giovedì 18 giugno 2026

Sant'apostolo Giuda Taddeo, patrono dei casi disperati, di Yaryna Moroz Sarno


Sant'apostolo Giuda Taddeo,
patrono dei casi disperati

a cura di Yaryna Moroz Sarno

Il mosaico del XII secolo dalla chiesa del monastero di San Michele dalle Cupole d'Oro a Kyiv, 
distrutta nel 1937 dai sovietici  


  L'Apostolo San Giuda Taddeo (aram. יהודה תדיאוס‎ ("dal largo petto; magnanimo", gr. Ιούδας Θαδδαῖος, lat. Judas Thaddeus) è uno dei dodici apostoli, considerato il fondatore della chiesa d'Edessa e il suo primo vescovo, come anche il fondatore della Chiesa Armena (Catholicos). Secondo gli autori siriaci, Giuda Taddeo aveva la sua missione apostolica ad Edessa di Osroene. 
    Alcuni codici, anziché θαδδαῖος (significante), l'ha nominano Lebbeo (Λεββαῖος "coraggioso"). Il nome di Giuda vediamo nel Vangelo di Matteo (Mt 13, 55): "Giuda, fratello del Signore", così anche nel Vangelo di Marco (Mc 6, 3). Negli Atti degli Apostoli leggiamo: Giuda, figlio di Giacomo (At 1,13: "Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo"). Negli Atti degli Apostoli (At 15, 22) si menzionava anche "Giuda, detto Barabba". Il Vangelo di Giovanni (Gv 14, 22) nel racconto sull'Ultima Cena lo chiama Giuda, non l'Iscariot. L'apostolo è menzionato nel Vangelo di Luca (Lc 6, 16) come "Giuda di Giacomo" (Ἰούδας ᾿Ιακώβου). L'autore della Lettera di Giuda si presenta "Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo".  Il santo apostolo Giuda aveva anche altri nomi: l'evangelista Matteo lo chiama "Levi, detto Taddeo" (Mt 10, 3), il sant'evangelista Marco lo chiama anche Taddeo (Mc 3, 19). 
   San Giuda Taddeo apparteneva alla discendenza del re Davide e Salomone. Secondo la tradizione, nacque a Cana di Galilea, in Palestina, nella famiglia di Cleofa, figlio di Alfeo (Cleofa) che era il fratello di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, e di Maria Cleofa, cugina della Santissima Madre di Dio; perciò Giuda Taddeo era cugino di Gesù, sia da parte di padre che da parte di madre. Alfeo (Cleofa) era uno dei discepoli a cui Gesù apparve nel cammino di Emmaus il giorno della risurrezione. Maria di Cleofa era una delle pie donne che avevano seguito Gesù fin dalla Galilea e che rimasero ai piedi della croce, nel Calvario, insieme alla Beata Vergine Maria. 
   Secondo una tradizione, San Giuda Taddeo aveva quattro fratelli: Giacomo, Giuseppe, Simone e Maria Salomea. Uno di essi, Giacomo, fu uno dei dodici apostoli e divenne il primo vescovo di Gerusalemme. Nel Medioevo San Taddeo identificavano come il fratello dell'apostolo Giacomo di Alfeo o Giacomo il Minore, figlio della cugina della Beata Vergine Maria.
   Secondo gli Atti armeni di Bartolomeo, che risalgono al V - VI secolo, con Taddeo che già predicava in Armenia si incontrò apostolo Bartolomeo. La Chiesa Armena si considera erede della cattedra di Taddeo. Gli apostoli Giuda Taddeo e Bartolomeo nel testo armeno del XIII secolo sono stati chiamati "i nostri primi illuminatori". La Chiesa Apostolica Armena considera Giuda Taddeo suo apostolo e lo onora come santo patrono del popolo armeno.
 Nelle "Ordinanze Apostoliche(gr. Ἀποστολικαὶ Διαταγαί; Διαταγαί τῶν ἁγίων Ἀποστόλων) Giuda è chiamato fratello del Signore, terzo vescovo di Gerusalemme (Const. Ap., VII, 46). Negli "Atti apocrifi di San Paolo" del II secolo si riflette la tradizione sull'apostolo Giuda che guidava la comunità cristiana di Gerusalemme: "... sono entrato nella grande Chiesa con il beato Giuda [a capo], fratello del Signore, che per primo mi ha insegnato il buon amore della [nostra] fede" (W. Schneemelcher, ed., New Testamento Apocrypha, Louisville 1992, vol. 2, 264). Nella Chiesa ortodossa siriaca lo considerano il secondo fondatore dopo l'apostolo Tommaso.
  Lo storico ecclesiastico bizantino Niceforo Callisto nel secondo libro della sua Storia scrisse dettagliatamente: "San Giuda, non Iscariota, ma un altro, al quale furono adottati due nomi: Taddeo e Leuveo, figlio di Giuseppe, fratello di Giacomo, che fu gettato giù dal tetto del tempio, originariamente predicò il vangelo in Giudea e Galilea, in Samaria e Idumea, e anche nelle città arabe, nei paesi siriani e mesopotamici, poi giunse a Edessa, città di Abgar, dove un altro Taddeo, apostolo dei settanta, aveva precedentemente predicò il nome di Cristo, e qui completò tutto ciò che non fu compiuto da quel Taddeo".
  Secondo varie fonti, San Giuda Taddeo predicò la parola evangelica prima in Giudea, Galilea, Samaria e Idumea, poi nei paesi dell'Arabia, nella Siria e nella Mesopotamia, giunse nella città di Edessa, ed infine in Persia e da lì scrisse in greco la sua epistola conciliare, nelle brevi parole. 
  San Giuda Taddeo, secondo la tradizione ecclesiastica, è ritenuto l'autore della lettera canonica che porta il suo nome. Tutto indica che questa lettera fu indirizzata agli ebrei cristiani della Palestina, poco dopo la distruzione della città di Gerusalemme, quando la maggior parte degli Apostoli erano già morti. Il breve scritto di San Giuda Taddeo è un severo avvertimento contro i falsi maestri, ed un invito a mantenere la purezza della fede. Nella Lettera di "Giuda, servo di Gesù Cristo, fratello di Giacomo" si contengono le verità profonde della fede: sulla l'impostazione dogmatica sulla Santissima Trinità, sull'incarnazione del Signore Gesù Cristo, sulla differenza tra angeli buoni e cattivi, sul futuro Giudizio Universale. L'apostolo esortava i credenti a proteggersi dall'impurità carnale, ad essere corretti nelle loro posizioni, nella preghiera, nella fede e nell'amore, a volgere coloro che si sono smarriti sulla via della salvezza, a proteggersi dagli insegnamenti degli eretici. L'apostolo Giuda insegnava che non è sufficiente la sola fede in Cristo, ma sono necessarie anche le buone azioni. Il breve scritto di San Giuda Taddeo è un severo avvertimento contro i falsi maestri, ed un invito a mantenere la purezza della fede.
   Secondo Eusebio di Cesarea, scrittore e Padre della Chiesa vissuto nella prima metà del IV secolo, Taddeo fu il protagonista della leggenda d'Abgar. Nel suo Libro I della Storia si narra che Abgar, re di Edessa all’epoca di Cristo, era malato. Saputo dell’esistenza di Gesù di Nazareth, che operava miracoli, gli mandò una lettera per chiedergli di recarsi alla corte di Edessa. Gesù non andò, ma a Edessa si recò Taddeo con la lettera di risposta scritta da Gesù. Eusebio riferisce che alla lettera di risposta di Gesù era aggiunta una narrazione in lingua siriaca, dove si affermava che Taddeo era uno dei 70 discepoli e venne inviato da Giuda detto anche Tomaso. Il re fu testimone di una grande visione apparsa sul volto di Taddeo e gli si prosternò davanti. L’apostolo impose le mani su Abgar e lo guarì. Il re credette in Gesù e ordinò a tutti gli abitanti della città di radunarsi per ascoltare la predicazione di Taddeo. Il fatto che Eusebio scriva del rapporto fra Gesù e il re di Edessa nel IV secolo significa che esisteva una narrazione molto più antica. Il suo nucleo era la conversione storica di Abgar IX (179-214) al cristianesimo, mentre la tradizione lo rappresenta contemporaneo di Cristo e suo corrispondente epistolare.       
