giovedì 2 luglio 2026

Deposizione della cintura della Santissima Madre di Dio


Deposizione della Cintura
della Santissima Madre di Dio

a cura di Yaryna Moroz Sarno



  La festa della Deposizione della Cintura della Santissima Madre di Dio (in gr. Μνήμη τῆς καταθέσεως τῆς τιμίας Ζώνης τῆς ὑπεραγίας Θεοτόκου) si celebrava il 31 agosto nell'ultimo giorno dell'anno liturgico. Il ciclo liturgico annuale delle Chiesa orientale si inizia e si chiude con le celebrazioni dedicate alla Santissima Vergine Maria, dopo aver fatto il percorso dalla sua Natività - attraverso l'Intercessione, l'Introduzione nel Tempio, l'Annunciazione, fino alla Dormizione e all'ultimo giorno dell'anno liturgico. 
  Questa festa, in realtà, era una continuazione della festa dell'Assunzione della Santissima Madre di Dio: non è solo dedicata alla Madre di Dio, ma l'evento stesso della donazione della cintura all'apostolo San Tomasso era in connessione con l'Assunzione. Secondo la tradizione, la cintura era tessuta da pelo di cammello dalla stessa Madre di Dio. Al termine della sua vita terrena, lo diede all'apostolo Tommaso che non riusciva a credere nella sua verginità. 
    La Cintura della Santissima Madre di Dio (Ζώνη τῆς ὑπεραγίας Θεοτόκου) era una delle tre principali reliquie di Costantinopoli, associata alla vita terrena della Madre di Dio; oltre alla Cintura, erano custoditi a Costantinopoli la Veste (più precisamente il maforium) della Vergine Maria e l'icona della Madre di Dio Odigitria, scritta, secondo la leggenda, dall'evangelista Luca. Nella Chiesa Orientale in onore della reliquia è stata istituita una celebrazione - "La Deposizione dell'onesta cintura della Santissima Madre di Dio" (gr. μνήμη τῆς καταθέσεως τῆς τνης ῆπεραγίας θεοτός) nella chiesa delle Blacherne di Costantinopoli accadde durante il regno dell'imperatore Arcadio (395-408). Nel 730 patriarca Germano scrisse un'omelia nell' anniversario della dedicazione della chiesa. 
   Secondo la tradizione che è stata descritta nel Menologio di Basilio II (X secolo; cfr. PG 117, col. 613), la cintura e la veste della Madre di Dio, poco prima dell'Assunzione, furono donate a due pie vedove di Gerusalemme e poi tramandata di generazione in generazione. Sotto l'imperatore bizantino Arcadio (imperatore dal 395; morto nel 408), la cintura della Santissima Vergine Maria fu consegnata a Costantinopoli e riposta in un bellissimo scrigno, che trovò posto in una delle tre principali Madre di Dio chiese di Costantinopoli (nella chiesa di Chalkopratia, o secondo alcune fonti nella chiesa delle Blacherne - questa è probabilmente una conseguenza della confusione - la chiesa delle Blacherne era il luogo dove veniva conservata la Veste della Madre di Dio; è del tutto possibile, tuttavia, che le reliquie potevano essere spostate da una chiesa ad altra). 
  Nel IV secolo Arcadio, figlio dell'imperatore bizantino Teodosio il Grande, portò la cintura a Costantinopoli. In onore di questo evento è stata istituita una festa in chiesa. Inoltre, la figlia di Arcadio Pulcheria, che in seguito divenne lei stessa l'imperatrice, secondo lo storico Niceforo Callisto Xantopulus, decise "di eseguire lì preghiere notturne e una processione ogni mercoledì", e lei stessa guidava sempre la processione con una lampada accesa nella sua mano. Nel VI secolo, il patriarca Timoteo I completò il canone con la processione - il venerdì - dalla chiesa della Blacherne, dove era custodita la veste della Madre di Dio, alla chiesa di Chalkopratia, dove giaceva la sua cintura. Alcuni, per questo, furono completamente confusi e decisero che entrambi i santuari fossero tenuti insieme - a Blacherne: Sant'Andrea di Creta e il patriarca Eutimio, e molti pellegrini russi lo menzionano.  
   Per secoli, lo scrigno con la cintura della Madre di Dio non è stato aperto, ma cinque secoli dopo la deposizione della cintura avvenne che la moglie dell'imperatore bizantino Leone IV il Saggio (866-912), l'imperatrice Zoe Carbonopsina (in gr. Ζωή Καρϐωνοψίνα) (880 ca -920) si ammalò.  Sua moglie ebbe una visione che lei si sarebbe liberata della sua malattia se le venisse posta la Cintura della Santissima Vergine Maria. L'imperatore aprì lo scrigno e trovò la cintura sana e salva. Prima la cintura era sigillata con un crisovulo d'oro dell'imperatore Arcadio, su cui erano indicati l'anno della deposizione della cintura a Costantinopoli, nonché la data esatta di questo evento: il 31 agosto.
    L'imperatrice Zoe fu guarita dalla cintura della Vergine Maria ed in segno della sua gratitudine alla Madre di Dio, ricamò l'intera cintura con filo d'oro.
    La reliquia nel X secolo è stata divisa in più parti e finirono in B
ulgaria, Georgia (a Zugdidi) e Cipro (nel monastero di Trooditissa). La reliquia era portata in Georgia nel 1028, insieme ad altre dote, dalla nipote dell'imperatore Romano III Argir, che la sposò con il re georgiano Bagrat IV Bagration (1027-1072). I frammenti più grandi sono conservati nel monastero di Vatopedi sull'Athos, nel monastero di Treviri e in Georgia. Anche oggi attraverso le preghiere alla Madre di Dio da questa reliquia continuano a ricevere le guarigioni coloro che soffrono.
     La Cintura santa adesso è custodita nella cappella del monastero di Vatopedi sul Monte Athos. 
    


