse "La vita di San Teodosio di Pechersk" che fornisce grande materiale sulla vita del santo, dà estratti dei suoi insegnamenti, racconta la storia del monastero. 
Nell'introduzione della Vita di San Teodosio scrisse: "Ed io, peccatore Nestore, mi sono consolato con il pensiero, e mi sono rafforzato con fede e speranza che con il Tuo aiuto nulla è impossibile, e ho posto le basi per la parola della Scrittura e ho dedicato alla vita del nostro Reverendo Padre Teodosio". La 
Vita si conclude: "Questo è scritto da me, il peccatore Nestore, l'ultimo di tutti nel monastero del nostro benedetto padre Teodosio, dove ero accettato dal monaco abate Stefan. Mi ha anche eseguito e tonsurato, vestendomi con abiti monastici, e anche in seguito mi ha elevato al diaconato". 
  "La Cronaca degli anni passati" si fondò sugli eventi storici e quasi contemporanei all'autore, i racconti popolari, nel tentativo di presentare gli eventi nel modo più preciso possibile. Rielaborando le compilazioni di Nikon (1073) e Giovanni (1093), attraverso una serie di nuove fonti orali e scritte, Nestore portò la storia al 1113 e le diede una forma letteraria. Così all'inizio del XII secolo apparve la prima edizione del "Racconto degli anni passati", dove monaco-cronista sottolineava l'idea dell'unità politica dello stato kyievano. 
   Nestore revisionò le cronache bizantine di George Amartol e Giovanni  Malapi, cronache d'archivio monastico nei riassunti di Nikon (1073) e Giovanni (1093), elaborò la serie di nuove fonti scritte e orali e diede loro una forma letteraria. 
     "... Con Dio iniziamo. Padre, benedici! .. Da dove proviene la terra di Rus' e cosa è diventata" -  scrisse Nestor all'inizio della "Cronaca degli anni passati". Poi racconta come dopo il diluvio di Noè i figli di Noè si stabilirono in tutta la terra,  descrive come il santo apostolo Andrea venne in Ucraina con la predicazione del Vangelo, racconta in dettaglio del regno di Askold e Dir, Oleg, Igor, Olga,  Volodymyr e tutto il popolo. Nestore raccota sulle relazioni diplomatiche della Rus'-Ucraina con altri paesi, parla sulla Rus'-Ucraina come un paese distintivo, indipendente, che detiene un posto speciale tra gli altri paesi; con amarezza e dolore racconta sugli invasioni stranieri e conflitti tra i principi. Ma l'autore non perde l'ottimismo, perché gli esempi passati mostrano che il male sarà sempre superato. 

Le prime pagine della "Storia degli anni passati"
di Nestor nella Chronica di Lavrentiy.

 
Immagine correlata


Miniatuara che rappresenta Nesore Cronista nella Cronica di Radzivil del XV secolo, 
basata sull'originale del XII secolo 

 
  "La storia degli anni passati" inclusa nella Cronica di Radzivil
 con le miniature del XV secolo basate sull'originale del XII secolo 


Risultati immagini per радзивилівський літопис


   "La Cronaca degli Anni Passati" fu completata intorno al 1113. La stesura della storia è durata quasi 20 anni. La cronaca degli eventi fu ridotta al 1110. E' un'opera interessante e particolarmente preziosa per alcuni fatti storici, i dati geografici; racconta anche di eclissi solari, terremoti accaduti in quei giorni. La Bibbia è stata  abbondantemente citata in questa opera.
     Nestore Cronista si considera anche l'autore del "Racconto sui primi santi eremiti delle grotte", del "Racconto sul trasferimento delle reliquie del nostro reverendo padre Teodosio del monastero delle grotte", "Il racconto da cui il monastero delle Grotte ha preso il nome".
   Nel 1114 Nestore morì e fu sepolto nelle Grotte Vicine. La cronaca fu trasmessa al monastero Vydubitsky di San Michele, dove l'abate Sylvester revisionò gli articoli finali dell'opera, portando la storia al 1117. Le sue incorruttibili reliquie riposano nelle Grotte vicine di Sant'Antonio, fondatore del monastero, a Kyiv. 
    
Pateryk, Kyiv, 1661


L'incesione del monaco Elia, Paterikon, Kyiv 1661, fol. 273 r. 