  Germano I, patriarca di Costantinopoli (715-730) affermava esistenza nella città di Edessa l'immagine non fatta da mano umana portata dall'apostolo Taddeo al toparca malato, che lo guari. Il patriarca Tarasio scrisse in un documento secreto sull'arrivo di Giuda Taddeo a Edessa e la venerazione degli abitanti della "fisionomia del Signore non fatta da mano umano". Giorgio Sincello, segretario del patriarca di Costantinopoli Tarasio nella Selezione di cronografia descrive l' arrivo  dell' apostolo Taddeo nella città di Edessa nell' anno 36 d. C. e la guarigione del re Abgar attraverso il Volto del Signore l' acheropita (non fatto da mano umana) che si venera ancora. Secondo la testimonianza di Giorgio il Monaco dall'VIII secolo "C'è nella città l'immagine di Cristo non fatta da  mano d'uomo, che opera stupefacenti meraviglie. Il Signore stesso, dopo aver impresso in un soudarion l'aspetto della sua forma, mandò l'immagine che conservava la fisionomia della sua forma umana per l'intermediario Taddeo apostolo ad Abgar, toparca della città degli Edesseni, ed egli guari la sua malattia". Per questo Giuda Taddeo è stato chiamato anche apostolo del Sindone perché proprio lui portò l'immagine del Salvatore al re ad Eddesa. 
  Il Mandylion (in gr. μανδύλιον, mandýlion, in ar. ﻣﻨﺪﻳﻞ, mandīl) o immagine di Edessa era menzionata per la prima volta nel VI secolo. La raffigurazione del volto di Cristo è descritta in alcuni testi come un dipinto e in altri come come un’impronta miracolosa su un panno. È verosimile ritenere che questo misterioso panno fosse la Sindone conservata oggi a Torino, ripiegata in modo da mostrare solo il volto. Nel X secolo venne poi trasportata a Costantinopoli. Dopo il saccheggio della capitale bizantina ad opera dei crociati franco-veneziani del 1204, le sue tracce si perdono, in Occidente, a Roma o a Parigi. Il Mandylion (dall'arabo: velo, fazzoletto) che fu ritrovato nel 544 murato in una nicchia sopra una porta della città di Edessa (oggi Urfa, nella Turchia centro meridionale). Era una tela riproducente il volto di Cristo. Abgar V, che regnò ad Edessa dal 13 al 50 d.C., la ebbe da Giuda Taddeo unitamente ad una lettera del Messia, al quale il re si era rivolto affinché lo guarisse dalla lebbra e dalla gotta. Il Mandylion fu nascosto sotto il regno del suo figlio, persecutore dei cristiani e si ritrovò nel 544 (o nel 525) in una nicchia. L'imperatore Giustiniano fece costruire a Edessa un reliquario e una cattedrale per conservare Mandylion. Nel 944 la reliquia fu traslata a Costantinopoli durante regno dell'imperatore Costantino VII (dal 912 al 959) e esposta nella basilica di Santa Maria di Blacherne. 
   La Narratio de Imagine Edessena, attribuita a Costantino VII Porfirogenito, riporta alla tradizione più diffusa sull’origine dell’immagine di Edessa: lo scambio di lettere fra Abgar e Gesù, il tentativo fallito di un pittore di dipingere sula tela il Signore, l’immagine miracolosa sul panno con il quale Cristo si asciuga il viso appena lavato. Nella sua risposta, Gesù gli promette che dopo essere tornato al Padre gli invierà uno dei suoi discepoli, chiamato Taddeo, che lo curerà dalla sua malattia e gli darà la vita eterna e la pace. Nella Narratio si racconta anche  altra versione, secondo la quale l’immagine si imprime quando Gesù si asciuga il volto dopo aver sudato sangue nel Getsemani. Gesù dà il panno a Tommaso e gli dice di inviarlo ad Abgar, dopo la sua ascensione al cielo, tramite Taddeo. Nel testo si spiega sulla visione dal re Abgar: Taddeo: pose l’immagine sulla sua stessa fronte ed entrò così da Abgar. Il re lo vide entrare da lontano e gli sembrò di vedere una luce che si sprigionava dal suo volto, troppo luminosa per guardarla, emessa dall’immagine che lo copriva.
  Eusebio nella sua "Storia Ecclesiastica" dichiarava che prima del suo incontro con Gesù, Giuda Taddeo fosse era sposato e che egli fu lo sposo delle nozze di Cana, nelle quali il suo futuro maestro compì il primo miracolo trasformando l'acqua in vino.  Eusebio di Cesarea, riferendosi ad Egesippo (metà del II secolo), racconta dei nipoti di Giuda, chiamati "secondo la carne il fratello del Signore", che confessarono la loro fede in Cristo davanti all'imperatore Domiziano (81-96) (Euseb, Hist. eccl. III 19-20, 32). Ne consegue dalla storia che in quel momento Giuda non era più in vita. Domiziano iniziò la persecuzione negli ultimi mesi del suo regno, di conseguenza, il fratello del Signore morì prima del 96. Riportando sui matrimoni dei figli di Giuseppe Promessi Sposi Giosia (Giusto) e Simone, l'apocrifo "Storia di Giuseppe il Carpentiere" (tra il IV e il VII secolo) per qualche ragione tace sul matrimonio di Giuda (Écrits apocryphes chrétiens. 2005, vol. 2, 39). 
  Tramite le testimonianze di due discendenti del santo, Zoker e Giacomo, interrogati a Roma in presenza dell'imperatore Domiziano, essi dichiararono di essere contadini così come lo era il loro nonno e continuarono affermando che il podere fruttava all'incirca mille denari, subito finiti a causa delle ingenti imposte. Due lettere pubblicate da Eusebio di Cesarea come parte del Minuti Edessena (Storia ecclesiastica 1. 13), sono presumibilmente state scoperte negli archivi di Edessa. Essi pretendono di essere uno scambio di corrispondenza tra Gesù Cristo e il re Abgar V chiamato Uchama (il "nero" secondo Tacito), che regnò a Osrhoene dal 4 a. C. al 7 d. C. e dal 13 al 50 d. C. La prima lettera portata da un artista, Anania, chiede a Cristo di venire a Osrhoene e curare il re. Nella sua risposta Cristo si scusa, ma promette di inviare l'apostolo Taddeo (il discepolo Tommaso il Giovane, o Addai) dopo la sua ascensione. 
    Una versione della leggenda negli Atti di Taddeo (gr. Πραξεὶ̀ς τοῦ Θαδδαίου) e il siriaco Dottrina Addaei o la leggenda di Taddeo vuole che Cristo guarisca Abgar prima di inviare Taddeo che converte il re. Nella "Dottrina di Addai" risalente all'anno 400 circa si narra anche che Taddeo-Addai donò ad Abgar l'immagine di Cristo nel Mandylion (detto anche "immagine di Edessa": un telo su cui era impresso il volto del Salvatore). Nella sua attività missionaria, Taddeo di Edessa predicò in Mesopotamia accompagnato da due discepoli: Aggai (o Haggai) e Mari.
     San Girolamo (+420 ca) attribuì il battesimo di Abgar all'apostolo Taddeo "La storia della Chiesa riporta una tradizione secondo cui l'apostolo Taddeo fu mandato a Edessa da Abgar, re di Osroene; è chiamato dall'evangelista Luca Giuda di Giacobbe, e in un altro luogo - da Levi"(Hieron., In Matth. I 10. 4, PL 26, col. 61). Il sermone di Taddeo a Edessa è datato da Eusebio di Cesarea con il 340, e negli "Insegnamenti dell'Apostolo Addai" - 343 di epoca seleucide (rispettivamente 29 e 31).  

