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sabato 9 maggio 2026
venerdì 8 maggio 2026
La Traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari, di Yaryna Moroz Sarno
La disputa di Scoto a Parigi
Il primo testimone della disputa parigina (
Actus Sorbonicus
)sostenuta da Scoto nel 1307
42
in difesa dell’Immacolata Conce-zione sembra essere stato
l’arcivescovo di Amalfi
Landolfo Ca-racciolo
(+1351)
43
, discepolo del Sottile a Parigi e poi lettoredelle
Sentenze
dopo il 1315. Questo è quanto ci viene riferito nel1507 da
Antonio Boniti da Cuccaro
nel suo
Elucidarius Beatae Mariae Virginis
:
Queste ragioni le ha addotte Landolfo nel
Tractatus deConceptione Virginis
. Egli dice anche che il Signore nostro GesùCristo destinò Scoto, l’esimio Dottore dell’Ordine dei Minori, aParigi, dove, per comando apostolico, fu fatta una pubblicaDisputa su siffatta Concezione della Vergine; che senza dubbioScoto, confutate le ragioni e gli argomenti degli avversari, cosìdifese l’innocenza della Concezione della Vergine, che tutti gliavversari ammutolirono, cessarono la disputa. Per questo motivol’opinione dei Minori fu subito approvata dallo studio parigino
Il primo testimone della disputa parigina (
Actus Sorbonicus
)sostenuta da Scoto nel 1307
42
in difesa dell’Immacolata Conce-zione sembra essere stato
l’arcivescovo di Amalfi
Landolfo Ca-racciolo
(+1351)
43
, discepolo del Sottile a Parigi e poi lettoredelle
Sentenze
dopo il 1315. Questo è quanto ci viene riferito nel1507 da
Antonio Boniti da Cuccaro
nel suo
Elucidarius Beatae Mariae Virginis
:
Queste ragioni le ha addotte Landolfo nel
Tractatus deConceptione Virginis
. Egli dice anche che il Signore nostro GesùCristo destinò Scoto, l’esimio Dottore dell’Ordine dei Minori, aParigi, dove, per comando apostolico, fu fatta una pubblicaDisputa su siffatta Concezione della Vergine; che senza dubbioScoto, confutate le ragioni e gli argomenti degli avversari, cosìdifese l’innocenza della Concezione della Vergine, che tutti gliavversari ammutolirono, cessarono la disputa. Per questo motivol’opinione dei Minori fu subito approvata dallo studio parigino
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La Traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari
di Yaryna Moroz Sarno

È giunto il giorno della festa della luce,
la città di Bari esulta e con essa tutto l'universo
esulta con canti spirituali.
Dissolve l'oscurità delle tentazioni e dei guai
da coloro che gridano nella fede:
Salvaci come nostro grande protettore, oh San Nicola.
Troparion, voce 4
Le reliquie si sono levate come una stella,
da oriente a occidente, oh San Nicola,
e il mare è santificato dalla tua processione,
e la città di Bari riceve grazia per mezzo tuo.
Per noi, infatti, sei apparso come un operatore di miracoli,
meraviglioso e misericordioso.
Kontakion, voce 3
La Traslazione delle reliquie di San Nicola nel 1087 da Mira a Bari è stato un evento storico molto importante per la diffusione e lo sviluppo del culto del Santo. Le reliquie di uno dei santi più venerati dell'Oriente furono trasferite nella città italiana di Bari dalla Licia (Asia Minore). Papa Urbano II (1088–1099) istituì una celebrazione speciale in memoria di questo evento dal 9 maggio del 1089.
Secondo la narrazione della Vita di san Nicola di Michele archimandrita dell’VIII secolo, Nicola nacque a Patara, una delle maggiori città della Licia, nella parte sud-occidentale della Turchia, verso il 255; eletto vescovo di Mira (l’attuale Demre), partecipò al concilio di Nicea (325), morendovi pochi giorni dopo. Le spoglie di San Nicola riposarono a Mira circa 750 anni (337-1087), mentre il suo culto (specialmente a partire dal IX secolo) si diffondeva universalmente.
