giovedì 23 ottobre 2025

Il concetto di Istruzione e Scuola Nativa: il Card. Josyf Slipyj e Myroslava Zvarychevska, di Carlo Sarno

 

Il concetto di Istruzione e Scuola Nativa: il Card. Josyf Slipyj e Myroslava Zvarychevska

di Carlo Sarno



Il Card. Josyf Slypyj (1982-1984)



INTRODUZIONE


Per il cardinale Josyf Slipyj (1892-1984), il concetto di istruzione e scienza rappresentava uno dei pilastri fondamentali per la sopravvivenza della fede, l'identità culturale e la sovranità spirituale del popolo ucraino. Egli definiva la fede e la scienza come "due ali" indissociabili, capaci di elevare e unificare una nazione privata dell'indipendenza politica.
La visione pedagogica e accademica di Slipyj si articolava su coordinate ben precise:

Il binomio inscindibile tra Fede e Scienza
Slipyj rifiutava categoricamente l'idea che la religione e la ricerca scientifica fossero in contrasto. Sosteneva fermamente che la scuola e la chiesa dovessero camminare di pari passo. Per l'arcivescovo maggiore, l'istruzione accademica non era un semplice esercizio nozionistico, bensì uno strumento teologico ed esistenziale per risvegliare la coscienza nazionale e difendere la verità storica del proprio popolo.

L'autonomia accademica e la formazione delle élite
Egli era convinto che, senza un'istituzione scientifica propria e indipendente, gli ucraini non avrebbero mai potuto occupare il posto che spettava loro nel panorama filosofico e teologico mondiale. Questa convinzione lo portò a implementare sul campo progetti ambiziosi:
L'Accademia Teologica di Leopoli: Nominato rettore nel 1929 dal metropolita Andrey Sheptytsky, Slipyj la riorganizzò basandosi sui migliori modelli universitari dell'Europa occidentale, elevandone gli standard scientifici e la qualità delle pubblicazioni.
L'Università Cattolica Ucraina (UCU) a Roma: Dopo la drammatica prigionia di 18 anni nei gulag sovietici, non appena giunto in esilio a Roma nel 1963, Slipyj fondò immediatamente l'università. Concepì questa accademia come un faro di libertà intellettuale per preservare la cultura ucraina che in patria veniva sistematicamente repressa dal regime.

L'educazione olistica e il motto "Desiderate grandi cose"
Il suo approccio all'insegnamento mirava a formare personalità complete. Slipyj non si limitava alle discipline ecclesiastiche, ma promuoveva intensamente lo studio della storia, delle discipline umanistiche, della lingua e dell'arte sacra, considerandoli baluardi di dignità e resilienza culturale. Il suo celebre programma educativo e spirituale si riassumeva nell'esortazione rivolta ai giovani: "Desiderate grandi cose" ("Великого бажайте"), un invito a non accontentarsi della mediocrità intellettuale e a puntare sempre all'eccellenza per il bene comune.
Oggi l'eredità formativa del patriarca continua a vivere attraverso le attività e i valori promossi dalla moderna Ukrainian Catholic University a Leopoli, nata proprio dal seme gettato da Slipyj durante i difficili anni dell'esilio romano



IL CONCETTO DI ISTRUZIONE E SCUOLA NATIVA IN JOSYF SLIPYJ

Nel pensiero di Josyf Slipyj, la relazione tra il concetto generale di istruzione e quello specifico di Scuola Nativa (Ridna Shkola / Рідна Школа) è di natura organica e consequenziale: l'istruzione rappresenta l'obiettivo spirituale e intellettuale universale, mentre la Scuola Nativa è l'incubatore identitario indispensabile per realizzarlo.
Mentre l'istruzione in senso lato fornisce le competenze accademico-scientifiche, la Scuola Nativa ancora tali saperi alla lingua, alla fede e alla coscienza storica del popolo di appartenenza. 

 [ Famiglia Cristiana ] ---> [ Scuola Nativa ] ---> [ Istruzione Accademica ]
(Radici morali e fede)        (Identità e lingua)            (Fede e Scienza uniti)

Questa forte connessione emerge chiaramente attraverso tre direttrici fondamentali del suo pensiero:

1. La Scuola Nativa come prerequisito per l'istruzione superiore
Slipyj non concepiva l'alta formazione accademica come un'entità astratta o sradicata. Nel suo celebre Testamento spirituale, egli ricorda con gratitudine la propria infanzia e dichiara esplicitamente che "la famiglia cristiana e la nostra stessa Scuola Nativa ucraina sono i prerequisiti necessari per la corretta educazione delle nostre generazioni future". Per Slipyj, la scuola elementare e media svolta nella propria lingua madre fungeva da scintilla iniziale, l'unica capace di accendere nei giovani un autentico amore per il sapere e lo studio.

2. Argine contro l'assimilazione culturale e la propaganda
In un contesto storico drammatico, segnato dai tentativi di polonificazione prima e di totale russificazione sovietica poi, Slipyj considerava la Scuola Nativa uno scudo di resistenza. L'istruzione impartita da istituzioni straniere o atee rischiava di alienare i giovani dalle proprie radici. La Scuola Nativa, invece:
Preservava il patrimonio religioso greco-cattolico e la tradizione orientale.
Diventava uno spazio di libertà intellettuale non contaminato dall'ideologia totalitaria.
Forgiava una leadership nazionale solida, capace in seguito di accedere all'istruzione universitaria senza perdere la propria identità.

3. La proiezione globale e il modello per la diaspora
Quando Slipyj fu liberato dai gulag e arrivò a Roma nel 1963, il concetto di Scuola Nativa si espanse su scala globale. Egli esortò calorosamente le comunità ucraine nel mondo (in Europa, nelle Americhe e in Australia) a fondare scuole bilingui parrocchiali e associative. Questo sistema di "scuole native" all'estero doveva preparare il terreno umano e studentesco per i successivi gradi dell'istruzione superiore, culminando idealmente nell'università da lui fondata a Roma.

In sintesi, per il patriarca la Scuola Nativa non era solo un luogo fisico o un programma scolastico, ma un vero e proprio dovere morale e comunitario. Senza di essa, il processo di istruzione sarebbe rimasto monco, privo di quell'anima nazionale e spirituale necessaria a garantire la sopravvivenza stessa di un intero popolo



IL CONCETTO DI RIDNA SHKOLA IN SLIPYJ E L'ATTIVITA' PEDAGOGICA DI MYROSLAVA ZVARYCHEVSKA

Myroslava Zvarychevska (1936-2015)

La relazione tra il concetto di Scuola Nativa (Ridna Shkola) in Josyf Slipyj e l'attività pedagogica della dissidente e filologa Myroslava Zvarychevska (1936–2015) rappresenta una perfetta continuità storica, ideologica e operativa.
Mentre Slipyj teorizzò e protesse l'identità della Scuola Nativa dall'estero durante gli anni bui del regime sovietico, Zvarychevska ne divenne l'esecutrice militante clandestina sul campo, e successivamente la principale riformatrice istituzionale nell'Ucraina indipendente.
La loro connessione si sviluppa attraverso tre punti di giunzione fondamentali:

1. La Resistenza alla Russificazione e al Totalitarismo
Slipyj concepiva la Scuola Nativa come l'unico scudo culturale in grado di proteggere le generazioni ucraine dall'assimilazione forzata e dall'ateismo di Stato.
Zvarychevska incarnò questo principio pagandone il prezzo in prima persona: attivista del movimento dei Sestдесятники (i sessantini), diffuse testi clandestini (Samizdat) e fu arrestata e condannata dal KGB nel 1965 per la sua ferma opposizione alla propaganda sovietica. In classe, nonostante la stretta sorveglianza del regime, applicò clandestinamente i canoni della Scuola Nativa, insegnando la vera letteratura e la storia patria ucraina.

