venerdì 9 agosto 2019

CUCUTENI - TRYPILLYA una grande civiltà dell’antica Europa (5000 – 3000 a.C.), una mostra importante a Roma



CUCUTENI - TRYPILLYA

una grande civiltà dell’antica europa

(5000 – 3000 a.C.)

ROMA, PALAZZO DELLA CANCELLERIA
16 SETTEMBRE - 31 OTTOBRE 2008




Roma 20 agosto 2008. 
   Si presenta in anteprima mondiale a Roma, a Palazzo della Cancelleria, la mostra dedicata ad una magnifica e antica civiltà d’Europa: i Cucuteni -Trypillya, una delle prime e importanti manifestazioni della civiltà del Vecchio Continente. L’eccezionale rassegna vede per la prima volta la collaborazione in campo storico e culturale fra Romania ed Ucraina, con uno speciale contributo della Repubblica di Moldavia.
La stretta collaborazione tra gli esperti dei musei dei tre paesi confinanti si risolve in un progetto espositivo unitario che illustrerà al pubblico lo splendore ed il mistero dell’antica civiltà neolitica.
Composta da oltre 450 reperti, fra i più significativi finora emersi dagli scavi e provenienti dai musei e dalle collezioni private più importanti dei tre paesi, la mostra Cucuteni-Trypillya: una grande civiltà dell’antica europa verrà presentata con uno speciale allestimento che proporrà diverse visioni delle proto-città ricostruite dagli archeologi. Gli studi finora condotti confermano che fra gli aspetti più importanti raggiunti da questa civiltà si può verosimilmente parlare di uno stadio proto-urbano: una condizione certamente significativa per una civiltà le cui prime testimonianze risalgono al V millennio a. C.
L’importante rassegna è promossa dall’Ambasciata d’Ucraina presso la Santa Sede; dal Ministero della Cultura e degli Affari Religiosi di Romania; dal Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Moldavia; dal Ministero della Cultura e del Turismo d’Ucraina.
La parte scientifica vede la collaborazione dei massimi esperti e accademici dei tre Paesi: la Dott.ssa Lacramioara Stratulat, Direttrice del Complesso Museale Nazionale “Moldova” di Iasi, il Prof. Nicolae Ursulescu, Direttore del Centro Interdisciplinare di Studi Archeostorici dell’Università “Alexandru Ioan Cuza” di Iasi, il Dr. Romeo Dumitrescu, Presidente della Fondazione “Cucuteni pentru Mileniul III” di Bucarest, il Dr. Sergiy Krolevets, Direttore del Museo Nazionale Storico-culturale “Kyevo-Pecherska Lavra”, il Dr. Sergiy Chaykovskyi, Direttore del Museo Nazionale Storico dell’Ucraina, i Sig.ri Sergiy Taruta e Mykola Platonov, comproprietari della famosa collezione “Platar” di arte antica (Ucraina) e con la partecipazione dell’Istituto di Archeologia dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina ed il Museo Storico Nazionale di Dnipropetrovsk.
Per la Repubblica di Moldavia i contributi scientifici sono a cura del Dr. Eugen Sava, Direttore del Museo Nazionale di Archeologia e Storia della Repubblica di Moldavia, del Dr. Valentin Dergacev, Direttore dell’Istituto della Memoria Culturale di Chisinau.
La rassegna si avvale del patrocinio dell’Ambasciatore d’Ucraina presso la Santa Sede S.E. Sig.ra Tetiana Izhevska, del Ministro della Cultura e del Turismo d’Ucraina On. Vasyl’ Vovkun, del Ministro della Cultura e degli Affari Religiosi di Romania, On. Adrian Iorgulescu e del Segretario Generale del Ministero della Cultura e degli Affari Religiosi di Romania, On. Virgil Nitulescu.

La mostra è organizzata da Artifex, Comunicare con l’Arte, e si avvale del sostegno dell’Unione Industriale di Donbass (Ucraina), Sig. Sergiy Taruta, Presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’UID, il Progetto “Artinvest”, nonchè dal Sig. Mykola Platonov, comproprietario del Museo del patrimonio nazionale culturale “PLATAR” (Ucraina) e Presidente del Fondo di beneficenza in memoria di Sergiy Platonov.

 