 
L'icona dal monastero di Santa Caterina a Sinai, X secolo (940 ca)
Dittico: San Taddeo di Edessa consegna il Mandylion al re Abgar V,
i santi Paolo di Tebe, Antonio, Basilio, Efraim.


Giuda Taddeo con il mandylion davanti al re Abgar, il sacro lino su cui volto di Cristo, 
frammento dell'icona del X secolo.

Mandylion con scene della storia dell'apostolo Taddeo e  Abgar in klemas, 
icona ucraina, XV-XVI secolo, Lukiv-Venecia (adesso Slovacchia), 
Galleria Nazionale Slovena, Bratislava.

Salvatore non fatto da mani d'uomo, inizi del XVI secolo, dalla chiesa di San Demetrio, villaggio di Zhogatyn, Museo Nazionale intitolato ad Andrej Sheptytskij, Leopoli.

 
   Secondo la tradizione, giunti nella città di Suanir (nella Colchide), San Giuda Taddeo e San Simone furono arrestati e loro fu ordinato di sacrificare nel Tempio del Sole al sole e alla luna, ma essi risposero che il sole e la luna erano solamente creature del Dio che essi annunziavano; allora i sacerdoti e il popolo si precipitarono sui due Apostoli; i due furono uccisi lapidati, linciati e colpiti con una mazza. In particolare, dopo essere stato trafitto da lance e mazze, Giuda Taddeo sarebbe stato finito con un colpo d'ascia sulla testa. 
  Secondo un altro racconto leggendario, loro si rifiutarono di rinnegare Gesù Cristo e di prestare culto alla dea Diana. Fu in quell'occasione che San Giuda disse al popolo: "Affinché veniate a conoscenza che questi idoli che voi adorate sono falsi, da essi usciranno i demoni che li romperanno". In quello stesso istante due demoni ripugnanti distrussero tutto il tempio e sparirono. Indignato, il popolo, incitato dai sacerdoti pagani, si scagliò contro gli apostoli furiosamente. San Giuda Taddeo fu trucidato da sacerdoti pagani in maniera crudele, violenta e disumana.
   Secondo un'altra leggenda, San Taddeo finì la sua vita impiccato a un albero e poi colpito con frecce. Dopo il trasferimento della tomba di San Taddeo, fu costruito il monastero armeno in onore di questo apostolo, situato vicino alla città di Maka (Iran). Un'antica tradizione armena lo rappresenta come martire morto nell'anno 50, nella regione armena dell'Artsakh; le altre fonti affermano invece che morì di morte naturale ad Edessa o a Beirut il 3 settembre del 44.
   Giuda predicò Vangelo in molti paesi dell'Asia. Insieme all'apostolo Sila fu inviato ad Antiochia per aiutare Paolo e Barnaba. Negli Atti degli Apostoli troviamo: "Giuda e Sila, essendo essi stessi profeti con un lungo discorso esortavano i loro fratelli e li fortificavano" (At 15, 32-33). Come si presume, San Giuda Taddeo iniziò a predicare in Galilea, partendo dopo per Samaria e poi verso la Siria, l’Armenia e la Mesopotamia (Iran), Persia. Partecipò al primo Concilio di Gerusalemme, che avvenne nel 50, intraprendendo dopo la predicazione in Persia e fu martirizzato, secondo la tradizione, in Armenia, sul monte Ararat, dove fu crocifisso e trafitto da una freccia intorno all'anno 80 dopo la nascita di Cristo. Gli armeni considerano San Guida primo Catholicos di tutti armeni e onorano soprattutto la sua memoria chiamandolo il loro apostolo. 
   Nel Menologio di Basilio II (Roma, BAV, Vat. gr. 1613) della fine del X  sotto il 19 giugno è raccolta una breve Vita di San Giuda, il fratello del Signore, identificato con l'autore dell'Epistola, Giuda di Giacomo e Taddeo.
    La Legenda aurea racconta cha Giuda Taddeo è stato invitato da Tommaso presso re di Edessa Abgar, che scrisse a Gesù inviando anche un pittore che doveva ritrarlo. Ma pittore non riusciva dipingere Signore e così Gesù stesso prese un panno sul quale rimase impronta del Suo volto. 
   Le reliquie del sant'apostolo si conservano al centro dell'abside dell'altare laterale sinistro in onore di San Giuseppe nella basilica di San Pietro a Roma, nonché nelle cattedrali delle città di Reims, Tolosa, ecc., ad anche nella cattedrale greco-cattolica di San Giorgio a Leopoli.   
   Grande devoto dell'apostolo fu l’imperatore Carlo Magno, che aveva un permesso speciale dal papa di portare le sue spoglie a Tolosa, in Francia, nella chiesa di San Saturnino. San Bernardo di Chiaravalle portava sempre con sé una reliquia di San Giuda, viaggiando e voleva essere sepolto con essa sul cuore. Santa Geltrude lo onorava ogni giorno con particolari preghiere e ne diffondeva la devozione.  
  Il culto dell'apostolo Giuda Taddeo come intercessore potente nelle situazioni disperate, sorse nel Medioevo in Europa a seguito di una delle visioni di Santa Brigida di Svezia. 
  Tra le rappresentazioni più antiche sono gli affreschi nelle catacombe, i rilievi dei sarcofaghi dei secoli III-IV, dove San Giuda Taddeo sta tra i dodici apostoli (affreschi delle catacombe di Domitilla a Roma, fine del III - metà del IV secolo; nelle catacombe di via Anapo, prima metà del IV sec.; un sarcofago dalla chiesa di Sant'Ambrogio a Milano, fine del IV secolo), i mosaici della chiesa di San Lorenzo a Milano del IV secolo; dell'oratorio della Cappella Arcivescovile (494-519), nella basilica di San Vitale, mosaico del Battistero degli Ariani a Ravenna (520 ca) a Ravenna, il dipinto della cappella del monastero di Sant'Apollonio di Tebaide a Bauite, Egitto. L'immagine di San Guida Taddeo era sui mosaici nella cattedrale di San Michele dalle Cupole d'Oro a Kyiv (XII secolo). 
    Nell'affresco del monastero di Matejche (1355 ca) sono raffigurati i primi vescovi di Gerusalemme. Con i rotoli nella mano con un'iscrizione in greco: “῾Ο συγγενὴς τοῦ κ(υρίο)υ” dal primo vescovo Gerusalemme Giacomo ai i suoi successori Simeone e Giuda. La scena del martirio di San Giuda è rappresentata negli affreschi della chiesa di Santa Maria di Anglona in Basilicata della fine del XII - inizio del XIII secolo, nella navata laterale meridionale tra le scene degli atti degli apostoli.


Mosaico della basilica di San Vitale a Ravenna, VI secolo  
   
Mosaico bizantino del VI secolo

Il bassorilievo, 1231, l'abbazia di Sauve-Majeure, Gironda, Francia.

La miniatura greco-giorgiana del XV secolo

San Giuda Taddeo abbatte gli idoli. Il mosaico della cattedrale di San Marco a Venezia, XI secolo 

Il mosaico del XII secolo dalla chiesa del monastero di San Michele dalle Cupole d'Oro a Kyiv



domenica 14 giugno 2026

Olexandr Murashko (26. VIII (7.IX) 1875 - 14/15 VI.1919), l'illustre pittore impressionista ucraino

                  

Olexandr Murashko
(26. VIII (7. IX) 1875 - 14. VI. 1919)
illustre pittore impressionista ucraino

                                                                                              a cura di Yaryna Moroz Sarno


Alexander Murashko. Self-portrait in 2020 | Painting, Artist, Art
Autoritratto, 1917-1918, Museo Nazionale dell'Arte ucraina, Kyiv 


"Nell'arte siate come bambini: sinceri e diretti"
Oleksandr Murashko

  All'inizio del XX secolo il pittore impressionista ucraino Oleksandr Murashko fu conosciuto in tutta Europa. Fu membro della Secessione di Monaco, partecipò alla Biennale di Venezia ed ebbe più di cento allievi. Le sue opere furono pubblicate su riviste europee, in particolare sulla rivista tedesca "Jugend", sono stati esposti alle mostre internazionali a Monaco, Berlino, Vienna, Roma, Amsterdam ed altri città d'Europa. Nel 1909, l'artista ucraino tenne mostre personali a Berlino, Colonia e Düsseldorf. 
  Olexandr Murashko (in ucr. Олександр Олександрович Мурашко) nacque il 26 agosto (7 settembre) del 1875 a Kyiv. Il suo padre (patrigno) Oleksandr Murashko era un cittadino di Chernihiv, l'iconografo, noto pittore delle icone, intagliatore del legno, maestro delle iconostasi che aveva il proprio studio della pittura delle icone, fratello di Mykola Murashko (1844–1909), fondatore della famosa Scuola di Disegno di Kyiv (1875-1901), sostenuta da mecenate M. Tereschenko. 


Documento n. 104(h) dal 26 al 27 settembre 1875. Oleksandr Krachkovsky (Olexandr Murashko) // Archivio Centrale di Arte e Cultura Ucraina. F. 127. Op. 1012. Spr. 4429. fol. 89–90.

Libro delle nascite della vecchia chiesa di San Giovanni Crisostomo a Kyiv del 1875


   Il cognome "Murashko" acquisì dal patrigno. Olexander Ivanovych Murashko era un borghese di Chernihiv, proprietario di un'officina di iconostasi. Diede il suo cognome al figliastro solo dopo la morte della moglie. Prima di allora, il ragazzo aveva vissuto per 18 anni con il nome di Krachkovsky. L'adozione fu ufficialmente registrata il 13 agosto 1892. Come stabilito nell'ordinanza della Camera del Tesoro di Chernihiv, Alexander Murashko divenne membro della famiglia del "cittadino di Chernihiv Olexander Ivanovych Murashko come figlio naturale". Tuttavia, secondo il suo passaporto, per un certo periodo mantenne il doppio cognome Krachkovsky-Murashko.
    La prima infanzia il futuro pittore la trascorse a Borzna, poi, sull'iniziativa della madre, Alexander andò a vivere con lei e il patrigno, Olexandr Murashko, un noto pittore di icone di Chernigiv. Avendo un proprio studio, il patrigno coinvolse attivamente il figliastro nella pittura. Il ragazzo lavorò nello studio del patrigno a Chernigiv, poi a Kyiv, dove il patrigno di Murashko nel 1887 ricevette una committenza per la sistemazione della cattedrale di San Volodymyr, poi trasferì la sua famiglia e il suo laboratorio a Kyiv, stabilendosi al numero 14 di via Mala Zhytomyrska. Nella capitale, il patrigno lavorava come restauratore: realizzava arredi sacri, preparava le pareti con il primer, si occupava anche di doratura e pittura. È interessante notare che le colonne inferiori dell'iconostasi furono realizzate nella bottega di Murashko. In questo periodo, il giovane Olexandr ebbe l'opportunità di osservare al lavoro artisti di spicco come Mykhailo Nesterov, Viktor Vasnetsov ed altri. È importante sottolineare che fu proprio in questo periodo che il giovane Murashko venne notato come un uomo magro e timido, ma dal grande potenziale.


