giovedì 21 agosto 2025

Lina Kostenko: resistenza della parola e nobiltà d'animo, di Carlo Sarno


Lina Kostenko: resistenza della parola e nobiltà d'animo

di Carlo Sarno




INTRODUZIONE

La poetica di Lina Kostenko (nata nel 1930), figura centrale del movimento dei "Sessantini" (Shistdesiatnyky), si distingue per un profondo intellettualismo e un'incrollabile integrità etica. La sua opera è considerata la "coscienza" del popolo ucraino, caratterizzata dal rifiuto dei cliché ideologici e da una costante ricerca della verità.

Temi Fondamentali
La sua produzione spazia tra diverse direttrici tematiche che si intrecciano costantemente:
Storia e Memoria Nazionale: La Kostenko utilizza il passato non come semplice cronaca, ma come specchio del presente. Opere monumentali come i romanzi in versi Marusja Čuraj e Berestečko hanno modernizzato il genere storico, conferendogli un'attualità psicologica ed estetica.
Filosofia ed Esistenza: La sua lirica esplora i "temi eterni": l'amore, l'arte come testimonianza etica del tempo, la religione e il senso profondo della dignità umana.
Natura ed Ecologia: Nella sua lirica paesaggistica emerge una forte tensione verso l'armonia tra uomo e natura, spesso contrapposta alla distruzione operata dalla società per motivi mercenari.
La Figura della Donna: La poetessa delinea un tipo di donna attiva, volitiva e intellettualmente determinata, portatrice di valori morali tradizionali ma capace di cambiare la realtà.

Caratteristiche Stilistiche
Lo stile della Kostenko è rinomato per la sua raffinatezza e complessità, pur rimanendo accessibile grazie all'uso sapiente della lingua:
Linguaggio Anticonformista: Ha rotto con i canoni del realismo socialista sovietico, utilizzando un linguaggio vibrante, ricco di nuove immagini e privo di slogan.
Precisione Aforistica: La sua scrittura si affida spesso ad aforismi, espressioni colloquiali e un linguaggio satirico per criticare l'autoritarismo.
Simbologia Ricca: Utilizza simboli naturali (come fiori e uccelli) per rappresentare il tempo, la libertà e le tappe della vita.
Musicalità e Ritmo: I suoi versi possiedono una musicalità intrinseca che evoca suggestioni profonde, alternando toni lievi a riflessioni amare sulla memoria.

In Italia, la sua opera è stata recentemente antologizzata nella raccolta Sulle rive del fiume eterno (2023), che permette di esplorare questo "viaggio del cuore" attraverso la storia e la cultura ucraina.



LA POETICA DI LINA KOSTENKO

Approfondire la teoria poetica di Lina Kostenko significa entrare nel cuore di quella che lei stessa definisce la "resistenza della parola". Per la Kostenko, la poesia non è un mero esercizio estetico, ma un atto di responsabilità ontologica e civile.
Ecco i pilastri teorici che sostengono la sua architettura letteraria:

1. Nobiltà d'animo
Il concetto cardine della Kostenko è l'aristocrazia intellettuale. Non si riferisce a un censo sociale, ma a una nobiltà d'animo che rifiuta il compromesso.
Indipendenza dal Potere: Durante i suoi 15 anni di silenzio forzato (causato dalla censura sovietica), ha teorizzato che il poeta debba saper tacere piuttosto che mentire.
Etica sopra l'Estetica: Per lei, una bella frase che nasconde una falsità morale è una "corruzione del linguaggio". La bellezza deve essere necessariamente ancorata alla verità.

2. La Funzione del "Poeta-Profeta" (Neoromanticismo)
La Kostenko riprende la tradizione di Taras Ševčenko, aggiornandola. Il poeta non è un intrattenitore, ma un custode della memoria collettiva.
La Parola come Arma: In una delle sue poesie più celebri scrive: "Le nazioni non muoiono d'infarto. Prima gli viene tolta la lingua".
Dialogo con la Storia: La sua teoria vede la storia come un continuum. Il poeta ha il compito di "de-colonizzare" la mente del lettore, restituendogli la dignità storica attraverso il mito e la narrazione epica.

3. La Teoria del "Silenzio Creativo"
Un aspetto affascinante della sua poetica è il valore dato all'assenza e al silenzio.
Qualità del Verso: La Kostenko sostiene che ogni parola debba essere "pesata" sulla bilancia dell'eternità. Questo porta a una densità semantica estrema: poche parole, ma cariche di significati stratificati.
Il Rifiuto del "Rumore" Ideologico: Contrappone il silenzio dignitoso alla verbosità vuota della propaganda.

Sintesi della sua Visione Poetica
Concetto:                                       Significato
Parola-Specchio:  La poesia deve riflettere la realtà senza distorsioni ideologiche.
Ecologia della Mente:   La necessità di pulire il linguaggio dalle scorie della servitù e del colonialismo.
Continuità:   Il legame indissolubile tra il destino del singolo individuo e quello della nazione.

4. Il Ruolo della Memoria e del Paesaggio
Nella sua teoria, il paesaggio ucraino non è solo sfondo, ma un testo vivente.
"La natura è l'unica verità che non sa mentire."
Questa visione sfocia in una sorta di panteismo etico: rispettare la terra e la propria lingua sono due facce della stessa medaglia. La distruzione della natura (si pensi ai suoi scritti su Černobyl') è per lei parallela alla distruzione della cultura.



MARUSJA CURAJ

Il romanzo in versi Marusja Čuraj (1979) è l'opera massima di Lina Kostenko, definita da molti critici come una vera e propria enciclopedia della vita spirituale ucraina del XVII secolo.
L'opera intreccia il destino individuale di una figura leggendaria con l'epica collettiva di una nazione in lotta per la propria libertà.