2. La Rinascita Istituzionale della Società "Ridna Shkola"
Con il crollo dell'URSS e l'indipendenza dell'Ucraina, l'eredità ideale di Slipyj trovò in Zvarychevska le gambe su cui camminare:
Nel 1991, Myroslava Zvarychevska divenne la Segretaria Scientifica della rinata Società "Ridna Shkola" a Leopoli, la storica organizzazione pedagogica che era stata liquidata dai regimi occupanti.
Attraverso questo ruolo, tradusse in linee guida didattiche concrete l'appello di Slipyj a ricongiungere la formazione scientifica occidentale con le radici culturali e spirituali ucraine.

3. La Formulazione della "Scuola Nazionale" e il recupero della Pedagogia Bandita
Slipyj chiedeva un'istruzione che formasse personalità integre e non allineate alla mediocrità. Zvarychevska ha tradotto questo ideale formulando la prima vera Concezione della Scuola Nazionale in Ucraina.
Curò la pubblicazione di manuali e antologie innovative di letteratura ucraina.
Riportò alla luce i giganti della pedagogia ucraina banditi dai sovietici (come Sofia Rusova e Hryhoriy Vashchenko), i cui ideali morali e cristiani erano speculari a quelli difesi da Slipyj nel suo Testamento.

In sintesi, se Josyf Slipyj ha preservato il fuoco sacro della Scuola Nativa proteggendone i valori nell'esilio romano e globale, Myroslava Zvarychevska è colei che ha preso quel fuoco, lo ha protetto nei gulag e nelle aule sorvegliate, e lo ha usato per ricostruire da zero il sistema educativo dell'Ucraina contemporanea.



I PRINCIPI DELLA SCUOLA NAZIONALE INDIPENDENTE UCRAINA

L'analisi comparativa tra la Concezione della Scuola Nazionale formulata da Myroslava Zvarychevska (1989) e i principi sull'istruzione di Josyf Slipyj evidenzia una straordinaria simbiosi intellettuale. Sebbene elaborati in epoche e contesti differenti — Slipyj durante l'esilio della Guerra Fredda e Zvarychevska prima nel periodo dissidente e poi negli anni Novanta della ricostruzione post-sovietica — i loro pilastri pedagogici convergono su obiettivi identici.
Di seguito vengono analizzati i principi cardine di questa interazione educativa:

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| MATRICE DELLA PEDAGOGIA NAZIONALE UCRAINA                                      |
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| PILASTRO (Slipyj) : Spiritualità Cristiana <---> Scienza e Alta Accademia        |
|         |                                                                                                                                     |
| PONTE PEDAGOGICO : Preservazione della Lingua e della Coscienza Storica  |
|        v                                                                                                                                      |
| ATTUAZIONE (Zvarychevska): De-sovietizzazione <---> Scuola Antropocentrica-Nazionale|
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1. Il principio dell'Identità Nazionale e Linguistica (Ridnomovnist)
Nel pensiero di Slipyj: Per l'arcivescovo, la lingua nativa non era un mero mezzo di comunicazione, ma il custode dello spirito di un popolo. Nel suo Testamento, affermava che perdere la lingua ucraina equivaleva a recidere la radice della propria fede e della propria storia.
Nella formula di Zvarychevska: Zvarychevska ha posto la lingua ucraina al centro esatto della sua Scuola Nazionale. Nelle sue linee guida pedagogiche, la lingua nativa cessa di essere una semplice "materia di studio" e diventa l'ambiente stesso del pensiero, lo strumento primario per de-sovietizzare la mente degli studenti e contrastare i rimasugli psicologici della russificazione.

2. Il principio Morale-Spirituale e l'Educazione Cristiana
Nel pensiero di Slipyj: Slipyj sosteneva l'unità inscindibile tra educazione intellettuale e morale, dove la parrocchia e la scuola collaborano. L'istruzione senza una forte base etica cristiana rischiava di produrre individui cinici o facilmente manipolabili dai totalitarismi.
Nella formula di Zvarychevska: Pur operando in uno Stato laico moderno, Zvarychevska ha integrato nella sua concezione scolastica il recupero dei valori morali universali e della tradizione cristiana ucraina. Ha lottato per reinserire nei programmi lo studio della storia della Chiesa e dei principi etici che erano stati banditi dall'ateismo scientifico di stampo sovietico.

3. Il principio dell'Umanesimo e dell'Antropocentrismo
Nel pensiero di Slipyj: Il motto di Slipyj "Desiderate grandi cose" esprimeva una fiducia sconfinata nel potenziale divino insito in ogni essere umano. Rifiutava l'idea di uno studente-automa; l'istruzione doveva formare leader liberi, pensatori critici e personalità integre.
Nella formula di Zvarychevska: Zvarychevska ha tradotto questo afflato umanistico nel principio della scuola centrata sul bambino (Dytinocentryzm). In netta opposizione al sistema sovietico — che livellava le coscienze per creare "ingranaggi dello Stato" — la pedagogista ha teorizzato una scuola che valorizza l'unicità psicologica, il talento e la dignità del singolo studente.

4. Il principio dell'Integrazione Storico-Culturale
Nel pensiero di Slipyj: La difesa della verità storica del popolo ucraino era per Slipyj un dovere scientifico. Da rettore e da teologo, ha sempre promosso lo studio delle fonti autentiche della cultura ucraina per liberarla dalle narrazioni imposte dagli imperi occupanti.
Nella formula di Zvarychevska: Questo è stato il campo d'azione più concreto della dissidente. Zvarychevska ha curato la pubblicazione di manuali scolastici pionieristici basati sul recupero della letteratura e della pedagogia messe all'indice dal KGB. Il suo principio cardine era l'auto-consapevolezza storica: lo studente ucraino doveva conoscere il proprio passato senza censure per poter diventare un cittadino consapevole del mondo.

Sintesi del confronto

Principio CardineLa Visione di Josyf SlipyjL'Applicazione di Myroslava Zvarychevska
Scopo dell'IstruzioneSalvaguardia della sovranità spirituale e intellettuale ucraina nel mondo.Ricostruzione del sistema scolastico statale dell'Ucraina post-sovietica.
Ruolo dello StudentePersona chiamata a "desiderare grandi cose" in nome di Dio e della Patria.Individuo con diritti e dignità al centro dell'azione didattica (Dytinocentryzm).
Contenuto ScolasticoSintesi armonica tra Fede Cristiana e Scienza Accademica.Integrazione della cultura nazionale censurata con gli standard scientifici occidentali.


In definitiva, la Scuola Nazionale di Zvarychevska ha rappresentato l'architettura civile e istituzionale in grado di ospitare l'anima e gli alti ideali educativi che Josyf Slipyj aveva custodito e tramandato durante la sua lunga testimonianza di fede.



