martedì 1 aprile 2025

Il Grande Canone di Sant'Andrea di Creta

 

 IL GRANDE CANONE DI SANT'ANDREA DI CRETA

                                                                                                               a cura di Yaryna Moroz Sarno


“Come posso rimpiangere le azione della vita mia piena delle passioni?
Posso dare un buon inizio, oh Cristo, al pianto odierno?
Ma come misericordioso, concedimi la remissione dei peccati".

(Dal Grande canone)

  

   Il Gran Canone di S. Andrea di Creta (il Canone del Pentimento o il Grande Canone di Pentimento (in greco ὁ μέγας Κάνων Ἁγίου Ανδρέου Κρήτης)), è l'inno penitenziale quaresimale che si canta nelle chiesa della tradizione bizantina integralmente soltanto una volta all'anno nel giovedì della quinta settimana della Quaresima, durante la veglia notturna (si anticipa al mercoledì sera). Le parti del Canone divisi in quattro parti si cantano all'inizio della Quaresima durante l'officio della Grande Compieta (Μέγα Ἀπόδειπνο) della prima settimana quaresimale (dal lunedì al giovedì), inaugurando Quaresima ed aprendo la porta del pentimento. 
    Il capolavoro di Sant'Andrea di Creta è il canone più lungo mai composto. L'intero Canone è composto dai 250 tropari (quando nel canone normale sono circa 40 tropari), scritto tra VII e VIII secolo dal santo vescovo cretese, un insieme di riflessioni, ricordi, citazioni di tutto l'Antico Testamento. Principalmente scritto in prima persona, attraversa cronologicamente l'Antico Testamento e il Nuovo mediante esempi, ponendo davanti all'orante il problema del peccato con le sue conseguenze. 
   Questo Canone è chiamato grande non soltanto per la sua ampiezza, ma anche per il suo significato morale perché conduce allo spirito penitenziale. Si basa sul dialogo di un'anima pentita di una moltitudine di trasgressioni, con Dio misericordioso che unico può perdonarla. Come si canta nel primo canto, "Vieni, anima dannata, vieni con la tua carne, confessati al Creatore di tutti, lascia finalmente la precedente stoltezza e porta le tue lacrime a Dio in pentimento".
  Il Canone è diviso in quattro parti (metimonie) che sono cantati nella loro interezza al Mattutino il Giovedì della quinta settimana di Quaresima. Dopo sono stati inseriti i tropari successivi (per esempio, sono state arricchite dai tropari dedicati alla memoria di S. Andrea di Creta stesso e di una santa asceta del IV - V secolo Maria Egiziaca).         
    Oltre al Grande Canone si legge la vita di Santa Maria Egiziaca come l'esempio della vera conversione dall'abisso dei peccati. Alla fine di ogni canto del canone ci sono altri due tropari in onore della Beata Maria d'Egitto. L'autore successivo ha aggiunto un altro tropario in onore di Sant'Andrea di Creta. Il VI Concilio Ecumenico ordinò che la biografia di Santa Maria d'Egitto († 521), scritta da San Sofronio, Patriarca di Gerusalemme, fosse letta con il Gran Canone. La reverenda Maria Egizia nacque ad Alessandria d'Egitto e condusse una vita peccaminosa per molti anni. In pellegrinaggio ai luoghi santi di Gerusalemme, si convertì, andò nel deserto e lì per molti anni pregò, pianse ed espiò i suoi peccati. La Chiesa Orientale la commemora il 1 (14) aprile.
‎     Il Canone è composto da nove odi con nove cantici basate sul Vecchio e due sul Nuovo Testamento. ‎‎ Nel primo dei tropari di ognuna delle odi si canta"... Parlerò, celebrerò il Cristo, nato dalla Vergine nella carne… Rafforza, o Dio, la tua Chiesa, sulla ’roccia duratura dei tuoi comandamenti… Ha udito il profeta della tua venuta, o Signore, e ha avuto timore, ha udito che nascerai dalla Vergine e ti mostrerai agli uomini, e diceva: Ho udito il tuo annunzio e ho avuto timore; gloria alla tua potenza".‎
     Nell'ode prima si intrecciano le vicende di Adamo ed Eva, Caino ed Abele insieme alle parabole del Buon Samaritano e il figlio prodigo: "... Perché ti sei fatta simile alla prima Eva? Hai toccato l'albero e hai gustato sconsideratamente il cibo dell'inganno. Cadendo con l'intenzione nella stessa sete di sangue di Caino, sono divenuto l'assassino della mia povera anima. Consumata la ricchezza dell'anima con le dissolutezze, sono privo di pie virtù, e affamato grido: O padre di pietà, vienimi incontro tu con la tua compassione. Sono io colui che era incappato nei ladroni, che sono i miei pensieri, mi hanno riempito di piaghe: vieni dunque tu stesso a curarmi, o Cristo".  
    Il tema del peccato risona nella II ode: "Ho oscurato la bellezza dell’anima con le voluttà passionali, e ho ridotto totalmente in polvere il mio intelletto. Ho lacerato la mia prima veste, quella che ha tessuta per me il Creatore… Ho indossato una tunica lacerata, quella che mi ha tessuto il serpente col suo consiglio, e sono pieno di vergogna. Anch’io ti presento, o pietoso, le lacrime della meretrice: sii a me propizio, o Salvatore, nella tua amorosa compassione… Anche le mie lacrime accogli, o Salvatore, come unguento. Come il pubblicano a te grido: Sii a me propizio, o Salvatore, sii a me propizio!".
    Nell'ode ottava si racconta sull'atteggiamento penitenziale nell'Antico e del Nuovo Testamento: "Hai sentito parlare, o anima, dei niniviti, della loro penitenza in sacco e cenere davanti a Dio: tu non li hai imitati, ma sei stata più stolta di tutti coloro che hanno peccato prima e dopo la Legge. Come il ladrone, grido a te: Ricordati! Come Pietro, piango amaramente; perdonami, salvatore, a te io grido come il pubblicano; piango come la meretrice: accogli il mio gemito".
     Il mistero della salvezza attraverso Cristo è presentata nell'ode nona: "Ti porto gli esempi del Nuovo Testamento, o anima, per indurti a compunzione: Cristo si è fatto uomo per chiamare a penitenza ladroni e prostitute. Cristo si è fatto bambino secondo la carne per conversare con me, e ha compiuto volontariamente tutto ciò che è della natura, eccetto il peccato". Questo canto richiama l'ode precedente che narra sulla passione salvifica: "Crocifisso per tutti, hai offerto il tuo corpo e il tuo sangue, o Verbo: il corpo per riplasmarmi, il sangue per lavarmi; e hai emesso lo spirito, per portarmi, o Cristo, al tuo genitore. Hai operato la salvezza in mezzo alla terra. Per tuo volere sei stato inchiodato sull'albero della croce e l'Eden che era stato chiuso, si è aperto".
  