CUCUTENI - TRYPILLYA

Considerata la prima grande civiltà d’Europa, quella di Cucuteni-Trypillya è emersa e si è sviluppata nelle regioni che oggi fanno parte di tre differenti stati: Romania, Ucraina e Repubblica di Moldavia. Gli scavi, iniziati alla fine dell’800 e da allora mai interrotti, hanno restituito al patrimonio culturale universale una civiltà caratterizzata da una forte originalità e da un livello di progresso sorprendente per quell’epoca.
Il nome di questa civiltà è stato stabilito in modo convenzionale dagli archeologi in base ai nomi dei villaggi Cucuteni in Romania, vicino a Iasi, e Trypillya in Ucraina, vicino a Kiev, dove, alla fine del XIX secolo sono state rinvenute per la prima volta ceramiche dipinte e statuette di terracotta, categorie di oggetti divenuti simbolo di quest’antica popolazione. A più di cento anni dalla loro scoperta questi siti archeologici sono entrati nella letteratura scientifica di tutto il mondo. Siamo di fronte ad una civiltà estesa su circa 350.000 km quadrati con insediamenti di varie dimensioni, proto-città che si sviluppavano su centinaia di ettari, elaborate fortificazioni, abitazioni che variavano da capanne interrate a costruzioni fino a due piani, oggetti in ceramica la cui utilità si abbina in modo armonioso all’aspetto estetico, una religione affascinante le cui tracce sono marcate fra idoli e oggetti cultuali dall’incredibile simbolismo, oggetti rituali la cui funzionalità è ancora in fase di interpretazione.
Maggiori sono le informazioni raccolte sulla civiltà Cucuteni-Trypillya, più questa cultura diventa misteriosa, soprattutto per ciò che riguarda i luoghi e il suo ruolo ricoperto nella storia universale; vi è anche l’ipotesi che questi luoghi potrebbero essere il punto di partenza della civiltà dei Sumeri se non, addirittura, che a questi luoghi sia riferibile il mito di Atlantide.
Alla fine del XIX secolo un nucleo fondamentale di scoperte archeologiche hanno modificato la visione della storia dell’umanità: Schliemann scoprì la città di Troia, Evans rivelò al mondo il Palazzo di Knossos a Creta, in Medio Oriente si diede inizio alle scoperte delle civiltà mesopotamiche, conosciute, fino ad allora, solo in antichi scritti.
Per quello che riguarda l’Europa dell’Est vi era un’opinione secondo cui, in quest’area, nell’epoca preistorica i contributi allo sviluppo della civiltà furono pochi. Contrariamente, grazie agli scavi dal 1884 in Romania e dal 1893 in Ucraina, furono portati alla luce i primi segni delle civiltà che progressivamente hanno modificato l’idea che gli storici avevano, fino a quel momento, del progresso della civiltà in Europa. Un gruppo di intellettuali di Iasi (Theodor Burada, Nicolae Beldiceanu, Grigore Butsureanu e George Diamandi), effettuando gli scavi su Dealul Cetatuia, nel villaggio Cucuteni, scoprirono belle ceramiche dipinte e numerose statuette di terracotta, raffiguranti uomini e animali. La comunicazione dei risultati ad un congresso internazionale, svoltosi a Parigi nel 1889, introdusse nel circuito scientifico europeo i dati necessari per l’avvio allo studio di queste antica civiltà. A quell’eccezionale congresso erano presenti, nel ruolo di componenti del comitato scientifico e archeologico, figure quali Schliemann, Evans, de Mortillet e Montelius, che convalidarono il legame fra le scoperte di Cucuteni, le scoperte del bacino Egeo e quelle dell’Asia Minore. Poco tempo dopo, l’archeologo ucraino V. Khvoyka, divenuto successivamente uno dei fondatori del Museo Nazionale di Storia dell’Ucraina, trovò in un sito archeologico nelle vicinanze del villaggio Trypillia, vicino Kiev, resti di vasi in argilla, statuette raffiguranti donne e armi in pietra e rame, risalenti sicuramente a periodi antecedenti a quelli finora ipotizzati. I ritrovamenti rivelarono come gli abitanti che vivevano in quei territori coltivavano la terra, erano abili artigiani ed avevano credenze religiose.
Fin dall’inizio del XX secolo si determina un collegamento fra le scoperte portate alla luce in Romania ed in Ucraina; la forma è quella di un’unica grande civiltà, Cucuteni-Trypillya, pur se, nei due paesi, furono mantenuti nomi differenziati. La moltitudine delle scoperte riferibili a Cucuteni-Trypillya, dall’est della Transilvania fino al fiume Dnipro e dal nord-est di Muntenia fino al sud della Polonia, hanno dimostrato l’unità di questa grande civiltà con luoghi estesi e ricchi, con edificazioni e oggetti di un senso estetico del tutto peculiare.
Gli scavi archeologici provarono l’eccellente grado raggiunto dalla popolazione nell’agricoltura, confermarono come non solo vi erano solo villaggi comuni, ma anche centri abitati di dimensioni davvero impressionanti con superfici che variavano dai 150 fino ai 450 ettari. Non si trattava, chiaramente, di singole abitazioni anche se molto grandi, ma di vere e proprie “città preistoriche”. In particolare l’insediamento del bacino del Bugo Meridionale mostrava strutture urbane con abitazioni poste in cerchi concentrici oppure disposte in linee parallele o gruppi, tese a formare piazze e luoghi destinati ad attività pubbliche o comunitarie. Alcune abitazioni erano molto grandi, da 300 a 600 metri di lunghezza, composte da molte stanze. I muri ed il soffitto erano decorati con disegni neri e rossi. I letti e altri arredamenti d’interni erano decorati con disegni complicati realizzati con colori brillanti.
Alcune delle statuette ritrovate negli scavi archeologici rappresentavano i personaggi importanti che vivevano nelle costruzioni appartenenti a queste città preistoriche. I volti maschili sono allungati, con nasi pronunciati. Mentre tutte le statuette rappresentanti le donne sono state trovate senza alcuna maschera sul volto e questo è uno dei misteri della civiltà Cucuteni-Trypillya. Il numero delle statuette maschili ritrovate è decisamente inferiore rispetto a quelle femminili e, in tutte, si può notare la forma ovale del volto o la presenza di una maschera. La maggior parte delle statuette femminili sono aggraziate, con lunghe gambe, alcune nude e altre avvolte in quello che sembra un abito da festa. La ragione per cui le figure femminili sono “senza volto” non è chiara, ma si presume possa essere riferibile a esigenze rituali. Uno studio approfondito rivela che le maschere sono caratterizzate da raffigurazioni di animali: pecore, maiali, lucertole, tartarughe, serpenti e pennuti quali galli, galline, cicogne, falchi, anatre e altri uccelli sacri.
