sabato 7 settembre 2024

Testamento spirituale di Sua Beatitudine il Patriarca Josyf Slipyj

Testamento di Sua Beatitudine il Patriarca Josyp Slipyj


    Il 7 settembre 1984 si conchiudeva a Roma la vita del cardinale Josyf Slipyj, Arcivescovo Maggiore di Leopoli degli Ucraini. Nato il 17 febbraio 1892 a Zazdrist, nell’Ucraina Occidentale, a venticinque anni, il 30 settembre 1917, è ordinato sacerdote a Univ. Rettore nel 1925 del seminario di Lviv e nel 1929 dell’accademia teologica della stessa città, nel settembre dei 1939 viene nominato esarca dell’Ucraina Orientale e nel dicembre dello stesso anno arcivescovo coadiutore del metropolita Andrey Sheptytskyj. Il 1 novembre 1944 il metropolita Sheptytskyj muore e Josyf Slipyj diventa metropolita. L’11 aprile 1945 viene arrestato dai sovietici e nel 1946 subisce una prima condanna a otto anni di lavori forzati. Nel 1953 viene condannato per la seconda volta a cinque anni di Siberia e nel 1958 subisce la terza condanna a quattro anni di lavori forzati. li 28 marzo 1960 viene nominato cardinale in pectore da Papa Giovanni XXIII, e nel 1962, a settant’anni patisce la quarta condanna, questa volta consistente nella deportazione a vita in Mordovia. Inaspettatamente liberato il 26 gennaio 1963, viene espulso dall’Unione Sovietica e giunge a Roma il 9 febbraio. L’11 ottobre dello stesso anno interviene in Concilio per chiedere l’erezione del patriarcato ucraino, rendendo così pubblica la controversia che costituì il più profondo tormento di tutto il suo lungo esilio, dal momento che il titolo patriarcale ‑ che aveva chiesto a Papa Paolo Vi nell’agosto del 1963 ‑ non venne mai riconosciuto dalla Santa Sede. L’8 dicembre 1963 fonda a Roma l’università cattolica ucraina e il 23 dicembre dello stesso anno è riconosciuto arcivescovo maggiore, al momento l’unico con questo titolo nella Chiesa cattolica. Il 25 gennaio 1965 viene pubblicato cardinale da Papa Paolo VI, e nel 1968 compie visite pastorali nelle Americhe e in Oceania. Nel 1969 consacra in Roma la cattedrale di Santa Sofia. Nel 1971, in occasione del Sinodo dei Vescovi, denuncia la persecuzione della Chiesa sotto il regime comunista, nel 1976 lancia un appello alle Nazione Unite in favore dei perseguitati e nel 1977 testimonia, a Roma, davanti al Tribunale Sakharov. Nel 1980 presiede, sempre a Roma, il sinodo dei vescovi ucraini.



Testamento di Sua Beatitudine il Patriarca Josyf,
Patriarca di Kyiv‑Halych e di tutta la Rus’
Ai miei Figli spirituali, al Vescovi, ai Sacerdoti, al Monaci e alle Monache 
e a tutti i Fedeli della Chiesa Cattolica Ucraina

    Pace nel Signore e la mia Benedizione arcivescovile!

    “Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più” (Gv. 14,19), “Un poco e voi non mi vedrete più” (Gv. 16,16), perché “viene l’ora in cui non vi parlerò “più in parabole” (Gv. 16,25). Nel lasciare questo mondo, dopo una vita che dura da novant’anni all’incirca, “seduto sulla slitta”, come usavano dire i nostri antenati, prego per voi, il mio gregge spirituale, e per l’intero popolo ucraino, del quale sono figlio e che ho cercato di servire durante tutta la mia vita, con le parole della preghiera sacerdotale di addio del nostro Signore Gesù Cristo. Perché Egli è per noi tutti e per il mondo intero “la via, la verità e la vita” (Gv. 14,6). 
     Perciò, percorrendo la mia strada verso l’eternità, supplico il Padre del Cielo di glorificare Suo Figlio fra di voi in modo che possiate conoscere Lui, “il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv. 17,3), e pregherò il Padre di darvi “un altro Consolatore che rimarrà con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi invece lo conoscete, perché rimane presso di voi e sarà in voi” (Gv. 14,16‑17). 
    Insieme alla mia preghiera di congedo da questo mondo e da voi tutti, miei cari figli spirituali, vi lascio il mio paterno testamento pastorale, come è comandato dalla nostra antica e santa fede cristiana! 
“… Guardatevi dallo sfacelo della vostra fede … ” (Gv. 16,1) e “non si agiti il vostro cuore. Abbiate fede in Dio! … ” (Gv. 14, 1). E questo è il mio fondamentale comandamento per voi: “Amatevi scambievolmente” (Gv. 15,12,17), con l’amore più intenso che vi sia, fino al completo dono di sé, poiché “nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici …” (Gv. 15,13).
   Questo amore verso Cristo, l’amore per la santa Chiesa che è il Suo divino sacramento, l’amore per la mia Chiesa ucraina che è una parte preziosa della famiglia cristiana ecumenica, l’amore per il mio popolo ucraino, con i suoi tesori spirituali e materiali di importanza universale, ha distinto il laborioso sentiero della mia vita, dei miei pensieri e di tutto il mio lavoro sia da libero che durante la mia prigionia.
    Nel corso di tutta la mia vita sono stato prigioniero di Cristo, e tale rimango lasciando questo mondo!
In un primo tempo, già da giovane, ero diventato Suo prigioniero volontario! Perché sono nato e cresciuto in una famiglia contadina ucraina cristiana di fede profonda, che mi ha trasmesso e inculcato la fede in Cristo e l’amore verso di Lui! Oggi perciò, vicino a raggiungere nuovamente la famiglia nell’altro mondo “dove non vi è né sofferenza né dispiacere, ma soltanto la vita eterna”, prego per loro con la gratitudine di un figlio! Perché i genitori e la famiglia cristiana costituiscono la base di una società sana, di un popolo e di una nazione forte, e servono per assicurare la loro crescita e il loro vigore. E di conseguenza vi comando di conservare la vera famiglia cristiana nella nazione ucraina e, dove è stata scossa, di restaurarla come focolaio inestinguibile della vita e della salute della Chiesa e del popolo!


