giovedì 14 maggio 2026

L'ASCENSIONE DEL SIGNORE, di Yaryna Moroz Sarno


L'ASCENSIONE DEL SIGNORE

 di Yaryna Moroz Sarno 

La miniatura del Salterio di Kyiv del 1397


Dopo aver compiuto l'economia per noi e unito la terra al cielo, 
sei salito nella gloria, o Cristo Dio, senza separarsi da noi, 
ma rimanendo a noi sempre unito e 
dicendo a quanti ti amano: "Io sono con voi"
Romano il Melode   


    L'Ascensione del Signore Gesù Cristo al cielo (in gr. Ανάληψις τοῦ Κυρίου) è uno degli eventi principali che conclude la Sua vita terrenaNella Chiesa Orientale l'Ascensione di Nostro Signore stabilita nel quarantesimo giorno a partire dalla Pasqua, è tra le più grandi feste dell'anno liturgico, è una delle Dodici feste. La rappresentazione dell'Ascensione del Signore era necessariamente inclusa tra le icone festive dell'iconostasi. 
  Sull'evento dell'Ascensione è stato narrato negli Atti degli Apostoli (Att 1, 3-11). Molto brevemente racconta anche il Vangelo di Marco (Mc 16, 19: "Ora, il Signore dopo aver parlato loro, fu assunto in cielo e si assise alla destra di Dio"). Nel Vangelo di Luca (Lc 24, 50-53) l'Ascensione è stata vista come la fine della missione terrena di Gesù (Lc 24, 50: "E li condusse fuori, verso Betania, ed alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia"). Il Risorto dopo quaranta giorni dalla Risurrezione portò i suoi discepoli a Betania e poi “elevandosi in alto viene sottratto al loro sguardo” (Att 1, 11), ritornò al suo principio, unendosi al Padre fino alla sua Seconda venuta (Parusia): "Io sono uscito dal Padre e venni nel mondo; ora lascio il mondo e vado al Padre" (Gv 16, 28). La gloriosa Ascensione è stata descritta nell'Evangelo di Nicodemo. Negli Atti degli Apostoli si indica luogo dell'Ascensione: "monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme" (Att 1, 12) che nella tradizione chiamato come il Monte dell'Ascensione.‎ 
   La festa liturgica dell’Ascensione ebbe origine gerosolimitana sullo stesso luogo dell'evento: nella basilica dell'Eleona sul Monte degli Ulivi. La prima testimonianza della festa è data dallo storico delle origini della Chiesa, il vescovo di Cesarea, Eusebio (265-340) che ne parla come un "giorno solenne" (Eusebio di Cesarea, De solemnitate paschali, 3, PG 25, 697; PG 24, 699). Nel Diario del Pellegrinaggio di Egeria è scritto: "Nel quarantesimo giorno dopo Pasqua, che è giovedì, a cominciare dal giorno prima, vale dire dal mercoledì dopo l'ora sesta, tutti vanno a Betlemme per celebrale la vigilia ... Non appena dunque si giunge sul Monte degli Ulivi, ossia l'Eleona, si va innanzi tutto all'Imbomon, il luogo da cui il Signore ascese al cielo. Quivi il vescovo, i sacerdoti e tutto il popolo siedono, si fanno le letture, si alternano inni e si recitano in modo conveniente al luogo e al giorno, si legge pure quel passo del Vangelo che racconta sull'Ascensione del Signore, si legge ancora il passo degli Atti dove si parla dell'Ascensione al cielo del Signore, dopo la sua Resurrezione". 
   Probabilmente dalla fine del IV - alla prima metà del V secolo la festa dell'Ascensione del Signore divenne universalmente riconosciuta. Eusebio dice di "giorno solenne" (Eusebio di Cesarea, De solemnitate pasqali, 3; PG 25, 697; 24, 699). Lo storico Socrate (440) la definisce festa nazionale (Storia della Chiesa, VII, 26). Nella sua catechesi  Cirillo di Gerusalemme (m. 387) pronunciava nel 348: "La serie ordinata dell'insegnamento della verità mi invita a parlare dell'Ascensione". 
  Sulla celebrazione dell'Ascensione come una festa separata indicano le prediche di San Gregorio di Nissa (Gregorius Nyssenus, In Ascension., PG 46, coll. 689-693), di San Giovanni Crisostomo (Ioan Chrysostom, De st. Pent. I, II, PG 50, col. 456, 463; in Ascension., PG 50, coll. 441-452; De Beato Philogonio, VI, PG 50, coll. 751-753; PG 52, coll. 799-802). Le due omelie di Gregorio di Nissa (m. 395) avevano un grande influsso sulla diffusione della festa. Giovanni Crisostomo (m. del 407) menzionava festa come antica ed universale (PG 50, 441-452). Le Costituzioni degli Apostoli affermavano questa festa (Contitutiones Apostolorum, V,  20, 1; VIII, 33, 4). 
  Nel Libro delle cerimonie (I, 8) di Costantino VII Porfirogenito era scritto: "Bisogna sapere che alla festa dell' Ascensione, quando i sovrani si mettono a tavola, si osserva lo stesso ordine e lo stesso ceremoniale del Lunedì di Pasqua". (PG 112, 232-233)
   La celebrazione del quarantesimo giorno (τεσσαρακοστή) dopo Pasqua come l'Ascensione è stata descritta nei "Decreti Apostolici" (380 ca) (Cost. Ap. V 19). Agostino (m. 430) raccontava che questa festa era di origine apostolica e si celebrava nel mondo intero. 
   Secondo la testimonianza di Eusebio di Cesarea (265-340), la matrona romana  Poemenia edificò attorno la roccia del Monte degli Ulivi una basilica circolare, detta Imbomom (l'altura). Nel suo diario Egeria (381-384) descrisse le sue ufficiature.  