Perché il volto era coperto ed il corpo no? Gli esami sulle statuette rivelarono che i corpi delle donne erano tatuati in diversi punti, soprattutto sullo stomaco e sulla schiena. I disegni ornamentali più diffusi erano spirali, rombi e serpentine (l’Albero della Vita). Alcune delle statuette portano ancora segni di colori rosso e nero che riprendono i dettagli dei vestiti. L’ornamento più popolare sembra essere stato la gonna con frange di varie lunghezze, ma anche grembiali.
L’ultimo stadio nello sviluppo della civiltà Cucuteni-Trypillya rivela un cambiamento nel modo di vestire. Le donne iniziano ad indossare vestiti aderenti e probabilmente anche qualcosa di simile ai pantaloncini corti. Questi indumenti erano tutti decorati con spirali e serpentine. Le statuette e le figure sui vasi indicano che le donne indossavano anche alti stivali rossi. I capelli erano pettinati in vari modi. Le raffigurazioni sui vasi mostrano che i capelli delle donne erano raccolti oppure sistemati in alto con due trecce. Comunque erano pettinati indietro per le occasioni speciali. 
 Le occupazioni di base della popolazione di Cucuteni-Trypillya erano l’agricoltura e l’allevamento di suini, ovini e bovini; verosimilmente addomesticavano i cavalli. Gli specialisti di paleo-botanica hanno dimostrato l’esistenza di certi tipi di grano, orzo, cereali, legumi, viti, ciliegi e prugni. La loro agricoltura era avanzata per quei tempi, usavano, infatti, aratri a trazione animale.
La popolazione di Cucuteni-Trypillya usava dei forni per cuocere la ceramica. Nel villaggio di Vesely Kut (letteralmente tradotto: angolo allegro) furono trovati resti di sofisticati forni. Ad Ariusd nel sud-est della Transilvania sono stati ritrovati forni evoluti, composti da due camere separate che permettevano di ottenere alte temperature per la cottura in profondità degli oggetti di ceramica. I vasi erano di diversi tipi e stili, decorati in almeno 20 diversi modi. Nell’insediamento di Nebelivka, vicino a Maydanetsky in Ucraina, gli archeologi portarono alla luce quello che potrebbe essere considerato il più antico set di ceramiche dell’Est Europa, con piatti, ciotole e coppe riportanti lo stesso decoro. La ceramica di qualità era opera di alcuni maestri specializzati e costituiva uno dei beni di prestigio utilizzato negli scambi commerciali intercomunitari.
I metallurgici della civiltà Cucuteni-Trypillya conoscevano diversi metodi di lavorazione del rame, e perfino i metodi per ottenere le leghe metalliche, compresi rame e argento. In proporzione inferiore lavoravano anche l’oro con cui realizzavano gioielli di prestigio. Gli oggetti di metallo erano accumulati quali tesori (come quelli scoperti a Ariusd, Habasesti, Brad, Carbuna, Horodnica). Il tesoro di Ariusd (Romania) conteneva ben 1.992 oggetti di rame, il tesoro di Carbuna (Repubblica di Moldavia) 444 oggetti di metallo, mentre i tesori di Ariusd e Brad (Romania) contenevano anche oggetti in oro.
Gli insediamenti di Cucuteni-Trypillya (oggi denominati “piccole fortezze” per via della posizione dominante) mostrano sistemi di fortificazione che consistono in fossati, terrapieni e palizzate.
Nell’ultima fase di sviluppo della civiltà Trypilliana, le città di tipo proto-urbano dell’area est (Trypillia) estendevano le fortificazioni fino a tutto il perimetro dell’abitato, innalzando, talvolta, anche muri di pietra. Queste fortificazioni avevano lo scopo di difendere gli insediamenti e le ricchezze dagli attacchi delle comunità vicine e dalle tribù nomadi infiltrate nell’area attraverso le regioni delle steppe.
Gli archeologi, i fisici e i paleo-botanici, impegnati nello studio della civiltà Cucuteni-Trypillya, presumono che uno dei fattori che determinarono il declino di questa civiltà agli apici del suo sviluppo fu il progressivo peggioramento della situazione ecologica, sentita in tutta l’area dell’Eurasia. Ma le vere ragioni della scomparsa della civiltà Cucuteni-Trypillya non sono ancora del tutto chiare. Altresì, ad oggi, non si conosce l’idioma parlato pur se, secondo varie opinioni, è fra la popolazione di Cucuteni-Trypillya che andrebbe cercata l’origine della lingua Indo-Europea.
La civiltà Cucuteni-Trypillya ha attraversato distinte fasi di evoluzione, designate in modo diverso nella letteratura specifica della Romania e dell’ex Unione Sovietica. Nella loro fase più antica, le dimore di Cucuteni-Trypillya erano relativamente piccole, alcune di esse scavate nel terreno. Nella fase media, le dimensioni degli insediamenti e delle abitazioni crebbero. Durante l’ultima fase la decorazione della ceramica è più raffinata, vi si rappresentano scene mitologiche. Allo stesso tempo si realizzano armi sempre più sofisticate, sia in metallo (pugnali e asce) sia in pietra (asce, punte di freccia e lance), che mettono in evidenza come il combattimento occupasse un posto sempre più importante nella vita della comunità.
La loro religione e i loro culti trattavano in tutta evidenza argomenti quali la cosmogonia e l’aldilà. Tra i culti più sviluppati vi è il culto per la Madre Terra (che assicurava fecondità e fertilità), per il Toro Celeste e per il Fuoco (come attributo celeste). Gli artefatti trovati negli scavi archeologici suggeriscono l’esistenza di scambi commerciali con le altre tribù del centro e sud-est Europa, ma anche con quelle delle aree di steppa, del Caucaso e dell’Asia centrale.
Al momento vi sono molte più domande che risposte su questa importante civiltà dell’est europeo, ciò può solo aumentare l’aura di mistero che ancora ne avvolge usi e costumi, ma la ricerca continua e nuove scoperte potranno certamente chiarire, almeno in parte, il ruolo storico e l’apporto all’evoluzione dell’uomo dell’antica civiltà Cucuteni-Trypillya.