LA RINASCITA DELLA SOCIETA' PEDAGOGICA "RIDNA SHKOLA"

La rinascita della Società Pedagogica "Ridna Shkola" (Scuola Nativa) a Leopoli nel 1991 rappresenta uno dei momenti più significativi della ricostruzione identitaria dell'Ucraina alle soglie dell'indipendenza. 
Questa associazione, nata originariamente nel 1881 come pilastro dell'educazione nazionale ucraina in Galizia, era stata violentemente sciolta e liquidata nel 1939 con l'occupazione sovietica.
La sua ricostituzione nel 1991 fu un atto di giustizia storica e pedagogica, reso possibile dall'eredità ideale custodita dal cardinale Josyf Slipyj e dall'infaticabile operato scientifico-organizzativo della dissidente Myroslava Zvarychevska. 

[ Eredità di Slipyj ] -> Custodia ideale del modello e dell'autonomia accademica.
[ 1991: Rinascita di "Ridna Shkola" ] -> Riconquista dello spazio educativo post-sovietico a Leopoli.
[ M. Zvarychevska] -> Ideatrice dei nuovi programmi scientifici e de-russificazione.

Il contesto del 1991: Una scuola da de-sovietizzare
Nel 1991, l'Ucraina si trovava di fronte a un sistema scolastico ancora saturo dell'ideologia sovietica, dell'ateismo scientifico e dei processi di russificazione forzata. La rinascita di "Ridna Shkola" a Leopoli si propose come un'alternativa radicale: ricostruire una scuola che mettesse al centro la lingua ucraina, la verità storica e i valori morali e cristiani. Non si trattava di un semplice ritorno nostalgico al passato, ma della creazione di un modello educativo moderno, democratico e antropocentrico.

Il contributo ideale e di continuità di Josyf Slipyj

Sebbene Slipyj fosse morto nel 1984 a Roma, il suo spirito e le sue tesi pedagogiche guidarono interamente i fondatori della rinata società del 1991:
Il Modello dell'Autonomia Culturale: Slipyj aveva dimostrato che le istituzioni educative ucraine (come l'università da lui fondata a Roma) potevano sopravvivere e prosperare indipendentemente dai regimi politici, fungendo da "arche di Noè" della cultura nazionale. Nel 1991, "Ridna Shkola" ripartì proprio da questa certezza.
La sintesi tra Fede e Scienza: La visione di Slipyj abbatté il dogma sovietico che separava la spiritualità dall'istruzione. La rinata associazione integrò nuovamente l'insegnamento dell'etica cristiana, della storia della Chiesa e dei valori morali tradizionali all'interno dei programmi scientifici e letterari, proprio come auspicato dal patriarca nel suo Testamento.


Il contributo operativo e scientifico di Myroslava Zvarychevska

Se Slipyj fu il custode del concetto, Myroslava Zvarychevska ne fu l'architetto pratico nel 1991. Nominata Segretaria Scientifica della Società "Ridna Shkola", la pedagogista e filologa trasformò l'ideale in azione didattica concreta:
La riforma della formazione docenti: Attraverso il suo ruolo presso l'Istituto di formazione post-diploma degli insegnanti di Leopoli, Zvarychevska utilizzò la piattaforma di "Ridna Shkola" per riqualificare migliaia di maestri e professori ucraini, liberandoli dai vecchi metodi di indottrinamento marxista.
Il recupero della pedagogia "bandita": Curò e promosse la riscoperta di testi e scienziati dell'educazione (come Sofia Rusova e Hryhoriy Vashchenko) che il regime sovietico aveva tentato di cancellare dalla storia. Questi programmi pedagogici rispecchiavano fedelmente la visione di Slipyj sulla dignità innata del bambino.
I nuovi sussidiari e concorsi: Zvarychevska ideò percorsi didattici e antologie basati sul concetto di Ridnomovnist (la centralità della lingua madre come ecosistema cognitivo), stimolando gli studenti a sviluppare il pensiero critico attraverso la riscoperta della letteratura censurata dal KGB.

Sintesi dell'impatto storico
La rinascita della Società "Ridna Shkola" nel 1991 fu il ponte perfetto tra l'Ucraina sradicata dalla repressione e l'Ucraina del futuro.
Slipyj fornì il fondamento teologico e l'orizzonte universale di un'istruzione che non doveva mai piegarsi ai totalitarismi.
Zvarychevska tradusse questo orizzonte in linee guida ministeriali, libri di testo e conferenze scientifiche, restituendo alla scuola di Leopoli e dell'intera nazione la propria anima autentica.



SINTESI DI CONCETTI E RELAZIONI

Ecco una sintesi strutturata dei concetti chiave e delle loro relazioni, ideale per focalizzare i punti di contatto tra la visione teorico-teologica di Josyf Slipyj e l'azione pedagogica sul campo di Myroslava Zvarychevska.

1. I Concetti Chiave

Istruzione (per Slipyj): Un processo olistico fondato sul binomio inscindibile di Fede e Scienza ("due ali"). Non è un mero nozionismo, ma uno strumento per risvegliare la coscienza nazionale e formare leader liberi orientati all'eccellenza ("Desiderate grandi cose").

Scuola Nativa (Ridna Shkola): L'incubatore identitario, linguistico e spirituale. Rappresenta la base educativa irrinunciabile (primaria e secondaria) svolta nella lingua madre, concepita come scudo contro l'assimilazione culturale e l'indottrinamento dei regimi totalitari.

Scuola Nazionale (per Zvarychevska): Il modello istituzionale e democratico dell'Ucraina post-sovietica. Si basa sull'antropocentrismo (Dytinocentryzm - centralità del bambino), sulla de-sovietizzazione delle menti, sulla centralità della lingua ucraina (Ridnomovnist) e sul recupero della verità storica e morale.


2. La Mappa delle Relazioni 


               [ JOSYF SLIPYJ ]                           [ MYROSLAVA ZVARYCHEVSKA ]
      (Teorico, Teologo, Custode)                     (Militante, Filologa, Pedagoga)
                                 |                                                                        |
                                v                                                                        v
  [ CONCETTO DI ISTRUZIONE ]        [ RIFORMA DELLA SCUOLA NAZIONALE ]
  Fede + Scienza / Alta Accademia               Antropocentrismo / De-sovietizzazione
                                 |                                                                         |
                                +---------------> [ PONTE ] <--------------+
                                                                     |
                                                                     v
                                      [ SOCIETÀ "RIDNA SHKOLA" (1991) ]
                                         - Lingua come ecosistema cognitivo
                                          - Verità storica senza censure
                                           - Valori etici e spirituali ricongiunti


3. Le Interconnessioni Fondamentali

A. Relazione tra Istruzione e Scuola Nativa (in Slipyj)
Propedeuticità: La Scuola Nativa è il prerequisito fondamentale. Prepara il terreno umano, morale e linguistico nei bambini, senza il quale non può esistere una vera istruzione superiore o accademica.
Autonomia: Entrambi i concetti servono a garantire la sovranità spirituale e intellettuale di un popolo, rendendolo indipendente dalle narrazioni degli occupanti storici.

B. Relazione tra la Visione di Slipyj e l'Attività di Zvarychevska
Continuità tra Teoria e Pratica: Slipyj preserva l'ideale della Scuola Nativa dall'esilio e attraverso il suo Testamento; Zvarychevska lo attua concretamente a Leopoli nel 1991 come Segretaria Scientifica della rinata società.
Resistenza e De-russificazione: Slipyj teorizza la resistenza all'ateismo e all'assimilazione; Zvarychevska la vive sulla sua pelle (arrestata dal KGB nel 1965) e poi traduce la de-russificazione in linee guida ministeriali, nuovi sussidiari e formazione dei docenti.
Sintesi Etico-Scientifica: Slipyj chiedeva di non separare mai la crescita intellettuale da quella spirituale. Zvarychevska realizza questo obiettivo inserendo nei programmi della Scuola Nazionale l'etica cristiana e la pedagogia "bandita" dal regime sovietico.