1. La Trama e il Personaggio
Il romanzo si basa sulla leggenda di Marusja Čuraj, una talentuosa cantautrice folk di Poltava a cui sono attribuite molte delle più famose canzoni popolari ucraine.
Il conflitto centrale: Marusja viene processata e condannata a morte per aver avvelenato il suo amato, Hryts, che l'aveva tradita per sposare una donna ricca.
L'intreccio storico: Il dramma personale si svolge durante la guerra di liberazione nazionale guidata da Bohdan Chmel'nyc'kyj. Mentre Marusja attende l'esecuzione, il destino del suo popolo viene deciso sui campi di battaglia.

2. Temi Portanti
L'Arte come Missione: Marusja non è solo una donna innamorata, ma la voce del suo popolo. La Kostenko teorizza che la canzone (l'arte) sia ciò che tiene unita una nazione quando tutto il resto crolla.
Il Tradimento: Il tradimento di Hryts non è solo amoroso, ma spirituale. Scegliendo il benessere materiale (il matrimonio d'interesse) rispetto all'amore ideale (Marusja), egli tradisce l'integrità morale che il poeta deve incarnare.
Giustizia vs. Legge: Il romanzo mette in contrasto la legge formale, che condanna Marusja, e la giustizia superiore del popolo, che la riconosce come la propria anima poetica e le concede la grazia.

3. Innovazione Formale
Il testo è scritto interamente in versi, una scelta che eleva la narrazione storica a una dimensione metafisica e musicale.
Drammaticità Elevata: Nonostante sia un romanzo, la struttura interna è profondamente drammatica, con monologhi interiori che scavano nella psicologia del dolore e della colpa.
Modernismo Storico: La Kostenko evita il "kitsch nostalgico", preferendo un approccio realistico e crudo che connette il passato cosacco alle tensioni dell'Ucraina contemporanea.



KOSTENKO E I "SESSANTINI"

La relazione tra Lina Kostenko e i  Sessantini (Shistdesiatnyky) non è solo di appartenenza cronologica, ma di vera e propria leadership intellettuale e morale. Lei è stata, e rimane, la "colonna vertebrale" di questo movimento che, negli anni '60, ha tentato di risvegliare la cultura ucraina dal torpore del totalitarismo sovietico.

1. Il contesto: Il Disgelo e la Rinascita
Il movimento nacque durante il "disgelo" di Krusciov. In questo clima di relativa apertura, un gruppo di giovani intellettuali (poeti, artisti, registi) decise di rompere con il Realismo Socialista. Lina Kostenko fu tra le prime a:
Rifiutare l'arte come propaganda.
Rimettere al centro l'individuo e la sua libertà interiore.
Recuperare la lingua ucraina non come reperto folcloristico, ma come strumento intellettuale moderno e raffinato.

2. Una posizione di "Integrità Assoluta"
Mentre molti membri del movimento cercavano un dialogo con il regime o venivano gradualmente spezzati dalla repressione, la Kostenko si distinse per una fermezza quasi leggendaria:
Il dissenso attivo: Partecipò attivamente alle proteste contro l'arresto degli intellettuali ucraini nel 1965. È celebre l'episodio in cui, durante un processo a porte chiuse a Leopoli, lanciò dei fiori ai condannati in segno di solidarietà.
Il "Grande Silenzio": Quando la censura iniziò a mutilare le sue opere, lei scelse di smettere di pubblicare. Dal 1963 al 1977, per quasi 15 anni, sparì dalle scene editoriali ufficiali. Questo silenzio non fu una resa, ma una forma di protesta potentissima che accrebbe immensamente la sua autorità morale tra i dissidenti.
Il Samizdat: Le sue poesie circolavano clandestinamente (nel Samizdat), lette e imparate a memoria come simboli di resistenza.

3. La differenza rispetto ad altri "Sessantini"
A differenza di colleghi come Vasyl' Stus (che subì il martirio nei gulag) o Ivan Dziuba (che scrisse trattati politici), la Kostenko scelse la strada della resistenza estetica:
L'eccellenza come difesa: Sosteneva che per essere liberi bisogna essere "troppo bravi per essere ignorati". La sua tecnica poetica era così superiore che il regime non riusciva a liquidarla come semplice "dilettantismo sovversivo".
Rifiuto delle etichette: Pur essendo l'anima del movimento, ha sempre mantenuto una certa distanza dalle dinamiche di gruppo, preferendo una solitudine aristocratica che le permettesse di giudicare il tempo presente con totale distacco.

4. L'eredità nel movimento
I Sessantini hanno gettato le basi per l'indipendenza dell'Ucraina del 1991. Lina Kostenko è l'ultimo "gigante" vivente di quella generazione. La sua relazione con il movimento può essere riassunta in tre concetti chiave:
Dignità (Hidnist): Ha insegnato che la dignità personale è la base della libertà politica.
Memoria: Ha salvato la storia ucraina dalla distorsione sovietica.
Responsabilità: Ha dimostrato che l'artista è responsabile di ogni parola che scrive (o che sceglie di non scrivere).
"Non è un problema essere un poeta. È un problema essere un essere umano."
— Lina Kostenko



KOSTENKO E MYROSLAVA ZVARECHEVSKA

La relazione tra Lina Kostenko e Myroslava Zvarechevska-Moroz (1936-2015) è radicata nel comune impegno civile e nella resistenza intellettuale del movimento dei Sessantini (Shistdesiatnyky).
Le loro traiettorie si sono incrociate durante i momenti più critici della repressione sovietica contro la cultura ucraina:

Appartenenza al movimento: Entrambe sono state figure chiave della generazione degli anni '60 che si opponeva alla russificazione e alla censura. Mentre la Kostenko rappresentava l'anima poetica del gruppo, la Zvarechevska-Moroz ne era una delle attiviste e studiose più coraggiose.