    Sono stato prigioniero volontario di Cristo anche quando il mio amore verso di Lui mi ha fatto seguire la strada dello studio e delle ricerche, e mi ha spinto a dedicare la vita all’insegnamento. Mi sento molto obbligato verso il disegno di Dio in quanto Lui accese questo fuoco dentro di me durante la mia infanzia, e verso il mio fratello maggiore Roman perché divenne strumento dell’opera di Dio incominciando a istruirmi quando ero un ragazzo di cinque anni, ed è per questo che sono stato in grado di leggere e di scrivere anche prima di incominciare a frequentare la scuola, la stessa scuola che attizzò il fuoco dell’amore per la cultura. Attraverso questo amore per la sapienza e per lo studio ho continuato a essere il prigioniero volontario di Cristo e quando mi sono accorto della chiamata alla vita religiosa ho preso la decisione di servire Cristo.
   La famiglia cristiana e la nostra scuola patria ucraina sono presupposti necessari per l’educazione corretta delle nostre generazioni future! Vi comando perciò di rianimare queste istituzioni e di salvarle sia in Ucraina che in tutti i paesi dove il popolo ucraino si è stabilito!
     Nella mia vocazione a servire Cristo nell’ordine ecclesiastico vedo chiaramente la mano di Dio. Consapevole della voce del Signore nella mia chiamata a servirLo e sempre sostenuto dalla mano del Signore, mi rallegrai del fatto che, durante i pochi decenni degli anni migliori della mia vita, potei lavorare come prigioniero volontario di Cristo, sia come accademico che nelle mie ricerche sul più grande sacramento rivelato ‑ la triplice essenza di Dio, e in modo particolare la Terza Persona di Dio rappresentata nella santissima Trinità ‑, lo Spirito Santo, lo Spirito di verità, il Paraclito e la fonte di Vita, che è presente ovunque e che dimora in noi e nella Chiesa di Cristo (cfr. la preghiera Padre Celeste).
    Ispirato dalla Sua grazia, ho servito la mia Chiesa natale nei posti che mi sono stati assegnati dal capo e padre della nostra Chiesa, il servo di Dio Andrey, metropolita, dapprima come professore e rettore del seminario ecclesiastico e dell’accademia di teologia, e più recentemente come fondatore della università cattolica ucraina qui a Roma…
    Da uomo che è diventato prigioniero volontario di Cristo, ho servito lo studio teologico ucraino, una volta tanto importante, e ho cercato di innalzarlo dalle rovine e di ripristinarlo, consapevole del fatto che la sapienza è una delle pietre angolari e delle colonne della rinascita e della forza del popolo, e che l’insegnamento teologico costituisce il comando evangelico di Cristo: “Andate dunque e insegnate a tutti i popoli…” (Mt. 28,19). La cultura forma “la base della Chiesa nella nostra nazione”; attraverso le sue istituzioni accademiche ed educative, la Chiesa è “l’insegnante del popolo”, in quanto per mezzo di essa “il singolo membro tanto più si arricchisce quanto più viene permeato dal concetto che abbraccia il cielo e la terra, il tempo e l’eternità, la storia e l’attualità, e sia il cuore che la mente…” (dal mio discorso alla cerimonia inaugurale dell’Accademia di Teologia, il 6 ottobre 1929).
    Riflettendo in questo modo sul significato e sul valore della sapienza e vicino ad affrontare l’eternità, che certamente mi è sempre più prossima, vi comando: Imparate ad amare la cultura, coltivatela e arricchitela con il vostro lavoro e la vostra sapienza; diventate i suoi servi! Costruite i templi del sapere, i focolai della forza spirituale della nostra Chiesa e del popolo, e ricordate che la pienezza della vita della Chiesa e del popolo è impossibile senza la nostra cultura e studio natali. La sapienza è il loro soffio di vita!
    Quando nel 1939 ancora una volta cominciò per la nostra Chiesa la “processione della croce” e il grande santo geniale e servo di Dio Andrey, metropolita, mi chiamò a svolgere mansioni arcipastorali nominandomi esarca della “Grande” Ucraina Orientale nell’ottobre del 1939 e nel dicembre dello stesso anno, con la consacrazione episcopale, vescovo suo successore, io accettai queste nomine come la chiamata della voce misteriosa di Dio che nelle parole di Cristo invitava: “Seguimi … ” (Gv. 1,43).
   Durante questi tempi duri e turbolenti che piombarono sulla nostra Chiesa, imparai a conoscere cosa significava veramente “seguire Cristo”. Perché fu Lui che disse: “Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc. 8,34). La vocazione a svolgere l’incarico di Pastore richiede che uno rinunci a sé stesso, porti la sua croce e segua le orme di Cristo per amore verso Colui che disse anche: “Chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio celeste…” (Mt. 10,33).
    E così intrapresi il successivo sentiero tormentoso della mia vita. E cominciò a verificarsi quanto era inciso sul mio stemma pastorale: “Per aspera ad astra”. Davanti a me, il successore del servo di Dio Andrey, l’erede del suo patrimonio e legato spirituale, si stendeva un lungo cammino di privazioni, sopportando la croce e affermando pubblicamente la fede in Lui “davanti agli uomini” “in questa generazione adultera e peccatrice” (Mc. 8,38). La mano possente di Dio mi guidò, prigioniero per l’amore di Cristo, a testimoniare in Suo favore nello stesso modo in cui aveva detto ai Suoi discepoli e seguaci: “Sarete miei testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea, nella Samaria e fino agli estremi confini della terra…” (At 1,8). Ma sulle pietre miliari del mio cammino terreno vi furono nomi diversi. Non furono Gerusalemme, Giudea e Samaria ma Lviv, Kyiv, Siberia, la regione del Krasnoyar, Yeniseysk, le regioni polari, Mordovia… e così via, letteralmente “fino agli estremi confini della terra”.
  Ho dovuto subire l’arresto di notte, i tribunali segreti e interminabili interrogatori. Sono stato spiato e sono stato sottoposto a maltrattamenti e a umiliazioni morali e fisiche, alla tortura e alla fame forzata. Fui, di fronte agli investigatori e ai giudici malvagi, un prigioniero indifeso e “testimone silenzioso della Chiesa”, che stanco ed esausto fisicamente e psicologicamente, testimoniava a favore della sua Chiesa, anch’essa silenziosa e condannata a morire… E il prigioniero‑galeotto poté vedere che alla fine anche lui era condannato a morire una volta che il suo cammino avesse raggiunto “gli estremi confini della terra”!
   Come volontario prigioniero per l’amore di Cristo trovai forza durante la mia via crucis quando ebbi la percezione che il mio gregge spirituale, il mio popolo natale ucraino, tutti i vescovi, i sacerdoti e i fedeli, sia padri che madri, i bambini i giovani zelanti e gli anziani indifesi, camminavano accanto a me per lo stesso sentiero. Non ero solo!
    Ricevetti una resistenza sovrumana e una forza misteriosa dalle parole di Cristo incise dentro la mia anima: “Io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque accorti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini: essi vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe. Sarete tradotti davanti a governatori e a re per causa mia, perché possiate dare testimonianza a loro e ai pagani. In tribunale non preoccupatevi di sapere come parlare o che cosa dire: ciò che dovrete dire vi sarà suggerito in quel momento. Non sarete infatti voi a parlare, ma lo Spirito dei Padre vostro parlerà in voi. Il fratello consegnerà il fratello perché sia condannato a morte; il padre il figlio; i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno mettere a morte. Voi sarete odiati da tutti per causa mia; ma chi sarà rimasto saldo fino alla fine sarà salvato…” (Mt. 10,16‑22).
   Come non mi era mai successo prima, mi si rivelò il mistero delle parole di Cristo “Sarete miei testimoni…” (At. 1,8). Testimoniare a favore di Cristo significa riconoscerLo davanti agli uomini (cfr. Lc. 12,8), vuol dire non rinnegarLo, portare la propria croce e soffrire con Cristo e per Lui, prepararsi a essere torturato e perfino a dare la propria vita per gli amici, non temendo coloro che “uccidono il corpo” (Lc. 12,4), e ricordando che “chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per me [Cristo] e per il Vangelo la salverà. Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo. se poi perde la sua vita? …” (Mc. 8,35‑36).
   Oggi ringrazio Dio nostro Signore per avermi concesso la grazia di diventare testimone di Cristo e di professare la Sua fede, come Egli comanda! Ringrazio Dio nostro Signore con tutto il mio cuore ché con il Suo aiuto non ho disonorato né la mia terra, né il buon nome della mia Chiesa natale né me stesso, il suo umile servo e Pastore …
   E così oggi, “seduto sulla slitta, avendo meditato nella mia anima e avendo lodato Dio, che mi ha guidato fino a questo giorno …. seduto sulla slitta sulla strada verso l’eternità, recito una preghiera con voce stanca” (dalle istruzioni ai bambini, del Gran Principe di Rus’ Volodymyr Monomakh) e vi comando, miei figli in Cristo: Siate “testimoni di Cristo” in Ucraina e nei territori dove vi siete stabiliti liberamente oppure forzatamente, in tutte le nazioni dove siete venuti a risiedere: nelle galere, nelle prigioni e nei campi di concentramento fino agli estremi confini della terra e fino alla fine della vostra vita terrena! Siate testimoni in ogni continente del nostro triste mondo! Non disonorate la terra di Ucraina, la nazione dei vostri antenati! Conservate nelle vostre anime il nome immacolato della vostra santa Chiesa! Non disonorate il vostro nome ucraino e ricordate le parole di Cristo: “Vi ho dato un esempio: comportatevi come io ho fatto con voi. In verità in verità vi dico: non vi è servo più grande del padrone; … se lo mettete in pratica, beati voi” (Gv. 13,15‑17).
   Come nelle parabole, con l’aiuto di espressioni e di immagini bibliche ho dipinto un quadro del sentiero della mia vita, il sentiero di un testimone di un prigioniero e di un confessore, che vi è trovato “agli estremi confini della terra” e sul punto di morire, a faccia a faccia con la morte nelle condizioni climatiche intollerabili della Mordovia, nel più terrificante campo di sterminio, dove la fine della mia vita si stava avvicinando.
     Ma la volontà della Provvidenza misericordiosa e onnipotente di Dio era diversa! Inaspettatamente è stata annunciata la mia scarcerazione! Chi è stato responsabile e come è avvenuto questo fatto sarà forse spiegato un giorno nei lavori di coloro che studiano la vita dei martiri della nostra Chiesa. Se è stato il Concilio Ecumenico Vaticano II con la voce alta del nostro episcopato lì presente, oppure se sono siate le misure prese da comunità accademiche sia ucraine che straniere per solidarietà, le quali prendevano le mie difese; se è perché si sono momentaneamente ravveduti coloro che tenevano allora le redini del potere, solo Dio lo sa! Tuttavia, tutti questi fattori non erano altro che strumenti del lavoro incomprensibile di Dio! Fra essi, le petizioni di Papa Giovanni XXIII, che era la personificazione della bontà, della benevolenza, della dolcezza e dell’amore cristiano, avevano il peso più considerevole. Con gratitudine filiale offro le mie preghiere al Signore per la sua glorificazione!
    Sebbene fossi stato scarcerato, la libertà non fu concessa alla mia Chiesa natale. La mia decisione personale fu quindi quella di rimanere nella mia terra natale e di continuare a portare la croce pesante insieme alla mia Chiesa natale, come avevo scritto mentre ero in segregazione cellulare in una prigione di Kyiv: “Non considero nemmeno, nella mia anima, la possibilità di lasciare l’Ucraina Sovietica, ma desidero soltanto fare valere per la Chiesa greco‑cattolica i diritti che già aveva nell’Unione Sovietica fino al 1946, diritti che le spettano secondo la Costituzione e che vengono adesso calpestati! … Vorrei puntualizzare ancora che non ho nessuna intenzione di partire, eccetto forse sotto sorveglianza, come testimone silenzioso della Chiesa del silenzio” (lettera del 14‑2‑1961 dalla segregazione cellulare a Kyiv, in via Korolenko 33).