martedì 30 giugno 2026

Santi medici e martiri Cosma e Damiano


I Santi Cosma e Damiano
medici e martiri

di Yaryna Moroz Sarno


Menologio di Basilio II, Vat. gr. 1613, fol. 152


   I santi medici Cosma e Damiano (Κοσμάς και Δαμιανός) sono tra i santi più popolari dell'Oriente. La venerazione dei Santi Cosma e Damiano era divisa in tre tradizioni e si veneravano tre gruppi di santi con lo stesso nome: 1) Cosma e Damiano, i monaci asiatici (commemorati il 1 novembre), i figli del cristiano Teodoto, che morirono di morte naturale e furono sepolti nella zona di Feremma (Fereman), a nord della città di Ciro (Siria settentrionale); 2) i gemelli Cosma e Damiano, martiri romani (commemorati il ​​1 luglio), furono uccisi per invidia da un medico pagano durante il regno dell'imperatore Marco Aurelio Carino (283-285); 3) Cosma e Damiano, martiri arabi (commemorati il 17 ottobre), hanno accettato il martirio insieme ad altri fratelli, Leonzio, Anfimo ed Euprepius, nella città di Aegi (Αἰγαί, Cilicia) durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. 
  Già entro il IX secolo a Costantinopoli esisteva la differenziazione nella venerazione delle tre coppie dei santi. Il patriarca di Costantinopoli Metodio I (843-847) li separa chiaramente (BHG, N 377a). La distinzione delle 3 coppie di santi è presente Typikon della Grande Chiesa a Costantinopoli, nel Menologio di Basilio II e nel Synaxarion della chiesa di Costantinopoli della fine del X secolo. Le tre coppie dei santi con questi nomi hanno in comune quello che sono fratelli e sono medici guaritori che svolgevano il loro servizio gratuitamente. Le loro vite erano descritti da Simeone Metafraste (X secolo), Massimo Diacono i greco. 
  I santi martiri Cosma e Damiano (ca 260-303), due santi medici, che furono gemelli e fratelli maggiori dei santi Antimo, Leonzio ed Euprepio, furono della prima generazione dei martiri che testimoniarono la loro fede durante le persecuzioni di Diocleziano. Studiarono insieme medicina in Siria e ben presto avevano grande fama per la loro capacità di curare i malati ed anche curavano gratuitamente. Animati da vero spirito di fede e di carità si servirono della loro conoscenza medica per curare sia i corpi sia le anime con l'esempio e con la parola. Riuscirono a convertire al cristianesimo molti pagani. Si recavano in fretta presso chiunque li richiedesse rifiutando ogni compenso, contenti di poter per mezzo della loro arte medica esercitare un po' di apostolato. In questo modo si attirarono amore e stima non solo dai cristiani, ma anche dagli stessi infedeli. Venivano da tutti soprannominati "Anàrgiri" (dal greco anargyroi, parola greca che significa "senza l'argento, senza denaro"), proprio perché non si facevano pagare per la cura dei malati. 
  Mentre essi compivano tanto bene, furono arrestati sotto la persecuzione di Diocleziano ed accusati di essere cristiani. I santi Cosma e Damiano si trovavano in quel tempo ad Egea di Cilicia, in Asia Minore. Così circa l'anno 300 i santi medici furono arrestati e condotti davanti al tribunale di Lisia, governatore della Cilicia. Lisia sdegnato ordinò che fossero legati e flagellati. Dopo questo primo tormento, persistendo i Santi nel loro fermo proposito, ordinò che fossero gettati in mare. L'ordine fu all'istante eseguito, mentre una grande turba di cristiani piangeva dirottamente. Il Signore venne in loro soccorso: le onde li spinsero fino alla riva e così poterono salvarsi. A tal vista il popolo gridò : "Siano salvi i nostri medici; si rispettino quelli che il mare stesso rispetta". Purtroppo tutte queste grida furono vane: il proconsole li voleva assolutamente morti, perciò li fece gettare in una fornace ardente. Liberati miracolosamente dal Signore, dopo altri vari tormenti, furono fatti decapitare a Egea probabilmente nel 303. Furono sepolti insieme a Ciro in Siria, il loro sepolcro divenne meta di pellegrinaggi. 
    Il culto dei santi Cosma e Damiano si diffuse subito dopo la loro morte. Le loro reliquie, secondo le testimonianze del vescovo di Ciro, Teodoreto (m. 458), sono state inviate alle numerose chiese già costruite in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia fondate già nel IV secolo). Nella Cronaca di Edessa, si parla della costruzione della chiesa dedicata ai santi Cosma e Damiano nell'ospedale di Edessa (Chronicon Edessenum, ActaSS. T. 7, 439). L'agiografo del VI secolo Cirillo di Scitopoli riferisce che San Saba (439-532) trasformò la sua casa a Mutalaska (Cappadocia) nella chiesa di Cosma e Damiano (Cyr. Scyth., Vita Sabae, 75). Il diacono Teodosio (prima metà del VI secolo) raccontava della tomba di Cosma e Damiano a Ciro, dove, secondo la sua testimonianza, loro subirono il martirio (Theodos., De situ Terrae sanctae, 32, 125). I racconti sul loro martirio furono riscritti da vari autori: Andrea di Creta, Pietro d'Argo, Teodoro. 


La miniatura sul martirio di Santi Cosma e Damiano, Menologio di Basilio II, Vat. gr. 1613, fol. 120

   
   Già nel V secolo a Ciro c'era la chiesa intitolata a San Cosma. Nel V - VI secolo a Costantinopoli esisteva la chiesa dei santi Cosma e Damiano vicino alla basilica Blacherna. L'imperatore bizantino Giustiniano I (527 - 565), guarito per la loro intercessione (Procop., De aedif. I, 6), portò le reliquie a Costantinopoli ed insieme al patriarca Proclo costruì la basilica dedicata ai santi che divenne un luogo di numerosi pellegrinaggi. La basilica e poi monastero, cosiddetto Cosmidion (Κοσμίδιον) che ha dato il nome alla zona circostante, fu il principale centro bizantino del culto dei Santi Cosma e Damiano. A questa chiesa erano associati i molti miracoli postumi dei santi. Il culto dei santi cresce nell' XI secolo. Durante il suo regno l'imperatore Michele IV detto il Paflagone ricostruisce la chiesa e decora, poi si ritirò nel monastero e si fece seppellire (1041) nella chiesa dedicata ai santi. 
 La venerazione di Cosma e Damiano si diffuse rapidamente oltre Costantinopoli. Sono numerose le dedicazioni delle chiese e dei monasteri in loro onore in Asia Minore, in Bulgaria, in Grecia, in Panfilia, in Cappadocia, Gerusalemme. Nella Chiesa Orientale la festa dei Santi Cosma e Damiano si celebra 1 luglio, 17 ottobre, 1 novembre. Nell'Occidente la loro commemorazione è il 26 settembre. 
   Partendo da Roma, con l’oratorio dedicato a loro presso Santa Maria Maggiore (Liber Pontificalis, vol. 1, 262) da papa Simmaco (498- 514) e con la basilica con i mosaici absidali al Foro romano eretta per la volontà di papa Felice IV (526-530), che fece anche portare le loro reliquie a Roma, il loro culto divenne noto in Occidente. I loro nomi erano introdotti nel Canone della Messa. 
  Santi Cosma e Damiano sono diventi santi patroni della famiglia dei Medici a Firenze, che prima si essere banchieri erano medici e speziali. 