A seguito della traslazione delle reliquie per mano di sessantadue marinai che le trasportarono con tre caravelle, le reliquie del santo dal 1087 si trovano a Bari. Le cause che spinsero i marinai a procedere a tale furto furono di vario genere, di carattere divino e di ordine pratico. Di conseguenza l'impresa dei baresi fu conosciuta in Europa con la rapidità del vento. Alle due dettagliate relazioni baresi (di Niceforo e Giovanni Arcidiacono, entrambe del 1087-1088) si aggiunsero nel giro di una decina d'anni una rielaborazione francese ed una ucraina. Senza contare che quasi tutte le cronache e tutti gli annali di ogni paese riportarono la notizia.
La traslazione delle reliquie di San Nicola da Mira (Asia Minore, oggi Turchia) a Bari fu ideata e realizzata in un contesto storico ben preciso. La città stava attraversando un periodo di crisi a seguito della conquista normanna che nel 1071 l’aveva privata del ruolo di capitale del “tema di Longobardia”, con conseguente calo nelle attività commerciali. C’era anche una crisi d’identità politica, non risolta dalla ribellione di Argirizzo nel 1079, che aveva provocato una dura e umiliante reazione da parte del duca Roberto il Guiscardo. L’occupazione nel 1085 di Antiochia da parte dei musulmani aveva dato il colpo di grazia al commercio, essendo quella città il principale partner commerciale.
Su tre navi cariche di cereali 62 tra marinai e commercianti baresi salparono diretti ad Antiochia. Dopo una breve preghiera come se fossero normali pellegrini, si fecero indicare il luogo da dove estraevano la manna e dove era sepolto San Nicola. Inizialmente i monaci si rifiutarono, anzi cercarono invano di correre ad avvertire i cittadini che si erano rifugiati nei monti vicini, ma poi, spada alla gola, furono costretti a parlare. Alquanto timorosi al momento di frantumare il sepolcro del Santo, finalmente si fece avanti il giovane Matteo che con una spranga di ferro ruppe l’urna e trasse fuori le reliquie, per ultimo anche il cranio.
Secondo la Leggenda di Kyiv, in cui sarebbero confluite testimonianze dirette legata all’impresa, Nicola apparve in sogno a un sacerdote barese, confessandogli di non gradire più di restare in un luogo profanato dai turchi, tesi ribadita anche dal Compilatore franco, secondo cui Dio rivelò a un monaco la volontà di trasferire le reliquie di Nicola nella città sede del Catepanato bizantino. Diversi sovrani e personaggi influenti cercarono, ma invano, di trafugare le reliquie, mentre i baresi vi riuscirono perché quella era la volontà di Nicola, giocando di anticipo rispetto ai veneziani, anch’essi interessati ad accaparrarsi il sacro bottino, che, inevitabilmente, avrebbe dato maggiore prestigio alla loro città, con tutte le conseguenze socio- economiche che ne sarebbero derivate.
Entrarono nel porto di Bari nel pomeriggio della domenica 9 maggio, accolti da una folla festante. Ma dopo le manifestazioni di gioia, nacque il problema della persona a cui consegnare le reliquie. Salito sulla nave delle reliquie, l’abate benedettino Elia le prese in consegna con la promessa di tenerle nel suo monastero fino a che i capitani e il popolo non avessero preso una decisione. L’arrivo dell’arcivescovo Ursone due giorni dopo, invece di semplificare il problema, lo complicò, mostrandosi Ursone deciso a portare le reliquie in cattedrale. Il suo tentativo di impadronirsene provocò uno scontro armato con due morti e molti feriti.
Finalmente l’arcivescovo si rassegnò e concesse che il palazzo dell’antico governatore bizantino venisse trasformato in chiesa, di modo che Nicola avesse in città un suo proprio tempio. I lavori iniziarono l’8 luglio e a dirigerli fu quell’abate Elia che poi, alla morte di Ursone (14 febbraio 1089) fu eletto arcivescovo dal popolo unanime.
Le spoglie di San Nicola vennero nel 1089 definitivamente poste nella cripta della basilica eretta in suo onore. Il 1 ottobre 1089 venne papa Urbano II che collocò le reliquie sotto l’altare della cripta alla presenza dei conti normanni, creando la festa della traslazione a Bari 9 maggio. Il metropolita Efraim introdusse questa festa nel calendario della chiesa ucraina alla fine dell'XI secolo.