   Ma la voce di Papa Giovanni XXIII mi chiamò al Concilio Vaticano. Io interpretavo la sua chiamata come ordine perché in essa potevo percepire l’intenzione incomprensibile del disegno di Dio. Non era forse questa una chiamata per testimoniare vigorosamente, a favore della nostra Chiesa? Non era forse questa una chiamata per compiere ciò che non ho potuto realizzare come prigioniero? E così incominciò una nuova fase della mia vita, un sentiero lungo il quale ho già vagato per circa un ventennio. Ma perfino questo sentiero si è subito rivelato come non illuminato dagli astra o stelle luminose. Era ancora il sentiero percorso da un prigioniero per amore di Cristo, ma questa volta era il sentiero percorso da un prigioniero in libertà precaria …
   Con la speranza di ritornare velocemente dopo la conclusione del Concilio Vaticano ‑ di ritornare al mio gregge spirituale ‑ e avendo fatto tutto quello che i miei doveri pastorali esigevano da me per assicurare la ininterrotta successione apostolica all’interno della Chiesa ucraina, arrivai nella capitale dì san Pietro esausto fisicamente, ma con lo spirito indomito… Il mio arrivo a Roma ‑ come la mia scarcerazione inaspettata e le prime settimane e mesi del mio soggiorno a Roma inizialmente tra le mura dell’antico monastero greco dei monaci basiliani a Grottaferrata e successivamente dentro il Vaticano – fu accompagnato da segni inspiegabili. La descrizione migliore di ciò si può trovare nel discorso di Giulio Andreotti, presidente del consiglio italiano, durante la consacrazione della cattedrale di Santa Sofia il 28 settembre 1969.
    “Se le stelle dovessero essere in proporzione alle spine che hanno delineato la sua vita come sacerdote e come arcivescovo maggiore, dovremmo con certezza potere prevedere le regioni empiree per ora sconosciute e non descritte per noi. Quando Lei è arrivato a Roma il giudizio, del quale discuteranno i nostri discendenti, se si può veramente chiamare giudizio, ha voluto che ogni cosa collegata con il suo arrivo dovesse accadere davanti a noi, cattolici romani, sotto una particolare cortina di silenzio. Quanto è strano il nostro mondo! Perché è un mondo in cui la gente, in molte occasioni, ha paura di dimostrare il dovuto rispetto ai perseguitati, e anzi è spinta dal desiderio di ostacolarlo, per paura che i persecutori possano prenderlo come pretesto per commettere mali maggiori di quelli commessi fino a ora. L’avremmo accolta con la stessa gioia con la quale i cristiani di Roma accolsero san Pietro dopo la sua liberazione. L’avremmo accolta come san Pietro, il quale aveva la presenza della mano di Dio e la presenza degli angeli vicini i quali successivamente istituirono anche la sua presenza qui a Roma come segno duraturo…”. Continuava Giulio Andreotti: “Eminenza, nel 1948 è stato pubblicato un libro… sulla situazione della cristianità nell’Unione Sovietica. A pagina 282 di questo libro troviamo scritto che “l’undici aprile 1945 furono arrestati diversi vescovi: il metropolita Slipyj, creduto morto da tutti, era secondo le ultimissime informazioni ancora vivo!” E il mondo odierno, che ha osato accusare Pio XII di non avere scoperto in tempo cosa stava avvenendo di nascosto dentro i campi di concentramento, lo stesso mondo, dopo la fine della seconda guerra mondiale e la instaurazione della pace, era ancora incapace nel 1948 di sapere con sicurezza se Lei, Eminenza, era già morto, oppure se era ancora vivo. Per fortuna, tuttavia, Lei è “morto”, ma un morto che parla, e non parla soltanto. ma crea…”.
   Mentre viaggiavo verso Roma via Vienna, un dolore mi sconvolgeva l’anima ogni volta che pensavo alla nostra Chiesa e al nostro popolo. Tutte le sue realizzazioni e le fatiche di intere generazioni per mille anni giacevano in rovina. Io accettavo questo come volontà di Dio, credendo profondamente che tutte le realizzazioni storiche, comprese le sofferenze, non erano inutili. Credevo che la nostra Chiesa e il nostro popolo si sarebbero di nuovo alzati dalle rovine. E tutti i miei sforzi erano diretti al tentativo di trovare una via di uscita da questa situazione quasi disperata allo scopo di sollevare la Chiesa e la nazione dalla rovina e di farle rinascere. Ancora una volta ho dovuto iniziare il mio lavoro di risveglio dall’origine del problema, dalla sua base. Ho riconosciuto come base la cultura, la preghiera, il lavoro e il pio e devoto modo di vivere cristiano.
   Come prigioniero silenzioso e nuovamente volontario per l’amore di Cristo, fui rallegrato dal fatto che, con l’aiuto di Dio e grazie ai sacrifici di tutto il Suo popolo ucraino, in modo particolare della comunità laica, e al mio umile sforzo, sorsero la università cattolica ucraina, focolaio di cultura, la cattedrale di Santa Sofia, segno e simbolo della indistruttibilità del santuario di Dio sulla terra, un luogo di preghiera, il monastero dell’ordine degli studiti, una fiamma sempre ardente e isolotto di integrità cristiana e della vita monastica e religiosità dei cristiani di rito orientale.
   Avendo dunque portato lo sguardo su questi focolai, su questi segni e su questi simboli, vi ordino nuovamente: Poiché l’ateismo è ora la dottrina ufficiale in Ucraina e in tutte le nazioni del mondo comunista, sostenete l’università cattolica ucraina, perché è la fucina in cui nuove generazioni di sacerdoti e di apostoli laici, combattenti per la verità e per la cultura libera dalla coercizione, devono studiare e formarsi!
   Lasciate che l’università cattolica ucraina ‑ con le sue succursali nelle nazioni dove vi siete stabiliti ‑ vi sia di esempio e di stimolo sia per nuove e ulteriori ricerche che per lavori accademici ed educativi! Ricordate sempre che una nazione che non conosce, oppure che dimentica il suo passato e i tesori spirituali che contiene, morirà e scomparirà dalla faccia della terra. La cultura natale fornisce le ali con le quali una nazione vola verso l’apice della maturità fra le nazioni del mondo!
    E quando visitate in pellegrinaggio la cattedrale di Santa Sofia come se fosse proprio il vostro tempio natale, quando la osservate e offrite le vostre preghiere a Dio dentro a essa, ricordate che vi ho lasciato questa cattedrale come segno e simbolo dei santuari di Dio distrutti e profanati in Ucraina, fra cui le testimonianze più importanti della nostra cristianità ancestrale e cioè la cattedrale di Santa Sofia a Kyviv e di San Giorgio a Lviv! Lasciate che questa cattedrale di Santa Sofia vi sia di auspicio per la rinascita e la costruzione di nuovi santuari sul nostro suolo natale e che vi sia di incoraggiamento per costruire templi di Dio nei luoghi della vostra dimora! ma soprattutto lasciate che la cattedrale di Santa Sofia sia segno indicativo per voi e testimonianza della cattedrale delle anime viventi ucraine, un luogo sacro di preghiera e di sacrificio liturgico per quelli già morti, per quelli viventi e per quelli che non sono ancora nati! Supplico Iddio che protegga la cattedrale delle anime delle future generazioni ucraine!
  Come parte del suo disegno di rinnovare la spiritualiià della cristianità di rito orientale, il servo di Dio Andrey mise le fondamenta per la rinascita e lo sviluppo della vita monastica in base alla regola di san Teodoro Studita. Proprio suo fratello, il defunto abate Clemente, confessore sofferente e umile della fede lavorò instancabilmente in questo campo. Da entrambi questi santi fratelli ho ereditato il compito di esaudire le preghiere fatte quando percepivano l’avvicinarsi della morte, di salvare l’ordine monastico degli studiti. Il Signore Iddio mi ha aiutato a esaudire i loro desideri. In Ucraina l’ordine dei fratelli studiti fiorì, nonostante i numerosi colpi subiti, e sui Colli Albani un monastero di monaci studiti si sviluppo con un archimandrita quale capo. E adesso anche in terre lontane i focolai degli isolotti studiti brillano debolmente.
   Il Monastero Laura degli studiti e le sue filiali accoglieranno coloro che, avendo abbandonato la vita nel mondo per amore di Cristo e della Sua santa Chiesa, servono il mondo con la preghiera e la consacrazione rinunciando a esso. Servono il mondo non come egoistici disertori di spirito debole, ma come lavoratori instancabili che pregano per il mondo intero, per la loro Chiesa e per il loro popolo … Tutti quelli che si riuniscono nelle isole della vita monastica diventano coloro che conservano e portano avanti la loro spiritualità cristiana ucraina natale, la quale si rivela nella sacra liturgia, nella purezza del rito, nel pensiero teologico cristiano di rito orientale, nella Vita monastica costruita sull’esempio dell’antica devozione cristiana d’Oriente. Soffrono insieme a coloro che lottano contro il mondo malvagio e attraverso la vita che conducono diventano fonte di ispirazione per vocazioni ecclesiastiche a servire la Chiesa natale!
    Fu desiderio del servo di Dio Andrey ed è anche la mia preghiera, essendo crede del suo lascito, che tutti i nostri ordini monastici e tutte le nostre congregazioni, il cui lavoro e la cui importanza per il bene delle anime nessuno sottovaluta debbano competere tra di loro non per influenza e per potere oppure per essere riveriti dalla gente ma competere nell’accrescimento della loro santità individuale e nel servizio zelante e onesto di Cristo e della nostra Chiesa natale ucraina. Scongiuro quindi tutti i monaci e tutte le suore: Non vergognatevi di ciò che è vostro! Fate tesoro del vostro patrimonio spirituale! Infatti il nostro patrimonio spirituale è così prezioso e così abbondante., Non merita disprezzo! “Non date ai cani ciò che è sacro: si volgerebbero contro di voi per mordervi. Non gettate le vostre perle ai porci: le calpesterebbero” (Mt. 7,6). Permettete al nostro patrimonio spirituale di penetrare le vostre anime e di accendere un fuoco nel vostro cuore così da conservarlo e da coltivarlo! Consacrate le vostre anime a questo patrimonio con la grazia e con i doni dello Spirito Santo!
   Quando arrivai a Roma il Concilio Vaticano II era già in corso. Come nei secoli passati, dall’epoca del primo concilio apostolico a Gerusalemme, il concilio è una assemblea dei Pastori della Chiesa di Cristo, che sono testimoni della fede e della vita delle Chiese assegnate al loro insegnamento e ai loro servizi pastorali. I Padri del Concilio testimoniano davanti alla Chiesa e al mondo intero.
    Consapevole della grandissima importanza di una testimonianza del genere parlai, nel mio indirizzo ai Padri del Concilio l’11 ottobre 1963, non della mia testimonianza, che era una cosa già nota, ma di quella della Chiesa ucraina. Parlai della testimonianza della sua fede in Cristo e nella Sua Chiesa, una, santa, universale e apostolica; la testimonianza che era sostenuta dal sigillo di sangue della professione coraggiosa della fede, dalla sofferenza e dal martirio, oltre che dalle montagne delle nostre vittime. Allo scopo di esprimere gratitudine e riconoscenza davanti al mondo intero e in modo particolare per dichiarare la solidarietà nella sofferenza con coloro che venivano perseguitati e anche per dare loro un appoggio morale, lanciai una proposta e preghiera di elevare la sede metropolitana di Kyiv‑Halych e di tutta la Rus’ al rango patriarcale.
    Per la prima volta in tutta la storia della nostra Chiesa l’idea della sua elevazione a patriarcato era proposta così chiaramente in pubblico e in una sede così internazionale come il Concilio Ecumenico, sebbene l’idea di per sé non fosse nuova. I metropoliti di Kyiv avevano governato sulla Chiesa come se fossero patriarchi a tutti gli effetti, servendosi dei pieni diritti patriarcali sull’esempio di altre Chiese orientali, anche se non portavano il titolo ufficiale di patriarca. Erano consapevoli che una Chiesa patriarcale costituisce un segno visibile di maturità e di individualità di una Chiesa particolare, e un potente fattore nella vita della Chiesa e del popolo.
   Non è cosa sorprendente quindi che nel periodo più tragico di declino e di divisione nella nostra Chiesa, figure così luminose nella nostra storia quali i metropoliti Petro Mohyla e Josyf Venyamyn Rutskyj presero tutte le misure possibili per restaurare l’unità della Chiesa e per salvarla dalla distruzione, unendo tutti sulla base solida del patriarcato di Kyiv e di tutta la Rus’.
    Anche i dirigenti del ripristinato giovane Stato ucraino negli anni della rivoluzione (1917‑1920) capirono l’importanza del patriarcato ed espressero il loro desiderio di vedere il metropolita Andrey Sheptyckyj, da poco rilasciato da una prigione zarista, nella posizione di primo patriarca di Kyiv, Halych e di tutta la Rus’. La Costituzione proclamata e ratificata della Repubblica Nazionale Ucraina del 1920 lo esprime chiaramente, e sebbene questa Costituzione fosse di seguito annullata, testimoniava l’idea immortale del patriarcato della nostra Chiesa.