CONCLUSIONI

Mentre Slipyj ha fornito il fondamento ideale e l'orizzonte universale di un'istruzione libera e ancorata alle radici cristiane e nazionali. Zvarychevska ha preso quell'orizzonte e lo ha trasformato in architettura civile, libri di testo e riforme didattiche, ricostruendo l'anima della scuola nell'Ucraina indipendente.

La convergenza intellettuale e storica tra la visione di Josyf Slipyj e l'opera di Myroslava Zvarychevska permette di definire il concetto di istruzione identitaria ucraina non come un mero esercizio di isolazionismo culturale, ma come un atto di sovranità spirituale, di resilienza e di libertà intellettuale.
Il modello della Ridna Shkola rappresenta il cuore pulsante di questa filosofia educativa, all'interno della quale l'istruzione smette di essere un semplice strumento di alfabetizzazione o di pura formazione tecnica e si trasforma in un ecosistema vitale descritto da tre elementi insostituibili:

La lingua madre come casa del pensiero (Ridnomovnist): La lingua ucraina non è una materia tra le altre, ma l'orizzonte cognitivo entro cui lo studente sviluppa la propria coscienza critica, de-colonizzando la mente dalle narrazioni imposte dai totalitarismi.

La sintesi armonica tra Fede e Scienza: In netta opposizione al materialismo e all'ateismo sovietico, l'istruzione identitaria recupera la dimensione etica, spirituale e umanistica dell'individuo, unendo l'alto rigore scientifico accademico promosso da Slipyj alla centralità del bambino (Dytinocentryzm) teorizzata da Zvarychevska.

La memoria storica come scudo: La conoscenza profonda e senza censure del proprio passato e della pedagogia nazionale diventa lo strumento primario per formare cittadini consapevoli, capaci di aprirsi al mondo globale e all'Occidente senza rischiare l'assimilazione o la perdita delle proprie radici.

In definitiva, l'eredità della Ridna Shkola dimostra che per l'Ucraina l'istruzione identitaria è stata – e continua a essere – lo strumento più potente per garantire la sopravvivenza stessa della nazione. 
Se Josyf Slipyj ha custodito il fuoco di questo ideale nell'oscurità dei gulag e dell'esilio romano, Myroslava Zvarychevska ha avuto il merito storico di riportarlo nelle aule scolastiche dell'Ucraina indipendente, dimostrando che un popolo è davvero libero solo quando è padrone della propria educazione.



I PRINCIPI DI SLIPYJ E ZVARYCHEVSKA NELLA SCUOLA UCRAINA DI OGGI

Nel contesto contemporaneo dell'Ucraina, segnato dal drammatico impatto del conflitto su larga scala, i concetti di istruzione identitaria, sintesi etico-scientifica e Ridna Shkola promossi da Josyf Slipyj e Myroslava Zvarychevska hanno smesso di essere semplici riferimenti storici per trasformarsi nei pilastri strategici della sicurezza nazionale e della resilienza sociale.
La scuola ucraina odierna applica questi principi attraverso riforme sistemiche e risposte concrete alla guerra, articolate su quattro direttrici fondamentali:


1. La Nuova Scuola Ucraina (NUS) e l'Antropocentrismo
La grande riforma ministeriale della Nuova Scuola Ucraina (Nova Ukrayinska Shkola - NUS) rappresenta la diretta evoluzione del principio di Dytinocentryzm (centralità del bambino) sostenuto da Zvarychevska.
L'approccio: La scuola contemporanea ha abbandonato definitivamente i residui del modello nozionistico e autoritario di stampo sovietico.
La pratica: Oggi l'insegnamento si basa sullo sviluppo di competenze chiave (pensiero critico, responsabilità civica) e sul supporto psicologico-emotivo per l'elaborazione dei traumi di guerra, rimettendo la dignità e il benessere dell'alunno al centro del processo educativo.

2. La Lingua e l'Identità come Sicurezza Nazionale (Ridnomovnist)
L'idea di Slipyj della lingua nativa come "scudo" contro l'assimilazione è oggi un pilastro della legislazione scolastica ucraina.
Consolidamento linguistico: Gli studi del Ministero dell'Istruzione evidenziano una fortissima e cosciente auto-identificazione linguistica in ucraino da parte di studenti e insegnanti, anche nelle regioni storicamente più esposte alla russificazione.
Resistenza culturale: L'insegnamento della storia patria, della letteratura precedentemente censurata e della geografia è strutturato per sviluppare una solida coscienza civica, considerata fondamentale per la coesione sociale e la difesa dello Stato.

3. La sintesi tra Fede, Valori Europei e Servizio Sociale
Il binomio "Fede e Scienza" di Slipyj si è aggiornato in una sintesi moderna tra valori spirituali, etici ed europei.
Il ruolo dell'UCU: L'Università Cattolica Ucraina (UCU) a Leopoli, nata dal seme piantato da Slipyj a Roma, è oggi riconosciuta come il leader indiscusso della modernizzazione dell'istruzione superiore nel Paese.
Servizio alla comunità: Attraverso la sua Strategia 2030, l'UCU applica l'esortazione "Desiderate grandi cose" traducendola in progetti di riabilitazione fisica e psicologica per i veterani, leadership etica, digitalizzazione e guarigione delle ferite sociali causate dalla guerra, unendo l'eccellenza scientifica occidentale alla Dottrina Sociale della Chiesa.

4. La "Scuola Nativa" globale e la resilienza materiale
Le reti scolastiche hanno dovuto replicare la capacità di Slipyj di fare scuola "ovunque e in condizioni estreme".
Scuole sotterranee e digitali: Di fronte alle minacce aeree e ai blackout energetici, il sistema educativo ucraino ha sviluppato campus sotterranei (scuole nei rifugi) e piattaforme di didattica a distanza per garantire la continuità dello studio.
Integrazione della Diaspora: Esattamente come Slipyj coordinava le scuole ucraine all'estero durante la Guerra Fredda, il Ministero odierno ha integrato programmi specifici per i milioni di bambini rifugiati all'estero, permettendo loro di studiare le materie identitarie (lingua, storia e letteratura) a distanza per mantenere il legame culturale con la patria.

Sintesi dell'impatto attuale

Concetto Storico (Slipyj / Zvarychevska)Traduzione nella Scuola Ucraina Odierna
Ridna Shkola / Scuola NativaScuole sicure (rifugi protetti), didattica resiliente ed educazione per i bambini all'estero.
Ridnomovnist (Centralità della lingua)Consolidamento dell'ucraino come ambiente naturale e primario di pensiero e sicurezza civile.
Dytinocentryzm (Umanesimo)Riforma NUS, supporto psicologico (MHPSS) e pedagogia della resilienza basata sul trauma.
"Desiderate grandi cose" / EccellenzaStrategia UCU 2030: formazione di leader etici per la ricostruzione e la modernizzazione del Paese.