Pubblicità del laboratorio di iconostasi del patrigno di Oleksandr Murashko. Kyiv, 1900.

   
   Giovane arista sviluppò le sue prime abilità artistiche nel laboratorio del suo patrigno, il quale aveva intenzione di farlo suo assistente per dipingere le icone, e non condivideva il desiderio di ottenere un'istruzione all'Accademia delle Arti. La pressione del patrigno spinse Oleksandr Murashko scapare di casa e all'età di 15 anni, O. Murashko, volendo dedicarsi all'arte, lasciando la casa del patrigno, andò a vivere da solo, visse per le strade di Kyiv, trascorrendo le notti sulle rive del Dnipro e sulle chiatte, in condizioni di estrema povertà e fame, il che gli causò problemi di salute.
  
       La madre Maria Krachkovska con il marito Olexandro Murachko, 1889


   Mykola Murashko e i suoi amici più cari riuscirono a far riappacificare il patrigno con Olexandr. Dopo il giovane ricevette il permesso d'entrare prima nella scuola di disegno di Mykola Murashko e poi poté iscriversi all'Accademia delle Arti di San Pietroburgo.   

Adrian Prakhov, Ilya Repin, Mykola Murashko, foto dei primi anni 1880. Kyiv. 
 

La testa dell'uomo vecchio, gli anni 1890

"Natura morta", 1892. Olio su tela e cartone, Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina, Kyiv

Ritratto con testa inclinata, 1890 (?), Museo Nazionale dell'Arte a Kyiv
  
   Nel 1894 iniziò studiare nell'Accademia dell'Arte a San Pietroburgo (dal 1896-1900 nella classe di Illia Repin (Ripyn)), partecipò all'organizzazione della "Nuova Società degli Artisti", che comprendeva Borys Kustodiyev (1878-1927) ed altri compagni della bottega di Repin, presentando le sue tele alle mostre (in seguito organizzò la Società degli artisti di Kyiv). Qui si formò il suo talento di ritrattista con la profondità psicologica. 

La foto del giovane pittore, 1894

Oleksandr Murashko (August 26, 1875 — June 14, 1919), Ukrainian artist |  World Biographical Encyclopedia
Olexandro Murashko nel 1895

Il ritratto del giovane (l'autoritratto (?)), 1895




 
   Il giovane artista debuttò nel 1898 alla Mostra di Primavera di San Pietroburgo, dove presentò un ritratto del suo amico dall'Accademia M. Petrov. 

Ritratto dell'artista N. Petrov, 1898, Museo nazionale d'arte dell'Ucraina, Kyiv

   Il quadro che  raffigura Gryhoriy Tsiss (o Ziss), un pittore e pedagogo ucraino che fu amico e compagno di studi di Murashko, (entrambi gli artisti furono allievi del celebre pittore Illia Repin), ricevete un premio dalla Società di Amici dell'Arte di Mosca nel 1898. 

"Ritratto dell'artista H. Ziss", gli anni 1890. Olio su tela, 
Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina, Kyiv


  Nell'anno seguente, il 1899, Alexander Murashko partecipò nuovamente all'Esposizione Accademica di San Pietroburgo, presentando ai visitatori il suo quadro "Papavero", un ritratto di Olga Adrianivna Prakhova in costume da ballo. 

  
Papavero, 1898, Museo Nazionale intitolato ad Andrey Sheptytsky, Leopoli


  Il talento del giovane artista si affermò rapidamente: per ben due volte, ai vernissage annuali della Società degli Ammiratori d'Arte di Mosca, O. Murashko ricevette il primo premio di L. N. Panin per i suoi ritratti. Nello stesso anno, il suo nome comparve per la prima volta al vernissage artistico dei residenti di Kyiv: alla VI esposizione della Società delle Esposizioni d'Arte di Kyiv.
   Sotto la guida di Illia Ripyn creò la tela di laurea sul tema "Il funerale di koshovyj" (1900). Il tema storico ucraino era uno dei preferiti di I. Ripyn, che influenzò la scelta della trama. Probabilmente per il personaggio del primo piano posò Mykhailo Starytskyj. 
   Con questa tela monumentale Murashko vinse la medaglia d'oro come migliore opera e ricevette un premio per continuare gli studi all'estero a Parigi, Monaco ed Italia (dal 1901), visitando tradizionalmente Roma e Venezia. 


La testa del vecchio, 1900, Museo nazionale d'arte dell'Ucraina, Kyiv

Il funerale dell'otamano, 1900, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv


   Studiò a Monaco e divenne membro della Secessione viennese. Murashko si stabilì a lungo a Monaco e Parigi che all'inizio del XX secolo furono i centri maggiori dell'arte. Lì egli continuò a perfezionarsi, lavorando nelle botteghe dei famosi pittori europei. In Germania, a Monaco studiò con Anton Ažbe, si impegnò seriamente a migliorare il suo disegno e a conoscere la Secessione di Monaco che influenzò il suo stile. Proseguì il suo viaggio in Italia, realizzando lungo il percorso una serie di opere che gli servirono come una sorta di diario di viaggio. L'anno successivo gli fu offerto un tirocinio a Parigi, dove apprezzò l'atmosfera luminosa. Nel 1901-1903, Oleksandr Murashko si stabilì in un piccolo edificio vicino ai Giardini del Lussemburgo, ricevendo la borsa in Francia come miglior alunno dell'Accademia delle Arti di San Pietroburgo.  
   Arrivando a Parigi, era particolarmente interessato alla pittura spagnola: studiava le opere di Velasquez al Louvre, di Ignazio Zuoaga e Hermenegildo Anglada, Whistler, i suoi contemporanei, esposti nelle mostre del Salon, era affascinato dagli impressionisti, e quindi si allontanava dalla tecnica accademica, esplorando le varie tecniche nuove. Si impegnò nei generi della pittura tematica e del ritratto. Qui Murashko creò il suo  ciclo "Donne parigine", i ritratti di donne che trascorrono il tempo nei caffè e nelle strade notturne illuminate della città. Il dipinto "Caffè" di questo ciclo fu acquistato dall'Accademia per il suo museo. Questo periodo è stato considerato il migliore nella sua attività creativa.
   Rimase nella capitale francese fino al 1904, dipingendo una serie di ritratti di eleganti giovani donne nei caffè e per strada, ma scrisse: "Parigi è un luogo meraviglioso per lo sviluppo personale, ma non per il lavoro". Ma anche dopo il suo ritorno a Kyiv, continuò a visitare Parigi, dove fu influenzato dall'impressionismo e dalla sua esplorazione degli effetti della luce. 


Il ritratto della ragazza con il cappello rosso, 1902-1903,
Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina, Kyiv


Le donne parigine vicino al caffè, 1903

In un caffè, 1902, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

Per le strade di Parigi, 1903, Museo Nazionale dell'Arte dell'Ucraina a Kyiv 

Parigina, 1904 

Parigina, 1904 

Vicino al caffè a Parigi, 1903, Museo d'arte a Kharkiv 

 


"Ritratto di donna con cappello"


  Olexandr Murashko presentò cinque opere per l'inaugurazione della mostra del 1906: "Carosello", "Sulla pista di pattinaggio" (ritratto di Oleksandra Ivanivna Murashko), "Ritratto di O. A. Prakhova" e 2 bozzetti. Il suo quadro "Carosello" (1905) che vinse la medaglia d'oro alla Mostra di Monaco nel 1906, è stato dopo esposto a Venezia, Amsterdam, Berlino. 
 

Il bozzetto del "Carosello", Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

 La tela "Carosello" 1905, Galleria reale di Budapest

  Nel 1909, all'Esposizione Internazionale d'Arte di Monaco, la tela "Carosello" riceve una medaglia d'oro di seconda classe e viene acquistata per 1200 marchi tedeschi. Il proprietario del dipinto era il consigliere della corte di Budapest Max Markus. Da allora, le tracce del "Carosello" sono andate perdute, i tentativi di ritrovarlo non hanno portato successo.   


"Alla pista di pattinaggio. Ritratto di Oleksandra Ivanivna Murashko", 1905. Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina, Kyiv


   All'inizio del XX secolo, Olexandr Murashko era già un maestro conosciuto in tutta Europa. Le sue opere furono esposte a Monaco, Parigi, Vienna e Berlino. Nel 1909 si tenne una mostra personale di 25 opere dell'artista. Sono stati esposti a Berlino, Colonia e Düsseldorf, dove ammiravano il suo talento, le sue tele furono acquistate da importanti musei. L'artista divenne famoso e gli furono aperte le migliori sale delle capitali europee e, soprattutto, iniziarono a parlare della sua direzione originale nella pittura europea e nel mondo. Le sue opere sono state esposte a Monaco, Venezia, Vienna, Parigi e in altre città. 
   Oleksandr Murashko creò il suo sistema pittorico, che combinava i migliori risultati dell'arte del suo tempo: il realismo dei Viaggiatori ucraini e russi, l'Impressionismo francese e l'Art Nouveau tedesca. Gran parte del suo patrimonio creativo è costituito da ritratti. L'artista era principalmente interessato alla persona, che appare sempre nelle sue tele in stretta connessione con l'ambiente circostante. 