San Damiano, il mosaico della chiesa di San Giorgio a Salonicco, 
la fine del IV - l'inizio del V secolo 

San Cosma, l'affresco della chiesa di Santa Maria Antiqua a Roma, 705-707

San Cosma e Damiano, mosaico della basilica di Sant'Eufrasio in Parenzo (543–553), Croazia

   Tra le prime raffigurazioni conservate di Cosma e Damiano sono i  mosaici della fine del IV - l'inizio del V secolo nella rotonda di San Giorgio a Salonicco. Le rappresentazioni dei Santi Cosma e Damiano (insieme al santo donatore papa Felice IV) sono nel mosaico absidale della basilica di Santi Cosma e Damiano al Foro Romano (V - VI secolo), nel mosaico nella conca dell'abside della basilica di Sant'Eufrasio in Parenzo a Croazia (543–553), nella cappella della chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro a Roma negli affreschi realizzati sotto papa Giovanni VII (705-707). Le loro raffigurazioni si trovano nell'arco trionfale della basilica di San Michele in Africisco a Ravenna, nella Cappella di Sant'Andrea, l'oratorio vescovile eseguiti durante i tempi del vescovo Pietro II (494-520), adesso all'interno del Museo Arcivescovile di Ravenna, tra le miniature dell'XI secolo della vita dei Santi nella biblioteca di Santa Caterina. 
   Il santuario dei Santi medici Cosma e Damiano,  menzionato nella lettera di papa Bonifazio IX nel 1397, che si trova a Ravello (SA), contiene gli affreschi della tradizione bizantina con le rappresentazioni dei Santi che possano testimoniare che l'origine della chiesa è più antica.
   
Gli affreschi dell'Oratorio nella parete sud est delle catacombe di Santa Lucia, Siracusa, 
la prima metà del VII secolo


I mosaici della Cappella di Sant'Andrea a Ravenna 

Mosaico absidale della basilica di Santi medici Cosma e Damiano a Roma, VI secolo  

San Cosma accompagnato da San Pietro   

San Damiano con San Paolo 

L'affresco del XIII secolo, Tempio di Romola sottostante alla basilica di San Cosma e Damiano a Roma

   La vita dei Santi Cosma e Damiano che risale al IV secolo e dalla letteratura bizantina si diffuse nell'antica tradizione della Rus'-Ucraina, dove subì alcune elaborazioni: riduzione ed aggiunte. Per esempio, sono stati compilati articoli aggiuntivi sui dodici miracoli, la parola lodevole, la lettura per la memoria dei santi Cosma e Damiano, un miracolo speciale, cosiddetto di Korsun' (Cersoneso). Il miracolo di Korsun' scritto in ambiente slavo descrive la fratellanza come la trasformazione dell'acqua in vino, e viceversa, il vino in acqua.   
  Gli Uffici con la loda di Santi Cosma e Damiano dell'Asia e di Roma sono tra le più antiche traduzioni slave: gli contengono già gli Uffici delle Minei dell'XI secolo. I santi erano inclusi del Prolog del XII secolo. Alla metà del XIV secolo questi Uffici sono stati ritradotti in lingua paleoslava in Bulgaria (o sul Monte Athos) come parte delle Minei. Nella Rus'-Ucraina questa traduzione si è diffusa dal primo trentennio del XV secolo. La vita dei santi incluse nei suoi Chetiji -Minei pubblicati a Kyiv nel 1689 grande agiografo ucraino dell'epoca barocca Dmytro Tuptalo.  
    La popolarità di Cosma e Damiano come guaritori è stata consolidata nella Rus'-Ucraina attraverso le dedicazioni di numerose chiese, nella loro rappresentazione sulle icone e miniature di manoscritti, nell'onomastica e nella toponomastica. Tra sovrani della dinastia di Riuryk nella Rus'-Ucraina il primo che ebbe nome Cosma fu Sviatoslav Yaroslavoych. Il culto dei Santi Cosma e Damiano era uno dei più importanti culti patronali medievali. 
  Nelle città medievali le chiese patronali di Cosma e Damiano si costruivano negli insediamenti dei fabbri, intorno erano raggruppate le confraternite delle corporazioni dei fabbriSanti Cosma e Damiano erano considerati i loro patroni. Il giorno della loro commemorazione c'era una festa nelle botteghe dei fabbri, quando la bottega del fabbro portava lo stendardo della gilda dei fabbri decorato con le immagini dei Santi Cosma e Damiano.
   Le raffigurazioni di Cosma e Damiano sono presente tra gli affreschi di fronte all'altare di Santa Sofia di Kyiv (l'XI secolo). Dal XIV secolo in Ucraina si sono diffuse le icone di Santi Cosma e Damiano con le scene della loro vita. Le loro rappresentazioni sono tra le miniature del capolavoro della scuola artistica di Kyiv c.d. Salterio di Kyiv del 1397, negli affreschi del Maestro Andrij con suoi allievi nella cappella di Santissima Trinità a Liublino (1418).  
    
La miniature del Salterio di Kyiv, 1397  

Gli affreschi della cappella di Santissima Trinità a Liublino, 1418 

Кузьма і Дем'ян" кін 15 Тилич НМЛ | Церква
 L'icona ucraina, villaggio Tyluch, Museo Nazionale a Leopoli 

L'icona ucraina del XV secolo, villaggio Jablunytsa-Ruska, Museo a Sianok (Polonia)

L'icona della prima metà del XVII secolo, dal villaggio di Volya Vysotskaya, 
Museo Nazionale intitolata ad Andrey Sheptytsky di Leopoli, Ucraina.