In definitiva, l'istruzione in Ucraina oggi non serve solo a trasmettere nozioni, ma è vissuta, esattamente come teorizzato da Slipyj e Zvarychevska, come l'atto di resistenza culturale più decisivo per preservare la libertà e l'esistenza stessa del popolo ucraino.











domenica 12 ottobre 2025

L'icona miracolosa della Madre di Dio Mokhniatynska (regione di Chernighiv) commemorazione del 12 ottobre, di Yaryna Moroz Sarno

 

L'icona miracolosa della Madre di Dio Mokhniatynska 

a cura di Yaryna Moroz Sarno



   Il nome dell'icona proveniva dal piccolo paesino di Mokhniatyn nella regione di Chernighiv. La prima menzione scritta di Mokhniatyn risale al 1660. Con l'universale dell'etmano Yuriy Khmilnytsky del 22 gennaio 1660, il villaggio fu assegnato al "Monastero femminile di Chernighiv come sua antica proprietà". Durante la struttura amministrativo-territoriale del reggimento, fu subordinato ai sotnja cosacchi (centuri) di Lyubetsk. Dal 1663, il villaggio faceva parte dei sotnja (centuria) Belous del reggimento Chernihiv dell'Etmanato. 
   Nel 1692 a spese di Ivan Mazepa, fu creata un'iconostasi con lo stemma di Mazepa nella chiesa del villaggio.
   Secondo la tradizione, che trasmettevano gli antichi abitanti di Mokhniatyn, l'icona è stata prima preservata nella chiesa del villaggio Redkivky. Il tempo dell'apparizione dell'immagine miracolosa a Mokhniatyn è sconosciuta. Meravigliose guarigioni e molte altre grazie hanno avuto luogo nella Chiesa dell'Intercessione della Madre di Dio di questo villaggio dalla fine del XVII secolo.  Nell'antica cronaca della chiesa "Il miracolo della Santissima Madre di Dio  di Mokhniatyn che agisce dall'immagine del suo miracoloso" sono stati registrati 635 miracoli nel periodo dal 1691 al 1781. Il primo miracolo è datato il 1 ottobre 1691, quando nel giorno dell'Intercessione della Santa Vergine ricevette la guarigione un abitante di Mokhniatyn Anna Kondrativa.
   L'icona di Mokhaniatyn è stata menzionata da Dmytro Tuptalo. 
  La celebrazione in onore dell'icona Mokhnatynska della Madre di Dio ai vecchi tempi si svolgeva ogni prima domenica del mese. In questo giorno, le persone si radunavano dai villaggi vicini e lontani e dalla città di Chernighiv. Dopo la liturgia, si faceva una processione alla sorgente nei pressi della chiesa, dove si eseguiva una solenne benedizione dell'acqua. Una solennità speciale si celebrava nella decima domenica dopo Pasqua, si svolgeva un servizio divino in onore dell'icona della Madre di Dio Mokhniatynska.

L'incisione del XVIII secolo

   Alla vigilia di questo giorno si faceva una veglia solenne per tutta la notte, a volte nella cattedrale. Al mattino, prima della liturgia, si cantava l'acatisto, si benediva l'acqua, e dopo la liturgia si svolgeva una processione con l'immagine della Madre di Dio attorno alla chiesa. La festa si concludeva con i vespri, dopo di che l'acathisto alla Madre di Dio di Mokhaniatyn si leggeva solennemente per la seconda volta.
    La commemorazione è il 12 ottobre; la decima domenica dopo la Pasqua. 










venerdì 10 ottobre 2025

Etnologia Ucraina: Il tema della tradizione tra passato e presente, di Tamara Mykhaylyak

 

ETNOLOGIA  UCRAINA

Il tema della tradizione tra passato e presente

di Tamara Mykhaylyak

Università degli Studi di Napoli Federico II Dipartimento di Scienze Sociali

Abstract. This section seeks to highlight the path of ethnological disciplines in Ukraine after the collapse of the USSR. Following the gaining of independence, Ukrainian ethnology freed itself from the old hierarchies and began to explore new fields of research, while never abandoning the ancient and endowing theme linked to its popular traditions. The investigations in the field of material and immaterial culture still remain the basic pillar of ethnology in this country, although somewhat characterised by a broader examination of the concept of tradition viewed in its various dynamic aspects according to contemporaneity and change. The monographic section, introduced in this article, will mainly focus on the precious contributions of several Ukrainian scientists to traditions, not only from a strictly ethnographic and material viewpoint, but also on a symbolic level in relation to the past and present times.

Keywords: Ethnology, Ukraine, material culture, anthropology.



«Gli ideali e le pratiche culturali,
quando siano assimilati e messi in opera,
influenzano o condizionano effettivamente
il corso dello sviluppo umano” [Bidney 1970, 260]


In epoca sovietica le scienze erano ineluttabilmente ingabbiate dal regime, piegate ai suoi fini. Per gli studi etnografici e folklorici sviluppare teorie sulle diversità culturali oppure toccare le questioni inerenti le identità nazionali era semplicemente pericoloso e poteva avere duri risvolti sulla carriera dei ricercatori che avessero deciso di affrontare simili tematiche. Specialmente negli anni del terrore staliniano, come ricordato dall’antropologa ucraina Maryna Hrymych[1], non era nemmeno pensabile prefissare piani complessi e ambiziosi di ricerca: l’esigenza primaria per le discipline etnodemologiche era cercare di sopravvivere osservando alla lettera i dettami del partito comunista, che si serviva di tali discipline per plasmare l’identità del popolo sovietico. Nello stesso periodo in Europa e negli Stati Uniti, come è noto, la situazione si configurava in maniera ben diversa: antropologia ed etnologia, dalla scuola di Manchester ai dinamisti francesi e oltre rinnovano l’oggetto delle loro indagini attribuendo alla prospettiva del cambiamento un ruolo centrale. Si determina inoltre una progressiva “articolazione della ricerca antropologica in settori specialistici” [Signorelli 2007, 207]. In tempi ancor più recenti si sviluppa per esempio il settore dei gender studies incentrato sull’analisi delle differenze tra sesso e genere; nasce l’antropologia medica, che affronta la concezione della salute e della malattia; si diffonde l’antropologia urbana, che studia le città e la loro complessità. Si tratta di percorsi scientifici del tutto impraticabili nell’URSS e nei paesi sotto il suo controllo; gli studiosi sovietici vivevano in un clima di isolamento e i contatti con la comunità scientifica occidentale e internazionale erano occasionali e limitati. Il principale oggetto di studio delle ricerche etnografiche nell’Unione sovietica era la moltitudine dei popoli che lì abitavano. La maggioranza delle indagini privilegiava un taglio prudentemente descrittivo e si raccoglievano, di conseguenza, informazioni sulle peculiarità linguistiche, sull’alimentazione, sulle tipologie abitative, sull’abbigliamento tradizionale. Si trattava in qualche modo di un’antropologia votata a uno studio “censimentario” delle culture in una prospettiva per così dire “passatista”.