Fonte :
Ufficio Stampa: Ku.Ra, Rosi Fontana
Tel. +390509711343 – fax +390509711317





Lina Kostenko (1930), poetessa e scrittrice ucraina, a cura di Paolo Statuti



Lina Kostenko (1930), poetessa e scrittrice ucraina

a cura di Paolo Statuti

Lina Kostenko
    
Lina Kostenko, poetessa, scrittrice e traduttrice ucraina, è nata a Ržiščiv nella regione di Kiev il 19 marzo 1930. E’ stata uno dei principali esponenti del gruppo di poeti ucraini che iniziarono l’attività letteraria a cavallo tra gli anni ’50 e ‘60 del secolo scorso. Le sue prime raccolte Raggi della Terra (1957) e Le vele (1958) furono subito apprezzate dai lettori e dalla critica, e il terzo volume Viaggi del cuore (1961) confermò il successo della giovane poetessa, consacrandola quale figura di spicco nella poesia ucraina. Tuttavia, a partire dal 1961, fu sempre più oggetto di denigrazione da parte delle autorità del regime, per la sua apoliticità e dissidenza.
   Nel 1963, durante una seduta del Comitato Centrale del Partito Comunista Ucraino il segretario dello stesso dichiarò che le contorsioni verbali della poetessa conducevano alla deformazione e all’oscuramento del contenuto ideologico e artistico dei suoi componimenti poetici. Questo intervento segnò l’inizio della messa al bando di diversi giovani poeti di talento.
   Nel 1965 sottoscrisse una lettera di protesta contro l’arresto di alcuni intellettuali ucraini. In seguito ad altri suoi interventi in difesa di personalità perseguitate, per lunghi anni il suo nome scomparve dalla stampa dell’Ucraina sovietica. Soltanto nel 1977, dopo una estenuante opposizione al regime, che incluse anche scioperi della fame, finalmente uscì la raccolta Sulle rive del fiume eterno e nel 1979 il romanzo storico in versi Marusia Čuraj, con tirature che arrivarono a centinaia di migliaia di copie.
   La Kostenko è autrice anche di poemi drammatici di grande successo, quali Duma sui fratelli non di Azòv (1984), Neve a Firenze (1989), Berestečko (1998). Ricordiamo anche il romanzo-saggio Incontro di Puškin post mortem (1998). Ha ricevuto numerosi importanti premi nazionali e internazionali. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue. Come traduttrice è presente particolarmente nella poesia ceca e polacca.
   La figlia Oxana Pachlovska, avuta dal primo marito, lo scrittore polacco Jerzy Jan Pachlowski, è docente di Ucrainistica all’Università di Roma – La Sapienza e italianista in Ucraina. Nel suo poderoso saggio Civiltà letteraria ucraina (Carocci editore, 1998), così scrive della madre: «La Kostenko rappresenta per tanti versi un fenomeno letterario unico…E’ un pilastro della tradizione poetica nazionale, ma è nel contempo una innovatrice ardimentosa di moduli decisamente modernisti…Il filo conduttore che unisce tutte le sue opere, dalle miniature liriche ai poemi di respiro epico, è l’interiorizzazione del tempo e della storia nella dimensione umana… Nella poesia della Kostenko l’anima dell’uomo è dilaniata dal paradosso pascaliano: è sospesa tra mortalità e immortalità, tra fragilità e onnipotenza…Tutta la sua opera creativa si concentra nella ricerca e nell’affermazione della parola come unico modo reale e concreto di fermare il tempo e di testimoniare la storia. La parola è la sublimazione dell’esperienza umana, una specie di cronaca etica dell’umanità che “materializza” il tempo, lo rende indelebile…».
   Ho tradotto le poesie che seguono dal russo, servendomi anche degli originali ucraini. 