L'incisione dal libro di Lazar Baranovych. Trombe ai giorni festivi, Kyiv, 1674



Кузьма і Дем'ян" 1688-1691 маляр Яцент Риботицький. Замок Ланцута | Церква

L'icona del maestro Yacent Rybotycky, 1688-91, Museo del castello Lancut

L'icona della seconda metà del XVII secolo, il villaggio di Velyki Grybovychi, 
intorni di Leopoli.



Santi Cosma e Damiano della porta del diacono, chiesa di Santa Paraskeva, Leopoli, 
anni '1640. Scuola di pittura di icone di Leopoli

L'icona della fine del XVII secolo, villaggio Bajiv, Lutsk, Museo delle icone di Volyn'

Santi Cosma e Damiano, l'icona ucraina del XVII secolo,
villaggio Bodakiw, Museo Storico di Sianok

L'icona ucraina della devozione popolare, villaggio Lodyna, 
Museo del Castello di Lancut, Polonia

L'icona ucraina del XVIII secolo 

L'icona della prima metà del Settecento, Riserva Storica e Culturale Statale di Ostrigh.

Gli argentieri e taumaturghi Cosma e Damiano, metà del XVIII secolo,
villaggio di Sknyliv, distretto di Zolochiv. Museo di Architettura e Vita Popolare di Leopoli

L'icona ucraina del XVIII secolo, Museo delle Religioni a Leopoli 

sabato 27 giugno 2026

Igor Kalynets, un celebre poeta ucraino contemporaneo, dissidente, figura pubblica (9 luglio 1939, Khodoriv - 28 giugno 2025, Leopoli), di Yaryna Moroz Sarno

  In memoriam


Il 28 giugno del 2026
il primo anniversario della scomparsa di 

IGOR KALYNETS 
CELEBRE POETA UCRAINO CONTEMPORANEO


 di Yaryna Moroz Sarno 


    Igor Kalynets (in ucr. Ігор Миронович Калинець, nato il 9 luglio 1939 a Khodoriv, ​​regione di Leopoli - 28 giugno 2025, Leopoli) è un celebre poeta ucraino, una figura chiave del movimento dell'opposizione, uno dei rappresentanti di spicco della cosiddetta generazione degli anni Sessanta del movimento dei dissidenti, in Ucraina, prigioniero politico. Ha vissuto e lavorato a Leopoli. Dottore onorario dell'Università Nazionale Ivan Franko a Leopoli, vincitore del Premio Nazionale di Taras Shevchenko (1992), di Ivan Franko (Chicago, 1997), di Vasyl Stus (1991); dei premi internazionali della famiglia Antonovych (1997) e del "Calvir-y-Quir" (Francia, 2003), cavaliere dell'Ordine della Libertà. Per il suo straordinario contributo all'affermazione dell'idea nazionale e all'ampia propaganda della parola ucraina, nel 2005 il celebre poeta e personaggio pubblico Igor Kalynets è stato insignito del titolo di Cittadino Onorario di Leopoli.
  Igor Kalynets è nato il 9 luglio del 1939 nella città di Khodoriv. Già nelle classi superiori della scuola, l'insegnante di lingua e letteratura ucraina gli ha instillato l'amore per i libri, gli ha permesso di leggere Volodymyr Vynnychenko e altri autori vietati, spesso incoraggiava, elogiando il ragazzo per il suo tentativo di comporre le sue opere.

Igor Kalynets,  la prima Comunione

Piccolo Igor con la sua mamma 

Famiglia di Kalynets: Efrosynia e Myron con i loro figli Igor (più grande) e Borys , 1952, Khodoriv. 


  Nel 1956 si è diplomato con una medaglia d'argento e Igor Kalynets divenne studente dell'Università di Lviv. Nel 1956-1961 studiò all'Università di Lviv, presso la Facoltà di Filologia. Dopo la laurea con lode, ha lavorato presso l'Archivio di Stato regionale di Leopoli (1961-1972).
     La sua prima raccolta di poesie, "Il fuoco di Kupala" (Kyiv, 1966; ristampa a New York, 1975), fu ritirata dal commercio poco dopo la pubblicazione per incompatibilità con i dogmi ideologici. Le seguenti raccolte furono pubblicate all'estero: "Poesie dall'Ucraina" (Bruxelles, 1970; ristampa con il titolo "Aprire il presepe", 2011), "Riassumere il silenzio" (Monaco, 1971) e "Incoronazione dello spaventapasseri" (New York, 1972). La maggiore influenza su di lui aveva la poesia di B.-I. Antonych. Secondo l'ammissione di lui stesso, imparò da Bogdan-Igor Antonych a costruire una raccolta delle poesie come un'opera olistica, basata sul concetto generale e sul sistema di immagini, intonazione, stato d'animo, ritmo e melodia, e non come singole poesie selezionate arbitrariamente per il libro, e anche ad aprire al lettore gli strati della spiritualità del popolo nelle profondità delle visioni del mondo pagane e cristiane. I punti di contatto erano allo stesso tempo punti di repulsione. 
      Fino al 1972 aveva scritto nove libri di poesie, di cui solo il primo fu pubblicato ufficialmente nell'URSS, "Il fuoco di Kupala" nel 1965, il resto fu distribuito in samvydav. 


Foto del matrimonio di Ihgor Kalynets e Iryna Stasiv-Kalynets. Leopoli, marzo 1961

   














   L'11 agosto 1972, Igor Kalynets fu convocato presso l'ufficio del procuratore della regione di Leopoli per un altro interrogatorio per la questione della sua già arrestata moglie ed è stato arrestato per le sue poesie e per partecipazione al movimento dissidente. Kalynets fu condannato a 6 anni di reclusione nei campi di concentramento di Perm sotto regime severo e a 3 anni d'esilio. La conclusione degli investigatori durò 25 pagine, il che dimostrò che le poesie di Kalynets "rappresentano una grande minaccia per l'esistenza del potere sovietico e la natura monolitica dell'URSS". Era imprigionato negli Urali settentrionali  nei campi di concentramenti di Perm insieme a ucraini famosi Ivan Svitlichny, Vasyl Stus, Mykola Gorbal, Stepan Sapelyak e altri grandi personaggi di spicco della cultura ucraina. 


Igor e Iryna Kalyntsi in esilio, seconda metà degli anni '70.