   Come dimostra la storia della Chiesa cristiana nelle distese dell’Europa Orientale, il patriarcato di Kyiv avrebbe dovuto proteggere, e avrebbe certamente protetto, l’unità della Chiesa ecumenica di Cristo, oltre alla nostra unità ucraina sia religiosa che nazionale.
   Si deve considerare miopia storica la inosservanza data alle importanti intenzioni dei metropoliti Mohyla e Rutskyj dagli ambienti predominanti a quell’epoca nella Sede Apostolica di Roma, una miopia storica con importanti conseguenze fino al giorno d’oggi. Sebbene questi ambienti predominanti non si opponessero di per sé all’idea del patriarcato della nostra Chiesa, un’idea basata sii fatti storici e sulle esigenze della vita religiosa, ciò nonostante giustificarono il loro rifiuto di acconsentire formalmente alla sua realizzazione con il motivo della “congiuntura” politica. E benché tali motivi non riguardino Dio ma siano parte di una faccenda esclusivamente umana, ciò nonostante sono stati ripetuti, usati come scusa e messi in pratica in relazione ai nostri tentativi di acquisire i pieni diritti della nostra Chiesa sotto forma di patriarcato fino al giorno d’oggi. Motivi così puramente umani sono sempre stati contrari, e lo sono tutt’ora, all’antico concetto ucraino di verità, in cui sia la verità che la giustizia sono intrecciate!
   Come figlio fedele della Chiesa cattolica, riferendomi alle risoluzioni chiare del Concilio Vaticano sulla questione della creazione o instaurazione di patriarcati , e avvalendomi in pieno del fatto che appartengo alla cosiddetta Famiglia Pontificia, grazie al defunto Papa Giovanni XXIII che mi elesse cardinale in pectore, nomina che voleva annunciare sul letto di morte e che fu più tardi annunciata il 25 gennaio 1965 da Papa Paolo VI, ribadisco, come figlio fedele della Chiesa cattolica, che diverse volte ho chiesto a Papa Paolo VI sia attraverso lettere che in conversazione un consenso formale che esaudisse la mia preghiera e proposta, che i Padri del Concilio Vaticano avevano accettato senza sollevare nessuna obiezione. Ho spiegato costantemente al defunto Papa Paolo VI che nella Chiesa orientale né Papi né concili ecumenici hanno mai instaurato patriarcati delle Chiese particolari separate. Il conferimento a queste Chiese della dignità patriarcale è sempre stato il frutto della matura coscienza cristiana del popolo di Dio e di tutti i suoi gruppi compositi, della coscienza del clero e dei pastori ma, in modo particolare, la coscienza delle comunità laiche ‑ il gregge spirituale affidato ai loro servizi pastorali ‑ ha avuto un ruolo importante in questa questione. La matura consapevolezza dei propri valori e delle proprie realizzazioni storiche e culturali, dei propri sforzi e dei propri sacrifici, che diventarono anche patrimonio di tutta la Chiesa cristiana ed ecumenica, ha formato una forte base per un patriarcato! Ho spiegato ripetutamente che la Chiesa metropolitana di Kyiv‑Halych ha fornito prove sufficienti di questa coscienza durante tutta la sua storia. Perché allora non riconoscere lo stato patriarcale a Kyiv, culla di cristianità nell’Europa Orientale?
   Con umiltà filiale e con pazienza, ma con grande chiarezza, dichiarai al defunto Papa Paolo VI: “Se Voi non lo approvate, lo approverà il Vostro successore… Poiché siccome noi – la nostra Chiesa ucraina ‑ esistiamo, non potremo mai rinunciare al nostro patriarcato…”.
    E vi scongiuro, miei figli diletti, non rinunciate mai al patriarcato della vostra Chiesa Sofferente, poiché voi siete vivi e siete i suoi figli attuali! Rafforzo la mia preghiera a voi ripetendo qui la mia Dichiarazione solenne scritta con la mia stessa mano nel 1975: “Dio creò l’essere umano e la famiglia. Nello stesso modo è creatore della stirpe, della tribù e della nazione. Anche il popolo e la nazione hanno diritto all’amore e all’affetto con i quali ogni essere integro è attaccato alla propria famiglia. Il patriottismo e lo zelo per il benessere della propria nazione sono sempre stati considerati doveri dati da Dio, e talora uno deve proteggere il benessere di una nazione da diversi nemici e perfino da certi elementi interni, che altrimenti porterebbero a trascurare le necessità fondamentali del popolo. E lo stesso principio si applica anche alla Chiesa. Esiste ugualmente un dovere dato da Dio di badare realmente al benessere della Chiesa, e un dovere e un diritto di difenderla da chiunque possa nuocere a essa. I nostri antenati hanno cercato per mille anni di mantenere i legami con la Sede Apostolica a Roma, e nel 1595 e nel 1596 rafforzarono la loro unione con la Chiesa cattolica romana a certe condizioni che i Pontefici di Roma promisero solennemente di osservare. Nel corso di quattro secoli questa unione è stata dimostrata dal grande numero di martiri fra gli ucraini, e perfino i nostri giorni sono segnati gloriosamente negli annali della Chiesa per la difesa della Santa Unione da parte dei nostri fratelli.
    “Negli anni Settanta la Sede Apostolica Romana, sotto l’influenza e l’autorità dei funzionari della Curia Romana, prese una certa posizione politica, forse anche con buone intenzioni, che colpì dolorosamente la nostra Chiesa in Ucraina e perfino più gravemente colpì la porzione della nostra Chiesa e del nostro popolo che si trovava nel mondo libero. L’intero mondo cristiano è testimone del fatto che i nostri avvertimenti costanti e i nostri umili argomenti, presentati a Paolo VI, non furono presi in considerazione”.
    Oggi quindi, che si conoscono i documenti segreti riguardanti i contatti tra la Santa Sede di Roma e il patriarcato moscovita ‑ documenti che per loro natura pronunciano la sentenza di morte per la Chiesa ucraina e che in modo umiliante interessano l’intera Chiesa ecumenica di Cristo guidata dal successore dell’apostolo san Pietro ‑ ancora una volta scongiuro, ordino e comando a voi, mio gregge spirituale: “Fratelli, vivete come figli della luce… E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma anzi confutatele; perché è cosa turpe anche il solo parlare di quello che esse compiono di nascosto…” (Ef. 5,9,11‑12). Grido agli indifferenti e ai ciechi: “Svegliati, o dormiente, e sorgi dai morti, e su di te splenderà il Cristo…” (Ef. 5,14). Cento volte vi prego tutti di essere “il sigillo dei mio apostolato” (I Cor. 9,2); “…siate vigilanti, mantenendovi costanti nella fede, operate virilmente, e siate forti…” (1 Cor. 16,13), perché siamo “incalzati da ogni parte, ma non messi alle strette; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; abbattuti, ma non annientati” (2 Cor. 4,8‑9). “Noi restiamo fedeli immutabilmente all’ordine patriarcale della nostra Chiesa”, furono le mie parole in un discorso alla conclusione del nostro Sinodo del 1969 (cfr. Blahovisnyk, vol. 1‑4, 1969, p. 120).
   Voi, miei cari fratelli e sorelle, avete capito le mie parole e da buoni figli della vostra Chiesa avete cominciato a pregare per il vostro patriarca sia privatamente che durante la divina liturgia. Con le preghiera avete dimostrato la vostra matura coscienza cristiana, perché la preghiera è innanzitutto espressione di fede assoluta nell’aiuto di Dio e di fiducia inflessibile che Dio onnipotente realizzerà ciò che a Lui chiediamo instancabilmente. Non ci ordinò Cristo sia di chiedere che di pregare? Non ci promise Cristo che avrebbe esaudito le nostre preghiere fiduciose? Poiché Egli disse: “Chiedete e riceverete; cercate e troverete; bussate e la porta vi sarà aperta…” (Mt. 7, 7).
   Ma l’importanza della preghiera e in modo particolare della preghiera liturgica sta anche nel fatto che con essa il credente esprime la sua fede nella rivelazione dei sacramenti della fede e la sua profonda conoscenza della essenzialità di tutta la Chiesa cristiana compresa anche la sua Chiesa natale, parte inseparabile e originale della Chiesa cristiana, uguale nei riti, nella liturgia, nell’amministrazione ecclesiastica e nel patrimonio spirituale consacrati dalle tradizioni. Nei secoli passati la preghiera liturgica divenne mezzo della formulazione esatta delle verità fondamentali della fede in base ai “Simboli e Confessioni di Fede”. La preghiera liturgica forma la base per la formulazione di leggi di diritto canonico che riguardano la Chiesa stessa. Vi sono perciò grato per avere dimostrato la vostra matura fede cristiana quando avete pregato e avete continuato a pregare per “Sua Beatitudine il Patriarca di Kyiv, Halych e di tutta la Rus’” nei vostri santuari di Dio, e anche quando avete pregato per lui sulla tomba dell’apostolo san Pietro nel 1975, durante l’Anno Santo. Avete anche dimostrato la vostra fiducia nella preghiera per la realizzazione della pienezza della vostra Chiesa pregando per il patriarca con il canto, allo stesso modo in cui la nostra gente prega con il canto e dimostra la sua fedeltà all’unione ‑ “Dio concedi a noi l’unione” ‑ e la sua fiducia nella realizzazione dei suoi tentativi per la pienezza della libertà, quando invoca: “il nostro popolo è in catene e la nostra terra in cattività, il nemico non ci permette neanche di pregare… Grande Iddio, concedi la libertà alla nostra terra, concedile un avvenire e la felicità, forza e potenza… ” [I riferimenti sono agli inni ecclesiastici ucraini O Signore, ascolta la nostra supplica e O Gran Signore]. Il patriarcato, la speranza delle vostre anime fedeli, è diventato una realtà vivente per voi. E tale rimarrà in futuro! Perchè tra breve il patriarca per cui ora pregate varcherà la soglia della vita terrena, e il simbolo visibile e la personificazione del patriarcato non esisterà più nella sua persona. Ma nella vostra coscienza e nella vostra visioni, rimarrà una vera e vivente Chiesa ucraina, incoronata con una ghirlanda patriarcale!
    Vi comando allora: Pregate, come avete fatto fino a ora, per il patriarca di Halych e di tutta la Rus’, sebbene per adesso anonimo e sconosciuto! Verrà il momento in cui Dio onnipotente lo manderà alla nostra Chiesa e rivelerà il sito nome! Ma abbiamo già un patriarcato!
    Alla lotta per la pienezza di vita della nostra Chiesa sulla base dell’ordine patriarcale è strettamente legata la lotta per l’unità religiosa del popolo ucraino, Sento grande gioia nella mia anima quando vedo che, sebbene non ancora uniti in una Chiesa unica, i figli e le figlie della nazione ucraina, con le croci sulle spalle, sono già uniti in Cristo, e si stanno avvicinando nelle Sue sofferenze, in modo da potersi accogliere l’un l’altro con il bacio della pace e da potersi abbracciare con amore fraterno! Esprimendo questa gioia, vi prego tutti, e lasciate che la mia preghiera sia la mia volontà: “… Abbracciamoci e chiamiamo l’un l’altro fratello!”. Seguite le orme del servo di Dio Andrey, che diventò precursore e campione dell’unità della Chiesa cristiana e che dedico tutta la sua vita all’unità dei cristiani! Alzatevi tutti per difendere i diritti della Chiesa cattolica ucraina, ma difendete anche i diritti della Chiesa ortodossa ucraina, distrutta con altrettanta crudeltà dalle azioni violente dell’invasore straniero!        Difendete anche tutte le altre comunità cristiane e religiose in terra ucraina, perché sono tutte private della libertà fondamentale di coscienza e di religione, e patiscono tutte perché credono in un solo Dio!
Più vicini a noi nel credo religioso e per legami di sangue sono i nostri fratelli ortodossi. Siamo legati dalle tradizioni della nostra cristianità natale, dalle usanze religiose e nazionali comuni e da una cultura che risale a duemila anni fa. Siamo legati dalla lotta comune per la originalità della nostra Chiesa natale e per la sua piena realizzazione, simbolo visibile della quale sarà un unico patriarcato della Chiesa ucraina!
    Noi tutti, cattolici e ortodossi, stiamo lottando per la elevazione della nostra Chiesa e per la sua forza spirituale in Ucraina e in tutti i paesi dove i nostri fedeli si sono stabiliti. E noi tutti, nel professare Cristo, stiamo portando la croce pesante del nostro Signore! (cfr. I decreti del Sinodo, in Blahovisnyk, vol. 1‑4, 1969, p. 127).