  Sant'Elena sul Monte costruì una chiesa dedicata all'Ascensione, che, dopo danneggiata dei persiani, è stata ristrutturata dal patriarca Metodio (m. 630) ed è menzionata nel racconto dell'egumeno Daniel (in ucr. Даниїл паломник), il Pellegrino in Terrasanta dalla Rus' di Kyiv negli anni 1104-1107: "L'Ascensione del Signore è sulla sommità del Monte egli Ulivi ... In questa cappella sotto la cupola scoperta si trova quella santa pietra, dove poggiarono i purissimi piedi del Salvatore Nostro e Signore".  
   All'Ascensione del Signore sono stati dedicati numerosi sermoni: di Metodio di Olimpo (250 ca - 311), Sant'Atanasio di Alessandria (295 ca - 373), Sant'Epifanio di Cipro (310 ca - 403), Proclo di Costantinopoli (390 ca - 460), Cirillo di Alessandria (376-444), Sofronio di Gerusalemme (560-638), San Giovanni Crisostomo (347-407), San Gregorio di Nissa (335-395), San Leone Magno (390 ca - 461), Giovanni Damasceno, Romano il Melode, Gregorio Palamas ed altri autori. Alcuni di questi sermoni sono entrati nella liturgia della Chiesa Orientale e sono citati nei "Lezionari patristici" - le raccolte di parole patristiche nell'ordine dell'anno liturgico. La maggior parte di loro sono con i nomi di San Giovanni Crisostomo, Sant'Atanasio il Grande o Basilio Magno. San Giovanni Crisostomo disse nella sua omelia sull'Ascensione: “Oggi l'umanità è completamente riconciliata con Dio. Sono finite le vecchie lotte e inimicizie. Noi indegni di vivere sulla terra siamo saliti in cielo. Oggi diventiamo gli eredi del Regno dei Cieli, noi che non siamo degni del terreno - andiamo in paradiso ed ereditiamo il trono del Re e del Signore. E la natura umana, davanti alla quale il cherubino difendeva il paradiso, è ora esaltata sopra ogni cherubino". 
   Nella Chiesa medievale di Kyiv erano diffuse le Omelie all'Ascensione di Cirillo, vescovo di Turiv (m. 1183), di metropolita di Kyiv Gregorio Camblak (m. 1419 (?)) e di San Giovanni, l'esarca di Bulgaria. Nell'omiletica ucraina del periodo barocco sono note le opere di Lazar Baranovyc, Kyrylo Trankvilion Stavrovetsky, Antonij Padyvylosky. Nel 1659 la tipografia del monastero delle Grotte (la Lavra di Kyiv-Pechersk) pubblicò "La chiave della comprensione" di Yoanikij Galatkovsky che includeva omelie per le grande feste dell'anno liturgico ed anche dedicate all'Ascensione, che aveva un grande influsso su questo genere letterario. 
 La narrazione evangelica, la celebrazione liturgica e le omelie dell'Ascensione hanno ispirato le numerose raffigurazioni. Anche l'Evangelo di Nicodemo apocrifo parla dell' evento. L' Apocalisse di Pietro ripresa da molti autori: Giustino, Ireneo, Origene, Cirillo di Gerusalemme ed altri narra sulla gloriosa salita di Gesù. 
 Tra le prime rappresentazioni dell'Ascensione ci sono: l'immagine sul mausoleo di Marcus Clodius Hermes nelle catacombe di San Sebastiano a Roma, sul sarcofago di Servannes (Arles, Mus. Lapidaire d'Art Chrétien) e a Clermont (IV secolo), pannello delle porte lignee di Santa Sabina costruita da Papa San Celestino (422-432) a Roma, la miniatura dell’Evangeliario siriano di Rabula del 586 (Firenze, Biblioteca Laurenziana, Plut. 1.56, fol. 13 v), il mosaico absidale dell'oratorio di San Venanzio del Battistero Lateranense (VII secolo), l'affresco nella basilica di San Clemente a Roma, metà del IX secolo, i mosaici nella cupola della chiesa di Santa Sofia a Salonicco (889-885) ed avori.
  Sull'ampolla del tesoro del Duomo di Monza (VI secolo), l'Ascensione è rappresentata secondo la tipica iconografia orientale. L'immagine sule coperchio proveniente dal Sancta Sanctorum lateranense (Roma, BAV, Mus. Sacro). L'affresco nella chiesa interiore di San Clemente a Roma (847-855) rappresenta la Vergine molto elevata. 