Questo evento è stato descritto nel Tractatus de translatione sancti Nicolai confessoris et episcopi, di un chierico benedettino di origine barese Nicefore e nella Translatio sancti Nicolai episcopi ex Myra di Giovanni Arcidiacono. Giovanni Arcidiacono nella sua Historia Translationis annunciò: "A tutte le chiese di Cristo rendiamo noto che […] dalla città di Mira, trasportate per mare dai Baresi, sono giunte a Bari le reliquie di San Nicola". Un manoscritto anonimo veneziano risalente al 1101 racconta sul trasferimento delle reliquie da Mira a Venezia, dei miracoli compiuti presso le reliquie del santo.
La chiesa, dove riposavano le sacre reliquie, è sopravvissuta intatta e vi hanno vissuto quattro monaci. Le reliquie di San Nicola sono state rinvenute sotto il pavimento della chiesa; diffondono un aroma straordinario in tutta la stanza. Avvolte da un velo, le reliquie furono trasferite su una nave, presero anche due monaci da questa chiesa e andarono a Bari, dove arrivarono il 9 maggio 1087, domenica sera dopo un viaggio di 20 giorni. L'intera città partecipò allo sbarco, il clero, guidato dal vescovo Ursone, andò con candele e incenso. Con il canto e il pianto dei fedeli, le sante reliquie furono trasferite nella chiesa di San Benedetto.
Si usa il termine traslazione per indicare il trasferimento, da una sede ad un'altra, di un corpo, soprattutto di reliquie. Anche per San Nicola si parla di traslazione delle sue ossa, nel lontano 1087, da Myra in Asia Minore a Bari. Ma forse la storia è un po' più complessa. All'inizio dell'anno mille, Nicola di Patara di Licia, vescovo di Myra, morto nel 326, era già molto famoso e venerato in tutto l'Oriente. Bari era un piccolo centro costiero che si trovava lungo la via percorsa sia dai pellegrini che da tutt'Europa volevano raggiungere Gerusalemme, sia da quelli che da Oriente volevano raggiungere Roma e Compostela. Bari era sede del governatore bizantino e anche di un monastero benedettino retto dall'abate Elia.
All'inizio dell'anno mille dunque, quando già si respirava aria di crociate, l'abate Elia pensò di erigere a Bari una chiesa per pellegrini e marinai, per renderla punto d'incontro tra Oriente e Occidente e - così tramandano le cronache - 'commissionò' a 62 marinai il furto delle ossa di San Nicola. I marinai partono, trafugano una parte del corpo e dopo una lunga navigazione arrivano a Bari il 9 maggio del 1087 che accadeva nel periodo pasquale (la Pasqua in questo anno era il 28 marzo) e consegnano le reliquie all'abate Elia che le custodisce e ha l'incarico di erigere la Basilica sul luogo dove sorgeva il palazzo del vecchio governatore greco (Catepano).
Per le reliquie che furono trasportate a Bari fu appositamente costruita la basilica a suo nome. Nel 1095 fu consacrata la prima parte, la cripta, e tutta la chiesa nel 1197. Le cronache raccontano che Elia non fu l'unico ad avere avuto questa idea: la ebbero anche i veneziani e infatti l'altra parte del corpo di San Nicola è nella chiesa di San Nicoletto al Lido di Venezia. I veneziani, infatti, fra il 1099 e il 1100 completarono l’opera dei baresi, ripulendo la tomba delle poche ossa di Nicola rimaste a Mira; trasportate a Venezia, si venerano ancora nella chiesa di San Nicola a Lido. Le reliquie di San Nicola sono tante: se ne trovano anche a Rimini, a Saint-Nicolas-de port (Francia), a Bucarest, a Volos (Grecia), San Nicola è patrono della Rus' di Kyiv (attuale Ucraina) e della Grecia.
La predilezione per San Nicola fu normale dal momento che Mira si trovava su un tragitto spesso seguito dalle navi baresi dirette in Siria, per cui non era necessario organizzare una particolare spedizione, dal momento che poteva essere inclusa in un’abituale operazione commerciale. D’altra parte, dove giacevano le spoglie di san Nicola, ormai infuriavano i Turchi, e pertanto i baresi non potevano essere incolpati di averlo rubato ai cristiani d’Oriente.