   
   Il "Messaggio" del monaco del monastero delle Grotte Policarpo all'abate Akyndyn menziona "Nestore, che fu il compilatore della cronaca" dice anche che "il beato Nestore raccontato negli annali dei padri benedetti: di Damiano ed Efraim, e di Matteo e di Isacco". Le vite dei quattro santi sono descritte in "Il racconto dei primi monaci delle grotte" dall'articolo annalistico del 1074 nel "Racconto degli anni passati".   
   "Pateryk" del 1462 menziona San Nestore, l'autore delle storie nella cronaca sulla fondazione del monastero di Pechersk e sull'acquisizione delle reliquie di San Teodosio. La vita di Nestore apparve per la prima volta nel Pateryk (Paterikon o Le vite dei padri del monastero delle Grotte di Kyjiv) stampato a Kyiv nel 1661. Dmitry Tuptalo scrisse la sua vita e i cantici al suo onore (tropari) nel "Libro delle vite dei santi per i primi tre mesi, per esempio: settembre, ottobre, novembre" pubblicato a Kyiv nella tipografia Lavra nel 1689. Soltanto nell'anno 1763 per la prima volta nel giorno della memoria del Cronista Nestore nel monastero delle Grotte fu cantato un canone in suo onore. Nel 1872 fu fondata nel 1872 la Società scientifica in onore di Nestore Cronista.
  "La cronaca degli anni passati" era molto apprezzata da Mychaylo Grushevskyj. Egli scriveva su Nestore come un grande ricercatore erudito e di grande talento che ha creato il primo concetto scientifico della storia ucraina. Pertanto, gli eventi di quel tempo, registrati dalla parola di Nestore, divennero noti. Grazie alla grande opera dell'asceta, le gloriose pagine del passato ci vengono aperte, ispirando le generazioni future a pensieri e azioni nobili.
   La sua vita e attività divenne un'impresa a convalida del valore della scrittura e del libro. Scrisse Nestore: "Grande è il beneficio della lettura del libro", "i libri ci guidano e ci insegnano le vie del pentimento, perché dalle parole del libro otteniamo saggezza e moderazione ... Chi legge libri parla con Dio o con gli uomini santi".




Nestore Cronista sull'incisione di Leontiy Tarasevych, 
Kyiv Tipografia 1763

   Nel XVII secolo fu scritta la Vita di Nestore (inclusa nel Pateryk Kyiv-Pechersk Pateryk stampato nel 1661 e nel "Libro delle vite dei santi" del 1689-1705 di Dmytriy Tuptalo). Nestore è il santo patrono delle scuole teologiche di Kyiv.
   In onore di Nestore, nel 1872, fu fondata la società storica di Nestore il Cronista. Nel 1989 fu eretto un monumento a Kyiv (scultore F. Sogoyan). Un'immagine di Nestore è stata eseguita dallo scultore M. M. Antokolsky.



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Troparion all'onore del Reveverendo Nestore il Cronista:
(in lingua ucraina)

Тропар преподобного Нестора Літописця, Печерського, у Ближніх печерах лежачого, голос 4
Великих князів Київської Русі діяння/ і преподобних батьків Печерських життя й чудеса що описало, / твоє ж, Богомудрий Несторі, через численні чесноти ім’я / відзначене написанням в Небесній Книзі Життя, молися, що б і нам бути записаними в тої Книги Життя.

Інший тропар преподобного Нестора Літописця, Печерського, у Ближніх печерах лежачого, голос 4
 Часи й роки достопам’ятних діянь,/ подвиги й праці Богоносних отців, / Несторі премудрий, описував,/ любов’ю запалився  до Господа й бажанням крокувати слідами первісних,/ з ними ж не переставай молитися Христу Богові,/ що б урятуватися душам нашим.

Кондак преподобного Нестора Літописця, Печерського, у Ближніх печерах лежачого, голос 2
Як духовний син і учень Богоносного Феодосія / і щирий житія того наслідувач,/ перший чесних його мощів самовидцем бути вдостоївся,/ які з іншими отцями Києво-Печерськими набожно переніс,/ успадковуючи з іншими святими ченцями Царство Небесне, / молися тепер Господу, що б його одержати й нам, що гідно святкують пам’ять твою.