L'affresco nel necropoli di San Sebastiano, IV secolo 

Pannello delle porte lignee di Santa Sabina a Roma, V secolo

L'avorio nell'inizio del V secolo, Bayerishes Nationalmuseum, Monaco di Baviera

Ascensione del Signore sull'ampolla del VI secolo, 
Cattedrale di San Giovanni Battista a Monza

Reliquiario dipinto ad encausto in legno, dal tesoro della cappella del Sancta Sanctorum in Laterano, 
Sirio o Palestina, VI secolo, Musei Vaticani 

L'Ascensione, la miniatura del Vangelo di Rabbula, VI secolo,
Firenze, Biblioteca Laurenziana (Plut. I, cod. 56, fol. 13 v).


Il mosaico absidale dell'Oratorio di San Venanzio, Battistero Lateranense, VII secolo 

L'affresco nella chiesa interiore di San Clemente a Roma, 847-855 

Frammento dell'icona, Sinai, monastero di Santa Caterina 

Miniatura bizantina dell'XI secolo 

Miniatura del XII secolo, Costantinopoli 




 Miniatura della fine XII secolo - l'inizio XIII secolo, Nicea, Turchia, 
colori a tempera e foglia d'oro su pergamena reinventati

Mosaico del XII secolo dalla basilica della Natività a Betlemme.