    Perciò comando a voi tutti: Pregate, lavorate e lottate per la salvezza dell’anima cristiana di tutti coloro che appartengono al popolo ucraino, e per l’intera nazione ucraina, e chiedete a Dio onnipotente di aiutarci a esaudire il nostro vivo desiderio di unione e i nostri sforzi per l’unità della Chiesa con la realizzazione del patriarcato della Chiesa ucraina!
    Sentendo l’avvicinarsi della mia fine non posso mancare di esprimere l’amaro tormento che mi accompagnava per tutta la durata del mio soggiorno lontano dalla mia terra natale. Ero tormentato a causa della mancanza di unione tra i membri del nostro episcopato al di fuori dei confini ucraini. Questa mancanza di unione è simile al peccato originale che si è impossessato dell’anima di coloro che dovrebbero essere fari di luce. Questo peccato si è infiltrato come un ladro nella nostra Chiesa sofferente in Ucraina.
    La nostra sfortuna e il nostro peccato sempiterno sono la mancanza del senso e della comprensione dell’unione nei problemi fondamentali della vita della nostra Chiesa e del nostro popolo!
   Ho meditato sulle ragioni di questo fenomeno sconsolante. E’ dovuto, prima di tutto, a una educazione teologica inadeguata, alla educazione in scuole straniere, all’influsso di condizioni ambientali straniere e alla mancanza di conoscenza del passato della nostra Chiesa in coloro che sono stati chiamati a dirigerla con i più alti incarichi … 1 frutti guasti di tutto ciò sono la non considerazione per ciò che i nostri nonni e i nostri bisnonni raggiunsero con i loro, sforzi e con i loro sacrifici e il disprezzo di tutto quello che è nostro, accompagnato dalla ricerca di onori e dalla sete di potere che ci ricordano tanto la lotta per i principati vassalli all’epoca del declino dello Stato di Kyiv. E infine il tutto è dovuto anche alla leggerezza del carattere, la quale si manifesta con servilismo nei confronti dello straniero e con inchini profondi davanti a divinità straniere!
    Come capo e padre della nostra Chiesa ho cercato di insegnare e di ricordare. In più di una occasione, come padre, ho richiamato alla unione con parole supplichevoli: come capo della nostra Chiesa ho ammonito con parole decise e risolute ogni volta che era necessario risvegliare la coscienza letargica e fare rilevare la responsabilità pastorale per il gregge spirituale davanti a Dio e alla Chiesa. Infatti l’episcopato dovrebbe essere modello di concordia nell’amministrazione della Chiesa ed esempio di unione in ogni aspetto della vita religiosa e nazionale! Quanto ho dovuto soffrire per questo ‑ disprezzo, ferite morali; in poche parole, tutte quelle “frecce dei maligno” sono a voi ben note. Queste sofferenze non furono affatto più leggere di quelle nelle prigioni e di quando ero in esilio. E le ho sopportate così dolorosamente come avevo sofferto la tortura in anni precedenti. Ma oggi ringrazio l’Onnipotente per essere stato prostrato sia nelle prigioni che nella libertà! Lo ringrazio per essere stato tormentato e non glorificato dagli schiavi.
    Li perdono tutti, poiché anch’essi sono semplicemente strumenti nelle mani dell’Onnipotente, che mi ha chiamato e che mi ha dato la sua benedizione per essere prigioniero per amore di Cristo, sia in cattività che in libertà!
    Il nostro serenissimo predecessore, il servo di Dio Josyf Venyamyn Rutskyj, nel suo testamento, allude allo stesso peccato, alla stessa mancanza di unione nei ranghi dell’episcopato. Egli parla anche di controversie, del perseguimento del lucro e della indifferenza verso i doveri pastorali e in conclusione richiama tutti i vescovi all’armonia spirituale e al lavoro zelante. Li scongiura dicendo: “Chiedo una sola cosa ai miei molto reverendi Padri, vescovi di Rus’, che attraverso l’amore di Cristo si uniscano l’uno all’altro e con il loro metropolita. Che confermino con le parole e con le opere che lo riconoscono come padre…”.
    Avendo qui espresso il profondo dolore e la profonda inquietudine che riempiono il mio cuore, non desidero in nessun modo rimproverare nessuno. Quindi, miei eminenti e cari fratelli nel servizio episcopale, perdonatemi come vi perdono io! Quando esprimo il mio profondo dolore desidero, in questo modo, ricordarvi per l’ultima volta, da padre e da pastore, e dirvi con insistenza: Unitevi insieme, salvate la nostra Chiesa dalla distruzione e dalla rovina! Fate che la vostra unione, l’unione di tutto l’episcopato della Chiesa cattolica ucraina, diventi stimolo e fonte di ispirazione per tutti i Pastori, per il clero e per i fedeli, i padri e gli antenati dei quali sono nati dalla Chiesa Madre, la Chiesa metropolitana di Kyiv. Nel corso della storia si sono diffusi in paesi diversi, fra vari popoli, e hanno dimenticato la madre che li ha generati. Aiutateli a riscoprire di nuovo questa madre!
     “Seduto sulla slitta …” volo con i miei pensieri verso tutti i miei fratelli e sorelle dell’Ucraina e delle vaste distese di tutta l’Unione Sovietica, verso coloro che soffrono nella libertà e coloro che languiscono nelle prigioni, nelle galere, nei campi di lavoro forzato e in quelli di sterminio. In mezzo a loro vedo nuove schiere di combattenti, di scienziati, di scrittori, di artisti, di braccianti e di operai. Vedo, fra loro, quelli che cercano la verità e quelli che difendono la giustizia. Sento le loro voci alzate in difesa dei diritti umani fondamentali dell’individuo e delle nazioni. Li osservo con meraviglia e vedo come difendono la nostra lingua natale ucraina, come arricchiscono la nostra cultura natale ucraina, e come salvano l’anima ucraina con le piene facoltà intellettive e dell’anima. E soffro insieme a loro perché vengono perseguitati per questo come se fossero criminali comuni.
    Prego per voi, fratelli miei, e chiedo a Dio di concedervi la forza di continuare a difendere ì diritti naturali e divini di ciascun essere umano e di tutta la società. Vi benedico come capo della Chiesa ucraina, come figlio, della nazione ucraina, come vostro fratello e come vostro compagno di prigionia e di sofferenza!
     “Seduto sulla slitta …”, qui sul colle del Vaticano, come se fossi sugli scogli di Patmos, dove san Giovanni il Teologo, profugo forzato dalla sua terra natale, era in profonda contemplazione delle sue visioni e delle sue rivelazioni …
    Ascolto la voce di Dio che dice: “Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che è, e che era, e che viene, il Dominatore universale” (Ap. 1,8). Anch’io come fèce una volta Giovanni, “nostro fratello, che partecipa con noi della tribolazione, del regno e della nostra perseveranza in Gesù” (Ap. 1,9), vi interpreto il mistero di ciò che vedo e di ciò che avverrà.
    Vedo le Chiese Figlie della nostra Chiesa ucraina nei vari continenti del mondo. A momenti brillano luminosamente come le stelle e a momenti svolazzano come fuochi fatui… Le mie parole sono perciò dirette a loro.
      Alla Chiesa Figlia più vicina alla gelida regione polare [Chiesa cattolica ucraina in Canada] dico: “Conosco le tue opere; non sei freddo né caldo. Fossi tu freddo o caldo! … Dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e di nulla ho bisogno!” … Rinfervorati dunque e ravvediti” (Ap. 3,15,17,19).
      Davanti ai miei occhi appare ora nelle vicinanze la Chiesa Figlia nel paese che accoglie gli stranieri con un monumento ‑ simbolo di libertà ‑ e chiamò la culla della sua nascita e della sua crescita città dell’“Amore Fraterno” [Chiesa cattolica ucraina negli Stati Uniti]. Qui si trova anche il luogo dove la prima Chiesa Figlia della Chiesa Madre ucraina è nata e cresciuta. Ti scongiuro con la voce del Signore che dice: Cristo ti ha dato “la chiave di David” simbolo di potere e di autorità (cfr. Is 22, 22‑25; Ap 3, 7) ‑ “le chiavi della morte e dell’Ade” (Ap 1, 18). “Conosco le tue opere …” e tutti conosceranno che io ti ho amato; e se tu osserverai “la parola della mia perseveranza, anch’io preserverò te dall’ora della tentazione che sta per venire sull’intera terra abitata, per tentare coloro che abitano sulla terra…” (cfr. Ap. 3, 8‑10). Evita quindi tutte le tentazioni e sii difensore degli oppressi e dei membri sofferenti della tua Chiesa Madre! Sii testimone vivente di amore fraterno!
     Con gli occhi della mia anima vedo nel sud una Chiesa Figlia che è ancora giovane. Si trova in un continente santificato da Cristo Salvatore con una montagna accanto al mare [Chiesa cattolica ucraina nell’America Meridionale]. Benedico anche te, mia Chiesa Figlia, tanto umile quanto la tua Chiesa Madre! Ascolta la voce del Signore diretta verso di te.‑ “Conosco la tua tribolazione e la tua povertà ‑ ma in ciò tu sei ricca … Sii fedele fino alla morte e io ti darà la corona della vita” (Ap. 2,9‑10).
  Con gratitudine penso alla Chiesa Figlia che si trova agli antipodi della terra [Chiesa cattolica ucraina in Australia] e nella preghiera le comunico la voce del Signore: “Conosco le tue opere e il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio e la tua pazienza…” (Ap 2, 19). Benché tu sia collocata così lontana oltre il mare, sei legata molto strettamente con la tua anima e con il tuo cuore alla Chiesa Madre! Stendo la mia benedizione su di te e ti prego di perseverare nella fede dei tuoi padri, nell’amore per i tuoi fratelli e nel servizio della tua Chiesa Madre. Lascia che la tua ricompensa sia la “stella del mattino” (Ap 2, 28) che ti sarà data dal Signore.
      Con dolore nel mio cuore vedo la Chiesa Figlia di Albione. Non ti parlerò più perché vedo che la mia fine è vicina. Ma siccome la mia voce, la voce del capo della Chiesa ucraina, non ha raggiunto i tuoi vertici e non ha stimolato la loro coscienza, ascolta allora la voce di Colui “che ha la spada appuntita a doppio taglio: So dove risiedi: lì dove è il trono di Satana. Tu tieni saldo il mio nome, e non rinnegasti la fede in me … Ma ho contro di te alcune cose: hai costì alcuni che tengono la dottrina di Balaam, il quale istigava Balac a porre inciampo davanti ai figli di Israele … Ravvediti dunque” (Ap. 2, 12‑14, 16).
      Dalla sommità del mio colle, come dagli scogli di Patmos, getto il mio sguardo anche sulla Chiesa Figlia nei paesi intorno a me, sul vecchio continente [Chiesa cattolica ucraina in Europa]. Offro le mie preghiere per questo continente diviso da confini e da cortine, e la voce del Signore parla a esso: “Conosco le tue opere; passi per vivo, ma sei morto. Svegliati, e rafforza la residua vitalità che sta per morire. Non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio … Ricorda dunque quanto hai ricevuto e ascoltato: osserva e ravvediti” (Ap. 31‑3).
     E fra le varie visioni che appaiono davanti ai miei occhi, vedo Kyiv la Città del Trono nella mia terra natale. Congedandomi la saluto con le parole dell’Apocalisse: “Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza; so che non puoi sopportare i malvagi, e che hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati ingannatori; hai perseverato, molto hai sopportato per il mio nome, e non ti sei stancato…” (Ap. 2,2‑3). La voce del Signore ti rivela dunque: “Rimuoverò la tua lampada dal suo posto…” (Ap. 2,5). E io, tuo figlio, ti saluto. “Continua a splendere”, nostra Gerusalemme, e risorgerai nella tua antica gloria!
     Questa è la mia visione, caro gregge spirituale. Ve la racconto e ve /a offro come guida nel vostro pellegrinaggio!
     Non sarei padre affezionato e buon Pastore se dovessi dimenticare i miei collaboratori più vicini. Sono i padri ecclesiastici, i monaci e le suore, che durante il mio soggiorno in questa isola romana hanno formato la mia famiglia spirituale. Mi hanno ascoltato come un padre, hanno lavorato insieme a me e mi hanno servito, loro Pastore, con la loro sapienza e il loro lavoro assiduo. Hanno pregato per me e con me e mi hanno abbracciato con il loro amore. Mi hanno aiutato e si sono presi cura di me quando la vecchiaia mi ha fatto perdere le forze. Hanno diviso con me la loro gioia e il loro dolore e mi hanno aiutato a reggere la croce pesante di prigioniero per amore di Cristo! Con il cuore sincero di padre vi ringrazio e vi benedico con la mano inferma! E chiedo a Dio onnipotente, unito nella santissima Trinità, che lo Spirito Santo possa consacrarvi, illuminarvi, conservarvi e incoraggiarvi nel vostro servizio leale alla vostra Chiesa natale ucraina!
    Seppellitemi nella nostra cattedrale patriarcale di Santa Sofia, e quando la nostra speranza si avvererà e la nostra santa Chiesa e la nostra nazione ucraina risorgeranno libere, portate la bara in cui riposerò nella mia terra natale e ponetela nel santuario di San Giorgio a Lviv, vicino alla tomba del servo di Dio Andrey. Muoio e lascio per sempre questo mondo come colui che il servo di Dio metropolita Andrey, il capo della nostra Chiesa, chiamò nella sua autorità a servire come esarca della “Grande” Ucraina Orientale. Se è volontà di Dio e desiderio del popolo ucraino di Dio, collocate in seguito la mia bara nei sotterranei della cattedrale restaurata di Santa Sofia. Ho dovuto soffrire per tanti anni nei sotterranei di una prigione a Kyiv quando ero ancora tra i viventi ma vorrei riposare in pace nella cripta sotterranea della cattedrale restaurata di Santa Sofia, una volta che il mio corpo ha cessato di vivere!
    Seppellitemi, miei fratelli e figli, e “diventate forti nel Signore e nella forza della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio perché possiate resistere alle insidie del diavolo; non si tratta per noi di una lotta contro sangue e carne, ma contro i Principi, contro le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti della malvagità nelle sfere celesti. Perciò prendete l’armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo avere superato le prove. State perciò ritti, essendovi cinti la vita con la verità e rivestendo la corazza della giustizia, calzando i piedi con la prontezza del vangelo della pace e tenendo sempre alzato lo scudo della fede con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete l’elmo della salvezza e la spada dello spirito, che è la parola di Dio!” (Ef. 6,10‑17).
    “Seduto sulla slitta e facendomi strada verso l’eternità…” recito una preghiera alla nostra protettrice e Regina del Cielo, la sempre Vergine Madre di Dio: Prendete la nostra Chiesa ucraina e il nostro popolo ucraino sotto la vostra efficace protezione!