lunedì 10 febbraio 2025

NUOVA ARCHITETTURA UCRAINA: Connubio di identità e innovazione, Carlo Sarno

 NUOVA ARCHITETTURA UCRAINA

Connubio di identità e innovazione

di Carlo Sarno


   

 Casa del vasaio, architetto Andrew Holub



Edificio Pisanka, progetto studio Archimatika


Introduzione

Dopo secoli e secoli di influssi e propaganda di popoli dominatori, dopo l’ultimo periodo sovietico di sottomissione e totalitarismo, a partire dall’Indipendenza dell’Ucraina del 1991 ancora si stenta a voler definire e praticare una nuova architettura ucraina che sappia interpretare i valori socio-culturali, storici e personali di una Ucraina libera e indipendente.
Esempio valido per tutti di cosa è successo è la città di Kyiv, che da città conosciuta come la terza Gerusalemme dalle mille cupole d’oro, è stata trasformata nell’attuale città moderna russificata da una pianificazione autoritaria e da una edificazione di aspetto totalitario che ancora prevale sugli sforzi di un rinnovamento urbano e morfologico. Particolarmente significativo è che non ci si accorge ancora oggi che edifici istituzionali, di rappresentanza, ecc. ospitano in spazi e forme sovietiche la nuova vita della indipendente Ucraina, influenzandola dannosamente. Si sono abbattute le statue di Stalin, Lenin, come simboli di un passato nefasto, eppure gli edifici edificati dai sovietici continuano a permanere come simboli e spazi di un potere che sembra non cedere allo scorrere del tempo.
L’attuale conflitto bellico con la Moscovia che vorrebbe cancellare l’esistenza del popolo ucraino richiede con urgenza un momento di discernimento: occorre inquadrare storicamente la vera e buona radice del popolo ucraino; raccogliere spunti significativi che provengono dalla identità della civiltà socio-culturale ucraina; ritrovare principi ed esempi di un’autentica architettura ucraina del passato e di oggi; dare nuove indicazioni per un buon sviluppo della nuova architettura ucraina.


La radice dell’architettura ucraina: la antichissima civiltà ucraina Trypillia-Scita.

 

Pochi popoli possono vantare un passato millenario come il popolo ucraino. Le antichissime origini di questo popolo risalgono infatti alla Civiltà Trypillia-Cucuteni di oltre 7000 anni fa. Questa civiltà presenta insediamenti abitativi in cui la struttura urbana di tipo circolare non esprime una società organizzata rigidamente e prettamente militare, con fortificazioni e sistema di difesa, ma evidenzia un modo di vivere democratico e agricolo, aperto agli scambi commerciali e alla condivisione.
In seguito, circa quattromila anni fa e per oltre due millenni abbiamo la fusione dell’antico popolo Trypillia con gli Sciti, dapprima nomadi poi stabilizzatosi nelle terre fertili dell’Ucraina (Sciti Reali) che apportarono novità tecnologiche e una mentalità intraprendente e creativa, oltre ad avere una capacità militare ed una cavalleria notevole.
Mentre l’impero romano inizia a espandersi per tutto il mediterraneo insieme alla cultura greca, il popolo originario ucraino Trypillia-Scita si scinde in vari sottogruppi, assimila altri popoli come i Greci, i Sarmati, i Roxolani, i Goti, ecc., accoglie la Parola di Dio rivelata da Gesù Cristo e annunciata al popolo ucraino dall’Apostolo Andrea, che pose una croce sulla montagna dove poi sorgerà la città di Kyiv.
Alcuni secoli dopo, a partire dal V secolo d. C. abbiamo popoli che a causa del cambiamento climatico scendono dal Nord, prima gli Slavi dall’area baltica, poi i Variaghi dalla Scandinavia e si fondono con il popolo antico ucraino Trypillia-Scita dando origine intorno al mille d. C. ad un nuovo regno cristiano: la Rus’ di Kyiv.
Questo regno durerà circa un paio di secoli, poi si frantumerà sotto le ingerenze dei popoli limitrofi che cercheranno di appropriarsi di questo territorio ricco e fertile,
Lo spirito di identità ucraino di origine Trypillia-Scita rinasce e si rinnova nell’epoca cosacca XVI-XVIII sec. e nel XIX secolo raggiunge piena maturazione con l’opera di Taras Schevchenko, Ivan Franko, ecc. e gli studi storici, etno-culturali e antropologici ucraini.
Proclamata la Repubblica Ucraina nel 1918, che riuniva i territori orientali e occidentali in una unica nazione, fu dopo un anno soffocata dai sovietici.
Rinasce finalmente nel 1991, sotto la spinta di Chornovil e altri dissidenti, lo stato ucraino indipendente, erede dell’antico popolo Trypillia-Scita, che ancora purtroppo deve lottare per la sua esistenza e affermazione.


Identità della civiltà socio-culturale ucraina.


Chiesa di Santa Sofia, Kyiv. 