Mosaico della cattedrale di Monreale, XII secolo  




           Le miniature del Salterio di Kyiv del 1397

   Lo schema iconografico orientale rimase quasi immutabile dalla miniatura del Vangelo di Rabbula del 586 (Firenze, Laur., Plut. 1.56, fol. 13 v). La parte superiore presenta Cristo assiso nella divina maestà ed accompagnato dagli angeli risonando il Salmo 23, 7-9: "Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e valoroso, il Signore valoroso in battaglia. Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria". A volte la mandorla attorno del Signore è con il tetramorfo che si basa sulla visione di Ezechiele (Ez 1, 4-28; 10, 1-22).
   Al centro della composizione nella parte terrena tra i due angeli sta la Vergine, se anche nel Vangelo non si menziona la sua presenza all'Ascensione, ma secondo la santa tradizione risulta all'unanimità che era in un Oliveto quando Gesù passò dalla terra alla gloria celeste. Negli Atti degli Apostoli (Att 1, 13-14) leggiamo: "Tutti erano assidui e concordi nella preghiera insieme con alcune donne e Maria, la Madre di Gesù". La Vergine Maria è stata considerata la seconda persona più importante dopo Cristo ed occupa il posto centrale. Lei personifica la Chiesa, è la Protettrice di tutta l'umanità che attende la Seconda Venuta. Nela composizione dell'Ascensione apparve l'iconografia della Vergine Orante. L'iconografia dell'Ascensione ha un forte significato escatologico e rispecchia l'ordine universale dove il Signore Gesù Cristo è capo della Chiesa (rappresentata dalla figura della Madre di Dio), gli apostoli sono i suoi fondamenti. 
   La rappresentazione dell'Ascensione nei vari chiese era collocata nella cupola (per esempio: nella chiesa di Santa Sofia a Salonicco, (843 ca - 880/885), nelle chiese della Cappadocia del X - XII secolo; chiesa dei Santi Apostoli a Pech (Kosovo, Serbia) degli anni 1230) o sulle volte (la Chiesa di Santa Sofia, 1040 ca; chiesa della Vergine Perivlepta, 1295-1296, Ochrida a Macedonia). 

   

L'icona del XV secolo, villaggio Pidgirci, Museo Nazionale a Leopoli


L'icona ucraina, la metà del XV secolo, dalla chiesa di Santa Paraskeva del villaggio Radruzh, 
Museo Nazionale di Leopoli 
 
Gli affreschi della cappella della Ss. Trinità, Lublino 1418


Ascendesti nella gloria, o Cristo Dio nostro, 
e rallegrasti con la promessa dello Spirito Santo i discepoli, 
rassicurati dalla Tua benedizione, perché Tu sei il Figlio di Dio, 
il Redentore del mondo.
Avendo portato a termine il piano di salvezza 
ed avendo unito le creature terrestri alle celesti,
sei asceso al cielo nella gloria, o Cristo Dio nostro, 
per non allontanartene più, 
ma per rimanervi ininterrottamente, dicendo a coloro che Ti amano: 
"Io sono con voi r nessuno è contro di voi". 

(L'apolytikon e kontakion della festa)  





Maestro Fedusco, gli anni 1570', dalla chiesa dell'Assunzione della Vergine, 
il villaggio di Nakonechne, Museo Nazionale di Leopoli.
  

 

L'icona ucraina del XVI secolo, 
Museo Nazionale di Leopoli
 
L'icona ucraina del XVII secolo, Museo a Peremyshl  



L'icona del XVI, Stara Skvariava, la scuola di Peremyshl
 
L'icona della prima metà del XVII secolo, Museo dell'arte. Ivano-Frankivsk



 
L'icona ucraina del XVII secolo

Pittore Ioan, "abbittante grebensky", la metà del XVII secolo   

L'icona nell'iconostasi della chiesa di Santa Parasceva a Leopoli della prima metà del XVII secolo, 
la scuola pittorica di Leopoli





L'icona ucraina del XVII secolo


Ivan Rutkovych, l'icona dell'iconostasi di Zhovkva, 1697-99, Museo Nazionale di Leopoli

Scuola di Leopoli,  XVII secolo, dal villaggio di Voloshchyno, 
il Museo dell'architettura e della vita popolare a Leopoli 



Jov Kondzelevнch, Iconostasi da Bogorodchany, 1698-1705. 
Museo Nazionale Andrey Sheptytsky di Leopoli




L'icona del XVIII secolo dell'iconostasi di Velyki Sorochynci
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V. M. Schmidt, s. v. Ascensione, in Enciclopedia dell'Arte Medievale, Roma 1991, vol. II, 572-577.
R. Ferrari, s. v. Ascensione, in Iconografia e Arte Cristiana, Torino 2004, vol. I, 172-173

Le fonti iconografiche: 
http://icon.org.ua/gallery/voznesinnya/

Data di prima pubblicazione
28/05/20 12:14

sabato 9 maggio 2026

Quinta Domenica dopo Pasqua: Domenica della Samaritana, di Yaryna Moroz Sarno


Domenica della Samaritana
Quinta Domenica dopo Pasqua
 di Yaryna Moroz Sarno


Scuola pittorica di Rybotychi, seconda metà del XVII secolo, dal villaggio di Butsiv.
Museo Nazionale di Andrey Sheptytsky di Leopoli.