  Il poeta trascorse il suo esilio insieme alla moglie Iryna Stasiv-Kalynets (1940-2012) in Transbaikalia, nel villaggio di Undino-Poselye, distretto di Baley, regione di Chita. In prigione, il poeta è stato costretto ai lavori forzati: lavorò come tornitore e fuochista. Fu rilasciato nel 1981. E Igor fu riabilitato, come molti altri, solo nel 1990... Dopo il ritorno dall'esilio, fu direttore della rivista del dipartimento regionale di Leopoli della Fondazione per la Cultura. 



   In una nota autobiografica alla raccolta di poesie "La Musa Imprigionata" Kalynets ha scritto: "In prigione ho lavorato come tornitore e fuochista. Ho sofferto, ma non sono pentito - e ne sono felice, perché ho sentito che sono rimasto un uomo. La poesia mi aiutò a sopravvivere sia nel primo che nel secondo periodo (nella prigionia ed esilio). Sono riuscito a salvare tutto quello che ho scritto..."
     Durante la sua prigionia e il suo sfratto, tra il 1972 e il 1981, il poeta scrisse altre otto raccolte, che funzionarono anche solo in circolazione autopubblicata fino al 1991 - tenendo conto di questa divisione, furono pubblicati due volumi delle sue poesie: "Risvegliata Musa" (Varsavia, 1991) e "Musa imprigionata" (Baltimora - Toronto, 1991).




   Nel 1994 la rivista "Suchanist" pubblicò il suo romanzo breve "Molimos' zoriam dal'nim" ("Preghiamo per le stelle lontane"), che aveva scritto nel 1972 durante la sua detenzione in una prigione di Leopoli. Dagli anni '90 Kalynets ha pubblicato diversi libri per bambini, come "Durni kazky" ("Fiabe sciocche", 1998).





    Igor Kalynets scrisse tra gli anni '60 e il 1981 diciassette volumi di poesie: "Fuoco di Kupala: poesie" (Kyiv, 1966 confiscata); la raccolta delle poesie "Aprire il Presepe" (pubblicata a Londra con il titolo "Poesie dall'Ucraina") 1969 con illustrazioni di Bogdan Soroka, "Poesie dall'Ucraina: la seconda raccolta di poesie" (Bruxelles, 1970); "Riassumendo il silenzio: un libro di testi attuali" (Monaco di Baviera, 1971); nel 1972 all'estero è stata pubblicata la raccolta "L'incoronazione dello spaventapasseri: dai discorsi alla coscienza a Lviv 1968-69" (New York, 1972)("Koronuvahhjia opudala")) e otto opere realizzate durante il periodo di prigionia (conosciuti fino al 1991 soltanto attraverso pubblicazioni clandestini). Tra le altre raccolte significative di Kalynets figurano "La parola duratura" (1997), "Il colore spinoso dell'amore" (1998).



Kalynets I. Poesia dall'Ucraina, Bruxelles, 1970

   Le opere poetiche su consiglio dell'autore stesso, sono divise cronologicamente in due parti principali: nove libri scritti prima del suo arresto nel 1972 (pubblicati ufficialmente di essi, solo il primo, il resto fu pubblicato come pubblicazioni clandestine o estero. Sulla base di questa divisione, nel 1991 furono pubblicati due volumi di poesie di Kalynets: "La Musa risvegliata" (Varsavia 1991, Kharkiv 2004) e "La Musa imprigionata: poesie 1973-1981" (Nevolnycza muza, "Невольнича Муза") (Baltimora - Toronto 1991, Kharkiv, 2004). In Ucraina è stata pubblicata soltanto nel 1991 un'antologia della sua poesia "Tredici Alogie", "Il mito del cosacco Mamai; Ladi e Mareni: Poesie" (Kyiv, 1991), "La parola continua: Poesie" (Charkiv, 1997).







   "Sono fiero della mia generazione /Perché vedo le orme di Cristo anche nella polvere della casa mia" scrive ironicamente Igor Kalynets ("Le proposte" Proponuvannjia"). "Davanti a questo portone barbaro deve fermarsi/ questo portone è una piccola Termopili/ dietro c'è una tela bianca/ su un prato verde/ uno stato inattaccabile / della poesia / per il quale anche noi/ conosceremo il sapore di sangue"  nel "Sommando il silenzio" ("Pidsumuvannia movchannia").     








    Dopo essere rilasciato nel 1981  il suo ritorno a Leopoli, Kalynets non scrisse più poesie per lettori adulti. Ha lavorato nella Biblioteca scientifica di Vasyl Stefanyk a Leopoli. 
   Svolse ruolo importante nel risveglio alla libertà della vita culturale e pubblica a Leopoli. Lui e sua moglie organizzano azioni di massa in memoria del celebre poeta Boghdan-Igor Antonych, messo al bando sotto il regime comunista, e in memoria del compositore Vasyl Barvinsky, prigioniero dei campi di prigionia di Stalin. Insieme alla moglie, organizzò nel 1987 le serate in memoria degli artisti come Boghdan-Igor Antonych e Vasyl Barvinsky, ha raccolto archivi e curato riviste.
   Dal 1987 partecipava alla pubblicazione della rivista samvydav (pubblicata senza consenso dello stato) "Yevshan-zillya", di cui in seguito ne è diventato l'editore, divulgò l'arte ucraina e condusse un lavoro culturale, che a quel tempo era ancora semi-clandestino. Partecipò alla fondazione della Società di lingua ucraina intitolata a T. Shevchenko. Il poeta si dedica anche alla traduzione di opere di narrativa, in particolare dalla lingua polacca. 














   Insieme a sua moglie Iryna Stasiv-Kalynets si impegnò molto per il ritorno alla letteratura il nome dimenticato del suo poeta preferito Bogdan-Igor Antonych; in particolare, insieme alla moglie ritrovò la casa e l'appartamento in cui visse il poeta, nonché la sua tomba a Leopoli. I. Kalynets ha svolto importante ricerca sulla vita di Bogdan-Igor Antonych: "Conosciuto e sconosciuto su Antonych: materiali per la biografia di Bogdan Igor" Antonych (Leopoli, 2010). 
  Igor Kalynets è stato il curatore delle opere di Iryna Kalynets in otto volumi in dodici libri (2012-2015), un volume di articoli giornalistici "Di qualcuno e qualcosa" (2016), un volume di prose "Preghiamo le stelle lontane" (2016), un'intervista "La ruota della fortuna" (2016).




  Sono stati pubblicati diversi libri, venduti non solo in Ucraina, ma anche in paesi con una grande diaspora ucraina (Kazakistan, Canada, Stati Uniti, Argentina).
  Fu riabilitato soltanto nel 1990. Dal 1993 Igor Kalynets lavorava come vicedirettore presso l'Istituto Internazionale di Educazione, Cultura e Relazioni con la Diaspora.