I numerosi studi etnologici e antropologici nel territorio dell’Ucraina hanno dimostrato che in questo luogo, intorno al grande e navigabile fiume Dnipro, ha origine una delle più antiche civiltà dell’umanità, Trypillia, che ha prodotto nuove tecnologie, migliorato i metodi di agricoltura, inventato linguaggio e scrittura, sviluppato cultura materiale e spirituale, organizzato vita sociale e commerciale.
Fin da allora questa civiltà si caratterizzava per una sensibilità all’arte decorativa, alla tessitura, allo scambio commerciale, alla edificazione funzionale alla vita degli abitanti, al rispetto dell’ambiente naturale e della fertile terra che consente una agricoltura varia e fruttuosa. Una particolare attenzione i Trypilliani rivolgono al contesto naturale, alla ricerca di un rapporto armonico con la natura sullo sfondo di un panteismo naturalistico che attraverso riti e miti cerca di inquadrare le incontrollabili forze della natura e il succedersi delle stagioni. La ricchezza di questo territorio dona benessere alla popolazione, sicurezza, capacità di accogliere e rispettare l’altro, di dialogare anche con lo straniero, crea momenti di socialità che rinforzano i legami umani e affettivi.
Tutte queste caratteristiche costituiscono la struttura originaria della identità ucraina. Nel tempo questa struttura originaria si arricchisce di nuovi contributi.
Dagli Sciti acquisisce la capacità tecnica e metallurgica, la precisione, la innovazione scientifica e creativa, l’audacia e valore militare, la sinergia con il cavallo e quindi con la natura.
Dal Cristianesimo viene plasmato il “cuore” degli ucraini, a partire dalla prima evangelizzazione di Sant’Andrea e san Clemente I nel primo secolo d.C., e da allora sempre più questo popolo ha incarnato i principi del Vangelo. Con San Vladimir intorno all’anno 1000 d.C. il cristianesimo diviene religione ufficiale in Ucraina, poi vivrà i contrasti scaturiti dalla scissione tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, ma sempre il popolo ucraino dimostrerà nei secoli una grande fede e devozione a Cristo.
Nell’epoca Cosacca (XVI-XVIII sec.) il popolo ucraino matura il desiderio indomabile di libertà personale e indipendenza politica, la ricerca di una autonomia linguistica e socio-culturale, che pur se sottoposta a restrizione è sempre pronta a riemergere con fierezza e determinazione.
Nel XIX-XX sec. abbiamo le persecuzioni, sofferenze, tentativi di genocidio socio-culturale, ma si ergono a contrastare ciò personalità ucraine eccezionali che non solo impediscono il triste epilogo (Schevchenko, Franko, Hrusevsky, Lesia Ukrainka, Semenko, Kostenko, Stus, Chornovil, ecc.), ma costruiscono in maniera indistruttibile l’identità della nuova Ucraina che si proclamerà indipendente nel 1991.


Principi di un’autentica architettura ucraina.

Quartiere Comfort Town a Kyiv, studio Archimatika.

A partire dal periodo Trypillia-Scita già troviamo nell’abitare di questo popolo una attenzione per un equilibrato rapporto con l’ambiente naturale, un rispetto e valorizzazione della natura e della sua bellezza. La fertilità del territorio ucraino con una varietà di ecosistemi, dal tipo fluviale a quello costiero sul mar Nero, dalla steppa a quello montuoso dei Carpazi, comportava una necessità per le abitazioni di adeguarsi ai vari contesti ambientali e alla diversa reperibilità dei materiali per la costruzione.
Nell’antica epoca prevalevano le foreste e quindi il legno era un materiale disponibile e facile da utilizzare, al massimo si costruiva un basamento in pietra e su questo sorgeva poi la casa in legno. Dove poi mancava anche la foresta si edificava con fango e paglia, o con murature a sacco oppure a elementi modulari tipo mattone.
I luoghi degli insediamenti abitativi venivano scelti in base alla loro salubrità, al tipo di microclima favorevole alla vita e all’agricoltura.
In sostanza, il primo principio originario dell’architettura ucraina è la ricerca di un rapporto armonico tra l’uomo e la natura, tra insediamento urbano, abitazione e ambiente naturale, coincide con l’architettura organica.
Il popolo ucraino nel suo rapporto con la natura però non si ferma all’aspetto funzionale ma contempla e gode della bellezza della natura e della sua varietà: dal panorama infinito al piccolo fiore miracolosamente sbocciato nella roccia di una montagna, dallo scorrere sinuoso del fiume alla varietà dei pesci, dalla coloratissima farfalla alla cicogna che fissa il suo grande nido sugli alberi più alti, dalle foglie giallo-rosse autunnali ai prati primaverili con una miriade di fiori spontanei, dalle distese di grano agli indorati campi di girasoli, ecc.
Questa contemplazione della bellezza e varietà della natura sviluppa nel popolo ucraino una sensibilità per l’ornamento e la decorazione, che è facile riscontrare già all’origine del popolo Trypillia-Scita ed è visibile nei reperti archeologici, ma ancora oggi sussiste in maniera anche popolare e diffusa dall’artigianato tradizionale alle abitazioni, maggiormente dove la globalizzazione non ha cancellato lo spirito decorativo originario.
L’esigenza di decorazione sulla abitazione si manifesta in vario modo: con superfici colorate, con veri e propri disegni e affreschi (motivi floreali, geometrici, ecc), con elementi scultorei o morfologici, con volumetrie complesse, con pluralità di materiali di finitura e quanto altro è possibile con la fantasia e creatività.
Quindi, il secondo principio originario dell’architettura ucraina è la necessità di decorazione e ornamento della propria abitazione e di ogni edificio rappresentativo.
Il popolo ucraino nel corso dei secoli, applicando questi due principi ha sviluppato un proprio modo di rapportarsi con la vita, l’arte, l’architettura creando motivi stilistici che vengono applicati a tutta la complessità del vivere: dai vestiti ai tessuti, dagli oggetti ceramici a quelli in legno, dalla lavorazione del ferro all’oreficeria, dall’arredamento interno alla decorazione esterna, ecc. L’identità ucraina è profondamente legata a questi motivi stilistici, cromatici e compositivi, che pur rinnovandosi nel tempo conservano sempre la loro matrice simbolica e formale.
Pertanto un terzo principio originario dell’architettura ucraina è l’utilizzo di motivi ornamentali e compositivi ispirati dalla antica matrice simbolica e formale ucraina.


Indicazioni per un buon sviluppo della nuova architettura ucraina.

Design bionico e futuristico

Per chiarezza riepiloghiamo i tre principi di un’autentica architettura ucraina:
1) Armonia tra architettura e ambiente, tra uomo e natura, architettura organica.
2) Decorazione e ornamento come riflesso della bellezza della natura;
3) Identità ucraina dei motivi ornamentali, cromatici e compositivi.
Questi tre principi costituiscono il fondamento per una architettura ucraina autonoma e indipendente.
Nel passato riscontriamo in ucraina l’arrivo di vari stili e architetti provenienti dall’estero, ma sempre si è ricercato una inflessione stilistica particolare che fosse capace di caratterizzare una architettura autoctona ucraina. Così è stato per esempio nell’epoca barocca e così anche oggi l’architettura contemporanea ucraina guarda a ciò che si costruisce nel mondo, però gli architetti più sensibili progettano con elementi compositivi propri alla identità ucraina.
I problemi per un buon sviluppo della nuova architettura ucraina, in questo periodo particolare in cui si dovrà affrontare la ricostruzione post-bellica, sorgono sia quando ci si affida a professionisti ucraini che non avvertono la necessità di produrre una urbanistica e architettura autoctona, sia quando ci si rivolge a professionisti stranieri che pur avendo notevoli competenze in ambito eco-tecnologico non conoscono l’identità ucraina né comprendono il linguaggio compositivo autoctono.
Il rischio che si corre in questa ricostruzione dell’Ucraina è di edificare una nuova Ucraina estranea a se stessa, in cui il popolo non si identifica, in cui modelli provenienti da altre nazioni cancellano i riferimenti culturali esistenti. Inoltre, occorre considerare che ancora non si parla di rigenerare urbanisticamente e architettonicamente i luoghi pianificati ed edificati dal totalitarismo sovietico, ed in cui si continua a vivere o ad amministrare il bene pubblico in spazi frutto di una mentalità repressiva e coercitiva che sicuramente non corrisponde all’identità ucraina.