Solidarietà nei processi del 1965-66: Myroslava Zvarechevska-Moroz fu arrestata nel 1965 insieme a un gruppo di intellettuali (tra cui Ivan Svitlychnyi e Mykhailo Horyn) per la diffusione di letteratura clandestina (samizdat). Lina Kostenko fu una delle più ferventi sostenitrici dei condannati: partecipò ai loro processi e, come menzionato in precedenza, lanciò fiori a Zvarechevska e agli altri dissidenti nell'aula del tribunale di Leopoli come segno di sfida al potere.

Difesa della lingua e cultura: Entrambe hanno dedicato la vita alla preservazione della lingua ucraina. Zvarechevska, come filologa e insegnante, ha continuato l'opera di educazione e dissidenza anche dopo la prigionia con la resistenza pedagogica, condividendo con la Kostenko la visione della "parola" come baluardo dell'identità nazionale.

La loro relazione è quella di compagne di lotta: la poetessa (Kostenko) ha dato voce ai valori del movimento dissidente, mentre l'intellettuale e prigioniera politica (Zvarechevska-Moroz) ne ha testimoniato il sacrificio materiale  e lo ha trasformato in risveglio dell'anima ucraina degli studenti.



LA TEOLOGIA DEL CUORE FERITO

La "teologia del cuore ferito" ucraino non è una dottrina sistematica, ma una dimensione spirituale e filosofica che attraversa la cultura del Paese, trovando in Lina Kostenko una delle sue massime interpreti. Essa si basa sull'idea che la sofferenza storica (guerre, carestie, repressioni) non sia un vuoto fine a se stesso, ma un luogo di rivelazione etica e di resistenza.
Nell'opera della Kostenko, questa "teologia" si manifesta attraverso tre direttrici principali:

1. Il Cuore come Sede della Verità Storica
Per la Kostenko, il cuore ferito non è un segno di debolezza, ma di sensibilità morale. Nella sua raccolta Viaggi del cuore (1961), il cuore è l'organo che "viaggia" attraverso il dolore del mondo per trovarvi un senso.
La ferita come memoria: Una nazione che non sente il dolore delle proprie ferite storiche è una nazione che ha perso la propria anima. La poesia deve "scuotere" il cuore affinché non si abitui all'ingiustizia.

2. L'Antropocentrismo del Dolore
In linea con il pensiero dei Sessantini, la Kostenko sposta l'attenzione dall'ideologia collettiva all'individuo sofferente.
Cristocentrismo laico: In diverse liriche, la figura di Cristo è evocata non tanto in senso dogmatico, ma come l'archetipo dell'innocente perseguitato. La sofferenza del popolo ucraino viene letta come una Via Crucis necessaria per una risurrezione intesa come dignità ritrovata.
Resistenza Etica: La "teologia" della Kostenko suggerisce che il male può ferire il corpo e la storia, ma non può penetrare l'indipendenza spirituale di chi resta fedele alla propria verità.

3. La Guarigione attraverso la Parola
Se il cuore è ferito, la poesia è il balsamo, ma un balsamo che non nasconde la cicatrice.
Marusja Čuraj: Nel romanzo, il dolore della protagonista (il tradimento e la condanna) diventa il dolore di tutta l'Ucraina. La "guarigione" avviene quando il suo canto personale diventa il canto di un intero popolo, trasformando la tragedia individuale in patrimonio collettivo.
Ecologia dello Spirito: Il cuore ferito si risana nel contatto con la natura e con la "purezza" della lingua, elementi che la Kostenko considera sacri e incorruttibili dalle dittature.

Per Lina Kostenko, il "cuore ferito" è la prova dell'esistenza di una coscienza. Come ha scritto in una sua poesia: "Tutti i popoli sono come una piaga aperta", suggerendo che solo attraverso la compassione per questa ferita comune l'umanità può dirsi tale.



SKOVORODA E KOSTENKO

La relazione tra Hryhorij Skovoroda (il "Socrate ucraino" del XVIII secolo) e Lina Kostenko costituisce l'asse portante della spiritualità ucraina, dove la "teologia del cuore" funge da ponte tra l'illuminismo mistico e la resistenza moderna.

1. Il Cuore come "Porta del Mondo"
Skovoroda teorizzò la filosofia del "Cuore Corrente" (Kordocentryzm), secondo cui il cuore è il centro invisibile dell'essere dove l'uomo incontra Dio e la Verità.
In Kostenko: Questa visione diventa una bussola etica. Per lei, come per Skovoroda, la libertà non si cerca fuori, ma nell'integrità del proprio mondo interiore. Se il cuore è "integro", l'individuo è invincibile anche sotto la tirannia.

2. La Ferita e il Conflitto tra Mondo e Spirito
Il celebre epitaffio di Skovoroda — "Il mondo mi ha dato la caccia, ma non mi ha catturato" — descrive un cuore che resta ferito dal male del mondo ma non ne viene sottomesso.
La Teologia del Cuore Ferito: In Lina Kostenko, questa ferita diventa storica. Se Skovoroda fuggiva il mondo per preservare la purezza, la Kostenko immerge il cuore nelle tragedie del suo popolo (il colonialismo, Černobyl', la guerra). La ferita è il segno che il cuore è "vivo" e non si è trasformato in "pietra" ideologica.