    Possa la grazia del nostro Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo essere sempre con tutti voi! Amen!

Josyp, umile servo di Dio
Patriarca e Cardinale

Nella preghiera e nella meditazione cominciai a scrivere nel 1970 e completai e firmai alla vigilia della festa della Immacolata Concezione della purissima Vergine Maria nel 1981.

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© per la traduzione italiana: Cristianità, http://www.alleanzacattolica.org/
 Fonte: Testamento di Sua Beatitudine il Patriarca Josyf Slipyj | Chiesa Greco-Cattolica Ucraina in Italia (ugccnola.it)

    Il testamento del presule ‑ definito dal regnante Pontefice Giovanni Paolo II “uomo di fede invitta, pastore di fermo coraggio, testimone di fedeltà eroica, eminente personalità della Chiesa” (L’Osservatore Romano 19‑10‑1984) ‑ è stato tradotto dalla fotocopia del dattiloscritto originale in ucraino da padre Alessio U. Floridi S. J. 
Le note sono state ricavate da quelle che accompagnano la traduzione in inglese fatta dal dr. Stephen Oleskiw e comparsa in ABN Correspondence. Bulletin of the Antibolshevik Bloc of Nations, anno XXXV, n. 6, novembre‑dicembre 1984, 1‑20.


lunedì 15 luglio 2024

San Volodymyr, sovrano e protettore di Rus'-Ucraina



 San Volodymyr, intercedi per l'Ucraina! 


    

O Santo Principe Volodymyr!
Attraverso di Te, ci rivolgiamo e preghiamo a Dio 
per tutti i bisogni del nostro popolo. 
Tu battezzasti la Rus'-Ucraina nel nome della Santissima Trinità. 
Perciò, il nostro santo patrono, 
guarda le nostre preghiere e le suppliche di tutto il nostro popolo, 
e come prima, vivendo sulla terra, ora glorificato in cielo 
con noi prega il Signore per noi.
Prega, anzitutto, che tutto il nostro popolo, che Tu governasti, 
in vera pace, l'armonia e l'amore fraterno, 
sia finalmente unito in un'unica comunità del popolo di Dio 
e riconosca e realizzi una sola fede di Cristo, 
che Tu - per volontà e provvidenza del Signore - 
nell'allora unica Chiesa Apostolica Universale hai ricevuto. 
Prega che al comandamento dell'amore per Dio 
e per il prossimo sia sempre istruito il nostro popolo nella sua vita. 
Il nostro popolo vive nel mezzo di difficili prove, quindi preghiamo Te, 
il patrono della terra ucraina, di unirti nella supplica nostra a Dio per noi e chiederci le Sue benedizioni e le grazie necessarie nei bisogni temporali. 
Oh San Volodymyr, sii il nostro grande protettore in cielo, 
come Tu sei stato il nostro sovrano sulla nostra terra! Amen.






giovedì 30 maggio 2024

L'icona miracolosa della Madonna di Chernivtsi "La Speranza dei disperati", incoronata il 30 maggio del 2021

 

L'icona miracolosa della Madonna di Chernivtsi 

"La Speranza dei disperati"

Incoronata il 30 maggio 2021

a cura di Yaryna Moroz Sarno


L'icona miracolosa della Madre di Dio "La Speranza dei disperati"

   L'immagine miracolosa della Madre di Dio di Chernivtsi si trova nella Chiesa dell'Assunzione della Beata Vergine a Chernivtsi. La Madre di Dio di Chernivtsi è venerata come patrona della famiglia, davanti a lei pregano per tutti i membri della famiglia, per la grazia di un'educazione saggia e buona dei bambini, per risolvere problemi difficili della vita. Per lo slogan dell'immagine miracolosa erano scelte le parole: "Attenti alla disperazione - rivolgiti alla speranza dei disperati". 
   Secondo l'analisi scientifica dei restauratori, l'icona è stata dipinta alla metà del XVII secolo, probabilmente per una cappella domestica o una piccola chiesa. L'icona della Madre di Dio è una replica dell'icona della Madre di Dio di Czestochowa, già famosa a quel tempo. L'icona è composta da due parti: l'immagine della Madre di Dio con il Bambino in braccio e la "corona di angeli" che elevano al cielo la Beata Vergine Maria. Gli Angeli furono dipinti molto più tardi, verosimilmente nella prima metà o verso la metà del XVIII secolo. Il famoso pittore polacco di icone Adam Otechowskyj lavorava sulla sua pittura. L'iconostasi del tempio è stata realizzata a Vienna. 
  Le informazioni sull'origine dell'icona sono quasi assenti. Сi sono numerose leggende. Nel 1821, questa icona radunò attorno a sé un gruppo di credenti per la costruzione della prima chiesa greco-cattolica in Bucovyna. 


Il viso della Madonna scoperto durante il restauro del 2020


   Probabilmente, nel XIX secolo questa icona apparteneva alla famiglia molto devota alla Vergine Maria del famoso donatore bukoviniano e fondatore della chiesa Taddeo Turkul nel 1879, che  realizzò paramenti dorati per l'icona a Cracovia. Nello stesso 1879, copie stampate della Vergine di Chernivtsi furono ordinate a Cracovia e distribuite a numerosi pellegrini che si recavano al santuario per adorare l'icona della Madre di Dio. I personaggi di spicco della cultura ucraina Olga Kobylyanska, Iryna Wilde, Stepan Smal-Stotsky e altri eminenti ucraini che erano parrocchiani della chiesa dell'Assunzione pregarono la Madre di Dio vicino a questa miracolosa icona. 





    Il 20 maggio 2021 il Santo Padre Papa Francesco ha benedetto la corona per l'icona miracolosa della Madre di Dio "Speranza dei disperati" e già il 30 maggio del 2021 Sua Beatitudine Sviatoslav Shevshuk insieme al vescovo di Chernitsi Josafat Moschych hanno incoronato l'icona mariana di Chernivtsi







Alla Signora Nostra invincibile, alla Vergine Maria, in onore della Tua maternità,
che ha partorito il Verbo del Dio-Uomo, Salvatore e Redentore,
noi peccatori cantiamo un canto di ringraziamento.
Chiediamo a Te, che sei diventata la Madre del mondo e la Madre di sterili.
Ti invochiamo, Madre di Dio - concedi la grazia a coloro che vogliono avere una famiglia,
affinché possiamo glorificarti con tutta la famiglia numerosa in ogni momento:
Rallegrati, speranza dei disperati - la protettrice della maternità!