Quartiere residenziale a Kyiv, progetto studio Archimatika.


Un primo rimedio a tutto questo, e già fortunatamente se ne parla, e l’utilizzo di una procedura progettuale partecipata, in cui anche i futuri abitanti contribuiscono con loro proposte all’attuazione di un progetto più realistico, integrato e funzionale.
Un secondo rimedio importante può essere per gli “attori” della ricostruzione, dagli amministratori ai tecnici, di svolgere un percorso di apprendimento etno-culturale e antropologico per acquisire maggiore consapevolezza sulla identità originaria ucraina, e quindi appassionarsi alla realizzazione di una nuova urbanistica e architettura ucraina in sintonia con le sue origini.
Un terzo rimedio è la costituzione di gruppi di pianificazione e progettazione misti, in cui professionisti competenti dall’estero si uniscono con professionisti ucraini sensibili alla identità ucraina, e quindi lavorando insieme possono produrre soluzioni significative ed efficaci.
Bisogna considerare anche che la ricostruzione post-bellica ha tempi differenziati, pur essendoci necessità urgenti non si deve rinunciare ad una visione più ampia e a lunga scadenza che nel tempo può dare migliori risultati per il futuro e l’identità dell’Ucraina.
In tal senso per avere nel tempo una continuità e coerenza progettuale è prioritario inserire i giovani nei gruppi di lavoro della ricostruzione, a tutti i livelli, dalla cantieristica alla assistenza tecnica, alla progettazione, alla pianificazione e anche nella amministrazione e gestione dei finanziamenti.
Infine, occorre coordinare a livello politico tutte le forze per la realizzazione di una nuova architettura ucraina che sappia interpretare i valori socio-culturali, storici e personali di una Ucraina libera e indipendente, connubio di identità e innovazione.



Un esempio valido di Nuova Architettura Ucraina come armonia di identità e innovazione è il progetto dell'architetto Andrew Holub di una moderna Casa del Vasaio per il villaggio ucraino di Opishnya presentato con il seguente articolo sul sito RUKOTVORY : https://rukotvory.com.ua/en/info/andriy-holub-has-designed-a-modern-potters-house-for-opishnya/ (Il progetto è stato visualizzato da Olexandr Vovk).




Andrew Holub, un architetto, ha presentato  il progetto di una casa di un vasaio che si intende costruire nel villaggio di Opishnya nella regione di Poltava. Secondo l'autore, il suo progetto ha accumulato le caratteristiche dell'architettura popolare, dell'architettura Trypillya, del neomodernismo e dell'architettura organica.





"L'idea principale dell'edificio è quella di utilizzare materiali naturali ecologicamente compatibili in una nuova forma moderna in modo che rispecchino la globalizzazione del processo architettonico mondiale moderno, inserendosi allo stesso tempo in modo armonioso nell'ambiente. Ecco perché il tetto dell'oggetto è fatto di paglia, che è il materiale di copertura più ecologicamente compatibile e che non richiede attività aggiuntive (su isolamento idraulico o a vapore). Anche il cob e il pise sono ampiamente utilizzati per la realizzazione di pareti e, naturalmente, sono anche materiali ecologicamente sicuri e convenienti" — sottolinea l'autore.




Il progetto prevede un'abitazione per la famiglia del vasaio e i suoi apprendisti; un'area laboratorio per la creazione della ceramica insieme a un magazzino; una biblioteca, un piccolo negozio, una sala espositiva e uno spazio dietro l'ingresso principale per allestire esposizioni durante le stagioni calde.







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Fonte: https://carlosarno.blogspot.com

Note biografiche autore articolo arch. Carlo Sarno al link: https://carlosarno.blogspot.com/p/blog-page.html



sabato 1 febbraio 2025

giovedì 30 gennaio 2025

La Festa dei Tre Santi 30 gennaio (12 febbraio)

 

La Festa dei Tre Santi 
30 gennaio


Il mosaico della cattedrale di Santa Sofia a Kyiv 


La miniatura del Salterio di Kyiv, 1397 


File:MHS ojcowie ks Bazyli Wlk Jan Chryzostom Grzeg Wlk XVII Lipie p.jpg -  Wikimedia Commons

L'icona ucraina del XVII secolo, San Basilio il Grande, San Giovanni Crisostomo, San Gregorio Nazianzeno, Museo Storico di Sanok (Polonia)




lunedì 23 dicembre 2024

Vyacheslav Chornovil (1937-1999), di Bohdan Harasymiw, Ivan Koshelivets, Roman Senkus

Vyacheslav Chornovil 
(1937-1999)