3. La "Naturalezza" (Srodna Pratsia)
Uno dei pilastri di Skovoroda è la dottrina del "lavoro affine" (svolgere il compito per cui si è nati per essere felici).
In Kostenko: Questo concetto si trasforma nel dovere del poeta di essere fedele alla propria missione, incurante della censura. Il "cuore ferito" della poetessa accetta la sofferenza del silenzio forzato pur di non tradire la propria "natura" skovorodiana.

4. Simbolismo e Dialogo Diretto
Lina Kostenko cita esplicitamente Skovoroda come suo maestro spirituale. Nel suo poema Skovoroda, ella riattualizza il filosofo vagabondo:
Lo trasforma in un simbolo di resistenza intellettuale contro l'appiattimento imperiale.
Entrambi vedono nella Parola (Logos) l'unica forza capace di sanare la ferita tra l'uomo e la sua terra martoriata.

In sintesi, se Skovoroda ha creato la "teologia del cuore" come rifugio metafisico, Lina Kostenko l'ha trasformata in una teologia della resistenza civile, dove il dolore (la ferita) è il prezzo della libertà e della memoria.



LA LIBERTA' INTERIORE

Il concetto di libertà interiore in Lina Kostenko non è un’astrazione filosofica, ma una forma di resistenza ontologica. Per la poetessa, la libertà non è qualcosa che lo Stato concede, ma una proprietà intrinseca dell'anima che nessuno può sottrarre, a patto di essere disposti a pagarne il prezzo.
Possiamo declinare questa libertà attraverso tre pilastri fondamentali presenti nelle sue opere:

1. La Libertà come "Indipendenza dal Tempo"
Per Kostenko, l'essere umano libero è colui che non si piega alle mode o alle ideologie del momento (il "rumore" del tempo).
L'eternità contro il contingente: La sua libertà risiede nel dialogo con i grandi del passato (come Skovoroda o Dante). Se il corpo è prigioniero di un regime, il pensiero abita nel "fiume eterno" della cultura universale.
La sovranità del silenzio: Come abbiamo visto, il suo rifiuto di pubblicare per 15 anni è stata la massima espressione di libertà interiore: "Voi potete impedirmi di parlare, ma non potete obbligarmi a dire ciò che non penso".

2. Nobiltà dello Spirito
La libertà interiore coincide con quella che lei definisce "nobiltà" o "integrità". Non è una libertà di "fare ciò che si vuole", ma di "essere ciò che si deve essere".
La responsabilità della scelta: In molte sue poesie, la libertà è presentata come un peso glorioso. Essere liberi significa assumersi la responsabilità delle proprie ferite.
Il rifiuto del compromesso: Per Kostenko, il primo passo verso la schiavitù è il piccolo compromesso morale. La libertà interiore si perde nel momento in cui si accetta una menzogna per convenienza.

3. La metafora delle "Ali"
Uno dei simboli più potenti della sua poetica sulla libertà è contenuto nella celebre poesia "Le Ali" (Kryla).

LE  ALI

E’ vero, agli alati il suolo non serve.
Non c’è terra, ci sarà la volta celeste.
Non c’è un campo, ci sarà la libertà.
Non c’è una coppia, ci saranno le nubi.
In questo è la verità dell’uccello.
E per l’uomo? Com’è per l’uomo?
Vive sulla terra. Non sa volare.
Ma ha le ali. Ma ha le ali!
E sono ali non di penne e piume,
Ma di verità, di onore, di fede.
Chi le ha come fedeltà in amore.
Chi come eterna aspirazione.
Chi come onestà nel lavoro.
Chi come generosità e premura.
Chi come canti o speranza.
O come poesia, o come sogni.
L’uomo non sa volare…
Ma ha le ali. Ma ha le ali! 

(Traduzione di Yaryna Moroz Sarno)

La natura dell'uomo: La poetessa scrive che l'uomo, pur non avendo ali fisiche, possiede ali fatte di "verità, onestà e fiducia".
Il paradosso della libertà: Anche chi vive nella miseria o nell'oppressione può "volare" se mantiene intatta la propria dignità. Al contrario, chi ha potere ma vive nel fango del tradimento è privo di ali.

Sintesi del concetto di Libertà
Tipo di Libertà:   Manifestazione in Kostenko
Libertà Etica:   Capacità di distinguere il bene dal male in un sistema totalitario.
Libertà Estetica:   Rifiuto dei canoni imposti (Realismo Socialista) a favore della bellezza autentica.
Libertà Storica:   Rivendicare il diritto di conoscere la vera storia del proprio popolo.

Una citazione chiave
In una delle sue riflessioni più profonde, Lina Kostenko esprime l'essenza della libertà interiore legandola alla solitudine:
"È terribile quando le catene tintinnano, ma è ancora peggio quando tintinnano le anime incatenate."
Questa frase riassume perfettamente la sua visione: la vera tragedia non è la prigione fisica, ma la schiavitù dell'anima che accetta passivamente il proprio destino.



KOSTENKO, SEVCHENKO E STUS

Il concetto di libertà interiore lega Lina Kostenko a Taras Ševčenko e Vasyl' Stus attraverso una linea di continuità spirituale che definisce l'identità ucraina come resistenza etica. Sebbene appartengano a epoche diverse, questi tre autori condividono l'idea che la libertà sia un imperativo morale che trascende la condizione fisica.
Ecco come si sviluppa questa relazione:

1. Taras Ševčenko: Il Fondamento dell'Integrità
Ševčenko (1814-1861) è l'archetipo del "prigioniero libero". Per Kostenko e Stus, egli rappresenta la prova che la parola poetica può rimanere sovrana anche nell'esilio o nella servitù.
La Profezia: Ševčenko ha stabilito il canone del poeta come custode della verità nazionale. La sua libertà interiore risiedeva nel rifiuto di "vendere" la propria lingua e il proprio popolo allo zar.
Influenza su Kostenko: La poetessa riprende da lui l'idea che il poeta sia un profeta laico il cui unico dovere è verso la propria coscienza e non verso il potere.