Ritratto di Lyudmila Kuksina, 1909

L'inverno, 1905


   Da quel momento gli editori di riviste di moda e case editrici di Monaco, Lipsia e Berlino hanno chiesto il permesso di riprodurre i suoi dipinti, garantendo loro il posto più onorevole sulle pagine delle loro pubblicazioni. Murashko ha ricevuto diverse proposte per l'organizzazione delle mostre personali, grazie alle quali è diventato famoso in Europa. Nel 1909 espose i suoi dipinti a Parigi, Amsterdam e alla X Esposizione Internazionale di Monaco, dove il suo quadro "La giostra, i cavalli di legno", dipinto nel 1906, vinse una medaglia d'oro. 
  Nel 1909 la compagnia di mercanti d'arte dell'industriale tedesco Eduard Schulte organizzò le mostre personali con i 25 quadri selezionati di O. Murashko che erano esposte a Berlino, Düsseldorf e Colonia, dove furono esposti a turno dipinti. In quell'anno trionfante le mostre personali dell'artista con grande successo ebbero luogo anche a Venezia, Roma ed Amsterdam. Nel 1911-1912 partecipò alle mostre della Secessione di Monaco. Le opere di Murashko si trovavano nel Museo Reale dei Dipinti di Bucarest, nelle collezioni  private in Inghilterra e in America. 



"Su un'altalena" (studio), Olio su carta, 13,8 x 24 cm
Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina, Kyiv

Olexandr Murashko, 1905



Foto del 1905 

Mykola e Olexandr Murashko, 1907 



L'Annunciazione, 1909, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

Ritratto di Tatyana Yazeva, 1901–1902. Olio su tela, 
Museo d'arte regionale, Khmelnytskyi

La ragazza con un cane, 1901, Museo Nazionale di Andrey Sheptycky, Leopoli

Tetiana, 1902, Museo d'Arte di Kharkiv

Ragazza con un cane Ritratto di T. Yazeva, 1904 

Ritratto di N. M. Nesterova, 1910

La ragazza al tavolo, 1910

Ragazza con bassotto, 1904 Olio su tela, Museo d'Arte di V.V. Vereshchagin, Mykolaiv



Ragazza con camicetta rosa

Il ritratto di George Murashko (1906), La collezione privata

Le macchie solari. Alexandra e George Murashko, 1907
 Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv 

Ritratto del giovane, 1913, Museo dell'arte, Uzhgorod

La donna con le perle, 1900, Museo dell'Arte, Zaporizhzhia 

Il ritratto di Vira Dytyatyna, 1910, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

L'insegnante anziano (Il ritratto dell'artista Mykola Murashko), 1906
Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv 

Il ritratto di Adrian Prakhov, 1904,  Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv 

Ritratto di Jan Stanislavsky, 1906 


  Dopo l'Europa, vivendo per qualche tempo nella capitale dell'Impero russo, nel 1907 tornò in patria, a Kyiv che è sempre stata il suo luogo preferito. Né San Pietroburgo, né Parigi, né Monaco potevano rimuovere la sua città natale dal cuore dell'artista. "Ecco la luce, ecco il sole, ecco una natura meravigliosa, ecco la sua stessa cultura", ha scritto l'artista. 
   Dal 1909 insegnò per diversi anni al Collegio dell'arte a Kyiv. L'artista ricevette una medaglia d'oro alla Mostra Internazionale d'Arte di Monaco (1909) e partecipò alla IX Biennale di Venezia (1910) e alle mostre della Secessione di Monaco (1911-1914). Le opere di Murashko sono state apprezzate a Kyiv non meno che alle mostre internazionali. Tra il 1909 e il 1910, il pittore ucraino tenne mostre personali a Düsseldorf, Colonia e Berlino. Le opere di Murashka furono pubblicate su numerose riviste europee.
  Nel 1911, alla IV mostra, tra le tele di Alexander Bogomazov, Abram Manevich e Mykola Pymonenko, furono esposti ritratti e schizzi di Olexander. L'anno successivo i dipinti dell'artista divennero la decorazione della quinta mostra degli artisti di Kyiv. 

La foto del 1909

O. Murashko, foto del 1909 

 


     Il 19 aprile del 1909 a Kyiv Alexander Murashko sposò Margherita Kruger (1880-1938), la figlia del famoso notaio di Kyiv, che ricevette un'eccellente educazione familiare, alunna all'Istituto Smolny per nobildonne a San Pietroburgo. 




L'ufficio di notaio August Kruger, padre di Margherita (suocero di Murashko) 
sulla via principale di Kyiv Khreschatyk, 17   

  Nel 1902 Margherita iniziò a insegnare in un ginnasio privato femminile aperto dalla sua sorella maggiore. Il matrimonio si celebrò nella chiesa Desiatynna della città di Kyiv. In questo giorno gli sposi si fecero poi fotografare in abiti tradizionali ucraini.
     Subito dopo le nozze, i sposi novelli partirono per il viaggio di nozze: sono andati nel viaggio di luna di miele in Italia, visitando Venezia, Roma e l'isola di Capri, dove in estate viveva la famiglia di Prakhov (la sorella di sua moglie - artista e scultrice Anna Krueger-Prahova (1876-1962), sposò il figlio del professore dell'Università Imperiale di Kyiv A. V. Prakhov - Nikolai Adrianovych, artista e critico d'arte). Lì Alessandro creò le tele luminose e soleggiate, tra cui era il primo ritratto della moglie.  


Маргарита та Олександр Мурашки
Margherita e Olexandr Murashko, 1909 

O. Murashko con sua moglie, 1909 

Il ritratto della moglie Margherita Murashko sull'isola di Capri, 1909
Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

"M. A. Murashko a Venezia", 1909. Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina, Kyiv

Il duomo di San Marco a Venezia, lo schizzo, 1909, 
Museo Nazionale dell'Arte d'Ucraina,  Kyiv 


   Dopo una serie di mostre tedesche di successo, nel 1910 Murashko ricevette l'invito onorario alla IX Biennale di Venezia (durante l'aprile - ottobre). I suoi quadri "La domenica. La tristezza silenziosa" (1909) e "Sulla terrazza" (1910) scelti per l'Esposizione avevano ricevuto le recensioni positive sia dai visitatori che da autorevoli critici dell'arte europei. 


"La domenica. La tristezza silenziosa" 

"Sulla terrazza". Ritratto di Margherita Murashko, 1909 


  Proprio alla Biennale di Venezia, i dipinti di Olexandr Murashko sono stati acquistati dai collezionisti: uno è andato a Bucarest, l'altro - a New York. Il dipinto "Domenica", che raffigura Sofia Philippson e Tetiana Yašvili, fu acquistato per 3.000 lire dall'uomo d'affari Albert Frankfurter. Murashko stesso affermò che il dipinto fosse andato a New York, ma finora non è stata trovata alcuna conferma in merito. L'opera "Sulla terrazza" (venduta per 900 lire) – un ritratto della moglie dell'artista, Margarita Murashko – finì in Romania, probabilmente nella collezione del consigliere reale Ion Lazar Kalinderu. Alcune opere della sua collezione andarono distrutte durante i bombardamenti tedeschi del 1944. Probabilmente, anche il dipinto di Murashko era tra queste.


Lettera del Vice-Segretario Generale dell'Esposizione di Venezia, 
Giulio Fradeletto. 24 febbraio 1910. D.A.M., F. 12, ed. Coll. 65

   Nel 1911, Aleksandr Murashko fece parte della Secessione di Monaco (“Münchener Secession”). Questa associazione riuniva artisti insoddisfatti del sistema conservatore dell'arte accademica ufficiale. Nel primo anno di attività, vi aderirono 96 artisti. Le Secessioni, sorte contemporaneamente in diverse città, erano ramificazioni dello stile artistico dominante all'inizio del XX secolo: l'Art Nouveau. L'Art Nouveau si opponeva alla società industriale con un ritorno alla natura, che si manifestava in contorni morbidi e flessibili, ornamenti vegetali e trame liriche. I suoi rappresentanti cercavano di rendere visivamente unificati tutti gli elementi della vita umana, dagli edifici ai cucchiaini. Nel 1911-12 partecipava nelle mostre della "Secessione"  a Monaco. 
   La pittura di Murashko, con il suo decorativismo e i colori audaci, può essere considerata moderna. Inoltre, era ben noto a Monaco, dove l'artista visse dal 1901 al 1903, e nel 1909 la sua opera "Carosello" vinse una medaglia d'oro all'Esposizione Internazionale di Monaco. Pertanto, l'adesione dell'artista alla Secessione fu un passo del tutto scontato. Per due anni, Murashko partecipò alle mostre dell'associazione. Tra le opere che espose a Monaco di Baviera figurava il Ritratto di V. Dytiatina, che i critici definirono una delle migliori della mostra del 1911. "Non avrei potuto esporre meglio le mie cose", scrisse l'artista in una delle sue lettere a proposito della mostra di Monaco. Nel 1909, la Galleria Schulte organizzò mostre personali dell'artista ucraino a Berlino, Colonia e Düsseldorf, che presentarono 25 opere di Murashko. 