    
      Le opere di Kalynets hanno avuto un'influenza significativa su molti poeti ucraini delle generazioni successive. Ha preparato le successive edizioni dei suoi volumi e pubblicato fiabe per bambini. Nel 1994 la rivista "Suchasnist'" ("Contemporaneità") ha pubblicato il suo romanzo "Preghiamo alle stelle antiche" ("Molimos' zoriam dalnim"), scritto nel 1972 durante la sua permanenza nel centro di detenzione a Leopoli. Igor Kalynets è autore di 17 raccolte di poesie, numerose opere in prosa e articoli giornalistici.   
     Oltre alle opere per adulti, scriveva anche poesie, racconti e fiabe per bambini:  "Un libro per Dzvinka" pubblicato a Kyiv nel 1991, "Il signor Nessuno", (1994), "La ragazza e i fiori" (1995), "Stupide fiabe" (1996), "Varie diverse telalivky", "Le fiabe da Leopoli" (2001), "I giochi dei biscotti" (2004), "Fiabe di un gattina e una gattina" (2005), Danka e Krak" (2009) ed altri.  Il suo libro "Favole su un gatto da un gatto" è stato illustrato dall'artista ucraina Viktoriya Kovalchuk nel 2005. 



   Nel 1977, Igor Kalynets ricevette il Premio Ivan Franko a Chicago, nel 1992 il  Premio Nazionale dell'Ucraina di Taras Shevchenko per il libro di poesie selezionate "Tredici Elegie" e il Premio di Vasyl Stus', medaglia d'oro "al merito" dell'Associazione degli ex soldati dell'Ucraina (Inghilterra, 1994); Premio della Famiglia Antonovych (1997), Internazionale premio in Francia "Calvir-y-Quir" (2004). Ordine della Libertà (10 luglio 2009) — per il coraggio civile nella difesa degli ideali di libertà e giustizia, fruttuosa attività letteraria, Dott. honoris causa dell'università di Leopoli (2010), Ordine del principe Yaroslav il Saggio V grado (2008), membro onorario del Pen club internazionale. 





































Il 5 ottobre 2007













   Il 22 agosto 2016, Igor Kalynets è stato insignito dell'Ordine del principe Yaroslav il Saggio, IV grado, con il decreto del presidente dell'Ucraina, ma ha rifiutatolo, ha ricevuto il premio onorario "Stemma d'oro della città di Leopoli". 



    Nel 2017 è vincitore del Premio letterario internazionale di Grygory Skovoroda "Il giardino dei canti divini" per il libro "Pregare alle stelle lontane"; Ordine del principe Yaroslav il Saggio, V grado. 
   Nel 2015 è stato nominato dall'Istituto Ivan Franko dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Ucraina come candidato al Premio Nobel per la letteratura. 
   E' scomparso il 28 giugno del 2025 a Leopoli. 








***

Non diventerò un poeta di trombe, 
sarò sempre commosso dall'autunno, 
che porta una bellezza così disperata 
negli occhi della mia amata.
Cercherò felicità e dolore nei venti di novembre, 
per portare alla carta o a te 
una triste parola autunnale.


***

Amo la pioggia pigra 
nella sonnolenta città autunnale,
l'atmosfera desertica delle piazze 
e la pietà gialla delle foglie. 
Luci sparse sui marciapiedi del destino, 
il solitario fruscio dei piedi
dell'ombrello triste. 
Amo la pioggia pigra 
nella sonnolenta città autunnale, 
quando sogniamo qualcosa, e cosa? 
– non si può rispondere…


***

Il viola cadde sul cielo, 
forte come il profumo di matthiola, 
denso come il miele del maggio, 
il viola cadde sul cielo. 
E poi all'improvviso sulle valli lontane, 
sul giardino assonnato, sul campo assonnato, 
il viola si riversò sul cielo, 
forte come il profumo di matthiola.


***
Oh, che dolcezza delle linee, 
la gamma dei colori sonnolenta come il miele, 
sopra le Veneri pigramente 
stendevano seni di giglio. 

Le chiocciole dei balconi squillanti 
si avvolgevano a spirale in trafori, 
e intagli di grappoli bizzarri vestivano 
le porte a ferro di cavallo. 

Tutto è un arcobaleno, 
un arco senza contrasti e senza spigoli. 
Solo sotto ci sono coloro che urlano di dolore 
premuti contro i ciottoli di Atlanti.


***

Parleremo del poeta 
lasciamo stare i tiranni 
parleremo dell'insolente
lasciamo stare quelli che sono intorpiditi 
parleremo di Mytusa* 
ma perché non menzionare 
Holoborodko o Vorob'ev 
miei coetanei? 
"quindi il famoso cantante Mytusa 
dei tempi antichi non era più disposto 
a servire il principe Daniele 
che a portargliene uno strappato e legato" 
ma perché allora non riassumere 
 il suo silenzio

*Mytusa - poeta, un "glorioso cantore", menzionato nelle Cronache antiche ucraine (in particolare nella Cronaca galiziano-volyniana), che non voleva servire il principe Daniel, diventato in Ucraina un simbolo dell'indipendenza e lo spirito libero del poeta.  

***

Ed ogni giorno 
diminuisce un sole 
ed ogni notte 
una stella aumenta 
e ogni giorno ed ogni notte 
diminuisce ed aumenta 
ed invariabilmente sulla fronte 
ognuno porta 
il dovere dello stemma 
senza nemmeno sospettare 
solo io, oh Mytusa, 
devo sapere del mio stemma inquieto 
stemma della malinconia.


 Vespri 

Il nonno cantava sull'ala i tropari e i kontakion con ispirazione,
come Myshuga*, che incantava dolcemente l'aria di Jontek*. 

Dalle marcie cupole di tegole le antenne di croci d'acciaio
inviavano la voce del nonno ai cherubini in paradiso.

L'unica stella tremava con l'occhio verde della radio,
gli usignoli si riversavano e i tigli crepitavano nell'etere.
Il Sabaoth incantato, congelato dietro le nuvole con una balaustra,
portava il sacro svago a suo nonno ogni domenica nell'offerta.