2. Vasyl' Stus: La Libertà come Sacrificio (Stoicismo)
Stus (1938-1985), contemporaneo della Kostenko e martire dei gulag, portò il concetto di libertà interiore alle sue estreme conseguenze.
La "Golgota" del Poeta: Stus è spesso considerato una "reincarnazione" di Ševčenko nel XX secolo. Per lui, la libertà interiore era una forma di autenticità radicale (samostoyannia): la capacità di restare se stessi anche di fronte alla morte.
Relazione con Kostenko: Entrambi facevano parte dei "Sessantini", ma mentre la Kostenko scelse la resistenza del silenzio e dell'eccellenza letteraria, Stus divenne il simbolo del sacrificio fisico. Entrambi credevano che "le nazioni non muoiono d'infarto", ma per la perdita della loro libertà interiore e linguistica.

3. I Punti di Contatto tra i Tre Autori
La relazione tra queste figure può essere riassunta in tre concetti chiave:
L'Invincibilità dell'Anima: Per tutti e tre, la prigione (quella zarista per Ševčenko, quella sovietica per Stus o quella del silenzio per la Kostenko) non può toccare la "fortezza interiore" del poeta.
La Parola come Arma: La poesia non è un ornamento, ma l'unico spazio di libertà rimasto in un sistema oppressivo. Come ha dimostrato la Kostenko, la parola vera è l'unica cosa che il totalitarismo non può controllare.
L'Impegno Etico: Non esiste libertà senza verità. Per Ševčenko era la liberazione sociale, per Stus la dignità umana universale, per Kostenko è la memoria storica e l'integrità culturale.

La Kostenko funge da ponte intellettuale: rielabora la forza mitica di Ševčenko e la tragica coerenza di Stus in una poetica moderna che pone la libertà individuale come base necessaria per la sopravvivenza di una nazione.



KOSTENKO E LA RESISTENZA CULTURALE UCRAINA

La poesia di Lina Kostenko è passata dall'essere un simbolo di dissenso intellettuale a diventare la colonna sonora morale della resistenza ucraina contemporanea. La sua influenza oggi non è puramente letteraria, ma agisce come un catalizzatore di resilienza psicologica e identitaria.
Ecco come la sua opera plasma la resistenza odierna:

1. La "Parola-Scudo" nelle Trincee e nei Rifugi
I versi della Kostenko sono diventati virali sui social media e vengono recitati dai soldati al fronte e dai civili nei bunker.
Identificazione: Poesie come “Non aver paura dei controlli” o i passaggi di Marusja Čuraj sulla dignità nazionale offrono un linguaggio pronto per descrivere l'orrore della guerra senza cadere nel vittimismo.
Esempio: La sua celebre frase "L'unica cosa che abbiamo è la parola" è diventata un motto per la difesa della sovranità culturale contro l'aggressione esterna.

2. La De-colonizzazione delle Menti
La resistenza ucraina oggi è anche una lotta per l'autonomia culturale. La Kostenko ha preparato il terreno per decenni:
Rifiuto del "Complesso di Inferiorità": La sua poetica, descritta come "aristocratica", ha insegnato agli ucraini che la loro cultura non è un'appendice rurale, ma una tradizione europea colta e antica.
Ritorno alla Storia: Attraverso le sue opere storiche, ha fornito alla resistenza attuale dei modelli di eroismo (come i cosacchi o i poeti ribelli) che servono da bussola etica per i combattenti di oggi.

3. La Testimonianza Attiva (2022-Oggi)
Nonostante l'età avanzata, Lina Kostenko è rimasta a Kiev durante l'assedio iniziale del 2022, dichiarando: "Non potevo andarmene, questa è la mia terra".
Autorità Morale: Questo gesto ha trasformato la sua persona in un monumento vivente alla fermezza. La sua presenza fisica nella capitale sotto i bombardamenti ha dato forza al concetto di libertà interiore che ha sempre predicato.
Nuova Produzione: Ha continuato a scrivere poesie che riflettono sul conflitto, descrivendo la guerra non solo come scontro militare, ma come lotta tra la "luce della civiltà" e "l'oscurità del caos".

4. L'Influenza sulle Nuove Generazioni
Molti giovani artisti e musicisti ucraini oggi rielaborano i suoi testi. Un esempio significativo è la canzone Kryla (Ali) del gruppo Jamala, che utilizza le parole della Kostenko per parlare di speranza e libertà durante i tempi bui, dimostrando come la sua poetica sia diventata parte integrante della cultura pop di resistenza.

Lina Kostenko ha fornito all'Ucraina odierna l'ossatura etica necessaria per resistere: l'idea che la dignità personale e la memoria storica siano beni non negoziabili, più forti di qualsiasi forza bruta.



L'AMORE DI GESU', LA CHIESA UCRAINA E KOSTENKO

Nella poetica di Lina Kostenko, il legame tra la figura di Gesù, la Chiesa ucraina e il sentimento dell'amore non è di natura confessionale o dogmatica, ma si configura come una sintesi etico-spirituale che definisce l'identità profonda della nazione.