Frammento dell'icona di San Nicola con le scene della sua vita, seconda metà del XV secolo,
villaggio Gorlycia, Museo Nazionale di A. Sheptytsky, Leopoli
Sulle terre ucraine il culto di San Nicola nell'XI secolo aveva già assunto un carattere nazionale. Come è scritto nell'antica versione della vita del santo (XI secolo): "Venite in Rus' e vedete se non c'è città o villaggio in cui i miracoli di San Nicola non si siano moltiplicati". Il culto del santo divenne particolarmente popolare a Kyiv fin dall'istituzione in Rus'-Ucraina della festa della Traslazione delle Reliquie di San Nicola (circa nel 1091, quando venne adottata una festività che non esisteva in Grecia), ciò presume, esistevano i contatti diretti tra il principe Vsevolod di Kyiv e papa Urbano II, perché senza permesso del principe kyevano non era possibile introdurre la festa che andava in contrasto con la politica bizantina.
La gloria del santo come taumaturgo, il rapido trasferimento delle sue spoglie a Bari contribuirono al rafforzamento del suo culto non solo nell'Oriente e in Italia, ma anche in Rus'-Ucraina. La comparsa di antichi monumenti che descrivono la vita e i miracoli di San Nicola di Mira, composti da Efrem, un monaco del monastero delle Grotte a Kyiv, che visse a Costantinopoli nel 1055-1073, in seguito metropolita di Kyiv, riflette il crescente interesse per questo santo nell'Oriente cristiano nella seconda metà dell'XI secolo.
La Chiesa ucraina istituì la celebrazione della commemorazione della traslazione delle reliquie di San Nicola da Myra di Licia alla città di Bari il 9 maggio, poco dopo il 1087 (probabilmente già nell'anno successivo) sulla base di una profonda venerazione del popolo. L'istituzione di questa festività in Rus'-Ucraina è attribuita al metropolita Efrem, che governò la metropolia di Kyiv alla fine dell'XI secolo.
Esiste ipotesi che questa festa è stata introdotta nel calendario ecclesiastico ucraino da metropolita Giovanni III o Nicola (1091-1097), anche se è molto probabile che la celebrazione di questo evento era già stata introdotta sotto il metropolita Giovanni II (1077-1089): durante il suo regno, le cronache menzionano la traslazione delle reliquie di San Nicola.
La stychyra e il canone per la Traslazione delle reliquie di San Nicola, scritti in lingua antica ucraina, confermano la popolarità di questa festa in Ucraina. Noto tramite un manoscritto su pergamena del XIV secolo. "Il servizio (stychyri e canone) per il trasferimento delle reliquie di San Nicola alla città di Bari", che inizia con le parole "Il trasferimento delle tue sante reliquie ha stabilito per noi la festa della luce" ed è attribuito al vescovo Efrem di Pereyaslav o al creatore dei canoni, Gregorio, noto per il Kyiv-Pechersk Pateryk, fu celebrato il 9 maggio. La festività del 9 maggio è registrata nelle antiche cronache mensili ucraine dei Vangeli Orshanske e Galiziano (1144), e nel vangelo bulgaro di Tyrnov (1273) (da Zagabria) e vangeli serbi medievali. "Il racconto della traslazione delle reliquie del santo a Bari" fu scritto, a quanto pare, da un contemporaneo agli eventi. "Il racconto della sepoltura di San Nicola" era incluso nella raccolta del XV secolo: "Benedetto sei tu, Signore, Gesù Cristo nostro Dio, che hai creato opere meravigliose e imperscrutabili, che hai magnificato la luminosa e festosa congregazione di San Nicola".
"Trasferimento delle reliquie di San Nicola"
(frammento dell'icona "Nicola il Taumaturgo con le sсene della Vita"), fine XV secolo
"Trasferimento delle reliquie di San Nicola", seconda metà del XVII secolo,
Mlyny, scuola Sudovo-Vyshenskaya.
"Trasferimento delle reliquie di San Nicola", fine del XVII secolo, scuola Rybotytska,
del villaggio Liskovate, Museo nazionale intitolato ad A. Sheptytsky a Leopoli.
Marko Shestakovych, "Trasferimento delle reliquie di San Nicola", gli anni '30 del XVIII secolo, villaggio di Moldavsko, Museo Nazionale intitolato ad A. Sheptytsky a Leopoli.