"Per la fede, la Samaritana che venne al pozzo, 
Ti vide, l'Acqua della Saggezza, 
avendola bevuta abbondantemente, 
il Regno dei Cieli ereditò per sempre, come gloriosa".

                                                                          Kondakion della festa

 
     Il dialogo tra Gesù e la donna samaritana, che aveva un senso rivoluzionario per quell'epoca, si può comprendere nel suo contesto storico e religioso dai contrasti tra giudei e samaritani. Gesù, per recarsi in Galilea, deve attraversare la città di Sichar nel cuore della Samaria, il suo capitale, dove si trova il pozzo del patriarca Giacobbe. La città di Sichar presso Sichem, menzionata nel brano, è un luogo dell'adorazione dove Dio promise la terra alla sua discendenza (Gn 12, 7). Qui patriarca Abramo si recò, andando dalla Babilonia a Canaan (Gn 12, 6) e proprio qui a lui per la prima volta Dio apparve a Canaan, rinnovando la Sua promessa (Gn 12, 7). Qui Giacobbe trovò riparo dopo aver lasciato la casa, dove acquistò un terreno presso Sichem (Gn 33, 19) ed eresse un altare al Signore (Gn 33, 20). La terra fu assegnata al suo figlio Giuseppe (Gn 48, 22), qui seppellirono le ossa di Giuseppe (Gs 24, 32). Qui Giosuè rinnovò l'alleanza tra Dio ed Israele, facendo il patto e proclamando: "Quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno" (Gs 24).
    Il Pozzo di Giacobbe, che ha profondo significato simbolico e storico, si trova nella valle tra due montagne: da un lato si ergeva il monte Garizim, chiamato il monte della Benedizione, e dall'altro lato, il monte Ghebal, che era chiamato il monte della Dannazione (Deuteronomio 27: 12, 13). Questo luogo, collegato al patriarca Giacobbe, figlio di Isacco, divenne per gli ebrei un simbolo dell'eredità spirituale. Secondo la tradizione biblica, Giacobbe stesso scavò questo pozzo vicino alla città di Sichem (o Sichar). 
    L'incontro con la Samaritana al pozzo sottolinea il legame tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, le sue radici ebraiche e la continuità tra la promessa del Vecchio Testamento e il suo compimento nel Nuovo Testamento, il passaggio dall'Antica Alleanza alla Nuova.  
  Nella Bibbia il pozzo è il luogo della vita e degli incontri: proprio al pozzo Abramo trovò Rebecca (Gn 20, 10-51), come anche succede con Giacobbe e Rachele, Mosè e  Sefora (Gn 24; 29; Es 2, 15-22). Così il pozzo diventa un simbolo delle relazioni fondamentali. Al pozzo, un simbolo dell'unione sponsale, lo Sposo Cristo incontra l’umanità. Secondo i padri della Chiesa, Cristo ebbe sete della fede della Samaritana, dell’Umanità-Sposa. 
  Il brano con la Samaritana rappresenta uno dei più antichi simboli del battesimo, "acqua viva" portata da Cristo. L’incontro con Gesù è la benedizione. Come dice la Sacra Scrittura, "dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva» (Gv 7, 37-38). L’incontro con Dio è incontro con il volto concreto di Gesù, che può dissetare il nostro desiderio di pienezza. Alla tradizione Gesù contrappone il vero culto e l'universalità della salvezza. L'incontro simbolizza la rivelazione del mistero di Cristo nello Spirito della Verità come la sorgente della salvezza. 
    Stanco per il viaggio, Gesù si rivolge a chiedere l'acqua a una donna samaritana che viene ad attingere all'antico pozzo nell'ora più calda della giornata, provocando in lei uno stupore. La conversazione divenne la storia di una conversione. "Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: "Dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell'acqua viva»" (Gv 4, 10). 