1. Gesù come Archetipo del Sacrificio e dell'Amore
Per la Kostenko, Gesù non è solo una figura religiosa, ma l'archetipo dell'amore che resiste e dell'innocenza perseguitata.
Amore come Coraggio: L'amore di Gesù è interpretato come la forza che permette di affrontare il "Golgota" storico dell'Ucraina. Nella sua visione, amare significa restare fedeli alla verità anche quando questo comporta il sacrificio personale.
Umanizzazione del Divino: La poetessa utilizza spesso allusioni bibliche per elevare le sofferenze umane a una dimensione sacra, suggerendo che ogni atto di amore e resistenza civile sia un'imitazione del gesto cristologico.

2. La Chiesa come Custode della Memoria e dello Spirito
La relazione con la Chiesa ucraina (specialmente quella Greco-Cattolica e l'Ortodossa autocefala) si fonda sul ruolo storico di queste istituzioni come baluardi dell'identità.
Sintesi tra Fede e Cultura: La critica sottolinea come l'ethos dei "Sixtiers", di cui la Kostenko è guida, trovi oggi una sintesi con l'ethos della Chiesa ucraina, entrambi orientati verso l'apertura al mondo e la difesa della dignità umana.
Il Tempio Interiore: Più che alla gerarchia ecclesiastica, la Kostenko si riferisce alla "chiesa" come spazio spirituale di libertà. Nel romanzo Marusja Čuraj, la cattedrale e il sacro sono simboli di una giustizia superiore che trascende le leggi temporali e si fonda sull'amore.

3. L'Amore come "Ali" dell'Uomo
Il concetto di amore si unisce alla spiritualità nella celebre metafora delle "Ali" (Kryla):
La libertà interiore e l'amore sono le ali invisibili che permettono all'uomo di elevarsi sopra il fango della storia e della guerra.
Questo "amore alato" è ciò che permette alla nazione ucraina di non soccombere all'odio, trasformando la ferita in una fonte di rigenerazione spirituale.

La Kostenko propone un "cristianesimo della coscienza": l'amore di Gesù è la forza motrice, la Chiesa è lo spazio storico della memoria e la poesia è il rito che unisce questi elementi per sanare il "cuore ferito" della nazione.



KOSTENKO E LESJA UKRAINKA

La relazione tra Lesja Ukrainka (1871-1913) e Lina Kostenko è quella di una staffetta spirituale tra le due più grandi "donne di ferro" della letteratura ucraina. La Kostenko è considerata l'erede diretta del modernismo intellettuale della Ukrainka.
Ecco i punti di contatto fondamentali:

1. Il Neoromanticismo e l'Intellettualismo
Entrambe hanno rifiutato il populismo lacrimoso e il realismo piatto per una letteratura colta, filosofica ed europea.
Lesja Ukrainka ha introdotto nella cultura ucraina i grandi miti classici (Cassandra, Don Giovanni) per parlare di libertà.
Lina Kostenko ha continuato questa missione, nobilitando la storia ucraina (come in Marusja Čuraj) con una profondità psicologica che non ha nulla da invidiare ai classici occidentali.

2. La "Donna-Voce" della Nazione
Entrambe incarnano il tipo di donna che non è solo musa, ma combattente intellettuale.
Se la Ukrainka scriveva: "Per non piangere, io ridevo", sfidando la malattia e l'oppressione zarista, la Kostenko ha risposto con il suo "silenzio attivo" contro il regime sovietico.
Entrambe vedono la donna come custode di una verità scomoda che la società spesso non vuole ascoltare.

3. La Simbologia del Sacrificio e della Parola
La relazione è evidente nell'uso della parola come arma etica:
La Spada di Pietra: Lesja Ukrainka usava la metafora della parola come "spada temprata". Lina Kostenko riprende questo concetto, trasformando il verso in uno scudo contro la cancellazione dell'identità.
Il tema del "Profeta Inascoltato": Entrambe hanno esplorato il dramma di chi vede il futuro (come la Cassandra della Ukrainka) ma non viene creduto dal proprio popolo, un tema carissimo alla Kostenko durante gli anni della censura.

4. Il Legame con la Terra e la Libertà
Entrambe vedono la natura ucraina non come sfondo, ma come entità spirituale.
Il dramma stravagante La canzone della foresta della Ukrainka trova un'eco nella visione ecologica e panteista della Kostenko, dove la distruzione della natura (come a Černobyl') è la distruzione dell'anima umana.

Lina Kostenko ha "modernizzato" il grido di libertà di Lesja Ukrainka, portandolo dal XIX secolo dei grandi imperi al XXI secolo della resistenza globale.



LINA KOSTENKO E OXANA PACHLOVSKA

Il supporto critico di Oxana Pachlovska (docente di Ucrainistica alla Sapienza di Roma e figlia della poetessa) è stato determinante per la canonizzazione internazionale di Lina Kostenko, trasformando la sua opera da fenomeno di dissidenza nazionale a pilastro della letteratura europea.
Il lavoro della Pachlovska ha sostenuto la poetica della madre attraverso tre direttrici fondamentali:

1. La De-provincializzazione e l'Europeismo
La Pachlovska ha inserito la produzione della Kostenko nel solco del modernismo europeo.
Attraverso i suoi saggi, ha dimostrato che la madre non è una "poetessa etnica", ma un'intellettuale che dialoga con Dante, Shakespeare e la filosofia occidentale.
Ha teorizzato il concetto di "aristocrazia dello spirito" della Kostenko come una risposta universale ai totalitarismi del Novecento, elevando il caso ucraino a paradigma della condizione umana.

2. La Curatela e la Traduzione in Occidente
In Italia, Oxana Pachlovska è stata il motore principale della diffusione delle opere materne:
Ha curato e tradotto l'antologia Sulle rive del fiume eterno (Castelvecchi, 2023), fornendo l'apparato critico necessario per comprendere i riferimenti storici e filosofici (come quelli a Skovoroda e ai Sessantini).
Ha coordinato la pubblicazione di opere chiave, garantendo che la musicalità e la precisione aforistica della Kostenko non andassero perdute nel passaggio linguistico.