di Bohdan Harasymiw, Ivan Koshelivets, Roman Senkus





 Chornovil Viacheslav, detto Vyacheslav [Чорновіл, В'ячеслав; Čornovil, Vjačeslav], nato il 24 dicembre 1937 a Yerky, ora nel distretto di Katerynopil, regione di Cherkasy, morto il 25 marzo 1999 vicino a Horodyshche, distretto di Boryspil, regione di Kyiv. Era figura di spicco del movimento dissidente ucraino, prigioniero politico dei tempi sovietici, giornalista, critico letterario, politico e leader del movimento indipendentista nazional-democratico in Ucraina alla fine degli anni '80 e '90; marito delle compagne dissidenti Olena Antoniv e, dopo la sua morte, Atena Pashko; padre di Andrii Chornovil, docente presso l' Università medica nazionale di Leopoli, e del politico Taras Chornovil.
      Nato in una famiglia di insegnanti che subirono persecuzioni politiche durante il periodo stalinista, Chornovil si laureò con lode in giornalismo all'Università di Kyiv nel 1960. Nel 1957 fu costretto a interrompere gli studi per un anno dopo che il giornale della facoltà di giornalismo lo criticò per il suo "pensiero non standard". Trovò lavoro nel cantiere di un altoforno a Zhdanov (ora Mariupol ) nel Donbass e come redattore itinerante del giornale "Kyїvs'kyi komsomolets'" prima di tornare all'università nel 1958. Da luglio 1960 a maggio 1963 Chornovil lavorò come redattore di programmi televisivi per i giovani a Leopoli prima di tornare a Kyiv con l'intenzione di proseguire gli studi universitari in letteratura ucraina . Sebbene avesse superato tutti gli esami di ammissione nel 1964, gli fu negata l'ammissione al programma di laurea presso l' Istituto pedagogico di Kiev a causa delle sue convinzioni politiche. Per i successivi due anni lavorò nel cantiere della stazione idroelettrica di Kyiv (fino al settembre 1964) e poi come capo dipartimento del giornale "Moloda gvardiia". Nel settembre 1965 Chornovil fu licenziato dal suo lavoro di redattore per aver protestato apertamente, insieme a Ivan Dziuba e Vasyl Stus alla première del film di Serhii Paradzhanov "Le ombre degli antenati dimenticati" ("Тіні забутих предків")  al cinema Ukraina di Kyiv, contro un'ondata degli arresti di intellettuali ucraini. Trovò lavoro al giornale "Druh chytacha" ("L'amico del lettore"), ma dopo essersi rifiutato di testimoniare contro Mykhailo Horyn e Bohdan Horyn ed aver espresso il suo disprezzo per il sistema giudiziario sovietico al loro processo a porte chiuse a Leopoli nell'aprile 1966, fu licenziato dal giornale e condannato a tre mesi di "lavoro correttivo". Lo studio di Chornovil sugli abusi del sistema, "Pravosuddia chy retsydyvy teroru?" ("Giusti processi o ricadute nel terrore?"), fu fatto circolare clandestinamente come documento samvydav nel 1966. Lo stesso accadde per "Lykho z rozumu" (Guai per l'intelligenza), la sua raccolta di materiali del 1967 su venti dissidenti ucraini imprigionati per aver protestato contro l'oppressione nazionale, che fu fatta uscire di nascosto dall'URSS e pubblicata in ucraino a Parigi nel 1967 e in traduzione inglese a Toronto come The Chornovil Papers nel 1968. Chornovil scrisse anche il trattato dissidente "Ia nichoho u vas ne proshu" ("Non chiedo niente da voi", 1968). Ciò portò al suo arresto il 3 agosto 1967 e il 15 novembre di quell'anno il tribunale della regione di Leopoli lo condannò a tre anni in un campo di lavoro sovietico nella regione di Vinnytsia e nelle prigioni di Leopoli e Kiev per "diffusione di calunnie che diffamano l'ordine sociale e statale sovietico". Nell'estate del 1968 Chornovil intraprese uno sciopero della fame di quarantotto giorni per protestare contro la confisca dei suoi articoli da parte delle autorità del campo. Fu rilasciato come parte di un'amnistia nel febbraio 1969 dopo aver scontato diciotto mesi della sua condanna. Imperterrito, Chornovil scrisse il saggio 'Shcho i iak obstoiuie B. Stenchuk: 66 vidpovidei “internatsionalistovi”' (Cosa sostiene B. Stenchuk e come: 66 risposte a un 'internazionalista'), una confutazione di Shcho i iak obstoiuie I. Dziuba (Shche raz pro knyhu 'Internatsionalizm chy rusyfikatsiia?)' (Cosa sostiene I[van] Dziuba e come [Ancora una volta sul libro (di Dziuba) Internazionalismo o russificazione? ]) di 'Bohdan Stenchuk', una filippica di propaganda sovietica ufficiale scritta collettivamente e indirizzata alla diaspora ucraina con lo scopo di screditare la critica fondamentale di Dziuba alla politica sovietica sulla nazionalità . Gli scritti samvydav di Chornovil si distinguevano per il loro stile brillante, per il quale il Times di Londra gli conferì il premio Nicholas Tomalin per il giornalismo nel 1975. 
 Dopo il suo rilascio Chornovil trovò lavoro come monitor presso una stazione meteorologica in Transcarpazia, come scavatore per una spedizione archeologica a Bilhorod-Dnistrovskyi e come addetto ai bagagli presso la stazione ferroviaria di Sknyliv a Leopoli. Dal gennaio 1970 iniziò a far circolare la rivista samvydav dattiloscritta Ukraïns'kyi visnyk (Araldo ucraino), che raccontava la repressione politica in Ucraina e conteneva importanti documenti samvydav, analisi e opere di belle arti. Il 12 gennaio 1972, dopo che erano apparsi cinque numeri della rivista, quattro mesi dopo aver inviato una lettera aperta al Comitato centrale del Partito comunista ucraino in difesa del famoso dissidente Valentyn Moroz e un mese dopo aver avviato la creazione di un comitato pubblico in difesa della dissidente Nina Strokata , Chornovil fu nuovamente arrestato. Trascorse quindici mesi in isolamento prima di essere processato dal tribunale dell'oblast di Leopoli per "propaganda e agitazione antisovietica" e condannato il 12 aprile 1973 a sei anni di prigione e tre anni di esilio. Chornovil scontò la sua pena in due campi di concentramento a regime severo nella RSSA della Mordovia. Lì co-organizzò molte proteste e scioperi della fame dei suoi compagni prigionieri politici e trascorse più della metà della sua pena in isolamento o in celle di prigione. Sempre lì, insieme a Boris Penson, scrisse l'opuscolo samvydav Budni mordovskikh lagerei (La vita quotidiana nei campi mordoviani), che fu fatto uscire di nascosto e pubblicato in russo a Gerusalemme nel 1975 e in traduzione ucraina sulla rivista Suchasnist' ( Monaco ) nel 1976. Nella primavera del 1978 Chornovil fu deportato nel suo luogo di esilio nella RSSA yakutaina nella Siberia orientale , dove visse nella città di Niurba e lavorò come custode di serre e dispatcher di un'impresa edile. Nel maggio 1979 si unì al Gruppo ucraino di Helsinki di dissidenti che monitoravano le violazioni dei diritti umani. Di conseguenza, il 15 aprile 1980, fu nuovamente arrestato con l'accusa inventata di tentato stupro. La sua risposta alle pressioni per ritrattare fu uno sciopero della fame di 120 giorni, che si concluse con un'ulteriore condanna a cinque anni in un processo a porte chiuse nella città yakutaina di Mirnyi. Nel settembre 1983 un procuratore in Jakuzia organizzò il rilascio anticipato di Chornovil dal campo di lavoro , ma senza il diritto di tornare in Ucraina. Quindi Chornovil rimase in Jakuzia e trovò lavoro lì in una fabbrica di mattoni nella città di Pokrovsk.