Il termine antropologia, inteso come antropologia culturale, non veniva neanche utilizzato nel periodo sovietico perché, per ragioni eminentemente ideologico-politiche, l’antropologia era considerata come la scienza dei borghesi, dunque i peggiori nemici del popolo sovietico. In tutte le repubbliche dell’Unione Sovietica gli specialisti che studiavano le culture delle popolazioni locali venivano chiamati etnografi, mentre il termine etnologo, indicava un titolo “gerarchicamente” più elevato. Gli etnologi, sempre secondo Hrymych, erano considerati come ricercatori privilegiati a cui era dato di lavorare nei centri di ricerca più centrali e prestigiosi presenti a Mosca e Leningrado. Qui si forgiavano, per così dire, nuove idee e teorie, ma anche in questi poli scientifici più avanzati argomenti relativi ai concetti di etnia e identità nazionali e regionali, ai processi di acculturazione e mutamento venivano maneggiati con molta circospezione. Le discipline antropologiche, in buona sostanza, sia in centri, si direbbe oggi, di “eccellenza”, sia in contesti più modesti e circoscritti, si muovevano nei perimetri di un descrittivismo che privilegiava lo studio della cultura materiale.

Una situazione pressoché similare si riscontrava anche in Ucraina. Tutto questo fino al crollo dell’impero sovietico, quando per l’etnologia ucraina (non più etnografia) inizia un nuovo periodo. I ricercatori hanno alfine la possibilità di condurre le loro indagini cercando di lasciarsi alle spalle i vecchi condizionamenti ideologici. Non è comunque un processo immediato ma graduale dove le scienze etnologiche ucraine si strutturano e caratterizzano cercando una qualche forma di equilibrio e di relazione tra il lascito sovietico e l’influenza delle teorie europee [Savčuk 2004, 17]. Nelle maggiori città come Kiev, Leopoli, Odessa, Černivci, in prevalenza presso dipartimenti di discipline storiche, vengono istituite nuove cattedre di etnologia e si fondano vari periodici per accogliere un numero sempre più crescente di saggi e ricerche.

All’etnologia ucraina e agli studi inerenti la cultura materiale e le tradizioni quale cerniera tra passato e presente disciplinare è specificamente dedicata la sezione monografica di questo numero di EtnoAntropologia. Gli autori, i cui saggi la rivista ha accolto, fanno parte dell’Istituto di Etnologia con sede a Leopoli, uno dei più grandi centri di ricerca etnoantropologica nel paese ove marcato è un interesse di natura folklorica. Questa scelta è dovuta al fatto che in Ucraina il settore degli studi demologici e delle ricerche nell’ambito degli usi e costumi locali rimane tutt’ora, come detto, il pilastro fondamentale dell’etnologia.

Sappiamo come in epoca sovietica le relazioni con la “tradizione” fossero ambigue e prettamente funzionali, tradizione da un lato evocata quale utile mezzo di valorizzazione strumentale e di cementazione di un consenso di realtà sociali e identità locali e dall’altro quale tradizione sovraregionale, artatamente promossa a livello di sedicente, artificiosa e omnicomprensiva espressione di un coagulante folklore nazionale.

La persistenza, ancora oggi, di un preminente interesse per la dimensione tradizionale, per le multiformi e indubbiamente assai pregevoli espressioni di manifatture antiche, di consuetudini plurisecolari risponde ad altre e più moderne istanze. Esiste certamente l’intenzione di preservare tale ricca pregevolezza in un’ottica conservativa e museografica ma agisce in parallelo il desiderio di tutelarne la persistenza, di garantirne un futuro, di valutarne i possibili sviluppi, i mutamenti, gli aggiornamenti, l’adeguamento ai gusti odierni, alle esigenze di mercati e fruitori contemporanei. Cultura materiale sì, quale manifestazione di un’identità dalle profonde radici in grado però di stare nella modernità cogliendone le opportunità e da essa traendo nuova linfa. D’altronde, come ricorda Berardino Palumbo, le indagini sul patrimonio storico-artistico, etno-antropologico o gastronomico «spesso, anche se non necessariamente, legati al passato, non contribuiscono, forse, a fissare specifiche emozioni e, dunque, precisi livelli d’appartenenza?» [Palumbo 2006, 23].

Proprio il desiderio di ricercare e ribadire questo senso di appartenenza, ha stimolato molti studiosi a rimanere ancora, pur nell’ambito delle citate nuove prospettive e con nuovi metodi e strumenti analitici, euristici ed espositivi, sulla stessa strada dei padri fondatori dell’etnografia ucraina[2], di non cambiare l’oggetto delle loro ricerche, cercando di ridefinire e meglio dettagliare una mappa aggiornata dei beni culturali del paese. In virtù di questo approccio l’etnologo Stepan Pavljuk, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’Istituto di Etnologia, scriveva: «solo ora, ai tempi dello stato ucraino, per gli studiosi contemporanei è diventato possibile in modo sincero, onesto e con senso di responsabilità civile, mettere in luce le ricche tradizioni degli ucraini» [Pavljuk 2017, 503].

Quando il 24 agosto del 1991 fu proclamata l’indipendenza, il paese ebbe bisogno di ricostruire la propria identità nazionale, schiacciata per lunghi decenni dal regime comunista. Anche gli etnologi, gli storici e i museologi, nonostante i pochi mezzi a disposizione[3], diedero un significativo contributo a questa ricostruzione. Basti pensare che nel primo decennio dell’indipendenza sul territorio nazionale furono inaugurati numerosi musei storico-etnografici, tra cui il Museo storico e dell’etnografia locale di Bortnyky nella regione di Ivano-Frankivs'k, che custodisce ricche collezioni di manufatti di origine contadina, il Museo di Ivan Hončar, importante centro nazionale della cultura popolare a Kiev, il Museo etnografico Chata-Gražda (in ucraino Хата-Ґражда) creato nel villaggio Kryvorivnja all’interno di una casa tradizionale dove viveva una famiglia degli Hutsuly[4], il Centro dell’arte popolare Petrykivka (in ucraino Петриківка) vicino Dnipropetrovs'k, un museo-laboratorio dove vengono custodite e tramandate le tecniche di pittura tradizionale di quello specifico luogo. Codeste siti espositivi furono inaugurati uno dopo l’altro, rispettivamente nel 1992, nel 1993, nel 1994 e nel 1998 a testimonianza del rinato fervore per le tradizioni.

A giudicare dai contenuti di queste e molte altre strutture, aperte in tempi ancor più recenti, la cultura contadina e l’arte popolare rimangono i temi preferiti per molti etnologi. Questa tendenza si riverbera e si ribadisce nel saggio di Olena Fedorchuk, che indaga le tradizioni artistiche etniche, che secondo l’autrice possono evolversi non solo in base a mutamenti culturali, ambientali o sociali, ma anche in virtù di fattori individuali e psicologici. La nascita, ad esempio, di nuove forme di arte popolare può dipendere dal livello di “passionalità”, inteso quale energia creativa e ricreativa innescata da periodi contraddistinti da agitazioni (politiche, culturali o economiche) in seno a un tessuto sociale in cui si determinano attriti e conflitti. Si tratterebbe, a nostro modo di vedere, di una sorta di “nevrosi culturale” come quando, nei secoli passati, la popolazione ucraina in assenza di libertà e di uno stato nazionale, per ritrovare un proprio senso dell’appartenenza, “correva ai ripari” attivando meccanismi di rifondazione spirituali e culturali. In particolare, Fedorchuk segnala come tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo nacquero in Ucraina almeno tre nuove tradizioni artistiche, tra queste la decorazione dei costumi tradizionali con perline colorate. Tali ornamenti, non solo abbellivano ed impreziosivano vestiari, ma avevano una moltitudine di simboli che definivano i caratteri e le appartenenze di chi li indossava. Di questo specifico campo di studi l’autrice è considerata una delle maggiori esperte nazionali [Fedorchuk, 2007].