Museo delle arti, chiesa dello Spirito Santo, XVIII secolo
"Traslazione delle reliquie di San Nicola", l'inizio del XVIII secolo, villaggio di Boyanets,
Museo dell'architettura e della vita popolare di Leopoli.
***
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giovedì 7 maggio 2026
San Giovanni il Teologo, Apostolo ed Evangelista
San Giovanni il Teologo Evangelista
di Yaryna Moroz Sarno
Il mosaico della cattedra di Santa Sofia a Kyiv, XI secolo
Apostolo amato da Cristo Dio,
affrettati a salvare le persone irresponsabili;
Prega lui, il Teologo,
che tu sei appoggiato al suo petto,
chi ti ha ricevuto, ti accetta, di cui tu appartieni,
e chiedi per noi pace e grande misericordia.
Troparion, voce 2
Il sant'apostolo ed evangelista Giovanni il Teologo (in gr. ᾿Ιωάννης ὁ Θεολόϒος, Εὐαγγελιστής Ἰωάννης; ebr. יוחנן כותב הבשורה; Betsaida - Efeso, 98 /104), il figlio di Zebedeo e Salomè (che era, secondo la tradizione, cugina della Madre di Dio), il fratello dell'apostolo Giacomo Maggiore, fu chiamato insieme al fratello sul lago di Genezaret a seguire il Signore Gesù Cristo. L'apostolo Giovanni prima era discepolo di Giovanni Battista, ma dopo la sua chiamata non si separò più dal Signore, divenne uno tra i tre discepoli (insieme a San Pietro e Giacomo Maggiore) che Egli avvicinò in modo speciale.
Il mosaico della basilica di San Vitale, Ravenna, 546-47.
Era particolarmente amato da Gesù per la sua purezza verginale e il suo amore fedele, partecipe dei principali eventi della vita e del ministero del Maestro. San Giovanni il Teologo era presente alla risurrezione della figlia di Giairo da parte del Signore ed è stato testimone della Trasfigurazione del Signore al Tabor. Durante l'Ultima Cena si adagiò accanto al Signore e, al segno dell'apostolo Pietro, appoggiato al petto del Salvatore il suo capo, chiese il nome del traditore. Uno dei dei Dodici, "il discepolo che Gesù amava", era quello al quale il Signore affidò la Sua madre.
L'apostolo Giovanni seguì il Signore quando, legato, fu condotto dall'orto del Getsemani al giudizio dei sommi sacerdoti Anna e Caifa, fu alla corte del sommo sacerdote durante l'interrogatorio del suo Maestro e lo seguì senza sosta lungo la Via della Croce, unico tra gli apostoli che rimase accanto alla Vergine Maria ai piedi della Croce, udì le parole del Signore rivolte a Lei: "Donna, ecco tuo figlio" e a lui: "Ecco tua madre" (Gv 19, 26, 27). Da quel momento l'apostolo Giovanni, come un figlio amorevole, si prese cura della Beata Vergine Maria e la servì fino alla sua Dormizione, senza lasciare Gerusalemme.
Il frammento del mosaico nella cattedrale di San Marco a Venezia, XI secolo
Dopo la Dormizione della Madre di Dio, l'apostolo Giovanni, si recò a Efeso e in altre città dell'Asia Minore per predicare il Vangelo, portando con sé il suo discepolo Proco. La sua predicazione fu accompagnata dai numerosi grandi miracoli, tanto che il numero dei credenti aumentava ogni giorno. Durante la persecuzione dell'imperatore Nerone (56-68) l'apostolo Giovanni fu portato a Roma e fu condannato alla morte, ma il Signore lo conservò. Poi fu torturato con l'olio bollente a Roma sotto Domiziano, ma rimase vivo, poi venne esiliato sull'isola di Patmos (Πᾴτμος), che si esprime negli scritti di Sant'Ireneo e di Eusebio, dove ebbe la rivelazione che sono state descritte nell'Apocalisse. Dopo la morte dell’imperatore Domiziano nel 96, durante regno dell’imperatore Nerva Giovanni fece ritorno a Efeso, dove passò l’ultimo periodo della sua vita e morì in tardissima età.
Fu unico sopravvissuto tra i Dodici apostoli, morì in tarda età o sull'isola di Patmos o in Efeso ai tempi dell'imperatore Traiano. Tra V e VI secolo sulla sua tomba ad Efeso fu costruita una basilica.