     Dopo oltre un quarto della sua vita (diciassette anni) come prigioniero politico , nel maggio 1985 a Chornovil fu concesso di tornare in Ucraina alla vigilia della politica di perestrojka di Mikhail Gorbachev . Mentre svolgeva lavori umili a Leopoli , nell'agosto 1987 fece rivivere la pubblicazione di Ukraïns'kyi visnyk e ne fu il direttore per due anni. Nel 1988 Chornovil avviò la creazione dell'Associazione di Helsinki ucraina (UHA) come partito politico democratico e filo-indipendentista ucraino in opposizione al Partito comunista dell'Unione Sovietica ; fu il co-leader dell'UHA e coautore dei suoi documenti programmatici e comunicati stampa . Chornovil fu eletto nel consiglio della Shevchenko Ukrainian Language Society, un co-leader della Memorial Society nella regione di Leopoli e, nel settembre 1989, un membro fondatore del Gran Consiglio del Movimento Popolare dell'Ucraina , alias Rukh, che sosteneva la perestrojka (in ucraino: perebudova). Il 4 marzo 1990 fu eletto membro sia della Verkhovna Rada (Soviet Supremo dell'Ucraina), il parlamento ucraino, sia del Consiglio della regione di Leopoli. Dall'aprile 1990 all'aprile 1992 ricoprì la carica di presidente di quest'ultimo e di presidente del suo comitato esecutivo. Sotto la guida di Chornovil, l'amministrazione della regione   di Leopoli fu depoliticizzata, i simboli nazionalisti furono legalizzati, fu creata un'ampia rete di media democratici, le forze democratiche della Galizia ucraina furono unificate, gli appartamenti furono privatizzati, fu incoraggiata l'agricoltura privata, iniziò la privatizzazione industriale e si tenne un referendum galiziano sull'indipendenza ucraina nel marzo 1991. Nella Verkhovna Rada (Parlamento Ucraino) Chornovil fu uno dei leader della fazione per l'indipendenza nel cosiddetto Consiglio del popolo e, dal febbraio 1992, vicepresidente della Commissione permanente per l'apertura e i mass media.
     Nell'autunno del 1991 Chornovil si candidò alle elezioni presidenziali. Ricevette il secondo maggior numero di voti: 7.420.727 (23,27 percento). All'epoca fu profondamente sconcertato dall'appropriazione senza principi degli slogan di Rukh da parte della nomenklatura comunista del presidente eletto Leonid Kravchuk e dalla successiva cooptazione da parte di Kravchuk di importanti membri di Rukh e dalla loro nomina a incarichi governativi di secondo livello al fine di indebolire il movimento e il partito di Chornovil.
   Il 14 ottobre 1991 Chornovil fu eletto hetman dei cosacchi ucraini al loro grande consiglio e il 29 febbraio 1992 fu eletto leader congiunto (con Ivan Drach e Mykhailo Horyn) di Rukh al suo terzo congresso. Nell'aprile 1992 si dimise dal Consiglio della regione di Leopoli. Chornovil riprese la guida unica di Rukh nel dicembre di quell'anno, ma a costo di cacciare dal partito una fazione guidata da Larysa Skoryk. Durante la presidenza di Leonid Kravchuk, Rukh rimase sotto la guida di Chornovil e fu costantemente all'opposizione. Nel marzo 1994 Chornovil riacquistò un seggio nel Consiglio supremo dell'Ucraina (Verkhovna Rada) vincendo il 62,5 percento dei voti al primo scrutinio in un collegio uninominale contro quattordici oppositori. Di conseguenza, Chornovil assunse la guida del caucus di Rukh nella Rada. Tuttavia, prese la fatidica decisione di non contestare le elezioni presidenziali del giugno 1994, ma di sostenere invece la candidatura di Volodymyr Lanovy. Chornovil fu anche presidente della sottocommissione responsabile della conservazione del patrimonio storico e culturale dell'Ucraina nella Commissione permanente per le questioni culturali e spirituali della Rada, membro della sottocommissione della Rada presso il Consiglio d'Europa e rappresentante (gennaio 1996-marzo 1999) presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
    Nel 1998 Chornovil fu eletto di nuovo al Consiglio supremo dell'Ucraina e riprese la guida del suo caucus di quarantotto membri, così come le sue precedenti appartenenze alle commissioni parlamentari. All'interno del suo caucus e del suo partito, tuttavia, stava crescendo l'insoddisfazione per il suo ruolo politico e la sua leadership, che molti consideravano imprevedibili, autocratici e non più nella corrente politica dominante. Mentre a posteriori i difensori di Chornovil applaudono i suoi sforzi di costruzione del partito come genuini rispetto ai "progetti" politici che sono stati presentati da allora, così come il suo rifiuto del nazionalismo integrale a favore della nazionalità politica, il suo atteggiamento ambivalente nei confronti del regime del presidente Leonid Kuchma , da cui accettò il premio di Stato Shevchenko nel 1996 per i suoi precedenti lavori dissidenti , alienò anche alcuni. Di conseguenza, il 19 febbraio 1999 Chornovil fu rimosso dalla carica di leader del caucus Rukh , così che il giorno dopo la leadership del partito passò a Yurii Kostenko . Il partito fu irrimediabilmente distrutto. Dopo la sua scissione, i membri del caucus che ancora sostenevano Chornovil formarono una nuova fazione che si autodefinì Popular Rukh of Ukraine. Il 20 marzo il Ministero della Giustizia ucraino stabilì che la fazione aveva effettivamente il legittimo diritto al nome "Rukh".
   Oltre alla sua carriera parlamentare, Chornovil è stato il caporedattore fondatore (gennaio 1995–maggio 1998) del quotidiano "Chas/Time" e del suo successore, "Chas" (dall'ottobre 1998 alla sua morte nel marzo 1999). Ha anche diretto la Fondazione Internazionale della Stampa di Vasyl Symonenko (Kyiv).
    La morte di Chornovil è avvenuta poco prima di mezzanotte su una buia strada di campagna fuori Kiev, quando l'automobile su cui viaggiava come passeggero si è schiantata contro un pesante camion Kamaz che trasportava un rimorchio che bloccava la strada. Anche l'autista dell'auto, Yevhen Pavlov, è stato ucciso e un altro passeggero, l'addetto stampa di Rukh Dmytro Palamarchuk, è rimasto gravemente ferito. La morte di Chornovil è stata una fonte continua di speculazioni e teorie cospirative. Quattro giorni prima dell'incidente, Chornovil aveva deciso di candidarsi di nuovo alla presidenza. L'autista del camion non è rimasto gravemente ferito, ma si dice che sia morto di infarto l'anno successivo. Per contrastare le voci sulle motivazioni politiche della morte di Chornovil, nel marzo 2001 è stata avviata un'indagine sull'incidente mortale. In attesa del suo esito, circolavano voci secondo cui una squadra della morte della polizia avrebbe potuto essere responsabile, che ufficiali del Ministero degli Affari Interni avevano organizzato l'"incidente" e che Chornovil era una minaccia per la rielezione del Presidente Leonid Kuchma nel 1999. Il caso è stato ora aperto, chiuso e riaperto innumerevoli volte, più di recente i media hanno riferito che un tribunale di Boryspil ha stabilito che Chornovil era morto in un incidente stradale e ha chiuso il caso nel gennaio 2014. Nel marzo 2015, tuttavia, l'incidente era ancora oggetto di indagini in corso da parte dell'ufficio del Procuratore generale dell'Ucraina.
  Decine di migliaia di persone hanno preso parte al corteo funebre di Chornovil dall'Edificio dell'Insegnante, dove il suo corpo giaceva in stato, alla Cattedrale di San Volodymyr a Kyiv. Il Patriarca Filaret della Chiesa ortodossa ucraina ha preso parte alla liturgia funebre. Chornovil è sepolto in un posto di rilievo nel Cimitero  Baikove a Kyiv. Nell'agosto 2000, con decreto presidenziale, gli è stato conferito postumo il titolo di Eroe dell'Ucraina e l'Ordine dello Stato per i suoi servizi nella promozione dell'indipendenza dell'Ucraina. Musei commemorativi a lui dedicati sono stati aperti a Kyiv (nel 2002) e nel villaggio di Vilkhovets nel raion di Zvenyhorodka, regione di Cherkasy (nel 2006). Nel 2003 è stato istituito il premio statale Viacheslav Chornovil per il giornalismo. In suo onore sono state intitolate strade in trentuno città ucraine, una piazza a Kyiv, un college a Ternopil- (nel 2003), l'Istituto delle Tecnologie Avanzate e Management a Leopoli (2005-11) e l'Istituto dell'Ecologia, Protezione Ambientale e Turismo (fondato nel 2011) presso l'Università Nazionale Politecnica a Leopoli. Le opere di Chornovil in dieci volumi (2002-14) sono state pubblicate a Kyiv; il decimo volume contiene memorie su di lui.