L’Ucraina ha dunque nell’abbigliamento popolare una significativa e antica tradizione a cui corrisponde un altrettanto consolidato filone di ricerca ad essa dedicato che ha saputo registrare le persistenze stilistiche e decorative di questa manifattura unitamente a cambiamenti e innovazioni determinatisi nel tempo. Ne sono recente testimonianza, ad esempio, Ukraïns’kyj strij (Vestiario ucraino) [Bilan, Stel’maščuk 2011] e Narodni škirjani vyroby ukraïnciv (Tradizionali indumenti in pellame degli ucraini) [Horyn’, 2016], due ricchi volumi illustrati i cui autori hanno ricostruito la storia, le tipologie e le modalità di realizzazione dell’abbigliamento tradizionale, nonché degli accessori che lo impreziosiscono nelle varie parti del paese. Gli abiti costituiscono un «simbolo sociale» - ricorda Cirese - «chiunque se ne sia occupato sa molto bene che i famosi costumi ʻpopolariʼ (e intendo proprio quelli dei ceti popolari), più che con la romantica ʻanima del popoloʼ, hanno a che fare con precise norme scritte e non scritte» [Cirese 1968-1971, 86]. Le ricerche sul vestiario non sono in tal senso circoscritte ad un’analisi formale ma ne valutano la funzione sociale e simbolica anche in una prospettiva di genere. Sulle differenze tra i costumi tradizionali degli uomini e quelli delle donne si sofferma Tetiana Kutsyr, mettendo in risalto e nel dettaglio le specifiche significazioni degli abiti indossati durante i riti di passaggio e nella vita quotidiana. Come ricorda l’autrice, rispetto a quanto sovente accade nella maggior parte dei paesi occidentali, dove l’uso degli abiti tradizionali è stato pressoché abbandonato, in Ucraina, invece, persiste fino a godere di un rinnovato interesse. Su tutti l’esempio della camicia tipica ricamata (vyšyvanka) tornata di gran moda e sfoggiata in occasioni importanti, anche in relazione alle sue presunte funzioni augurali e apotropaiche [www.lvivpost.net].

Su altri oggetti che hanno funzioni simili indaga Oksana Triska. La sua attenzione va alla tradizione di esporre icone nelle abitazioni ucraine. Quest’antica usanza risale al periodo di Rus´ di Kiev, dunque al IX - XIII secolo. La maggior parte delle immagini sacre erano dipinte su tavole di legno di varie misure e, successivamente, anche su vetro. Come ricordava F. Vovk, grande studioso della cultura materiale ucraina, che durante numerose spedizioni ebbe modo di visitare molte abitazioni in varie zone del paese, in ogni dimora non mancava mai uno spazio destinato ad accogliere le icone domestiche associate a una mensola dove venivano conservate bottiglie d’acqua benedetta, portafortuna, medicinali e candele rituali che si accendevano durante i temporali o in caso di morte di un familiare [Vovk 1985, 113-114]. Nel passato, ma anche al giorno d’oggi, le icone domestiche, parte sostanziale di più articolati altarini casalinghi, rappresentano al contempo espressione della vocazione artistica e spirituale del popolo ucraino.

Un altro importante settore dell’arte tradizionale ucraina è legato alla lavorazione del legno, materia prima di cui la parte occidentale del paese possiede ingenti risorse. Il contributo di Oleh Bolyuk ha come oggetto di studio le creazioni in legno realizzate per scopi domestici, cerimoniali e religiosi dagli artigiani di Bojkivščina, regione storica dei Carpazi. In una prospettiva innanzitutto diacronica l’autore presta attenzione ai gusti estetici e artistici della popolazione di Bojki paragonandoli con quelli degli Lemki e Hutsuly. Le fotografie incluse nell’articolo sono state tutte eseguite da Bolyuk durante le sue permanenze sul campo e fanno parte di un ampio archivio personale. L’indagine sulla scultura lignea non si limita alla realizzazione di documentazioni iconografiche quale indispensabile supporto a ricerche su categorie di oggetti a forte vocazione estetica e visiva, ma anche alla conservazione di tali manufatti. In questa sede vale la pena di ricordare che a Sambir, una cittadina situata a circa settanta chilometri da Leopoli esiste un museo che ospita una ricca collezione etnografica dedicata alla cultura contadina dei Bojki, dove sono presenti anche numerosi arredi in legno [Dančyn, 2005-2012].

Altra tradizione ucraina molto antica è quella della ceramica a cui Halyna Ivashkiv ha dedicato lunghi anni di studio e un suo saggio è ospitato anch’esso nella presente sezione monografica. Il tema trattato riguarda gli utensili rituali. Già nel passato la studiosa si era soffermata con dovizia di particolari sui decori della ceramica popolare analizzando le principali tecniche impiegate per la realizzazione degli ornamenti e i motivi iconografici dei disegni [Ivashkiv, 2007]. In questa sede vengono esaminate le simbologie e le funzioni dei tipici tripli candelabri in ceramica e del vasellame in terracotta impiegati soprattutto in occasione delle maggiori festività religiose a cominciare dal Natale e dalla Pasqua. Questi particolari utensili sono considerati veri e propri capolavori dell’arte popolare: alcuni hanno forme particolari legate alla loro funzione, altri sono ornati di croci, altri ancora presentano motivi floreali e geometrici. Siamo perciò in presenza di una moltitudine di significati che testimoniano in qual modo per i contadini gli oggetti in ceramica non fossero semplici utensili dove custodire cibi e bevande, facendosi veri e propri “contenitori” delle loro tradizioni.

Tra gli aspetti della cultura ucraina a cui gli studiosi hanno prestato molta attenzione è l’alimentazione. Il cibo rappresenta molto più che una semplice soddisfazione di uno dei nostri bisogni primari, legandosi a numerose usanze che diventano i segni distinguibili di una determinata cultura. Come ricorda Vito Teti «il folklore, a saperlo leggere, tramanda norme, indicazioni, avvertenze sulla bontà e la qualità dei cibi, sui modi di cucinarli, prepararli, consumarli, conservarli» [Teti 1999, 70]. Uno degli alimenti più usati nei contesti rituali ucraini è il miele. Sebbene questo prodotto «si situa infatti al di qua della cucina, nella misura in cui la natura lo fornisce all’uomo allo stato di piatto già pronto e di alimento concentrato che basta diluire» [Lévi-Strauss 2008, 513], in vari parti del mondo la gente ha imparato ad allevare colonie di api e a utilizzare il miele nei modi più svariati. Anche l’Ucraina presenta una ben radicata tradizione nel campo dell’apicoltura, di cui Ulyana Movna, diventata appassionata cultrice, in quindici anni di lavoro sul campo è riuscita a raccogliere molte informazioni sulle quali si basa una sua recente monografia sull’argomento [Movna, 2017]. Nel suo contributo a questa sezione la studiosa analizza aspetti semantici e simbolici dell’apicoltura, indaga sulle funzioni dei prodotti apistici nel mondo rurale ucraino, nonché rileva alcune somiglianze tra i rituali legati all'apicoltura in Ucraina e negli altri paesi slavi.