    Le donne di solito andavano al pozzo presto, prima che cominciasse il caldo, o la sera (Gn 24, 11) e in grandi gruppi (1 Samuele 9:11). La Samaritana è arrivata al pozzo a mezzogiorno da sola. Giacobbe incontrò Rachele, la sua futura moglie, presso un pozzo, quando ella nell'ora calda del giorno andò al pozzo per abbeverare le sue pecore, ma l'apertura del pozzo era coperta da una grossa pietra; e offrì l'acqua (Genesi 29,1-14). Una storia simile accade a Mosè,  che si trovò vicino a un pozzo nel deserto quando Sefora e le sue sorelle vennero ad abbeverare il bestiame di suo padre (Es 2, 15-22). 
   Alla donna samaritana si rivela la potenza e la generosità dell'amore di Dio. Gesù presenta l'universalità del dono di Dio, fa crollare le barriere storiche, religiose e culturali e spalanca le porte della salvezza disponibile a tutti, annunciando il dono dell'acqua viva: "Chi beve dell'acqua che Io gli darò non avrà più sete" (Gv 4, 14). All'immagine della Legge si contrappone la sorgente della vera dottrina di Cristo come la fonte di vita. Gesù offre l’acqua viva, fonte di vita eterna, simbolo di salvezza. Sul fiume dell'acqua viva è scritto nell'Apocalisse (22, 1). 
  L’acqua è un simbolo molto frequente nella Scrittura ed è un grande segno spirituale, segno di Dio e della Sua parola o azione. L'allontanamento di Israele dal Signore nel profeta Geremia (2, 13) si descrive, usando il simbolo dell'acqua: "sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate che non tengono l'acqua". Il Profeta Ezechiele diceva: "Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli" (36, 25). 
      Per Origine (III secolo) il pozzo dell'acqua viva è il "pozzo delle Scritture". Così Origene nelle sue Omelie sulla Genesi spiega: “Osserva quali grandi cose avvengono presso le acque, per essere invitato anche tu tutti i giorni a venire alle acque del Verbo di Dio e a stare presso i suoi pozzi’ (10, 3). Cristo "è venuto e ci ha aperto i pozzi" (13, 3). Come dice Origene, "aprì i pozzi e ci insegnò a cercare Dio non in qualche luogo, ma a riconoscere che in tutta la terra è offerto un sacrificio al suo nome" (13, 3). Egli stesso è il pozzo nuovo: "Vediamo dove il Signore stesso, affaticato dal viaggio, cerca riposo. Dice: "Venne al pozzo e sedeva sopra di esso" (Gv 4, 6)" (10, 5). "Giustamente in un passo, il santo Apostolo, considerando la grandezza dei misteri, dice: E chi è capace di queste cose? In maniera simile, o anzi molto dissimile, tanto noi siamo piccini al suo confronto, anche noi, vedendo una profondità così grande nei misteri dei pozzi, diciamo: E chi è capace di queste cose? Chi infatti potrebbe degnamente spiegare o i misteri dei pozzi così grandi, o dei fatti che, ci viene riferito, furono compiuti riguardo ai pozzi, se non invochiamo il Padre della Parola Vivente, ed egli stesso si degni di mettere la parola nella nostra bocca, affinché possiamo attingere per voi che avete sete un poco di acqua viva da questi pozzi così abbondanti e molteplici" (13, 1). Origene sviluppò un'idea, affermando: "Forse, anche nell’anima di ciascuno di noi c’è un pozzo di acqua viva, c’è come nascosto un certo senso celeste e l’immagine di Dio" (13, 3).
   Il Signore rivela sul vero culto di Dio, non legato al luogo geografico, ma "in spirito e verità": "Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità" (Gv, 4, 23-24).
  Ispirata dalla Verità rivelata, la samaritana invitò gli altri abitanti della città. L'incontro con Gesù cambiò radicalmente la loro comprensione di Dio, aiutò ad aprirsi alla fede vera, rendendoli suoi discepoli e loro stessi hanno espresso la loro fede in Gesù Cristo: "Ora noi crediamo non per la tua parola, ma perché abbiamo ascoltato e sappiamo che Egli è veramente il Salvatore del mondo" (Gv 4, 42).
  Questa donna samaritana può essere un esempio per noi, affinché rifiutando tutte le limitazioni e inimicizie, possiamo sempre amare Dio e il nostro prossimo e rafforzare la pace sulla terra. Perché il Nostro Signore unisce tutte le persone senza distinzione nella Sua eterna verità e grazia, e con l'acqua viva nello Spirito Santo guarisce tutti coloro che vengono da Lui. 