Alla luna, il palamar***, come San Pietro, chiudeva la chiesa,
sicuro che nessuno al mondo potesse cantare meglio.
La sera, il nonno si toglieva davanti linguetta d'oro dello specchietto 
dalla testa kresania**** dell'aureola e la metteva  sul fondo del baule.


* Oleksandr Myshuga (in ucr. Олександр Мишуга, 7 (20) giugno, 1853 - 9 marzo 1922, Friburgo) era famoso artista lirico e drammatico ucraino. 
** personaggio dell'opera lirica del compositore polacco Stanislao Maniushko "Halka" contadino Jontek 
*** palamar (dal gr.ant. παραμοναριος — "amministratore", "guardiano", derivato da παραμονή — "stare", "custodire")
**** cappello di feltro degli Hutsul. Di solito nero con i lati bassi. Ha ratti piuttosto larghi e leggermente rifratti verso l'alto. 


Vento 

Inghiottiscimi, oh  strada bianca, 
inghiottiscimi, oh buon autunno. 
L'odore del rum di romen*
del mio vento dalle cento voci... 
Il mio vento gonfia di nuovo
le bandiere delle navi del Dnister. 
Il vento è con noi, sopra di noi, 
in marcia con i miei reggimenti. 
Il vento scompiglia le criniere dei cavalli, 
gioca con gli stendardi sulle lance. 
Il vento è il mio guardiano fedele,
il guardiano del principe Osmomysl**. 
Da qualche parte, la principessa a Putyvl', 
la figlia Yaroslavna***, 
a suo marito nei deserti pagani
mandò il vento paterno
Il vento guarirà le ferite, il vento profuma di Patria. 
Il vento è con noi, sopra di noi, 
in marcia con i miei reggimenti. 
Andiamo in modo ferreo nel folto della foresta, 
portiamo scudi come tavole. 
Da Galych il vento guaritore, 
da Galych il vento della statualità.
Inghiottiscimi, oh  strada bianca, 
inghiottiscimi, oh buon autunno. 
L'odore del rum di romen*
del mio vento dalle cento voci... 

Monumento a Yaroslavna a Novhorod-Siverskyi (regione di Chernighiv)

* romen - pianta profumata 
** Osmomysl - principe di Galych Yaroslav con soprannome Osmomysl (per la sua conoscenza delle otto lingue), che aveva grande autorità nello stato di Galych, figlio del principe Volodymyrko Volodarovych, fondatore dello stato galiziano.   
*** Putyvl -la città nel regione di Sumy, luogo dove si svolgeva dramma dell'anno 1185 descritta nel "Racconto della marcia di Igor".  
**** Yaroslavna - la principessa della dinastia di Riuryk, figlia del principe galiziano Osmomysl, moglie del principe Igor Sviatoslavovych, personaggio del poema eroico "Racconto della marcia di Igor" (in ucr. "Слово о полку Ігоревім", l'antico monumento della lingua ucraina del XII secolo, un capolavoro della letteratura mondiale. La trama del poema è basata sulla campagna del principe di Novgorod-Siverskyj Igor Sviatoslavovych contro i polovtsiani nel 1182. 
     "Il pianto di Yaroslavna", che inizia la terza una parte del poema, è il frammento più poetico del "Racconto" esprime la nostalgia per il marito imprigionato, il suo amore e la sua fedeltà, che lo protegge e lo libera miracolosamente. Yaroslavna diventa un simbolo della moglie fedele che con suo amore mantiene marito. 


***

Sembri disilluso
artista
nel senso dell'esistenza

stai giocando
troppo seriamente
a divertimenti dimenticati

questa non è una vela di carta leggera
su un lungo filo

ma il significato stesso dell'esistenza
si sta allontanando
dalle mani e dagli occhi

tu stesso stai correndo
pensieratamente
con ogni figura
di
un ragazzo e una ragazza
comprendendo
l'insensatezza della corsa

a denti stretti

il campo ruba
la voce dei cerchi
e del tempo

non dire ancora addio
amato

la tua infanzia
è luminosa e tremante
in piedi proprio dietro le tue spalle
come le ali iridescenti
di una libellula

un luogo rosso
affollato di divertimenti

non è solo
un passato amaro

ma temporaneamente
un'arena vuota

per noi

gladiatori
dell'illusione


***

solo con la nostra partenza 
porteremo via il passato 
irrevocabilmente 

ora rallegriamoci c
he non tutto sia ancora spezzato 
come un raggio 

continua come 
un bacio 
esausto 


***

lui non si immobilizzato 
sulle labbra
è semplicemente rimasto in silenzio 

stanco come un essere vivente
è anche dotato di un cuore

che non può sopportare 
un dolore così infinito


***

eco 
del tuo nome 
che ho udito 

tra le alte rive 
della giovinezza e 
l'età di Cristo 

chi sei veramente 

amore 
poesia 
illusione

***
Solo ora ho diritto 
a te, 
purissima, 
al tuo corpo 
non disonorato, 
alle tue parole 
ancora intatte, 

perché ho lasciato 
tutto il resto 
lontano, 
ma comunque 
non più lontano 
della distanza 

di anni luce 
da quella 
stella rossa 
del cuore.

***

Non sono forse 
l'ultimo di una nobile stirpe 
dei dyak* girovaghi? 
Perché compongo una poesia natalizia 
per i cantori di canti natalizi, 
giro intorno al tavolo, 
dia Dio,
in giardino ci sono le erbe aromatiche, 
in casa c'è il divertimento, in giardino c'è la pozione, 
in casa c'è un matrimonio, 
e infastidisco persino la gente del paese con il mio dialetto. 
Non sono forse l'ultimo 
di una nobile stirpe 
con uno stemma 
dove sullo scudo dell'azzurro 
c'è una foglia di viburno autunnale?

*dyak - aiutante al prete, un salmista (in gr. διάκονος — "servo"). Il fenomeno dei dyak vagabondi nella storia della cultura barocca ucraina è correlato all'Accademia Kyjevo-Mogylianska. 


L'arcobaleno 

L'arcobaleno ha indossato 
tanti nastri,
come per la festa.

Ha preso un dondolo
e andò al fiume.
Lungo la strada, 

le andò incontro un principino girasole
con una scarpa
d'oro in mano.

L'arcobaleno la misurava,
esattamene misura giusta al piede!
Così si sono sposati.