3. La Teoria della "Cultura come Resistenza"
Ha analizzato il legame tra la poetica della Kostenko e la "teologia del cuore ferito", spiegando come la sofferenza ucraina diventi, attraverso i versi della madre, una forma di dignità che si oppone alla "morte dell'anima" causata dalla propaganda.
Ha evidenziato la continuità tra la resistenza di Lesja Ukrainka e quella di Lina, posizionando la madre come l'ultimo grande baluardo della coscienza nazionale.

4. Il ruolo di "Ponte Intellettuale"
Grazie alla sua posizione accademica in Italia, la Pachlovska ha creato un ponte tra la cultura ucraina e quella latina, permettendo alla critica occidentale di scoprire la Kostenko non solo come "voce dell'Ucraina", ma come una delle più grandi poetesse civili del nostro tempo.

In sintesi, se Lina Kostenko è la "voce", Oxana Pachlovska ne è stata l'esegesi colta, colei che ha tradotto il dolore e la bellezza di quei versi in una lingua critica comprensibile all'accademia e al pubblico europeo.



MADRE E FIGLIA IMPEGNATE CONTRO L'ECOCIDIO DI CERNOBYL

La collaborazione tra Lina Kostenko e la figlia Oxana Pachlovska nella denuncia di Černobyl' rappresenta un caso unico di attivismo che fonde poesia, etnologia e analisi geopolitica. La loro azione non si è limitata alla scrittura, ma si è trasformata in una vera e propria missione di salvataggio culturale.

1. Le Spedizioni nella Zona di Esclusione
A partire dagli anni '90, Lina Kostenko ha partecipato regolarmente a spedizioni scientifico-etnografiche all'interno della Zona di Alienazione. In questo contesto, madre e figlia hanno lavorato per:
Preservare la memoria materiale: Hanno raccolto manufatti, canti e testimonianze dei cosiddetti samosely (coloro che rifiutarono di evacuare), per evitare che la millenaria cultura della regione della Polesia scomparisse insieme ai suoi abitanti.
Denunciare l'ecocidio: Attraverso i suoi scritti, Kostenko ha descritto Černobyl' non solo come un disastro tecnico, ma come un "assassinio del paesaggio" e della continuità storica ucraina.

2. Černobyl' come "Laboratorio Critico"
Oxana Pachlovska ha fornito la cornice intellettuale a queste esperienze, teorizzando Černobyl' come l'evento che ha svelato il fallimento del sistema sovietico:
Analisi geopolitica: Pachlovska ha spiegato come il disastro sia stato il catalizzatore del crollo dell'URSS e della nascita di una nuova coscienza nazionale ucraina fondata sulla verità.
La "Biblioteca Post-Černobyl": Ha curato la diffusione internazionale delle poesie materne sul tema, come la celebre lirica "Un terribile caleidoscopio" (1987), che trasforma la "stella amara" (l'assenzio/Černobyl') in un simbolo universale di apocalisse umana.

3. La Difesa dell'Identità contro l'Oblio
Insieme, hanno denunciato il tentativo del regime (e successivamente di una certa indifferenza globale) di ridurre Černobyl' a una semplice statistica o a un'attrazione turistica "spooky". Per loro, la Zona rimane un "luogo del cuore" dolente, un tempio a cielo aperto dove l'umanità deve confrontarsi con i propri limiti.

Questa collaborazione è documentata ampiamente nell'antologia Sulle rive del fiume eterno (2023), dove l'introduzione della Pachlovska chiarisce come la poesia di Kostenko sia stata l'unica forma di "decontaminazione spirituale" possibile dopo il 1986.



LA SIMBOLOGIA DELLA "FERITA"

Nelle sue poesie più recenti, nate sotto l’impatto dell’invasione russa del 2022, la "ferita" di Lina Kostenko subisce una trasmutazione: non è più solo una memoria del passato, ma una cronaca bruciante che fonde il dolore individuale con l'apocalisse collettiva.
Ecco come emerge questa nuova fenomenologia della ferita:

1. La Ferita come Paesaggio Violato
Se nelle opere precedenti la natura era un rifugio, ora la ferita è geografica. La Kostenko descrive la terra ucraina non più come idillio, ma come un corpo martoriato da crateri e mine.
L’Ecocidio: La ferita della terra (i campi bruciati, il Dnipro ferito) diventa specchio della ferita dell'anima. Non c'è separazione tra il dolore del poeta e quello del suolo che calpesta.

2. La Ferita della Parola (Il Silenzio dell'Orrore)
La poetessa affronta il paradosso di dover trovare parole per un dolore "indicibile". La ferita recente è quella di un linguaggio che rischia di spezzarsi di fronte alla brutalità.
Resistenza verbale: La sua reazione non è il lamento, ma una lucidità tagliente. La ferita viene "disinfettata" con l'ironia e la fierezza, rifiutando di lasciarsi trasformare in puro dolore passivo.

3. La Ferita come Identità (La "Cicatrice" dell'Indipendenza)
In poesie recenti e interventi pubblici, la Kostenko teorizza che l'Ucraina stia uscendo dalla sua "eterna ferita" coloniale attraverso un atto di sacrificio consapevole.
Dal vittimismo alla vittoria: La ferita non è più segno di sottomissione (come sotto lo zarismo o i soviet), ma il prezzo della libertà. Le cicatrici dei soldati e dei civili sono descritte come i "sigilli" di una nuova aristocrazia morale.