Poesie di Lina Kostenko tradotte da Paolo Statuti

La musica
Apro il primo albore con la chiave di violino.
La nera notte è intarsiata di tenerezza.
L’orizzonte con la mano scarlatta scorre
il giorno
             come pentagramma dell’eternità.
Che sarà oggi? Quale lieto frammento
della mia cocente sorte?
Il mondo mi ha stretta tra le fredde braccia
e ricava da me un bemolle.
Amore modesto –  il mio corno.
E il seguito? –
                        il primo violino del rimpianto.
E io sul fondo quotidiano
                                           batterò come un tamburo.
Provo una grande leggerezza. Una grande difficoltà.
Voglio sentire la musica, musica, musica!
Sassofono, trombone, fagotto.
La musica mi bacia sul braccio come un cavallo
col suo buon labbro vellutato.
L’anima, imbrattata da un fatto spiacevole
                                              si lava sotto l’antenna.
Si può direttamente da una manciata d’aria
attingere un notturno di Chopin.
(Questa poesia l’ho tradotta dal polacco, perché non ho trovato né il testo originale né la traduzione russa)


Il riso
Sulla strada – sento da una finestra –
una donna ride con un falso riso.
Forse è triste, ma la donna vuole
avere un motivo per ridere.
E guardo i fiumi di strade buie,
e le teste degli allegri lampioni,
coi piccoli caschi di zinco,
e sul mio alto parapetto
i castagni versano i bianchi fiori…
E guardo e penso ai versi.
Se sono tristi – lo siano pure.
Ma non ridano con un falso riso,
o la franca gente chiuderà le finestre.


O sole serale, grazie per il giorno!
O sole serale, grazie per il giorno!
O sole serale, grazie per la fatica.
Per l’Eden rischiarato dei boschi
e per la centaurea nel grano fiorita.
Per la tua alba e il tuo zenit,
e per i miei occhi che hai bruciato.
Per il domani che vuole rinverdire,
per il tempo che ieri hai sonato.
Per ciò che io posso e che devo.
Per il cielo, per l’infantile riso.
O sole serale, grazie per tutti quelli
che hanno l’animo pulito.
Per il sangue nel mondo non sparso.
Per il domani che aspetta ispirazioni.
O sole serale, grazie per il giorno,
per il bisogno di parole, come di orazioni.


Fanno paura le parole silenziose
Fanno paura le parole silenziose,
quando a un tratto si sono celate,
quando non sai da dove cominciare,
perché tutte le hanno già usate.
Qualcuno con esse ha pianto e sofferto.
Con esse ha iniziato e finito il cammino.
Miliardi sono gli uomini e le parole,
E tu vuoi dirle, come se fossi il primo!
Tutto è ripetuto: bellezza e mostruosità.
Tutto è già stato: sentieri e viali.
Solo la poesia non si ripete mai,
e tocca le corde delle anime immortali.


Le ali
E’ vero, agli alati il suolo non serve.
Non c’è terra, ci sarà la volta celeste.
Non c’è un campo, ci sarà la libertà.
Non c’è una coppia, ci saranno le nubi.
In questo è la verità dell’uccello.
E per l’uomo? Com’è per l’uomo?
Vive sulla terra. Non sa volare.
Ma ha le ali. Ma ha le ali!
E sono ali non di penne e piume,
Ma di verità, di onore, di fede.
Chi le ha come fedeltà in amore.
Chi come eterna aspirazione.
Chi come onestà nel lavoro.
Chi come generosità e premura.
Chi come canti o speranza.
O come poesia, o come sogni.
L’uomo non sa volare…
Ma ha le ali. Ma ha le ali!


Che sia lieve…
Che sia lieve. Come tratto di penna.
Che sia eterno. Come fulgida memoria.
Questa bianca luce – scorza di betulla,
nei giorni neri debolmente bianca.
Oggi ha già provato a nevicare.
Oggi l’autunno soffocava dal fumo.
Che sia amaro. Come il ricordo di Te.
Che sia lucente, come ricordo stupendo.
Che non si svegli il telefono della tristezza.
Che il dolore non si desti con le lettere.
Che sia lieve. E’ stato solo un sogno,
Che ha sfiorato le memoria con le labbra.