La tradizione della Chiesa attribuisce all'evangelista Giovanni la creazione dei testi canonici del Nuovo Testamento, tra cui il Vangelo di Giovanni, l'Epistola di S. Giovanni, (le tre lettere di Giovanni Evangelista) ed Apocalisse. Per la profondità dei suoi scritti è stato indicato come "il teologo", spesso raffigurato col simbolo dell'aquila. San Giovanni è il patrono dei teologi e degli scrittori.
Mosaico del monastero di Nea Moni in Chios, l'XI secolo
Particolare del mosaico di Cimabue, "Cristo in trono tra la Vergine e San Giovanni Evangelista"
Duomo, Pisa, 1301-02
San Giovanni appare anche negli Atti degli Apostoli (3, 3-11; 4, 13) dove è uno degli apostoli "colonne" della Chiesa, con Giacomo e Pietro (Cefa), è stato ricordato da San Paolo nella sua lettera ai Galati (2, 9). E' stato sepolto probabile ad Efeso, nel luogo della sepolcro si celebrano le liturgie in sua memoria. "Grandi luminari della Fede dormono in Efeso, e questi risorgeranno nel giorno della Parusia del Signore... come Giovanni, colui che poggiò la testa al petto del Signore: anche lui dorme in Efeso" scriveva nella sua storia Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, 3.31.3 (M.20.280B). Nell'apocrifo scritto nel II secolo in greco Atti di Giovanni si afferma che San Giovanni Teologo dopo la sua morte fu assunto nei cieli e la sua tomba rimase vuota. Secondo gli Atti di San Giovanni i suoi discepoli nel luogo dove apostolo pregava nel giorno precedente "non trovarono niente se non i suoi sandali".
Basilica e tomba di San Giovanni ad Efeso
La celebrazione dedicata a San Giovanni il Teologo dell'8 maggio è stata istituita dalla Chiesa in ricordo della raccolta della finissima polvere rosa sul luogo della sua sepoltura in questo giorno che guariva i varie malattie. Per circa mille anni, ogni anno l'otto maggio usciva una sottile polvere, che i fedeli chiamavano "manna" dalla tomba di San Giovanni. I riferimenti su questo miracolo annuale troviamo in Sant'Agostino e Gregorio di Tours. Nel 724, visitando Efeso, un vescovo anglosassone San Willibaldo descriveva il miracolo della manna che sgorgava dalla tomba di San Giovanni. Nel X secolo Simeone Metafraste sottolineava la grandezza della festa dell'8 maggio rivelando una numerosissima partecipazione che fossero superavano numero delle stelle nel cielo.
Nei primi anni del XII secolo, visitò la basilica di San Giovanni costruita sulla sua tomba un pellegrino da Rus'-Ucraina l'igumeno Daniele, che descrisse la festa celebrata l'8 maggio: "Sono 60 verst dall'isola di Chios a Efeso; e in quest'ultimo luogo si vede la tomba di San Giovanni Evangelista. Nell'anniversario della sua morte, dalla tomba sale polvere sacra, che i fedeli raccolgono come rimedio contro ogni tipo di malattia; qui c'è anche il vestito che Giovanni indossava. Vicino c'è la grotta in cui riposano i corpi dei Sette Dormienti che dormirono per 360 anni, addormentandosi sotto il regno dell'imperatore Decio e risvegliandosi al tempo dell'imperatore Teodosio. Nella stessa caverna ci sono (le spoglie dei) trecento Santi Padri e di Sant'Alessandro; qui c'è anche la tomba di Maria Maddalena, così come la sua testa; e il santo Apostolo Timoteo, discepolo di San Paolo, riposa nella sua antica bara. Nella vecchia chiesa è conservata l'immagine della Santa Vergine; fu con questa che i santi (padri) confutarono l'eretico Nestorio. Qui si vede anche il Bagno di Dioscoride, dove San Giovanni Evangelista lavorò con Procoro nella casa di Romana. Abbiamo visto anche il porto, chiamato 'Porto di Marmo', dove San Giovanni Evangelista fu gettato a riva dal mare."
La Legenda Aurea racconta che Sant'apostolo Giovanni è stato rapito al cielo circondato dalla gloria divina, e al suo posto rimase la "manna".