 На терасі, 1910 р.
 "Sulla terrazza", la bozza,  1910, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv


Vicino allo stagno. Ritratto di Margherita Murashko, 1913

"Crepuscolo. A tavola", 1916

"In barca", 1912,  Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

In barca. Ritratto di Margherita Murashko ("Sotto i salici").


Портрет Маргариты Мурашко. 1914–1916. Серый картон, пастель. 93 × 63 см. НХМУ
Il ritratto di Margherita Murashko. 1914-1916.
Cartone grigio, pastello. 

Sulla veranda Ritratto di O. Murashko, 1906, Museo Nazionale dell'arte ucraina a Leopoli 

Ritratto di Anna Kruger-Prakhova con il primogenito Volodymyr, 1905. 
Collezione della famiglia Ponamarchuk





                               Dietro il telaio da ricamo. Ritratto di Elena Prakhova, 1905.



Ragazza in rosa. Ritratto di Natalia Taranina, 1905

"Ritratto di donna in bianco", 1911

L'edificio dove si collocava lo studio di A. Murashko sulla via Mala Zhytomyrska

Foto del 1911

Olexanrdo Murashko nel suo studio sulla via Mala Zhytomyrska, 14 a Kyiv, 1911

Lo studio di Alexandro Murashko a Kyiv (via Mala Zhytomyrska, 14), la foto del 1911 

Margarita Murashko nello studio del marito a Kyiv, 1910-1911


     Murashko sognava di trasformare Kyiv in un importante centro artistico europeo. Disse: "Kyiv dovrebbe diventare ciò che Monaco è diventata per tutta la Germania: un centro artistico indipendente per tutto il sud. Qui c'è la luce, qui c'è il sole, qui c'è una natura di magnifica bellezza, qui c'è la nostra cultura". 
    Olexandr Murashko, come anche suo zio Mykola Murashko, aprì nell'autunno del 1913 il suo studio d'arte nel famoso grattacielo in stile Art Nouveau di Lev Gіnzburg, via Instytutska, 16-18, a Kyiv, costruito negli anni 1910-12 e che il 24 settembre del 1941 fu fatto saltare in aria dalle truppe dell'NKVD dell'URSS, e ora al suo posto si trova l'Hotel "Ucraina"), che funzionò fino al 1917. In questo edificio di 12 piani, allora il più alto nella città, lo studio di Murashka si trovava sull'ultimo piano sotto il soffitto in mansarda. 
    Quasi immediatamente, la Scuola d'Arte-Studio di O. O. Murashka divenne molto popolare: più di cento persone si iscrissero al primo semestre. Oltre alla specialità, qui venivano insegnate anche altre materie. Ad esempio, il professore di medicina Roman Ivanovich Gelvig (1873-1920) tenne lezioni di anatomia, il critico d'arte e teosofo Evgeny Mykhailovych Kuzmin (1871-1942) sulla storia delle belle arti e il professore, dottore in scienze biologiche Mykhailo Mykhailovych Voskoboynikov (1873-1942) sulla filosofia dell'arte moderna (basi biologiche della pittura).
   Gli ascoltatori sono stati attratti non solo dal talento unico e dalla popolarità europea di Oleksandr Murashko, ma anche dai suoi programmi educativi, dal suo carattere allegro e dalle nuove linee guida pedagogiche. In particolare, le antichità di routine (calchi in gesso di sculture e statue antiche glorificate), che gli studenti fissavano da anni, qui non venivano quasi mai usate.
   L'insegnamento era organizzato con rigore accademico: oltre al disegno e alla pittura, gli insegnanti tenevano lezioni di storia e filosofia dell'arte. Lì c'erano i corsi di pittura e disegno, dove insegnavano la cognata, pittrice e artista grafico, scultore Anna Augustivna Kruger-Prahova, il pittore, artista grafico Abram Kozlov (1877-1933). Oltre un centinaio di persone si sono iscritte al primo semestre. Gli studenti dipingevano al carboncino, alla matita, all'olio i fiori, gli oggetti, mentre gli studenti della classe superiore studiavano la formulazione della figura e studiato non solo la pittura, ma anche l'anatomia. Durante questo periodo Murashko partecipava alle mostre internazionali d'arte.
    Già nelle classi generali, gli studenti disegnavano dalla natura, carboncino, matita, disegnavano la vita: fiori, oggetti, verdure. Immagina di dipingere in due toni, dalla natura e dai colori ad olio, e successivamente - in scala reale, mentre gli studenti del dipartimento senior studiavano la composizione della figura e studiavano non solo la pittura, ma anche l'anatomia.



Il grattacielo  di Gіnzburg
 
    Tra i suoi studenti c'erano: Nisson Shifrin, Isak Rabinovych, Karpo Trokhymenko, Tina Omelchenko, Anatol Petrytskyj che ricordava: "C'erano più ricerche in studio, più interessanti. Oleksandr Oleksandrovych ha cercato di aprire gli occhi di ogni studente sulla natura e mostrare come trasmettere la natura attraverso la pittura. Ha messo in guardia contro la colorazione e l'oscurità nei dipinti. Ci ha insegnato a percepire la natura come una festa".
   In seguito, Olexander e sua moglie vendettero la casa in via Malaya Zhytomyrskaya e acquistarono una piccola dimora in via Lukyanivka (Bagovutovska, 25, non conservata). Qui si formò una solida comunità artistica. All'inizio del XX secolo, molti personaggi famosi vivevano sulla Lukyanivka: artisti - Mykola Pymonenko, Olexandro Murashko, Volodymyr Orlovsky, Volodymyr Menko, Ivan Seleznev, Pavlo Mazyukevich, Anna Kruger-Prakhova; i scrittori - Ivan Nechui-Levitsky e Olena Pchilka; i compositori - Mykhailo Leontovych, Kyrylo Stetsenko e Henry Bobinsky. 
  
садиба Мурашків на вулиці Багговутівській, 25 (зруйнована);
La casa della famiglia di Olexandr Murashko a Kyiv dal 1914 (Lukjanivka)

Il ritratto della vecchia, 1916, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

Ragazza, 1906. Olio su tela, Museo d'Arte di Dnipropetrovsk, Dnipro





Il ritratto dell'artista, 1914 
 Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv







Oleksandr Murashko. Domenica, 1911. Collezione privata

"Domenica" sulla prima pagina del settimanale olandese "De Kunst". 1° giugno 1912, n. 227


Lettera inviata a O. Murashko dalla redazione della rivista tedesca
"Jugend". 11 aprile 1912. DAF NHMU, f. 12, voce 72, foglio 1


Oleksandr Murashko. Famiglia contadina, 1914, Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina

Ritratto di giovane donna, 1918. Olio su cartone, Museo d'Arte di Zaporizhzhia

Ragazza con i fiori, studio, 1916-17, Olio su tavola, 
Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina, Kyiv

Alexander Murashko Продавщицы цветов: Descrizione dell'opera
Le venditrici dei fiori, 1917, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv










"Ritratto di Kateryna Ivanytska", 1914

Ritratto del cantante P. Z. Andreev. 1908–1909. Collezione di I. Ponamarchuk


Ritratto della cantante L. A. Andreeva.
1908-1909. Collezione di I. Ponamarchuk

Ritratto di Ershova, 1919

La ragazza in giallo, 1919

Ritratto di Borys Pasternak, 1917 

Il ritratto di Vera Epanchina-Falc-Fejn, 1910, Museo Nazionale dell'arte, Kyiv

"Ritratto di Bertha Annie", 1912



"Ritratto di Olga M. Nesterova"

Ritratto dell'artista L. N. Kovalevskaya-Rik. 1914, pastello, 
Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

 
La pittrice Frida Meerson, 1916, Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

Ritratto S. F. Michelson, 1917, pastello su cartone, collezione privata


Ritratto di Sofia Filipson, 1910 


Ritratto della moglie del console tedesco Erich Goering (?). 1911. 
Pastello, sanguigna, carboncino



 
Il ritratto di Degtiarev, 1917



"Ragazza con le rose", gli anni 1910 
 
La donna con i nasturzi, 1918,
Museo Nazionale dell'arte ucraina, Kyiv

L'Autoritratto, la bozza in pastello, 1917 
Museo Nazionale dell'Arte ucraina, Kyiv


   Nel 1916, insieme ad altri artisti affini che condividevano le sue idee, fondò la Nuova Società degli Artisti di Kyiv, le cui mostre ebbero successo a Kyiv e in altre città. Nel 1917 fu tra i fondatori dell'Accademia delle Arti Ucraina di Kyiv. Oleksandr Murashko, che aveva lavorato a Monaco, Parigi e nel suo studio d'arte a Kyiv, divenne uno degli otto professori che dirigevano alcuni laboratori. Rendendosi conto dell'importanza del progetto, il presidente della Rada Centrale Ucraina, Mykhailo Grushevsky, vi attirò numerosi artisti famosi. Fu cofondatore dell'Accademia delle arti dell'Ucraina che fu fondata l'Accademia delle arti nel 22 novembre (3 dicembre) del 1917 a Kyiv, ed Olexandro Murashko fu scelto tra i suoi primi rettori: Vasyl Krychevsky (1917-1918), Fedir Krychevsky (1918, 1920-1922) ed Olexandr Murashko (1919). Murashko diresse un laboratorio di ritrattistica, a cui parteciparono numerosi studenti del suo studio privato.