E ha sorriso la primavera: E’ ora!
E ha sorriso la primavera: – E’ ora! –
dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato –
guardo: tutti i miei avi e proavi –
vanno dietro al tempo, come dietro all’aratro.
Biada dietro biada, biade e ancora biade,
dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato,
loro sono già nella nebbia – come nebbia –
vanno dietro al tempo, come dietro all’aratro.
Come pesa il passo dell’eternità! –
dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato.
Così arbitraria, così libera e giovane –
davvero anch’io vado già dietro all’aratro?!
E cosa arerò? Quali biade seminerò?
Dietro alla Nera Strada, dietro al Grande Prato.
Davvero anch’io nella nebbia – sono nebbia –
e vado dietro al tempo, come dietro all’aratro?
*  *  *
Sento la pioggia…Giunta furtiva scroscia.
Un suono di latta, di liete gocce i passi.
Attimi, attimi, solo attimi e attimi,
e a un tratto guardo, e sono già anni e anni!
Forse anche secoli. Nessuno lo sa più
nelle nebulose dell’anima o del cielo –
nel manto della pioggia, diafana come vetro,
io vado dai vivi e i morti rivedo.
Bacio tutti i boschi. Ringrazio il violinista.
Vi ha sonato bene una volta la mia presenza.
Io sono albero, neve, ogni cosa che amo.
E forse è in questo tutta la mia essenza.



(C) by Paolo Statuti

Fonte:  https://musashop.wordpress.com/2019/03/




Pavlo Tycyna (15 gennaio 1891-1967), illustre poeta ucraino del XX secolo



Pavlo Tycyna (1891-1967) 

illustre poeta ucraino del XX secolo

                                              

 

 Pavlo Tycyna

   
   Pavlo Tycyna era un illustro poeta, traduttore, pubblicista ed uomo politico ucraino, direttore dell’Istituto di Letteratura dell’Accademia delle Scienze dell’URSS (1936-39, 1941-43), presidente del Consiglio Supremo dell’URSS (1953-59), ministro dell’Istruzione (1943-48).  
    Nacque il 27 gennaio (15) 1891 nel villaggio di Pisky, distretto di Kozelets, provincia di Chernihiv (ora distretto di Bobrovytsia, regione di Chernihiv). Proviene da un'antica famiglia cosacca (il suo antenato, secondo la leggenda di famiglia, era un colonnello di Bohdan Khmelnytsky). Il padre del futuro poeta era un diacono del villaggio ed un insegnante di "scuola di alfabetizzazione". Fin dalla tenera età ha mostrato un talento per la musica, il disegno e la poesia
    Dal 1900 al 1907 studiò al prima nel Collegio Teologico e poi al Seminario Teologico di Cherinihiv (dal 1907 al 1913). Più tardi, mentre studiava all'Istituto commerciale di Kyiv, ha lavorato nel quotidiano "Rada". A quel tempo aveva le conoscenze personali con i rappresentanti più famosi della cultura ucraina. Nel 1913-1914 fu direttore della rivista liberale in lingua ucraina "Svitlo" ("La Luca"), e dopo la sua chiusura lavorò nell'Ufficio statistico di Chernihiv. Dal 1916 al 1917 fu assistente maestro del coro al teatro ucraino Sadovsky. Nel 1920 viaggiò con la cappella "Dumka" di Kyrylo Stetsenko da Kyiv ad Odessa. Nello stesso anno organizzò il coro (dal 1921 - Cappella-atelier intitolato a M. Leontovych), con il quale si esibì fino al 1923. Dal 1923 al 1934 fu condirettore della rivista "La strada rossa" (Kharkiv). Era membro dell'Unione "Gart" degli scrittori proletari dell'Ucraina, fondata nel 1923. Nel 1926 partecipò attivamente alla creazione della VAPLITE (Libera Accademia di Letteratura Proletaria) guidata da Mykola Khvylovyj, che comprendeva ex membri del "Gart". 
   Dal 1929 divenne il membro al pieno titolo dell'Accademia delle scienze dell'URSS, nel 1936-1939 e nel 1940-1943 diresse l'Istituto di letteratura dell'Accademia delle scienze dell'URSS. Dal 1947 - Membro-Corrispondente dell'Accademia delle scienze bulgara, dottore in filologia. 1943-1948 - Ministro della Pubblica Istruzione dell'URSS. Dal 1953 al 1959 - Presidente della Verkhovna Rada dell'URSS, vice-presidente del Consiglio Nazionale (Verkhovna Rada dell'URSS), membro di molte società, comitati, presidi. Vincitore del Premio di Stato dell'URSS (1941), del Premio di Stato Taras Shevchenko dell'URSS (1962). Nel 1967 è stato insignito del titolo dell'Eroe del lavoro socialista. Morì il 16 settembre 1967 a Kyiv. 
    Molti anni di sfruttamento del nome e dell'autorità dell'artista da parte del sistema totalitario divennero la causa del suo profondo conflitto interno con se stesso, portando al declino della sua reputazione di poeta agli occhi dei compatrioti e della comunità mondiale. I contemporanei hanno mostrato un atteggiamento ambiguo nei confronti del suo lavoro, riluttanza a scavare nei suoi sottointesi  motivi nascosti. Tycyna ha sentito acutamente la tragedia della sua posizione di ingranaggio nella macchina ideologica totalitaria (come evidenziato, in particolare, dalle sue stesse valutazioni, analisi del suo lavoro, natura delle relazioni con un altro importante poeta ucraino - Yevhen Malanyuk). 
   Pavlo Tycyna iniziò come poeta nel 1906-1910 con un'ingenua imitazione di canzoni popolari e opere di Taras Shevchenko. Le prime opere a stampa del giovane poeta apparvero nel 1912. L'evento di grande importanza nella moderna letteratura ucraina fu la pubblicazione della prima raccolta di poesie "Clarnete Solare" (1918), intrisa della fede solare nella vita, nell'uomo, nella persone autoctone svantaggiate. Questo libro ha immediatamente collocato il poeta ventisettenne accanto ai principali artisti del moderno revival ucraino. Il primo sistema simbolista di Tycyna si basa sulla fusione di tradizionale, popolare e unico, individuale, sull'oscillazione tra realtà e sogno, percezione estetica dello spazio e "Io" risonante ... Al cuore della ricerca dell'artista, secondo i ricercatori, - l'antico codice filosofico e culturale: l'io umano e Dio, l'universo.
    Tycyna affermò l'idea della poesia come una forma d'arte sintetica, ciò comportò il trasferimento sul piano della poesia delle arti correlate. Nella sua poesia "Clarinetti solari" le immagini visive si alternano a quelle uditive: il suono è dato "colore", il colore suonava
   Nelle poesie di questo periodo si possono trovare echi con Rabindranath Tagore, Walt Whitman, Emil Verhaarn, ma loro, queste poesie, rimangono originali e autosufficienti. Tycyna è stato fortemente influenzato da Mychajlo Kotsyubynsky (si incontravano spesso e comunicavano nell'ultimo periodo della vita di Kotsyubynsky a Chernihiv), Peshkov (Maxim Gorky). 
    In termini di tensione tragica, emotività e natura filosofica, l'opera di Tycyna viene confrontata con l'opera del riformatore della lingua poetica inglese Thomas S. Eliot, vincitore del premio Nobel (1948). Tra i compositori e gli artisti fu spiritualmente vicino a Liszt, Berlioz, Rimsky-Korsakov, Mikalojus Čurlionis e Martiros Saryan. Durante la vita di Tycyna c'è stata una pressione costante e straordinaria su di lui, sulla sua attività creativa. L'impressionismo e il particolare carattere compositivo delle sue opere, a cominciare dalle raccolte "Plug" (1920) e "Il vento da Ucraina" (1924), vengono sempre più ammorbidite e sostituite prima da formulazioni retoriche e poi da formulazioni astratte. Un punto di svolta nell'opera del poeta è la raccolta "Chernihiv" (1931), che segnò il suo passaggio al numero di autori "ufficiali". Tuttavia, l'opera di Tycyna non si adattavano al schemi semplici: la sua nascosta opposizione al totalitarismo non si ferma qui. 
   