Kondakion 13
O Madre piena di gloria, Tu sei la Speranza dei fedeli, il porto dei disperati, 
accogli la nostra parola sincera delle preghiere delle madri, porta a Dio Cristo Tuo Figlio,  
il sospiro del padre, porta nell'alto la richiesta, 
Te glorifichiamo Dio, sincero Alleluia: Alleluia!






domenica 23 luglio 2023

Discorso del capo della UGCC sulla 75a settimana di guerra su vasta scala, 23 luglio 2023


Discorso di Sua Beatitudine Sviatoslav, capo della UGCC 
sulla 75a settimana di guerra su vasta scala, 23 luglio 2023



    Sia lodato Gesù Cristo!
    Cari fratelli e sorelle in Cristo!
   La nostra Ucraina sta subendo un'invasione militare su vasta scala della nostra terra pacifica da parte degli occupanti russi da 75 settimane. Le città e i villaggi in tutta l'Ucraina soffrono di bombardamenti, attacchi missilistici e droni, ecc. La gente sta morendo. Ci sono pesanti battaglie lungo l'intera linea del fronte.
   Sperimentando tale orrore, l'Ucraina, tuttavia, cerca di nutrire gli affamati in altri paesi. Oggi, durante la guerra, il nostro Stato non è solo il granaio d'Europa, ma nutre anche le persone in diverse parti del mondo con il suo pane.
   Tuttavia, la Russia lo impedisce. Il 17 luglio si è ritirata dall'"accordo sul grano" e sta cercando di occupare l'intero Mar Nero. I russi hanno effettuato numerosi attacchi alle infrastrutture portuali dell'Ucraina meridionale, distruggendo circa 60mila tonnellate di grano. Dal 20 luglio, la Federazione Russa minaccia di eliminare tutte le navi che faranno scalo nei porti ucraini.
  Vediamo che la Russia sta ancora una volta usando il pane come arma di distruzione di massa. 90 anni fa, durante la grande carestia in Ucraina (1932-1933), ha ucciso milioni di pacifici ucraini. Ma nonostante le circostanze difficili, lottando per la vita e cercando di sfamare tutti coloro che hanno bisogno di pane ucraino, l'Ucraina resiste, l'Ucraina combatte, l'Ucraina prega!
   Tra pochi giorni, la nostra Chiesa e il nostro Stato celebreranno una festa importante. Quest'anno celebriamo il 1035° anniversario del Battesimo della Rus'-Ucraina. Inoltre, il Giorno della Memoria del Santo e Uguale agli Apostoli Granduca Volodymyr cade anche nel Giorno della statualità ucraina. Ogni anno, chiediamo ai figli e alle figlie dell'Ucraina, fedeli alla nostra Chiesa, nel giorno del ricordo del Battesimo del nostro popolo, di venire nelle chiese e rinnovare i loro voti battesimali, cioè le promesse che i nostri padrini hanno fatto per noi quando ci hanno portato a ricevere il sacramento del Battesimo.
     Quest'anno, in occasione della suddetta festività, vivremo un altro evento importante: il 90° anniversario del movimento di tutte le chiese chiamato "Gioventù ucraina a Cristo". Novant'anni fa, il nostro grande predecessore, il giusto metropolita Andrij Sheptytskyj, invitava i giovani ucraini a dedicare la loro vita a Cristo, per testimoniare la loro disponibilità a vivere il loro Battesimo. Poi questo movimento giovanile ha abbracciato tutta la nostra Chiesa.
    Con la decisione del Sinodo dei Vescovi della nostra Chiesa, vogliamo dare a questo movimento di tutta la Chiesa una dignità patriarcale. Invito i giovani ucraini in diverse parti del mondo a unirsi in questo movimento, a non aver paura di dedicare la loro vita a Cristo e nel giorno del Battesimo della Rus'-Ucraina a prestare giuramento di fedeltà a Lui e a ripristinare i loro voti di croce.
    Cari giovani ucraini, mi congratulo con voi per questo evento! Nelle condizioni di guerra, la vostra dedizione a Cristo acquista un peso e una forza speciali. Chi infatti promette la sua vita a Dio può sconfiggere il male, il diavolo e i suoi servi.
   O Dio, benedica l'Ucraina! Dio, benedici i giovani ucraini che dedicano la loro vita a Te! Dio benedica le nostre ragazze e i nostri ragazzi davanti! Dio, benedici l'Ucraina con la Tua pace giusta e celeste!
    La benedizione del Signore sia su di voi, con la Sua grazia e il Suo amore per gli uomini, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

venerdì 9 giugno 2023

Halyna Kruk, poetessa e scrittrice ucraina contemporanea

 

HALYNA KRUK



               


  Halyna Kruk è una famosa scrittrice, traduttrice, sceneggiatrice ucraina, oltre che ricercatrice della letteratura barocca ucraina. Autrice di raccolte di poesie, quattro libri per i bambini e una raccolta di racconti "Chiunque tranne me" (2021), che, secondo il Best Book Award-2021, è migliore nella nominazione "Letteratura contemporanea ucraina". Le sue opere sono state tradotte in più di 20 lingue. 
   Nasce il 30 novembre 1974 a Leopoli. Filologa e studiosa del medioevo, si è laureata presso la Facoltà di Filologia dell'Università Statale Ivan Franko a Leopoli e ha completato gli studi post-laurea presso la stessa Università. 
   Ha difeso la sua tesi di dottorato sul tema "Il barocco ucraino di base: poetica di stile e genere" (2001), ed è autrice di numerose ricerche scientifiche su vari generi della letteratura scolastica del XVII e XVIII secolo. 
   Ha partecipato a numerosi festival letterari ucraini e internazionali in diversi paesi del mondo, nonché ai progetti audiovisivi poetici "Sentenzia" (insieme ai lituani), SWIJE (insieme agli svedesi), "Canzoni del Paese dell'Ucraina" (insieme a Yuriy Izdryk e alla formazione "Kub"), "Coesistenza" (insieme a O. Khoroshko e R. Bardun), è vincitrice di numerosi concorsi e di borse di studio. È membro dell'Associazione degli scrittori ucraini e del PEN Club ucraino, nel 2017-2019 - Vice-presidente del PEN ucraino.
    Vincitrice dei concorsi letterari "Granoslov" (1996) e "Privytív zhyttya" intitolato a B.-I. Antonych (1996), borsista dei programmi "Gaude Polonia" del Ministro della Cultura polacco (2003, 2010), Homines Urbani a Villa Deciusz a Cracovia (2005), Centro Baltico per Scrittori e Traduttori sull'isola di Gotland (Svezia, 2007, 2018), Programma Internazionale per Scrittori (Pechino, RPC).
    Vive e lavora a Leopoli, dove insegna letteratura ucraina e straniera all'Università Nazionale di Ivan Franko.



In memoria del giovane eroe ucraino ROMAN RATUSHNYJ (5 luglio 1997- 9 giugno 2022), poesia di Halyna Kruk

LA  MAMMA , poesia di Halyna Kruk






giovedì 23 febbraio 2023

Discorso del Sua Beatitudine Sviatoslav, capo della UGCC nel 365° giorno di guerra, 23 febbraio 2023

 

Discorso del capo della UGCC il 365° giorno di guerra, 23 febbraio 2023


      Sia lodato Gesù Cristo!
     Cari fratelli e sorelle in Cristo!
   Oggi è giovedì il 23 febbraio del 2023 e in Ucraina è già il 365° giorno di una grande guerra su vasta scala che gli occupanti russi hanno portato nella nostra terra. Passa un anno di dolore e di sofferenza, un anno di grandi crimini contro Dio e contro l'uomo, crimini di guerra che il mondo deve riconoscere e condannare.
Ancora una volta, nell'ultimo giorno, ci sono state pesanti e sanguinose battaglie in Ucraina. Molti esperti militari affermano che oggi c'è un'escalation del conflitto militare al suo apice, in particolare nel Donbass. Il nemico ha effettuato 90 attacchi alle posizioni dell'esercito ucraino e alle nostre pacifiche città e villaggi. Ha lanciato 10 attacchi missilistici. Solo una città, Kharkiv, ha ricevuto ieri quattro attacchi da missili russi S-300 lanciati dal territorio della Federazione Russa. Sfortunatamente, questo tipo di missile non può essere intercettato dalla difesa aerea. Ancora una volta, ci sono morti e feriti.
    In questo anniversario di grandi tragedie, cercheremo di riflettere e riassumere il grande disastro che è accaduto. Tuttavia, oggi possiamo dire che circa 700 centri di assistenza medica, tra ospedali e ambulatori, sono stati attaccati da criminali russi. Circa 500 chiese, case di preghiera, moschee, sinagoghe sono state distrutte. Un duro colpo è stato inferto alle conquiste della civiltà: cultura, educazione, scienza, vita spirituale, di cui l'Ucraina era orgogliosa. Migliaia di morti, decine di migliaia di feriti... Non conosciamo ancora le cifre esatte.
   Ma è un grande miracolo che siamo vivi. È un grande miracolo che l'aggressore che si considerava onnipotente, che voleva e vuole ricattare il mondo intero, si sia rotto i denti in Ucraina. La resilienza e il coraggio del popolo ucraino si sono rivelati più forti dell'acciaio russo, dei carri armati, dei missili e degli aerei nemici.
   Pertanto, in questo 365° giorno di guerra, ringraziamo il Signore Dio per essere stato in grado di continuare la lotta contro il male della guerra. Ringraziamo Lui e le Forze Armate ucraine per essere sopravvissuti e oggi possiamo dire: l'Ucraina è viva! L'Ucraina è in piedi! L'Ucraina sta combattendo! L'Ucraina sta pregando!
    Oggi concludiamo le nostre riflessioni sul tema della vocazione. Abbiamo detto che la vocazione è un dono di Dio attraverso il quale una persona può essere felice. La vocazione è l'intervento personale di Dio nella storia, con il quale tocca il cuore di una persona, la solleva e la chiama a sé.
    Abbiamo detto che la vocazione ha bisogno della nostra risposta. Dio chiama e l'uomo deve rispondere. Quando una persona risponde a una chiamata, Dio le dona se stesso. Quando una persona ha a cuore la sua vocazione, cresce e diventa capace di accogliere ancora di più i doni di Dio, diventa capace di accogliere Dio stesso, che lo dona nell'amore. Ma anche le vocazioni, come altri doni e talenti di Dio, possono andare perdute.
    Dio non smette mai di chiamare l'uomo. Se, con la sua decisione fondamentale, ha già scelto uno stato di vita (ha ricevuto il sacramento del matrimonio, il sacramento del sacerdozio o ha emesso i voti monastici eterni), allora deve confermare questa scelta con decisioni quotidiane, e non cambiarla.
   Se una persona si chiude, pensa che la vocazione, questo dono di Dio, sia un tesoro privato, può perderlo. Succede che una persona che non vuole più ascoltare Dio può perdersi, perdendo il senso della direzione di movimento per la sua crescita quotidiana. E allora tutto è perduto. Allora chi ha scelto lo stato matrimoniale inizia a credere di aver sposato la persona sbagliata e sta cercando qualche altra soluzione. Chi ha emesso i voti monastici comincia a rimpiangere la propria scelta, pensando che sarebbe stato meglio in un altro monastero o addirittura fuori dalle sue mura. Quando una persona perde il dono della chiamata di Dio, può essere perduta.
    Dio realizza il suo piano in noi attraverso la nostra preghiera costante. E possiamo realizzare pienamente la nostra chiamata ascoltando la chiamata di Dio ogni giorno. I problemi con la vocazione sorgono quando la nostra preghiera, la nostra comunicazione con Dio viene interrotta, allora non siamo nella nostra vocazione. È anche importante comunicare apertamente l'uno con l'altro nella comunità monastica o nel matrimonio. La mancanza di comunicazione e di sostegno reciproco porta a una sensazione di perdita della chiamata. Quando una persona si chiude nell'egoismo, si isola, non sente più la voce di Dio che parla attraverso la comunità della Chiesa, ma ascolta solo le passioni, i peccati radicati nella propria coscienza. Se l'energia della grazia viene sprecata o, peggio ancora, indirizzata, sprecata in gesti ambiziosi, passionali o egoistici, in desideri, allora una persona sperimenta una crisi di vocazione alla verginità o al matrimonio, una crisi di identità sacerdotale, della propria personalità.
    Pertanto, preghiamo affinché ognuno di noi perseveri nella propria chiamata. Fuggiamo dall'autoisolamento, apriamoci alla comunicazione con Dio e con il prossimo. Cerchiamo consigli, chiediamo aiuto se per noi è difficile. Non ci si deve vergognare di mettere in dubbio la propria vocazione a Dio e al proprio padre spirituale, perché solo in un tale dialogo d'amore, unito alla preghiera e al costante nutrimento della propria vocazione, si può perseverare fino alla fine e compiere la missione della propria vita. Perseverare nella chiamata fino alla morte deve essere il contenuto della preghiera personale quotidiana.
    Domani segna la fine del primo anno di questa brutale guerra su vasta scala in Ucraina. Il Sinodo dei Vescovi della nostra Chiesa ha proclamato il 24 febbraio la Giornata di preghiera, digiuno ed elemosina. Questo grido è stato raccolto dal Consiglio pan-ucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose – e tutti i credenti dell'Ucraina domani pregheranno, digiuneranno e compiranno opere di misericordia e amore.
   Domani, tutta la nostra Chiesa, sia in Ucraina che negli insediamenti, starà davanti al volto di Dio in una veglia orante. La diretta TV inizierà un telefono di preghiera alle 12:00 ora di Kyiv, che durerà 12 ore. Questa preghiera incessante sarà un momento di unità e solidarietà degli ucraini in tutto il mondo. La nostra preghiera inizierà nella cattedrale Patriarcale di Kyiv, seguita da Kharkiv, Zaporizhzhia, Odessa, Kherson, Irpin, Melbourne in Australia, Peremyshl in Polonia, Roma in Italia, Winnipeg in Canada, Filadelfia negli Stati Uniti d'America, e la preghiera terminerà a Buenos Aires in Argentina.
   Invito tutti i fedeli della nostra Chiesa a unirsi a questa presa di posizione in preghiera. Perché sentiamo che unendoci nella preghiera, nel digiuno e nelle buone opere, vinciamo. E abbiamo tanto bisogno di forza spirituale per avvicinare la nostra vittoria! Invito anche ciascuno di voi a fare qualche gesto di misericordia, a donare qualcosa per salvare le vittime di questa guerra. In particolare, nella nostra Chiesa esiste un fondamento patriarcale che si chiama "Causa Saggia" ed è una sorta di aiuto di emergenza da parte del Capo della Chiesa per salvare coloro che ora sono in maggior pericolo. Vi saremo molto grati se potrete fare donazioni per le attività di questa fondazione.
   Oh Dio, benedica l'Ucraina! Oh Dio, aiuti ciascuno di noi a non perdersi nei propri desideri appassionati! Oh Dio, dacci la forza di rispondere alla Tua chiamata! Dio, dacci la forza di rimanere saldi nella chiamata alla libertà del nostro popolo, del nostro Stato, alla libertà, che è la capacità di fare il bene e la verità! Oh Dio, benedici la nostra Ucraina con la Tua pace giusta e celeste!
   La benedizione del Signore sia su di voi, con la Sua grazia e il Suo amore per gli uomini, sempre, ora e sempre. Amen.