Le immagini più antiche di Giovanni il Teologo risalgono al III - IV secolo nelle pitture delle catacombe e nei rilievi dei sarcofagi dove San Giovanni è rappresentato tra i dodici apostoli o tra i quattro evangelisti che circondano il Salvatore. Le sue immagini sono state conservate sull'affresco della catacomba di Karmuz (Egitto), IV - VI secolo, le immagini singole sul dittico d'avorio, 450-460 e le ampolle (Londra, Victoria and Albert Museum), nel mosaico a cupola del Battistero degli Ortodossi della metà del V secolo, nell'oratorio della Cappella Arcivescovile (494-519) in un medaglione in San Vitale (547 ca) a Ravenna. La basilica dedicata a San Giovanni Evangelista è il più antico edificio del culto a Ravenna che risale al periodo dell'imperatrice Galla Placidia.
La miniatura del Vangelo di Mstyslav, 1103-1113
San Giovanni Evangelista, Dobrylove Vangelo, 1164
La miniatura del Vangelo ucraino di Lavryshiv, XIII secolo
Il frammento della Deisis, villaggio Vanivka, XV-XVI secolo,
Museo Nazionale di Leopoli
Il frammento dell'iconostasi del XVI secolo (dalla Skvariava Nova)
con le rappresentazioni di San Giovanni e San Pietro
Frammento delle Porte Reali. fine del XV - inizio del XVI secolo dal villaggio di Balutyanka
Il sigillo delle porte reali, la metà del XVI secolo, dal villaggio di Velyka Sushytsia.
Il frammento delle Porte Reali dell'iconostasi del XVI secolo,
dalla chiesa dell'Arcangelo Michele, Yasenytsia-Zamkova, Museo Nazionale a Leopoli.
Frammento dell'icona di San Giovanni Battista, seconda metà del XVI secolo,
chiesa di San Nicola, villaggio di Lishchyny, Museo Nazionale delle terre di Peremyśl
villaggio di Volia-Dobrostanska, Museo Nazionale di Andrey Sheptytsky a Leopoli
La parte delle Porte Reali dell'iconostasi della fine del XVI secolo
Il frammento delle Porte Reali dell'iconostasi della seconda metà del XVI secolo
Il frammento delle Porte Reali, la metà del XVI secolo
Frammento delle Porte Reali, scuola di pittura di icone Sambir, seconda metà del XVI secolo,
dal villaggio di Busovysko, Museo Nazionale Andrey Sheptytsky di Leopoli
Frammento dell'icona di San Giovanni Battista con le scene di vita.
Scuola pittorica di Sambir, seconda metà del XVI secolo. Collezione "Studion", Leopoli.
Il frammento delle Porte Reali dell'iconostasi della metà del XVI secolo
dal villaggio di Velyka Sushytsia.
Il frammento delle Porte Reali dell'iconostasi della metà del XVI secolo,
dal villaggio di Velyka Sushytsia
Il frammento delle Porte Reali dell'iconostasi della metà del XVI secolo
Frammento dell'iconostasi dell'inizio del XVII secolo dal villaggio di Klesiv.
Frammento delle Porte Reali. della metà del XVI secolo dal villaggio di Radruzh
Frammento dell'icona di San Giovanni Battista. metà del XVI secolo,
chiesa della Discesa dello Spirito Santo, Roghatyn.
Frammento dell'iconostasi della seconda metà del XVII secolo.
Dal villaggio di Rybnik. Collezione "Studion", Leopoli
Dalle Porte Reali, l'inizio del XVII secolo, dalla chiesa dell'Arcangelo Michele,
villaggio di Peregrymka, Polonia.
Maestro Fedir Senkovyc, San Giovanni con gli atti,
l'icona dell'iconostasi Ripniv, regione di Leopoli (1599 ca)
Il frammento della Crocefissione, l'inizio del XVII secolo, Volyn'
L'incisione, "L'Apostolo", la topografia di Slozka, Leopoli 1639
Stepan Popovych Medytsky, l'affresco nella chiesa dell'Esaltazione della Santa Croce, Drohobych,1672
L'affresco nella chiesa di San Giorgio, Drogobych, la seconda metà del XVII secolo
L'affresco nella chiesa di San Giorgio, Drogobych, la seconda metà del XVII secolo
Il frammento dell'iconostasi di Rogatyn, XVII secolo
L'icona del 1696, dalla chiesa dell'Arcangelo Michele, villaggio di Okorsk,
distretto Lokachynsky, Museo delle icone di Volyn', Lutsk
L'icona fine del XVII secolo dalla chiesa dell'Assunzione nel villaggio di Tverdyni del decanato di Lokachyn, Museo delle icone di Volyn', Lutsk.