    Secondo una pia leggenda, la Samaritana, dopo la conversazione con Gesù, ebbe una conversione completa e dedicò il resto della sua vita alla predicazione del Vangelo. Secondo una tradizione orientale si convertì al cristianesimo, giunse con i figli a Roma, dove subì insieme ai figli Giuseppe e Vittore martirio. Lì  aiutarono a convertirsi al cristianesimo la figlia dell’imperatore Nerone, che si infuriò, fece arrestare l’intera famiglia, giustiziando tutti. 
    La Chiesa orientale celebra la sua memoria il 20 marzo, così era iscritto nel martirologio RomanoIl suo nome è santa martire Fotina (Φωτεινὴ ἡ Μεγαλομάρτυς ἡ Σαμαρείτιδα), Photeiné, latinizzato in Photinus, dal gr. "phos" - luce, "luminosa", "illuminata", nella versione ucraina Svitlana). I neobattezzati si chiamavano  illuminati. Santa Fotina per aver predicato la fede di Cristo, è stata martirizzata sotto l'imperatore Nerone nell'anno 66: fu gettata in un pozzo dagli aguzzini. 
    Nella revisione del 1585 del Martirologio Romano si affermava che la reliquia della sua testa si trovava nella basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma e fissava  fissando la sua festa il marzo 20: "Nello stesso giorno i santi Fotina Samaritana, Giuseppe e Vittore suoi figli, e così puro Sebastiano capitano, Anatolio, Fozio, Fotide, Parasceve e Ciriaca sorelle; i quali tutti, avendo confessato Cristo, conseguirono il martirio." Nel Nuovo Martirologio Romano non vengono più menzionati come la ​​santa né lei né i suoi figli.


L'affresco della catacomba di Callisto, II secolo 

Il frammento della scena con la samaritana, Dura Europa, III secolo  

Cristo e samaritana. Gli affreschi nelle catacombe di Pretestato, Roma, III secolo

Catacomba dei Santi Marcellino e Pietro, cubicolo di Nicerius.

L'affresco delle Catacombe di via Latina a Roma, IV secolo 

Il mosaico del battistero di San Giovanni al Fonte, Napoli, IV - V secolo

Parte frontale di un sarcofago a forma di albero: scene dell'Antico e del Nuovo Testamento,  prima metà del IV secolo d.C., Louvre 
 
Sarcofago di San Giovanni in Valle, Verona, IV secolo  

Mosaici di S. Apollinare Nuovo - Incontro fra Gesù e la Samaritana ...
Il mosaico di Sant'Apollinare Nuovo, Ravenna, VI secolo


Il rilievo del trono arcivescovile di Massimiliano, 546-554 ca, 
l'avorio, Museo arcivescovile a Ravenna  

   La scena con la donna samaritana apparve già nell'arte paleocristiana. Tra le prime raffigurazioni sono stati indicati gli affreschi nel battistero di Dura Europos (240 ca), nelle catacombe di Pretestato su via Latina (III secolo), di Callisto, cubiculo Nicerius dei Santi Marcellino e Pietro sulla via Casilina (l'inizio del IV secolo) e sulla via Latina (IV secolo), via Appia, sui sarcofagi, sugli avori (il trono dell'arcivescovo Massimiano, 546-554), sui mosaici della basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. 
   