Anche il saggio conclusivo a firma di Volodymyr Konopka e Andrii Ziubrovskyi è dedicato all’alimentazione, in particolare al pane, il cibo per eccellenza dei popoli slavi. Viene utilizzato in molti riti di passaggio e le sue simbologie, molto complesse, variano da paese a paese [Sumcov, 1885]. Il pane non è solo un alimento, ma soprattutto un potente simbolo, che assieme al rušnyk (asciugamano) ricamato rappresentano gli emblemi più conosciuti della cultura tradizionale ucraina e svolgono importanti ruoli nelle cerimonie domestiche e nella vita pubblica[5]. Nella maggior parte dei casi, gli studi sul pane si sono concentrati sui contesti rituali in cui viene consumato; Konopka e Ziubrovskyi auspicano che le ricerche si estendano anche alla dimensione più squisitamente materiale del pane, su lavori che ne indaghino parimenti le molteplici e differenti modalità di preparazione, cottura e consumo quotidiano e non solo festivo.

Volendo tirare le somme di quanto è stato qui detto, la conquista dell’indipendenza ha offerto sicuramente nuova linfa all’etnologia ucraina, che, pur non avendo mai smesso di occuparsi di tradizioni popolari, può, eminentemente dagli anni Novanta del Novecento a oggi, implementare le indagini, spaziando dalla dimensione materiale a quella immateriale e viceversa, leggendo le proprie tradizioni sia in una prospettiva diacronica che sincronica. L’accesso libero a Internet sta facilitando l’ingresso a banche dati estere permettendo agli studiosi ucraini di aprirsi a nuove e più recenti tematiche di indagine. A tal proposito, possiamo segnalare come sul territorio ucraino siano nati in tempi assai recenti due importanti centri di ricerca dedicati agli studi antropologici. A Leopoli, nel 2013, presso l’Istituto di Etnologia, che appartiene all’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina, è stata inaugurata la Sezione di Antropologia sociale e, successivamente, nel 2017, a Kiev ha aperto i battenti la società che porta il nome di Centro di Antropologia applicata. L’attenzione degli studiosi che appartengono a queste due organizzazioni è focalizzata sulle tematiche sociali, sulle questioni di genere, sui processi migratori, sugli spazi urbani e sulle trasformazioni culturali all’interno delle città e delle periferie. Auspichiamo che in futuro, al fine di incoraggiare il dialogo italo-ucraino in ambito accademico, sulle pagine di EtnoAntropologia possano trovar spazio alcuni contributi di studiosi che, al di là del cementato e antico interesse per le tradizioni di cui in questa sede abbiamo dato conto, hanno accolto la complessità e la contemporaneità quale privilegiato focus delle loro ricerche.



Bibliografia

Bidney D. 1970, in Rossi P. (a cura di) Il concetto di cultura. I fondamenti teorici della scienza antropologica, Torino: Einaudi, Cap. VIII, 237-260.

Bilan M.S., Stel’maščuk H.H. 2011, Ukraïns’kyj strij (Vestiario ucraino), Leopoli: Apriori.

Cirese A.M. 1968-71, Tradizioni popolari e società dei costumi, relazione presentata al 47° Congresso della Società Filologica Friulana, in «Ce fastu?», a. XLIV, pp. 18-28, in Lombardi Satriani L. M. 1973, Folclore e profitto. Tecniche di distruzione di una cultura, Rimini: Guaraldi.

Dančyn R. 2005 – 2012, Litopys Bojkivščyny, Vol 1-4, Leopoli: Kamenjar diluire.

Dubrovina O. Dlja ucraïnciv vyšyvanka – oberih (intervista a Tetiana Kutsyr) in «L’vivska pošta» N. 122 (1881), 22.10.2016, http://www.lvivpost.net/suspilstvo/n/37700

Fedorchuk O. 2007, Ukraïns’ki narodni prykracy z biseru (Tradizionali gioielli con perline in Ucraina), Leopoli: IN NAN Ucraina.

Horyn’ H. 2016, Narodni škirjani vyroby ukraïnciv (Tradizionali indumenti di pelle degli ucraini), Leopoli: The Ethnology Institute at Ukrainian National Academy of Sciences.

Ivashkiv H. 2007, The Décor of Ukrainian Folk Ceramics of the 16th – First Half of the 20th Centuries, Leopoli: The Ethnology Institute at Ukrainian National Academy of Sciences.

Lévi-Strauss C. 2008, Dal Miele alle ceneri, Milano: Saggiatore.

Lombardi Satriani L. M. 1973, Folclore e profitto. Tecniche di distruzione di una cultura, Rimini: Guaraldi.

Movna U. 2017, Beekeeping: Ukrainian ritual context, Leopoli: The Ethnology Institute at Ukrainian National Academy of Sciences.

Palumbo B. 2006, L' Unesco e il campanile. Antropologia, politica e beni culturali in Sicilia orientale, Roma: Meltemi.

Pavljuk S. 2017, Čvert’ stolittja borot’by za svoje hrjadušče!, «Narodoznavči Zošyty», № 3, 502-530.

Savčuk B. 2004, Ucraïns’ka etnologija, Ivano-Frankivs’k: Lileja.

Signorelli A. 2007, Antropologia Culturale, Milano: McGraw-Hill.

Sumcov H. 1885, Chleb v obrjadach i pesnjach (Il pane nei riti e nei canti), Charkiv: Tipografia Zil’berberga.

Teti V. 1999, Il colore del cibo. Geografia, mito e realtà dell'alimentazione mediterranea, Roma: Meltemi.

Volget F. W. 1984, Storia dell’Etnologia contemporanea, Roma-Bari: Laterza.

Vovk F. 1995, Studiï zukraïns’koï etnografiï ta antropologiï, Kiev: Mystectvo.



[1] Facciamo qui riferimento alla sua relazione «From ethnography to Ethnology and Anthropology: the metamorphoses of demological studies in Ukraine in the 20th and 21st centuries” al convegno internazionale «History and pathways of ukrainian anthropology. Italy and Ukraine in academic dialogue” tenutosi il 6 dicembre 2019 presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

[2] Fondamentale contributo allo sviluppo degli studi etnografici e antropologici diedero grandi figure dell'intellighenzia nazionale come M. Maksymovyč, M. Kostomarov, P. Čubyns’ryj, V. Šuchevyč, F. Vovk ecc., piuttosto di guardare lontano, ai luoghi remoti e ai popoli sconosciuti, loro, attraverso sistematiche spedizioni, preferivano osservare, studiare e catalogare la cultura e le tradizioni della propria gente, per questa ragione l’etnografia ucraina si è formata prevalentemente come disciplina descrittiva.

[3] La crisi che ha colpito il paese negli anni Novanta, ha provocato l’impoverimento della popolazione e l’arricchimento di quei pochi che riuscirono a saccheggiare le industrie statati. Ingenti tagli al finanziamento della ricerca scientifica erano inevitabili, anche perché la comunità scientifica, che apparteneva a un gruppo sociale relativamente piccolo, non era abbastanza influente per avere voce in capitolo.

[4] Gruppo etnico-culturale ucraino nella regione dei Carpazi.

[5] Ad esempio, tutt’ora in Ucraina e negli altri paesi slavi, durante le cerimonie ufficiali, agli ospiti viene portato il pane e il sale sul rušnyk ricamato, come segno di ospitalità e benevolenza. Baciare il pane, staccarne un pezzettino, metterci il sale e mangiarlo significava esprimere profondo rispetto nei confronti di chi lo offriva.


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Fonte: www.rivisteclueb.it/index.php/etnoantropologia/article/view/315/498


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