mercoledì 22 febbraio 2023

Discorso di Sua Beatitudine Sviatoslav, capo della UGCC in occasione del 364° giorno di guerra, 22 febbraio 2023


Discorso del capo della UGCC in occasione del 364° giorno di guerra, 22 febbraio 2023






      Sia lodato Gesù Cristo!
      Cari fratelli e sorelle in Cristo!
    Oggi è mercoledì 22 febbraio 2023 e noi, in Ucraina, siamo già al 364° giorno della grande guerra su vasta scala che gli occupanti e gli aggressori russi hanno portato nella nostra terra.
   Anche in questo caso, in questi momenti, in Ucraina suonano le sirene dei raid aerei. Le esplosioni dei missili, delle bombe e dei cannoni russi sono di nuovo tuonanti.
   Pesanti battaglie si stanno svolgendo nell'est della madrepatria. Secondo i rapporti del mattino, il nemico sta cercando di sfondare le difese delle truppe ucraine in diversi luoghi, anche nel Donbass ucraino. I nostri difensori di Bakhmut, Avdiivka e Vughledar stanno coraggiosamente respingendo gli attacchi russi. Sappiamo che nell'ultimo giorno, almeno sette insediamenti sono riusciti a respingere le offensive delle truppe nemiche.
    Tuttavia, siamo particolarmente feriti dalla tragedia di ieri della nostra Kherson. Durante l'orario di lavoro, il nemico ha lanciato un massiccio attacco missilistico con sistemi missilistici Grad sul centro della città, colpendo un'affollata fermata dei trasporti pubblici. 21 persone sono rimaste ferite. Si sa che almeno cinque persone sono morte sul posto, c'è molta distruzione. Di nuovo il grido, il grido dalla terra ucraina riecheggia nel cielo e bussa alla coscienza di ogni persona di buona volontà.
   Oggi preghiamo per tutte le vittime. Vogliamo avvolgere d'amore tutti i feriti, per sostenere le vittime di questa guerra. Preghiamo per le coraggiose Bakhmut, Avdiivka, Kherson, per le nostre regioni di confine: Chernihiv, Sumy e Kharkiv, che soffrono ogni giorno per gli attacchi nemici.
   Allo stesso tempo, vogliamo che il mondo intero senta: l'Ucraina resiste in questo giorno! L'Ucraina sta combattendo un nemico che ci supera sia per numero che per intensità dell'uso delle armi! L'Ucraina prega per la Patria, si presenta davanti al volto di Dio con una grande comunità di Chiesa, una famiglia di cristiani di diverse Chiese e fedi.
   Continuiamo le nostre riflessioni su come coltivare una vocazione nella comunità della Chiesa. Ieri abbiamo parlato di quanto sia importante nelle nostre comunità parrocchiali coltivare le vocazioni alla vita sacerdotale e consacrata o monastica.
   Oggi vorrei ricordare a tutti che la maggior parte dei membri della nostra parrocchia sono laici. Ogni pastore, tutta la nostra comunità ecclesiale, dovrebbe avere a cuore in modo particolare la vocazione dei laici alla missione nella loro Chiesa. Il compito dei vescovi e dei sacerdoti è quello di discernere i doni dello Spirito Santo, i doni di Dio che i nostri laici hanno, e di aiutare questi ultimi a mettere questi doni al servizio della loro comunità in particolare e della Chiesa in generale.
   La dovuta attenzione al ruolo e alla missione dei laici nella Chiesa è la chiave del successo della nostra cura pastorale. Un prete non deve sostituirsi a tutti, controllare tutto. Invece, dovrebbe avere a cuore la vocazione dei laici attivi, fidarsi di loro. Attraverso questo, la Chiesa si renderà conto che siamo una comunità di persone dotate.
   I laici dovrebbero sentirsi responsabili della loro Chiesa, essere coinvolti nelle varie questioni della loro comunità. Ogni laico deve comprendere la propria missione nel mondo e la propria comunità ecclesiale e svolgerla con dignità.
  Ciascuna delle nostre comunità, parrocchie dovrebbe avere a cuore in modo particolare la vocazione allo stato civile. Sappiamo che la preparazione al matrimonio è un tipo problematico, difficile, ma importante del nostro ministero pastorale. Nella Chiesa cattolica, distinguiamo tra due fasi della preparazione al matrimonio: a distanza e diretta.
   Le persone devono imparare a costruire relazioni sane con gli altri, compresi quelli che sono più grandi e più giovani di loro. Tuttavia, chi è chiamato alla vita coniugale deve soprattutto imparare a costruire relazioni umane pure, sane e profonde con l'altro sesso. E tutti noi dobbiamo imparare ad amare. Prepararsi al matrimonio significa coltivare la capacità di amare. In particolare, la preparazione diretta al matrimonio è il momento in cui una persona ha scelto una sposa o uno sposo e si prepara a costruire una vita familiare con lui o lei.
    Nessun sacerdote ha il diritto di amministrare il sacramento del matrimonio senza un'adeguata preparazione degli sposi, i quali devono rendersi conto del contenuto della loro vocazione alla vita coniugale, alla paternità e maternità responsabili, e accettare consapevolmente e volontariamente tutti i benefici della vita coniugale: fecondità, fedeltà e indissolubilità nell'amore. Le spose devono anche comprendere che il sacramento del matrimonio è un momento di azione speciale della grazia dello Spirito Santo, che unisce i due in un'unica comunità.
  La nostra Chiesa ha il grande dono del sacerdozio sposato. I coniugi dei nostri sacerdoti dovrebbero essere un esempio di matrimonio cristiano per tutti coloro che sono alla ricerca di un esempio di vita cristiana familiare. Pertanto, il pastore, che è particolarmente sposato, deve preparare adeguatamente le spose allo stato matrimoniale e accompagnarle nei primi anni di vita matrimoniale.
    Vediamo quanto siano grandi i movimenti laicali nelle nostre parrocchie, in particolare quelli delle coppie sposate. I membri di questi movimenti condividono tra loro l'esperienza della vita matrimoniale, catechizzano gli adulti, aiutano le giovani famiglie a superare le prime difficoltà e crisi della vita familiare e coniugale. Le parrocchie che coltivano la vocazione alla vita coniugale, preparano e accompagnano adeguatamente le giovani coppie, in cui i laici si sentano realizzati nei loro doni e comprendano che saranno in grado di completare la missione della vocazione laicale nella comunità ecclesiale, fiorire, svilupparsi e sono un esempio della nostra cura pastorale. 
  Dio, benedica l'Ucraina! Dio, benedica le nostre famiglie! Dio, insegnaci ad amarci gli uni gli altri e ad educare ogni bambino nella capacità di amare! Dio, dona ai giovani di oggi la capacità di fare matrimoni sani! Dio, prendi in cura il nostro esercito ucraino, le nostre ragazze e i nostri ragazzi che difendono la Patria! Dio, benedici l'Ucraina con la Tua pace giusta e celeste!
    La benedizione del Signore sia su di voi, con la Sua grazia e il Suo amore per gli uomini, ora e sempre per secoli dei secoli. Amen.


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