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BIBLIOGRAFIA

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Ia nichoho u vas ne proshu: Lyst V. Chornovola do sekretaria TsK KPU P. Iu. Shelesta ( Toronto 1968)
Browne, Michael (a cura di). Fermento in Ucraina: documenti di V. Chornovil, I. Kandyba, L. Lukyanenko, V. Moroz e altri (Wood Haven, NY 1971)
Chornovil, V. 'Cosa difende Bohdan Stenchuk e come lo fa: sessantasei domande e Commenti a un “internazionalista” in The Ukraine Herald, numero 6, Dissent in Ukraine: An Underground Journal from Soviet Ukraine , 21–62 (Baltimora 1977)
Zinkevych, Osyp (comp ed ed). 'Chornovil Viacheslav', in Ukraїnska Hel'sinks'ka Hrupa, 1978–1982: Dokumenty i materiialy , 783–938 (Baltimora 1983)
Chornovil, Viacheslav e Borys Penson. Khronika taborovykh budniv; e Kheifets, Mikhail. Viacheslav Chornovol – zekovskii generale (Kiev 1991)
Chornovil, Viacheslav. Polityka ta pravda zhyttia. cap. 1. Pryznacheno zhyty (1990–1994); cap. 2. Iakshcho ne ia, to khto zh? (1994–1998); cap. 3. Ia b obrav zhyttia, iake prozhyv ... (1998–1999) (Kiev 1998–9)
Nahaylo, Bohdan. La rinascita ucraina (Toronto 1999)
Chornovil, Viacheslav. Pul's ukraïns'koï nezalezhnosti: kolonka redaktora (Kiev 2000)
———. Tvory v desiaty tomakh. Ed. Valentyna Chornovil (Kiev 2002–14)
Stepanenko, ML Maizhe vse pro zahybelʹ VM Chornovola . 3 voll. (Kiev 2007–14)
Derevins'kyi. Vasil'. Viacheslav Chornovil: Narys portreta polityka (Ternopil 2011)




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sabato 5 ottobre 2024

San Dionisio il Grande


San Dionisio il Grande d'Alessandria,
il vescovo e martire, 5 ottobre

di Yaryna Moroz Sarno

   