Fulmine

Una regina vive per se stessa,
la regina delle tenebre.
Vuole guardarsi
allo specchio,
ma è buio.
Se la luce lampeggia
per un attimo, farà una sbirciatina:

chi è il più bello del mondo – 
"tu, la tua oscurità" –
lo specchio risponderà
in fretta.

La regina si
calmerà per un po'.

Si dice, la bellezza indescrivibile.


Pysanky

La mamma disegna con una penna strana, 
ornamenti di cera sull'uovo bianco.
La pysanka viaggia sui ciotole,
con composta d'oro di cipolla,
con infusi di erbe e corteccia,
su pozioni primaverili e autunnali -
e la pysanka arde d'arancione 
nell'intreccio filigranato delle linee.

Quello lei già è come un mondo meraviglioso,
o sta già risuonando come un grumo di sole,
i fiori sbocciano esuberanti nella rugiada,
i cervi vagano nel succo di marzo.

E giardini stilizzati intrecciati 
con cornici dense del maggio,
ornamenti geometrici luccicano
con i pizzi più fini di Kosmach.

E ho navigato nel mondo dei sogni dei bambini 
su ninne nanne bianche dei prati ...
soli splendenti rotolavano
come uova di Pasqua dall'alto 
nel palmo di mia madre.


Ragnatela

Una foglia d'acero pensò
di diventare famosa come funambola
e stese la ragnatela dell'estate indiana
tra i rami.
Tutte le foglie si radunarono 
al circo per essere sorprese,
e la foglia fece un passo,
un altro -
il mondo verde ondeggiava.
Una foglia cadde dall'altezza.
La ragnatela ondeggiò,
si annoiò, 
afferrò e si slegò.
corre sui fili
del filobus legati alla città
e si espande.
Chi altro ha visto filo 
del genere volare da solo?


Fumo

Il fumo fuggì dal foco,
solo in blue jeans,
spettinato,
e partì per un viaggio.

Soltanto ha preso con se una patata 
dal forno.

Sulla strada per la città.

Salì sul tram e
annusò.

Il conduttrice sospirò:
"Sento odore d'autunno"

Il naso dell'autista gli solleticava:
girò il tram 
e scappò nel boschetto.

"Ho sbagliato tram",
pensò il fumo
e saltò fuori dal
finestrino.


(la traduzione delle poesie di Yaryna Moroz Sarno)

 


.

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Калинець, І. Дурні казки / Тетяна Борисівна Савельєва (худож.). — Л. : Каменяр, 1996. — 48 с.
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Калинець, І. Про дівчинку і квіти / Сергій Іванов (худож.). — К. : Веселка, 1995. — 39 с.
Калинець Ігор. Знане і незнане про Антонича: матеріяли до біографії Богдана Ігоря Антонича / Ігор Калинець / Худ. редактор Г. Ґера. — 2-е вид., виправлене і доповнене. — Львів: Друкарські куншти, 2011. — 276 с. + 48 с.
Калинець Ігор. Знане і незнане про Антонича: матеріяли до біографії Богдана Ігоря Антонича Львів: Друкарські куншти, 2010. — 140 с.; 16 арк. іл.
Калинець Ігор - І. Стасів-Калинець, Се ми, Господи. Л., 1993  

Калинець, Ігор. Будельниця / І. Калинець. — Львів : Піраміда, 2002. — 31 с. : іл.
Калинець, Ігор. Данка і Крак / І. Калинець ; худож. оформл. О. Лозинський. — Львів : Піраміда, 2009. — 91 с. : іл.
Калинець, Ігор. Дурні казки / І. Калинець ; худож. оформл. та іл. Т. Савельєвої. — Львів : Каменяр, 1996. — 47 с. : іл.
Калинець, Ігор. Забави тістечок / І. Калинець ; худож. О. Шонгур. — Львів : Друкарські куншти, 2004. — 24 с. : іл. — Книга з автографом.
Калинець, Ігор. Ігор Калинець - дітям / І. Калинець ; іл. В. Ковальчук. — Львів : Апріорі, 2020. — 136 с. : іл.
Калинець, Ігор. Казки зі Львова / І. Калинець ; худож. Д. Конюхов. — Львів : Піраміда, 2001. — 250 с. : іл.
Калинець, Ігор. Книжечка для Дзвінки : вірші та казка / І. Калинець ; худож. Н. Кохаль. — Київ : Веселка, 1991. — 48 с. : іл.
Калинець, Ігор. Магістрат / І. Калинець. — Львів : Піраміда, 2003. — 35 с. : іл.
Калинець, Ігор. Моя найкраща книжечка / І. Калинець ; іл. Н. Петрів. — Львів : Сполом, 2012. — 158 с. : іл.
Калинець, Ігор. Небилиці про котика і кицю : для читання батьками дітям дошк. в. / І. Калинець ; худож. В. Ковальчук. — Львів : Аверс, 2011. — 16 с. : іл.
Калинець, І. Пан Ніхто : довга казка / І. Калинець ; худож. О. Погрібна-Кох, Ю. Кох. — Стрий : Щедрик, 1994. — 70 с. : іл.
Калинець, Ігор. Пісеньки та віршики зі Львова / І. Калинець. — Львів : Сполом, 2014. — 271 с. : іл.
Калинець, Ігор. Примовлянки : для дітей-дошкільнят / І. Калинець. — Львів : Сполом, 2002. — 16 с. : іл.
Калинець, Ігор. Про дівчинку і квіти : казки / І. Калинець ; худож. С. Іванов. — Київ : Веселка, 1995. — 39 с. : іл.
Калинець, Ігор. Різні-прерізні телеляківки : вірші для дітей / І. Калинець ; худож. О. Борисенко. — Львів : Українські технології, 2001. — 28 с. : іл.
Калинець, Ігор. Сімейка / І. Калинець ; мал. Ж. Миронюк. — Львів : Видавництво Старого Лева, 2015. — 12 с. : іл.
Калинець, Ігор. Таке собі та інше : казки / І. Калинець ; худож. І. Остафійчук. — Львів : Світ дитини, 1999. — 79 с. : іл. — (Б-чка школяра).
Калинець, Ігор. Тут ангели чудяться : різдвяна книжечка / І. Калинець, Ір. Калинець ; худож. О. Шаховська. — Львів : Добра книжка, 2004 . — 63 с. : іл.
Калинець, Ігор. Вертеп маленького хлопчика / І. Калинець ; худож. О. Шаховська. - Львів : Сполом, 2006. - 16 с. : іл.
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