Poesie del poeta Pavlo Tycyna, 
                                   tradotte da Paolo Statuti

Sentivate lo stormire del tiglio…

Sentivate lo stormire del tiglio…
a primavera in una notte di luna?

L’amata dorme, l’amata dorme…
Va’, svegliala e bacia i suoi occhi!
L’amata dorme…

Sentivate? – così il tiglio stormisce.
Sapete come dormono gli spiriti del bosco?
Essi tutto vedono attraverso  le nebbie.

Ecco la luna, le stelle, gli usignoli…
«Io sono tuo» – sussurrano i cieli
E gli usignoli!..
Sì, voi già sapete come dormono i boschi!

1911

*  *  *
Di arpe, di arpe
dorate echeggiano i boschetti
Autosonanti:
Viene la primavera
Profumata,
Di fiori-perle
ornata.
Con canti, con canti –
Come il mare di vascelli pallido-iridati
si è coperto l’azzurro:
Verrà la lotta
Infocata!
Si riderà, si piangerà
Come fonte di perle…
Starò lì, guarderò –
dovunque ruscelli-campanule, l’allodola
dal tono dorato:
Viene la primavera
Profumata,
Di fiori-perle
Ornata.
Mia cara, mia diletta –
cammini colma di tristezza
o di felicità.
Oh, apri
le spighe delle ciglia!
Si riderà, si piangerà
Come fonte di perle…

1914

Tutto il prato è fiorito…
Dorato di pioggia tutto il prato è fiorito,
E lontano, come tanti acquerelli, –
Le case azzurrine, il bosco assopito…
Ah, cuore, canta!
Canta dall’ultimo calice, –
Dell’autunno ci ha baciati
La stupenda tristezza.

Solitario tra campi estranei,
Sto come vittima abbandonata, – so
Che la natura ascolta la mia pena,
Attraverso il riso e il pianto.
Come bellissima principessa –
Essa è piena di antica mestizia,
Che a tutti con cura cela.