  San Dionisio il Grande (in gr. Διονύσιος Ἀλεξανδρείας, o Διονύσιος ὁ Μέγας) nacque nel 195 ca, il luogo della sua nascita è sconosciuto (probabilmente ad Alessandria). Nella Cronaca Orientale era indicata come la sua patria l'Arabia Felice (Yemen). Secondo la stessa Cronica, fu "l'antenato della più nobile famiglia" (Petrus in Rahib, Chronicon orientale, Louvain 1955, fol. 108), proveniva da una ricca famiglia pagana. La conoscenza dei sistemi filosofici, delle scienze naturali e della letteratura pagana che testimoniano le sue opere ci svela un'eccellente educazione. 
   San Dionisio fu convertito al cristianesimo in età adulta. Divenne discepolo di Origine (III secolo) che si distinse per la sua alta istruzione e per breve tempo conobbe sia i soggetti della fede che i soggetti dell'erudizione generale. 
  In seguito (232 ca) divenne il capo dell'illustre scuola alessandrina, succedendo a Sant'Eracle, nonché anche nell'episcopato, divenendo nel 231/32, il vescovo, prima assunse  la direzione del Didascalèion e nel 247, dopo la morte di Eracle, fu ordinato vescovo d'Alessandria. 
  Del vescovo Dionisio d'Alessandria, patriarca d'Alessandria d'Egitto, della più importante sede della Chiesa Orientale di allora, (247 fino al anno della sua morto 265)non si sa tanto. La fonte principale della biografia di San Dionisio il Grande erano le opere di Eusebio di Cesarea "Storia della Chiesa" (Eusebius Caesariensis, Historiae Ecclesiasticae, VI - VII) e "Preparazione al Vangelo" (Praeparatio Evangelica, VII 19; XIV 23-27).  
    Il suo ministero episcopale accadde durante tre persecuzioni: la prima, del 248, scoppiata ad Alessandria alla fine del regno di Filippo l’Arabo, che degenerò in guerra civile; la seconda che fu una delle più gravi nella storia della Chiesa - nel regno dell'imperatore Decio (249-251), che imperversò in tutto l’Impero; la terza, che scoppiò nel 257, sotto Valeriano (253-259). 
  Grazie alla liberazione di alcuni cristiani scampò alla persecuzione di Decio. San Dionisio fu costretto a fuggire nel deserto libico, tornando ad Alessandria soltanto dopo la morte di Decio nel 251.  Al tempo di Valeriano, nel 257 fu esiliato, ma ciò non gli impedì di esercitare la sua attività pastorale sulla sua lontana comunità, ma tornò ad Alessandria dopo l'editto di tolleranza di Galieno nel 260. 
  Nelle sue lettere a Germano e a Fabio descrisse la persecuzione dei cristiani  dell'imperatore romano Decio negli anni 250–251Durante la persecuzione di Valeriano (257–260) fu esiliato, ma non smesse di annunciare il Vangelo.   Sulla questione della "lapsis" (si tratta dei cristiani che, sotto la minaccia delle persecuzioni, adoravano gli dèi pagani) ebbe  l'atteggiamento moderato e si oppose al novazianismo.
   San Dionigi sviluppò una grande attività nella lotta contro gli eretici, diviene uno dei principali oppositori del sabellianismo, dei millennialisti e di Paolo di Samosata e fece tanto per difendere la fede dalle eresie e rafforzò il suo gregge nella ferma confessione della vera fede durante le persecuzioni. Nelle sue epistole Dionisio il Grande descrisse su questa persecuzione, raccontando dei martiri che rifiutarono d'obbedire all'editto dell'imperatore. Il vescovo Dionisio manteneva il suo gregge intero, ma dopo è stato catturato anche lui. Il santo vescovo sopportò molte sofferenze. Quando ad Alessandria sorse una pestilenza, San Dionisio ordinò al suo gregge a prendersi cura sia dei malati cristiani che dei pagani e di seppellire tutti i morti.
     Fu il più eminente vescovo della sua epoca, il grande teologo ed amministratore, chiamato il Grande già dai contemporanei e fu il primo nella storia della Chiesa a ricevere questo nome. Dal suo contemporaneo Sant'Atanasio d'Alessandria è stato  
stato definito come "il maestro di tutta la Chiesa" (Athanasius Alex., De sententia Dionysii). Anche Eusebio di Cesarea lo descrisse come un uomo dotto ed eccellente (Historia eccl., VII, 7). San Basilio il Magno lo definì come il Grande (Basilius Magnus, Epistole, 9, 188; De Spiritus Sancti, 29). Di lui parlava San Girolamo (Sophronius Eusebius Hieronymus, De viris Illustribus, 69). Le informazioni su San Dionisio sono state integrate dalle fonti successive: Stefan Gobar (ap. Phot. Bibl. 232), "Chronicon Orientale" di Petrus ibn Rahib,  Synaxarium alessandrino arabo-giacobita.  Ebbe un'intensa corrispondenza con papa San Dionisio I. 
   Dionisio si trovò coinvolto in tutte le discussioni teologiche del suo tempo. L'autore di numerose opere, è noto per le polemiche con gli eretici e per la sua vasta corrispondenza, da cui è stata preservata una sola lettera originale nel greco. Scrisse un gran numero di lettere. Nelle sue lettere scrisse sull'esperienza prima del martirio dei cristiani di Alessandria, l'informazione poi inclusa nella "Storia della Chiesa" di Eusebio. I suoi scritti sono preservati solo in frammenti e non tutti, sono conosciuti principalmente attraverso le citazioni di Eusebio. Sono dedicati principalmente alla spiegazione dei dogmi e della Sacra Scrittura. Le opere di San Dionigi furono di fondamentale importanza nella storia dello sviluppo del pensiero cristiano per la loro influenza sulla teologia del IV secolo e determinarono il significato di Dionigi nella storia della chiesa.  
  Dagli scritti esegetici di Dionigi si è conservato un frammento delle sue interpretazioni sul libro dell'Ecclesiaste e passaggi con le interpretazioni sul libro di Giobbe, sui racconti evangelici sulla preghiera del Signore nell'orto del Getsemani, sul libro degli Atti degli Apostoli, sulla lettera di Giacomo e la lettera di San Paolo ai Romani. Nell'interpretare la Sacra Scrittura, senza abbandonare del tutto il metodo allegorico, Dionigi preferì scoprire il contenuto morale della parola di Dio. 
   Tra le opere dogmatico-polemiche di Dionigi c'è il libro "Sulla natura" (Περ φύσεως, De natura), cui frammenti furono conservati da Eusebio nella sua Praeparatio evangelica e da alcuni altri scrittori ecclesiastici. I passaggi sopravvissuti contengono una critica degli insegnamenti di Epicuro sull'origine del mondo per collisione cieca e coesione di atomi, che è in contrasto con la visione teleologica cristiana del soggetto. 
  Il vescovo d'Alessandria Dionisio scrisse le Epistole Pasquali, perché, secondo l'antica usanza, egli aveva il compito di determinare per tutta la Chiesa il tempo della celebrazione della Pasqua in ogni anno. Alle notizie di questa giornata San Dionisio aggiungeva sempre le riflessioni dogmatiche e moralistiche sul Salvatore risorto. Queste epistole venivano necessariamente lette prima dell'assemblea dei credenti nelle chiese. Fu il primo vescovo di Alessandria a scrivere le lettere festive alle chiese d'Egitto, in cui l'indicazione della data esatta della Pasqua di quegli anni era occasione di esortazione di tono pastorale. 
     San Dionisio morì nel dodicesimo anno del regno dell'imperatore Gallieno nel 264 o 265, durante il Sinodo d'Antiochia (264-265) dopo aver governato per diciassette anni. La sua memoria si conservava grazie ai suoi scritti e le sue virtùNella città d'Alessandria esisteva una chiesa a lui dedicata. 
   La Chiesa gli adottò il nome del santo martire non per la morte di un martire, ma per tutta la sua vita combattente e il lavoro coraggioso e valoroso per Cristo e la Santa Chiesa, sopportarono per le condanne, critiche, i pericoli, le persecuzioni, le difficoltà ed ogni sorta di calamità e disavventure dei martiri. 
   Sant'Atanasio d'Alessandria lo definì come "il maestro di tutta la Chiesa". Egli è venerato dalla Chiesa cattolica ed ortodossa. San Dionisio è molto venerato nelle Chiese maronita e siriana.


La miniatura del Menologio di Basilio II, Vat. gr. 1613, fol. 86
                 


Data della prima pubblicazione
04/10/20 20:31                                                  

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