Quadri di O. Murashko alla mostra dei primi professori dell'Accademia delle Arti ucraina in occasione della sua inaugurazione, Foto del 1917.


   I primi professori furono Mykhailo Boychuk (arte monumentale, affreschi e mosaici), Mykola Burachek (paesaggio), Vasyl Krychevsky (arte popolare, ornamento, architettura, composizione), Fedir Krychevsky (ritratto, scultura, pittura storica), Abram Manevich (paesaggio; l'impressionista), Olexandr Murashko (pittura di genere), Mykhailo Zhuk (pittura a cavalletto, disegno), George Narbut (grafica) e Danylo Shcherbakivsky (l'arte popolare ucraina, storia dell'arte ucraina).
   Durante i mesi difficili, caratterizzati da fame, tempeste e stenti, Oleksandr Murashko si lamentava con i suoi cari di una sola cosa: quasi tutto il suo tempo era assorbito dal lavoro amministrativo di routine, in un modo o nell'altro legato agli affari dell'Accademia delle Arti; non gli rimaneva assolutamente tempo per dipingere. A ciò si aggiungeva la sua intensa attività pubblica, che lo vedeva impegnato nel Consiglio delle Arti presso il Commissariato del Popolo per l'Istruzione dell'Accademia delle Arti, con la speranza ingenua: "Mi resta ben poco e, una volta sbrigate le questioni urgenti, potrò tornare ai miei amati pennelli, colori e telai".

I professori dell'Accademia delle Arti 
con Mychaylo Grushevsky, il presidente della Repubblica Ucraina 
(il secondo seduto dal latto sinistra O. Murashko), Kyiv 1917

Certificato di Oleksandr Murashko, delegato della prima riunione dell'Associazione degli Istituti Scientifici e delle Scuole Superiori di Kiev, 24 maggio 1919. Firma di Mykhailo Boychuk in qualità di rettore facente funzioni dell'Accademia. DAF NKMU. F. 12. Unità. collezione. 11. Ark. 1.


La firma di O. Murashko come rettore dell'Accademia dell'Arte










    Nel maggio del 1919 Olexander Murashko era arrestato sulla strada. Dalla metà di maggio 1919 Murashko univa lavoro presso l'Accademia Ucraina dell'arte con impegno presso la casa editrice statale ucraina nella suddivisione artistica. 
   Alla fine di maggio 1919, il giornale "Izvestia" pubblicò gli elenchi delle persone che dovevano pagare un contributo. Si trattava di contributi monetari forzati e tasse rivoluzionarie straordinarie, che le nuove autorità riscuotevano dalla popolazione benestante. Negli elenchi erano inclusi dozzine di residenti di Kyiv, tra cui  Murashko. Gli è stato ordinato di pagare 25 mila rubli. Coloro che si rifiutavano di pagare venivano arrestati e mandati ai lavori forzati. A. Murashko è stato arrestato l'8 giugno. 
    Più tardi, la moglie dell'artista ha descritto con le sue parole una giornata di lavori forzati. "Riguardo a Darnytsia, disse che furono immediatamente mandati a trasportare la legna su una slitta. Ma non furono preparati né cibo né alloggio. Essi stessi si sistemarono in una dacia vuota, trovarono un samovar e delle provviste e, dopo aver cenato, andarono a letto. Il giorno dopo molti sono stati rilasciati, compreso lui, secondo il certificato che ho ricevuto", ha scritto Margarita Murashko. 
   Poco dopo Olexandr Murashko è stato ucciso nella notte tra il 14 e 15 giugno del 1919 vicino alla sua casa su Lukyanivka. I tragici eventi del 14 e 15 giugno sono noti grazie agli scritti della moglie. 


        Nota sull'omicidio di Murasko sul giornale “Bolshevik”. 1919. N. 53. 17 giugno. p. 2

Nota sull'omicidio di Olexandr Murashko sul giornale “Rada”. 1919. N. 2 (29). 4 (17) Settembre. p. 3




Verbale della riunione del comitato VUCHK del 15 agosto 1919, 
in cui l'imputato fu condannato, ark. 1


Verbale dell'interrogatorio di M. A. Murashko. 19 luglio 1919. 
Archivio di Stato del Ministero degli Interni dell'Ucraina. F. 32. Fasc. 21923. Ark. 158–159;


   La coppia tornava dai vicini di casa la famiglia Shustov, un avvocato di Kyiv, che appartenevano alla cerchia più stretta dell'artista ed abitava nella casa sulla via Baggovutivska, 25, nel distretto di Lukyanivka. Per strada lui insieme alla sua moglie sono stati circondati da tre agenti di pattuglia, hanno controllato il lasciapassare, hanno detto che lo avrebbero arrestato e portato in tribunale. Allo stesso tempo, alla moglie è stato ordinato di portare via tutti gli oggetti di valore dal marito. Murashko ha chiesto alla moglie di restare con lui, ma lei è stata costretta con la forza ad andarsene. Quando Murashko sospettò il pericolo, iniziò a scappare. L'artista è corso alla casa sulla via Dorozhitskyi, n. 18. Voleva nascondersi in giardino, ma inciampò e rimase bloccato nel fosso. I soldati lo videro e gli spararono alla nuca con una pistola. Più tardi sono scappati. Murashko assassinato è stata ritrovato al mattino. La stampa dell'epoca riferì che era stato colpito e derubato dai banditi, sebbene tutti gli oggetti di valore sono rimasti con sua moglie.
     L'ultimo periodo della vita di Olexandr Murashko è stato descritto da Georgiy Lukomsky (1884 - 1952), l'artista, architetto e critico d'arte ucraino, con cui lavorava insieme negli anni 1917-19. Come giustamente scrisse D. Antonovych: "Con lui, l'Ucraina perse uno dei suoi più grandi artisti-pittori, il fondatore e professore dell'Accademia di Belle Arti di Kyiv, un maestro di prim'ordine di fama europea e persino mondiale, poiché i dipinti di Murashko venivano acquistati non solo per gallerie in Europa, ma anche oltreoceano".



Il libro "La ghirlanda sulla tomba" di G. Lukomsky pubblicato a Berlino e 
dedicato ad Olexandr Murashko