Писемність і освіта Київської Русі: як писали наші прадіди


                                                              *********************

Нестор. Сказання, чого монастир прозвався Печерським // Корені та парості: український генеалогікон / Нестор ;  упоряд. тексту та іл., перекладач, автор вст. ст. та прим. Валерій Шевчук. – К., 2008. – С. 46–50.
Нестор-літописець. Убивство князів Бориса і Гліба ; Сказання, чого монастир прозвався Печерським [Текст] / Нестор-літописець // Дерево пам'яті: книга українського історичного оповідання : у 4 вип. / упоряд. текстів, авт. передм. і приміт. В.Шевчук. - К., 1990. – Вип. 1. – С. 244-254.
Chronique dite de Nestor. Paris, 1884;
Nestorkrönikan översätting frÅn fornryskan av A. Norrback. Stockholm, 1919;
Die altrussische Nestorchronik. Leipzig, 1931; Cronica lui Nestor. Bucureşti, 1935;
Повесть временных лет, ч. 1: Текст и перевод. М.–Л., 1950
The Russian Primary Chronicle: Laurentian Text, translated and edited Samuel Hazzard Cross and Olgerd P. Sherbowitz-Wetzor. Cambridge, Massachusetts, 1953;
Nestorův letopis ruský: Povĕst dávných let. Praha, 1954;
Powieść minionych lat. Wrocław, 1968;
Літопис руський. К., 1989;
Повість временних літ: Літопис (за Іпатським списком). К., 1990;
Die Nestorchronik: Die altrussische Chronik, zugeschrieben dem Mönch des Kiever Höhlenklosters Nestor, in der Redaktion des Abtes Sil'vestr aus dem Jahre 1116, rekonstruiert nach den Handschriften Lavrent'evskaja, Radzivilovskaja, Akademičeskaja, Troickaja, Ipat'evskaja und Chlebnikovskaja und ins Deutsche übersetzt, von Ludolf Müller [Handbuch zur Nestorchronik, bd 4; Forum Slavicum, bd 56]. München, 2001.

Возняк, М. С. Агіографічні писання Нестора: ["Читання про Бориса та Гліба", "Житіє Теодосія"] [Текст] // Історія української літератури : у 2 кн. – Львів, 1992. – Кн. 1. – С. 169–173.
Возняк, М. С. Літописець Нестор. "Повість временних літ" [Текст] : сумніви щодо Нестерового авторства // Історія української літератури : у 2 кн. – Львів, 1992. – Кн. 1. – С. 195–198.
Грушевський, М. С. Нестор [Текст] : [про твори Нестора-літописця "Чтениє о житии и погублении блаженную страстотерпцю Бориса и Глеба" (1080), "Житиє Феодосия игумена печерского" (1080)] // Історія української літератури : в 6-ти т., 9 кн. – К., 1993. – Т. 2. – С. 88–91.
Іванченко Р. Нестор-літописець (фрагмент старокиївської хроніки) // Вітчизна. – 1982. – № 5. – С. 35–140.
Слабошпицький М. Батько української історії: [про Нестора- літописця] // З голосу нашої Кліо. – К., 1993. – С. 80–82.
Франко І. Студії над найдавнішим Київським літописом (частина перша) // Зібрання творів : у 50 т. Т. 1–25 : Художні твори. – К., 1976. – Т. 6 : Поезія / ред. тому О. В. Мишанич. – С. 10.
Яременко В. Літописець Нестор і його "Повість врем'яних літ" [Текст] // Золоте слово : хрестоматія літератури України-Руси епохи Середньовіччя IX–XV століть : в 2 кн. / упоряд. В. Яременко, О. Сліпушко. – К., 2002. – Кн. 1. – С. 438–460.
***
Туптало Д. Житіє преподобного отця нашого Нестора, літописьця руського [Текст] / Д. Туптало // Дерево пам'яті : кн. укр. іст. оповідання : у 4 вип. / упоряд. текстів та іл., авт. передм. й прим. В.Шевчука . – К., 1995. – Вип. 4 . – С. 11–12.


L'affresco di Ivan Izakevych nella chiesa Trapezna del monastero delle Grotte a Kyiv,
1902-1910





Monumento a Nestore il Cronista a Kyiv


Monumento a Nestore il Cronista a Boryspil' (regione di Kyiv)



La prima pubblicazione dell'articola è il 9 novembre del 2019
Україна сьогодні, 9 листопада, святкує День української писемності та мови. А також вшановують пам'ять Преподобного Нестора-Літописця

Детальніше читайте на УНІАН: https://www.unian.ua/society/10331286-den-ukrajinskoji-pisemnosti-ta-movi-istoriya-ta-tradiciji-svyata.html
9 листопада 2018 року вшановують Нестора Літописця - київського літописця та письменника-агіографа. З 1073 Нестор - чернець Києво-Печерського монастиря. Автор «Житій святих князів Бориса і Гліба й Теодосія Печерського». Вважається упорядником (за іншою версією автором) «Повісті минулих літ». Помер і похований у Києво-Печерській лаврі. У церковному календарі день вшанування пам'яті Преподобного Нестора Літописця припадає на 9 листопада. Цього дня в Україні, починаючи з 1997,

Детальніше читайте на УНІАН: https://www.unian.ua/society/10331286-den-ukrajinskoji-pisemnosti-ta-movi-istoriya-ta-tradiciji-svyata.html

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