Qui io prego. Silenzio dopo la tempesta –
Come davanti al quadro di una madonna.
Sui villaggi scorrono, abbracciate, le campane, –
Rabeschi di lacrime.
Da dietro le nubi fluisce nostalgico
Il richiamo delle gru che migrano,
Come petali di rose di broccato…

Ecco un salice che guarda lontano,
E coglie le corde della pioggia.
Sembra che sussurrino i giovani rami:
Tristezza, tristezza…
Così per anni, senza sosta, senza confine,
Io pizzico le corde dell’Eternità,
Come il salice, con lo sguardo fisso lontano.


1915

*  *  *
Ho rivolto al cielo una preghiera:
Dio, Dio, ferma questo sangue!
Ferma la discordia, consiglia,
Guarda i bambini e piangi.
Ma solo gli astri ho visto:
Ariete, Andromeda, Leone.
Solo i mari ondeggiavano,
E Dio pensava e il nettare beveva.

Ho rivolto al cielo un lamento:
Dio, Dio, non odo la tua voce!
Rispondi coi tuoni e col fuoco,
Nella bufera mostra che ci sei.
Ma solo l’avido occhio del silenzio
Nella morsa delle nubi ardeva.
Passavano i giorni e le notti cupe,
Ma Dio pensava e il nettare beveva.


Pastelli

I
E’ sfrecciato un leprotto.
Guarda stupito –
Albeggia!
Si siede, giocherella,
Apre gli occhi alle pratoline.
E ad est il cielo profuma.
I galli il nero manto della notte
Di fili di fuoco rivestono.
– Il sole –
E’ sfrecciato un leprotto.


II

Ha bevuto un buon vino
Il ferreo giorno.
Fiorite, o prati! –
: io vado – è giorno –
Pascolate, greggi! –
: dalla mia amata – è giorno –
Ondeggiate, o spighe!
: di giorno.
Ha bevuto un buon vino
Il ferreo giorno.


III

Una ninnananna di zufoli
Là dove il sole è tramontato.
In punta di piedi è scesa la sera.
Ha acceso le stelle,
Sull’erba ha steso la nebbia
E, accostato un dito alla bocca, –
Si è coricata.
Una ninnananna di zufoli
Là dove il sole è tramontato.


IV

Copritemi, copritemi:
Io sono la notte, una vecchia,
Malata.
Da secoli nei sogni
La mia nera strada.
Stendetemi un letto di menta,
E che il pioppo stormisca.
Copritemi, copritemi:
Io sono la notte, una vecchia,
Malata.

1917

L’aratro

Il vento.
Non il vento – la tempesta!
Abbatte, sradica, schianta…
Dietro le nere nubi
(con lampi e tuoni)
dietro le nere nubi un milione di milioni
di braccia muscolose.

Gira. E nella terra affonda
(sia città, strada o prato),
nella terra l’aratro…
E sulla terra persone, animali, giardini,
e sulla terra gli dei e le loro dimore:
oh passa, passa su di noi,
giudica!

E c’era chi fuggiva.
Nelle caverne, nei boschi, nei laghi.
– Quale forza sei tu? –
chiedevano.

E nessuno di loro gioiva, né cantava
(il vento spronava un focoso cavallo –
un focoso cavallo –
di notte).
E soltanto i loro occhi sbarrati e morti
rispecchiavano la bellezza del nuovo giorno.
Gli occhi.


1919

  La bella Fornarina

Passeggia lungo il Tevere Raffaello
nel mese di luglio o di agosto.
– o azzurro, o sogno del cuore,
il mio amore è corrisposto? –

In lui il cuore martella. Ascolta:
in quel canto che tristezza!
– sì o no, tra gli scogli sola,
l’onda culla la barchetta –

Nel suo candido splendore
lei è sempre più vicina.
O fanciulla dimmi il tuo nome! –
(e lei timida): Fornarina.

Poi tace. Raffaello allora
le tocca le mani con bramosia.
Lei piange e lui nel suo abbraccio:
Madonna mia!

1921

Gira Faust…

Gira Faust per l’Europa
Col suo libro di orazioni,
Seminando le sue menzogne,
Prende in giro i semplicioni,
E chi incontra? : Prometeo.

– Salve, salve, portafuoco!
Sei ribelle come una volta?
Io lodarti non posso:
Si può mai con la rivolta
Allietare la povera gente?

I misteri del cielo io studio,
La filosofia è il mio pane,
Io soltanto con le cifre frugo
Nei fatti della morte e della fame.
Ma tu, tu, che fai?

Io ho nell’anima il cilicio,
La religione non schivo,
Non mi ribello, solo libri
E sempre scrivo, scrivo, scrivo,
Ma tu, dimmi, che fai?

Vuoi il mondo riformare?
Perché quel volto avvilito?
– Allora tu non sei Faust,
Ma un signore ben nutrito!
Oh se avessi qui un martello!

– Ah, ti ribelli? E sia pure,
Non sono Faust? – Lo sapevo già,
Bene, perdona, abbi pietà!
Gira Faust per l’Europa
Col suo libro di preghiere.


1923




 ********************************************************

Fonte :  https://musashop.wordpress.com/tag/poesia-ucraina/






Post più popolari