Antonovych D. Oleksandr Murashko (1875–1919). Praga, 1925



------------------------------------------

Каталог принадлежащей Н. И. Мурашко коллекции этюдов, картин, ак­варелей и рисунков. — Киев, 1902. 
Каталог посмертної виставки картин профессора Української Академії Мистецтв Олександра Олександровича Мурашко (1875–1919). [К.]: Государственный Трест «Киев-Печать», 4-я тип. Крещатик № 42, [1922].
Лукомский Г. Венок на могилу пяти деятелей искусства. Памяти Е. И. Нарбута, В. Л. Модзалевского, А. А. Мурашко, К. В. Шероцкого и П. Я. Дорошенко. Берлин: Грани, [1922]. 30 с. 277. 
Лукомський Г. Смерть О. Мурашка. Голос (Holos / Die Stimme). 1944. № 57-58 (204/5). 25 грудня. С. 4.
Антонович Д. Олександер Мурашко (1875–1919). Прага, Видавництво української молоді, 1925.
Кузьмин Є. Олександр Мурашко (спогади). Червоний шлях. 1928. № 11. С. 240–253. 
Кузьмин Є. Олександр Мурашко (спогади). Червоний шлях. 1928. № 12. С. 200–209.
Михайлів Ю. Майстер фарби й кольориту // Життя й революція. — 1929. — № 10. — С. 146.
Сліпко-Москальців К. О. Мурашко. Харків: Рух, [1931]. 55 с.: іл.
Голубець М. Кричевський, Мурашко, Нарбут. Історія української культури: В 15 зшитках / Під заг. ред. І. Крип’якевича. Львів: Вид. Івана Тиктора, 1937, зошит 10–14. С. 636–641.
Олександр Олександрович Мурашко 1875–1919. [Альбом] / Упоряд. А. П. Шпаков. К.: Державне вид-во образотворчого мистецтва і музичної літератури УРСР, 1959. 17 с.: іл. 
Шпаков А. Олександр Олександрович Мурашко. Нарис про життя і творчість. К.: Державне вид-во образотворчого мистецтва і музичної літератури УРСР, 1959. 27 с.: іл.
Кейван І. Олександер Мурашко : у 100-річчя народин видатного мистця // Нові дні : універсальний ілюстрований місячник. – Торонто, 1975. – Ч. 310. – С. 1–4.
Петрицкий А. Памяти учителя. Виставка творів Олександра Олександровича Мурашка. Каталог. К.: Мистецтво, 1966. С. 61– 62. 
Олександр Мурашко. Комплект листівок. Київ, Мистецтво, 1975.
Автопортрети українських художників. Київ, Мистецтво, 1979.
Олександр Мурашко. Альбом. Київ, Мистецтво, 1980.
Членова Л. Михайло Нестеров і Олександр Мурашко. Образотворче мистецтво. 1982. № 5. С. 16-18. 
Членова Л. Невідоме полотно Олександра Мурашка. Образотворче мистецтво. 1985. № 5. С. 23-24
Лобановський, Б. Б., Українське мистецтво другої половини XIX - початку XX ст. / Б. Б. Лобановський, П. І. Говдя. – Київ: Мистецтво, 1989. – 204, [2] c. : іл. – (Нариси з історії українського мистецтва).
Олександр Мурашко. Твори з колекції національного художнього музею України. Київ, 2000.
Прахов М. А. Останні дні О. О. Мурашка. Зона. 2001. № 15. С. 83–91.
Сівков О. Символізм і модернізм у малярстві Олександра Мурашка // Образотворче мистецтво. – 2001. – № 2. – С. 12–13.
Членова Л. Г. Олександр Мурашко: сторінки життя і творчості. Київ: Нац. худ. музей України, Всеукр. т-во «Просвіта» ім. Т. Г. Шевченка, 2004.
Членова Л. Олександр Мурашко. Сторінки життя і творчості. Київ, Артанія Нова, 2004.
Жбанкова О. Митець європейського рівня. (До 130-річчя від дня народження О. О. Мурашка). Українська академія мистецтва. Дослідницькі та науково-методичні праці. 2005. Вип. 12. С. 352–357.
Членова Л. Олександр Мурашко. Сторінки життя і творчості. Хмельницький: Галерея; К.: Артанія Нова, 2005. 256 с.
Дубовик С. О. Школа Миколи Мурашка у документах ЦДАМЛМ України. Архіви України. 2013. № 6. С. 130–141.
Добріян Д.М. Виставкова діяльність Олександра Олександровича Мурашка (1898 – 1922 роки). Гілея: науковий вісник. К. : Національний педагогічний університет ім. М. П. Драгоманова, ВГО Українська Академія Наук, 2015. Вип. 93 (№ 2). С. 122 – 125.
Добріян Д. Постать Олександра Мурашка (на матеріалах спогадів вдови художника). Етнічна історія народів Європи: Збірник наукових праць. 2016. Вип. 49. С. 97–107. 
Добріян Д. Твори Олександра Мурашка в приватних збірках киян: розвиток традиції колекціонування (з кін. XIX ст. – до сьогодення). Образотворче мистецтво. 2016. № 1 (95). С. 81-83. 
«Эти десять лет большого, глубокого счастья...»: Спогади Маргарити Мурашко / Авт. ст. та ком. Дар’я Добріян; укл. Віталій Ткачук. Київ : ArtHuss, 2016. 168 с.
Добріян Д. Внесок Олександра Мурашка у створенні Київського Товариства Художників та участь у його діяльності. Дні науки історичного факультету 2017 (до 200-річчя з дня народження М. І. Костомарова): матеріали X Міжнародної науково-практичної конференції студентів, аспірантів та молодих учених. К., 2017. С. 176–17
Добріян Д. Відповідь, що ставить запитання. Знай­дений запис про хрещення О. Мурашка. Антиквар. 2017. Вип. 11–12 (105). С. 94–95.
Добріян Д. Громадська діяльність Олександра Мурашка в роки Української революції (1917–1919 рр.). Другі києвознавчі читання: історія та етнокультура. До 100-річчя Української революції 1917–1921 рр. Збірник матеріалів Міжнародної науково-практичної конференції (Київ, 29 березня 2017 р.). К.: «Фоліант», 2017. С. 78–81. 
Добріян Д. «Олександр Мурашко. Життя та творчість генія українського відродження» (Київ: ArtHuss, 2017)
«Знаєте, Тіно, я дуже люблю життя...»: Спогади про Олександра Мурашка / Укл., авт. ст. та ком. Дар’я Добріян. К.: ArtHuss, 2017. 96 с.: іл.
Добріян Д. Листування Олександра Мурашка як джерело вивчення його особистості. Етнічна історія народів Європи: Збірник наукових праць. 2017. Вип. 53. С. 67–76.
Добріян Д. Спогади Тіни Омельченко як джерело вивчення педагогічної діяльності Олександра Мурашка. Evropský filozofický a historický diskurz. 2017. S. 3. V. 4. С. 18–27. 
Добріян Д. Відповідь, що ставить запитання. Знайдений запис про хрещення О. Мурашка. Антиквар. 2017. № 11–12 (105). С. 94– 95. 
Спогади про Олександра Мурашка: Текст Тіни очима Аліни / авт. тексту Т. Омельченко ; дизайн та іл. А. Гаєвої ; авт. ідеї: Д. Добріян, І. Понамарчук. – Київ : ArtHuss, 2017. – 59 с.
Добріян Д. Пошуки, знахідки, здогадки. Нове у родоводі Олександра Мурашка. Антиквар. 2018. № 3–4 (107). С. 74–79. 
Добріян Д. Участь Олександра Мурашка в реорганізації мистецької освіти у 1918–1919 роках та його проект ступеневої системи професійного художнього навчання. Гілея: науковий вісник: Збірник наукових праць. 2018. Вип. 135 (№ 8). С. 27–32
Добріян Д. «Я знаю, что Вы почувствуете и не осудите…» Листування Олександра Мурашка з Оленою Праховою (грудень 1905 – червень 1906). Антиквар. 2018. № 5–6 (108). С. 64–73.
Добріян Д. М. До історії картини Олександра Мурашка "Над старим ставом" / Д. М. Добріян. Етнічна історія народів Європи. 2019. Вип. 59. С. 60–63.
Добріян, Д. М. Мистецька, педагогічна та громадська діяльність Олександра Мурашка (1875–1919) : автореферат дис. ... канд. іст. наук : 07.00.01 /  М-во освіти і науки України, Київ. нац. ун-т ім. Т. Шевченка. – Київ, 2019. – 20 с.
Добріян Д., Понамарчук-молодший І. «Маємо честь і приємність запросити Вас…». Венеційське листування Олександра Мурашка. Антиквар. 2019. № 1 (109). С. 100–109; Добріян Д. «Propriété de Mr A. de Horwatt» До історії картини Олександра Мурашка «Над старим ставом». Антиквар. 2019. № 5 (113). С. 106–111.
Понамарчук І. Д. Добріян. Листування Олександра Мурашка з організаторами Венеційської бієнале: до питання участі київських художників у європейському виставковому житті початку ХХ століття / І. Понамарчук, Д. Добріян. Етнічна історія народів Європи. 2019. Вип. 57. С. 109–117.
Добріян, Д. Крок за кроком. Атрибуція маловідомих портретів О. Мурашка // Антиквар. – 2020. – № 1(115). – С. 74-81.
Добріян Д. Нове про маловідомі та втрачені твори Олександра Мурашка: атрибуція портретів дружини німецького консула Еріха Герінга, художника А. Бабенка, Тетяни Яшвіль, Лідії Мурашко, картини "Вечір" / Д. Добріян. Текст і образ: актуальні проблеми історії мистецтва. 2020. Вип. 1. С. 67-81.
Коломієць, В. Олександр Мурашко: авангардист під прикриттям / В. Коломієць // Єгупець: художньо-публіцистичний альманах Асоціації юдаїки України. – 2021. – № 30. – С. 352-396.
Добріян Д. «Благовіщення» Олександра Мурашка: сюжет і образ. Київ : Фенікс, 2024. 168 с.
Добріян Д.“Гріхи молодості”: паризький період Олександра Мурашка», К.: Родовід, 2025.









Жбанкова О. Геній Олександра Мурашка. Бібліотека українського мистецтва. URL: http://uartlib.org/geniy-oleksandra-murashka/
Карусель… Олександр Мурашко – художник кольору. Интересный Киев. URL: https://www.interesniy.kiev.ua/ua/karusel-oleksandr-murashko-hudozhn/
Електронна бібліотека «Культура України». URL: http://elib.nlu.org.ua/view.html?id=6528
 
www.encyclopediaofukraine.com/display.asp?linkpath=pages%5CM%5CU%5CMurashkoOleksander.htm
https://antikvar.ua/nove-u-rodovodi-oleksandra-murashka/
https://antikvar.ua/atributsiya-malovidomih-portretiv-murashka/





Data di prima pubblicazione
21/10/2019

Post più popolari