4. Il legame con il 2022
Restando a Kiev durante i bombardamenti, la Kostenko ha trasformato la sua stessa presenza in poesia vivente. La "ferita" è diventata quotidiana: il suono delle sirene, il buio dei blackout. In questi versi, la ferita è ciò che impedisce di dormire, ma è anche ciò che tiene sveglia la coscienza dell'Europa.
"Passano i secoli, passano le guerre... ma la ferita del cuore è l'unica che non smette di cantare." Lina Kostenko



KOSTENKO E LA CITTA' DI KIEV

Nella lirica di guerra di Lina Kostenko, Kiev cessa di essere una semplice coordinata geografica per trasformarsi in un essere vivente, un organismo spirituale che incarna la continuità tra la gloria della Rus' e la resistenza contemporanea.
Il ruolo simbolico della capitale si articola su tre livelli:

1. Kiev come "Gerusalemme del Nord" e Fortezza Morale
Per la Kostenko, Kiev è il centro sacro dove la storia sacra e quella profana si incontrano.
La Protezione Divina: Spesso evoca l'immagine della Vergine Orante (la Orante della Cattedrale di Santa Sofia), i cui bracci alzati sono visti come un baluardo metafisico contro i missili. Finché l'Orante rimane in piedi, Kiev non cadrà.
La Città delle Cupole d'Oro: L'oro delle cupole contrapposto al grigio dei detriti simboleggia la vittoria della luce sull'oscurità del caos bellico.

2. Il "Palinsesto" Urbano
La poetessa descrive Kiev come un palinsesto, dove ogni via nasconde strati di resistenza millenaria.
Dialogo tra Epoche: Nelle sue poesie di guerra, i difensori odierni di Kiev sono idealmente affiancati dai cavalieri di Jaroslav il Saggio e dai poeti dei Sessantini.
La Città che non si arrende: Kiev rappresenta la "ferma aristocrazia" della nazione. Rimanere a Kiev durante l'assedio (come ha fatto lei stessa nel 2022) è un atto di fedeltà a questo palinsesto.

3. Kiev come Cuore della "Ferita" e della Resurrezione
Se l'Ucraina è un "cuore ferito", Kiev è il punto in cui quella ferita pulsa con più forza.
Il Dnipro come Testimone: Il fiume non è solo acqua, ma il "sangue" della città che scorre attraverso i secoli, lavando le ferite ma portando con sé la memoria dei caduti.
Resilienza Quotidiana: Nelle sue liriche recenti, anche i dettagli più umili (il caffè bevuto durante l'allarme aereo, i blackout) diventano simboli di una libertà interiore che la città trasmette ai suoi abitanti.

La centralità di Kiev nella sua opera è stata recentemente sottolineata dal conferimento della Legion d'Onore francese, consegnata proprio a Kiev nel 2022, a testimonianza del fatto che la città e la poetessa sono ormai un unico simbolo di resistenza europea.



LINA KOSTENKO COME SIMBOLO DI RESISTENZA

La sintesi finale della figura di Lina Kostenko (1930) nell'attuale contesto ucraino la delinea come la "Cattedrale vivente" della resistenza, il punto di intersezione tra la memoria storica e la sopravvivenza etica di una nazione.

1. Lina Kostenko: La Bussola Etica
La sua poetica non è solo letteratura, ma un codice di condotta. Attraverso il suo "silenzio attivo" contro il regime sovietico, ha insegnato che la libertà interiore è l'unico bene inalienabile. Oggi, la sua presenza a Kiev sotto i bombardamenti trasforma i suoi versi in scudi ontologici: la sua integrità personale valida ogni parola scritta, rendendola la "coscienza" che impedisce il collasso morale della società.

2. La "Teologia del Cuore Ferito" e la Resistenza
Il concetto di cuore ferito, che affonda le radici nel cordocentrismo di Skovoroda, è diventato la chiave per elaborare il trauma bellico:
La Ferita come Dignità: La sofferenza dell'Ucraina non è vista come una sconfitta, ma come una "cicatrice di gloria" che testimonia la scelta di restare umani.
L'Amore di Gesù e il Sacrificio: La resistenza morale si appropria di una simbologia cristologica laica, dove il sacrificio del soldato e del civile è un atto di amore supremo che sanifica il "palinsesto" violato della terra.

3. Decontaminazione e Decolonizzazione (Il ruolo di Pachlovska)
Grazie all'esegesi critica di Oxana Pachlovska, la poetica della Kostenko è diventata lo strumento della decolonizzazione della coscienza ucraina:
Filtrazione Linguistica: Pulire la lingua dalle tossine della propaganda russa/sovietica per ritrovare la "parola vera".
Ritorno all'Europa: La decontaminazione spirituale consiste nel riconoscere che l'Ucraina non è una periferia imperiale, ma un cuore pulsante della civiltà europea, come dimostrato dal legame ideale con Lesja Ukrainka e il modernismo occidentale.

Sintesi delle Relazioni Chiave
Relazione:    Significato nella Resistenza Attuale
Kostenko ↔ Skovoroda:  La libertà interiore come unica difesa contro l'oppressione esterna.
Kostenko ↔ Ukrainka: La letteratura ucraina come letteratura europea.
Kostenko ↔ Stus:  La continuità del martirio intellettuale e della coerenza etica.
Pachlovska ↔ Decontaminazione:  L'atto di "pulire" la cultura ucraina per reintegrarla nell'Europa.

La figura di Lina Kostenko, con la sua poetica della resistenza e dell'integrità del cuore ucraino, insieme all'esegesi colta di Oxana Pachlovska rappresentano davvero quella "fortezza invisibile" che sostiene l'Ucraina moderna.














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