Il Vangelo di Rabula, Firenze,
Biblioteca Medicea Laurenziana, cod. Plut. I, 56, fol. 6 r.

L'avorio dell'XI, Salerno, Museo diocesano di Salerno 

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La miniatura nel Vangelo dell'XI secolo,
monastero di Dionisio sul monte Athos

Mosaico della cattedrale di Monreale

Il mosaico della cattedrale di San Marco a Venezia, XII secolo  



5-я Неделя Пасхи, о Самарянке — Русский Православный Монастырь — Ново  Дивеево
 La miniatura bizantina del XIII secolo, monastero Iveron sul monte Athos 
                                      
La scena al pozzo sulla porta bronzea nella cattedrale di Benevento, XII-XIII secolo 


terza di Quaresima 2014 | Hopeandloveislife. Il segreto della vita
Il pozzo di Giacobbe

Ricordiamo i misteri intelligibili che c'erano in Samaria, 
quando Giovanni ci insegna: 
come il Signore parlava con la Samaritana, 
chiedendo acqua, che raccoglieva acqua nelle loro raccolte, 
Chi è uguale in potenza al Padre e allo Spirito; 
perché Colui che cerca la propria immagine, 
l'Eternamente Glorificato, è venuto.

(Ikos della festa) 

L'affresco nella chiesa di San Giacomo, Sandomyr, 1420

“Gesù e la Samaritana”, regione di Zolochiv, ultimo quarto del XVII secolo.

Cristo e la Samaritana, II metà del XVII secolo, nell'iconostasi di Lubachiv,
cattedrale di San Giovanni Battista, Peremyśl, Polonia.

L'icona ucraina della devozione popolare del XVII secolo, Prekopane, Museo di Peremyshl


Cristo e la Samaritana. L'incisione nel Vangelo dell'insegnamento, 
Kyiv: Tipografia della Lavra, 1637

Mykola Petrakhnovych, la parte dell'iconostasi, chiesa dell'Ascensione, 
villaggio Zarudtsi, gli anni 1670-i

                 Ivan Rutkovych, parte dell'iconostasi della chiesa di Santa Paraskeva, Krekhiv, 1680


Ivan Rutkovyc, parte dell'iconostasi della chiesa dell'Ascensione a Volytsa-Derevlyanska, 
seconda metà del XVII secolo, ca 1680

Риботицька школа — іконописний осередок українського Надсяння
Cristo e la samaritana, icona dal villaggio Buchiv, 
la seconda metà del XVII secolo, la scuola di Rybotychi, Museo Nazionale a Leopoli    

L'incisione del XVII secolo.

 Ivan Rutkovych,  l'iconostasi di Zhovkva, 1697-1699, Museo Nazionale di Leopoli  



Dall'iconostasi della chiesa della Santissima Trinità a Zhovkva, 
Scuola della pittura di icone di Zhovkva, 1728. 

Jov Kondzelevych, particolare dell'iconostasi, 1698-1705 

Il frammento dell'iconostasi

Frammento dell'iconostasi delle chiesa della Natività della Vergine Maria, 1735, Khotynets 

L'iconostasi della prima metà del XVIII secolo, cattedrale della Trasfigurazione, Yaroslav

L'icona dell'iconostasi nella chiesa dell'Annunciazione, Velyki Mosty, 1701

L'incisione, Cristo e la Samaritana. Chernihiv, 1716

L'incisione, Cristo e la Samaritana, Triod' festiva. 1724

L'affresco della chiesa della Santissima Trinità nel monastero delle Grotte a Kyiv,
 XVIII secolo (1734-35)


Tela della fine del XIX - inizio del XX. Museo d'arte regionale di Chernighiv. G. Galagana
Museo Regionale d'Arte di Chernighiv

Quadro dal Museo dell'Arte intitolato a O. Shovkunenko, Kherson, 
(rubato dagli aggressori russi nel 2022) 




Modest Sosenko, Il disegno per la vetrata della chiesa del villaggio Pidbirci 

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Per consultare le icone ucraine vedi anche: 
http://icon.org.ua/ikonografiya/isus-i-samaryanka/
http://icon.org.ua/gallery/isus-i-samaryanka/

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