Ivan Rutkovych, il frammento dell'iconostasi, 1697-99, Skvariava Nova,
Museo Nazionale a Leopoli
Ivan Rutkovych, il frammento dell'iconostasi di Zhovkva, 1697-99
Museo Nazionale di Leopoli
villaggio di Smolyhiv, distretto di Lutsk, Museo delle icone, Lutsk.
San Giovanni e San Giacomo Apostolo, l'inizia del XVIII secolo,
frammento dell'iconostasi della chiesa della Santissima Trinità a Zhovkva
frammento dell'iconostasi della chiesa della Santissima Trinità a Zhovkva
L'icona ucraina del XVIII secolo
Il frammento dell'affresco, la prima metà del XVIII secolo (1718),
chiesa della Santissima Trinità, Kyiv
Yov Kondzelevych, sigillo delle Porte Reali nell'iconostasi di Voschatyny, 1722.
Museo Nazionale intitolato ad Andrej Sheptytskij di Leopoli
Sant'Agostino nei "Trattati sulla prima Lettera di Giovanni" scriveva: "Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi e ciò che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita. Chi è che tocca con le mani il Verbo, se non perché il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi? (cfr. Gv 1, 14). Il Verbo che si è fatto carne, per poter essere toccato con mano, cominciò ad essere carne della Vergine Maria; ma non cominciò allora ad essere Verbo, perché è detto: "Ciò che era fin da principio". Vedete se la lettera di Giovanni non conferma il suo vangelo, dove ora avete udito: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio" (Gv 1, 1). Forse qualcuno prende l'espressione "Verbo della vita" come se fosse riferita a Cristo, ma non al corpo di Cristo toccato con mano. Ma fate attenzione a quel che si aggiunge: "La vita si è fatta visibile" (1 Gv 1, 2). E' Cristo dunque il verbo della vita. E come si è fatta visibile? Esisteva fin dal principio, ma non si era ancora manifestata agli uomini; si era manifestata agli angeli ed era come loro cibo. Ma cosa dice la Scrittura? "L'uomo mangiò il pane degli angeli" (Sal 77, 25). Dunque la vita stessa si è resa visibile nella carne; si è manifestata perché la cosa che può essere visibile solo al cuore diventasse visibile anche agli occhi e risanasse i cuori. Solo con il cuore infatti può essere visto il Verbo, la carne invece anche con gli occhi del corpo. Si verificava dunque anche la condizione per vedere il verbo: il Verbo si è fatto carne, perché la potessimo vedere e fosse risanato in noi ciò che ci rende possibile vedere il Verbo. Disse: "Noi rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile" (1 Gv 1, 29), ossia, si è resa visibile fra di noi; o meglio, si è manifestata a noi. "Quello dunque che abbiamo veduto e udito, lo annunziamo anche a voi" (1 Gv 1, 3). Comprenda bene il vostro amore: "Quello che abbiamo veduto e udito, lo annunziamo anche a voi". Essi videro il Signore stesso presente nella carne e ascoltarono le parole dalla bocca del Signore e lo annunziarono a noi. Anche noi perciò abbiamo udito, ma non abbiamo visto. Siamo dunque meno fortunati di coloro che hanno visto e udito? E come mai allora aggiunge: "Perché anche voi siate in comunione con noi"? (1 Gv 1, 3).Essi hanno visto, noi, no, eppure siamo in comunione, perché abbiamo una fede comune. La nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la vostra gioia sia perfetta (cfr. 1 Gv. 1, 3-4). Afferma la pienezza della gioia nella stessa comunione, nello stesso amore, nella stessa unità". (Tratt. 1, 1. 3; PL 35, 1978. 1980)
L'epitrakhil (la stola) del metropolita Andrea Sheptyckyj dell'inizio del XX secolo
con le rappresentazioni di San Giovanni e San MatteoPer consultare le icone ucraine vedi anche:
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